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sabato 2 aprile 2011

Orwell, la Nato e la guerra contro la Libia

Domenico Losurdo, 2 aprile 2011

Nel 1949, mentre infuria una guerra fredda che rischia di trasformarsi da un momento all’altro in olocausto nucleare, George Orwell pubblica il suo ultimo e più celebre romanzo: 1984. Se anche il titolo è avveniristico, il bersaglio è chiaramente costituito dall’Unione Sovietica, raffigurata come il «Grande fratello» totalitario, che vanifica la stessa possibilità di comunicazione, stravolgendo il linguaggio e creando una «neo-lingua» (newspeak), nell’ambito della quale ogni concetto si rovescia nel suo contrario. Pubblicando il suo romanzo l’anno stesso della fondazione della Nato (l’organizzazione militare che pretendeva di difendere anche la causa della morale e della verità), Orwell dava così il suo bravo contributo alla campagna dell’Occidente. Egli non poteva certo immaginare che la sua denuncia sarebbe risultata molto più calzante per descrivere la situazione venutasi a creare, pochi anni dopo il «1984», con la fine della guerra fredda e il trionfo degli Usa. Come la strapotenza militare, così la strapotenza multimediale dell’Occidente non sembra più incontrare nessuno ostacolo: lo stravolgimento della verità viene imposto con un bombardamento multimediale incessante e onnipervasivo, di carattere assolutamento totalitario. E’ quello che emerge con chiarezza dalla guerra in corso contro la Libia.
Guerra
E’ vero, è all’opera il più potente apparato militare mai visto nella storia; certamente non mancano le vittime civili dei bombardamenti della Nato; vengono utilizzate armi (all’uranio impoverito) il cui impatto è destinato a prolungarsi nel tempo; oltre agli Usa, nello scatenamento delle ostilità e nella conduzione delle operazioni militari si distinguono due paesi (Francia e Inghilterra), che hanno alle spalle una lunga storia di espansione e dominio coloniale in Medio Oriente e in Africa; siamo in un’area ricca di petrolio e i più autorevoli esperti e mezzi di informazione sono già impegnati ad analizzare il nuovo assetto geopolitco e geoeconomico. E, tuttavia – ci assicurano Obama, i suoi collaboratori e i suoi alleati e subalterni – non di guerra si tratta, ma di un’operazione umanitaria che mira a proteggere la popolazione civile e che per di più è autorizzata dal Consiglio di sicurezza dell’Onu.
In realtà, come nei confronti delle sue vittime, anche nei confronti della verità la Nato procede in modo assolutamente sovrano. In primo luogo è da notare che le operazioni militari dell’Occidente sono iniziate prima e senza l’autorizzazione dell’Onu. Sul «Sunday Mirror» del 20 marzo Mike Hamilton rivelava che già da «tre settimane» erano all’opera in Libia «centinaia» di soldati britannici, inquadrati in uno dei corpi militari più sofisticati e più temuti del mondo (SAS); fra di loro figuravano «due unità speciali, chiamate “Smash” a causa della loro capacità distruttiva». Dunque, l’aggressione era già iniziata, tanto più che a collaborare con le centinaia di soldati britannici erano «piccoli gruppi della Cia», nell’ambito di «un’ampia forza occidentale in azione nell’ombra» e dall’«ammnistrazione Obama» incaricata, sempre «prima dello scoppio delle ostilità il 19 marzo», di «rifornire i ribelli e dissanguare l’esercito di Gheddafi» (Mark Mazzettti, Eric Schmitt e Ravi Somaiya in «International Herald Tribune» del 31 marzo). Si tratta di operazioni tanto più rilevanti, in quanto condotte in un paese già di per sé fragile a causa della sua struttura tribale e del dualismo di lunga data tra Tripolitania e Cirenaica.
In secondo luogo, anche quando si rivolgono all’Onu, gli Usa e l’Occidente continuano a riservarsi il diritto di scatenare guerre anche senza l’autorizzazione del Consiglio di sicurezza: è quello che è avvenuto, ad esempio, nel 1999 in occasione della guerra contro la Jugoslavia e nel 2003 in occasione della seconda guerra contro l’Irak. Ora nessuna persona sensata definirebbe democratico un governo che si rivolgesse al Parlamento con questo discorso: vi invito a votarmi la fiducia, ma anche senza la vostra fiducia io continuerei a governare come meglio ritengo… E’ in questi termini che gli Usa e l’Occidente si rivolgono all’Onu! E cioè, le votazioni che si svolgono nel Consiglio di sicurezza sono regolarmente viziate dal ricatto a cui costantemente fanno ricorso gli Usa e l’Occidente.
In terzo luogo: appena strappata al Consiglio di sicurezza (grazie al ricatto appena visto) la risoluzione desiderata, gli Usa e l’Occidente si affrettano a interpretarla in modo sovrano: l’autorizzazione per imporre la «no fly zone» in Libia diviene di fatto l’autorizzazione a imporre una sorta di protettorato.
Per potente che sia, l’apparato multimediale degli aggressori non riesce ad occultare la realtà della guerra. E, tuttavia, la neo-lingua si ostina a negare l’evidenza: preferisce parlare di operazione di polizia internazionale. Ma è interessante notare la storia alle spalle di questa categoria. Riallacciandosi alla dottrina Monroe, da lui reinterpretata e radicalizzata, nel 1904 Theodore Roosevelt (presidente degli Usa) teorizza un «potere di polizia internazionale» che la «società civilizzata» deve esercitare sui popoli coloniali e che, per quanto riguarda l'America Latina, spetta agli Usa. Siamo così ricondotti alla realtà del colonialismo e delle guerre colonialismo, alla realtà che invano la neo-lingua cerca di rimuovere.
In prima fila nel promuovere la neolingua e lo stravolgimento della verità è disgraziatanente il presidente della Repubblica italiana, Giorgio Napoletano, più eloquentemente di ogni altro impegnato a dimostrare che quella in corso contro la Libia…non è una guerra! Se appena rievocasse i ricordi della militanza comunista che è alle sue spalle, egli capirebbe che la tentata rimozione della guerra è in realtà una confessione. Come a suo tempo ha spiegato Lenin, le grandi potenze non considerano guerre le loro spedizioni coloniali, e ciò non soltanto a causa dell’enorme sproporzione di forze tra le due parti in campo, ma anche perché le vittime «non meritano nemmeno l'appellativo di popoli (sono forse popoli gli asiatici e gli africani?)» (Opere complete, vol. 24, pp. 416-7).
Civili
La guerra, anzi l’operazione di «polizia internazionale», scatenata contro la Libia mira a proteggere i «civili» dal massacro progettato da Gheddafi. Sennonché, la neo-lingua è immediatamente smentita dagli stessi organi di stampa che sono impegnati a diffonderla. Il «Corriere della Sera» del 20 marzo riporta con evidenza la foto di un aereo che precipita in fiamme dal cielo di Bengasi. Sia la didascalia della foto sia l’articolo relativo (di Lorenzo Cremonesi) spiegano che si tratta di un «caccia» pilotato da uno dei «piloti più esperti» a disposizione dei ribelli e abbattuto dai «missili terra-aria di Gheddafi». Ben lungi dall’essere disarmati, i rivoltosi dispongono di armi sofisticate e di attacco e per di più risultano assistiti sin dall’inizio dalla Cia e da altri servizi segreti, da «un’ampia forza occidentale che agisce nell’ombra» e da corpi speciali britannici famosi o famigerati a causa della loro «capacità distruttiva». Sarebbero questi i «civili»? Ora poi, con l’intervento di una poderosa forza internazionale a fianco dei rivoltosi, è semmai il fronte contrapposto a risultare sostanzialmente disarmato.
Ma può essere opportuna un’ulteriore riflessione sulla categoria qui in discussione. Come osserva un docente (Avishai Margalit) dell’Università ebraica di Gerusalemme, nel conteggio ufficiale degli «attacchi terroristi ostili» il governo israeliano include anche il «lancio di pietre». E – si sa – contro i «terroristi» non ci può fermare a mezza strada. Sulla più autorevole stampa statunitense («International Herald Tribune») possiamo leggere di «scene orripilanti di morte», che si verificano «allorché un carro armato e un elicottero israeliani aprono il fuoco su un gruppo di dimostranti palestinesi, compresi bambini, nel campo di rifugiati di Rafah». Sì, anche un bambino che lancia pietre contro l’esercito di occupazione può essere considerato e trattato quale «terrorista». Un’avvocatessa israeliana (Leah Tsemel) impegnata a difendere i palestinesi riferisce di un «bambino di dieci anni ucciso vicino a un check point all’uscita di Gerusalemme da un soldato a cui aveva semplicemente lanciato una pietra» (su tutto ciò cfr. D. Losurdo, Il linguaggio dell’Impero, Laterza, Roma-Bari, 2007, cap. I, § 13). Qui la neo-lingua celebra i suoi trionfi: un pilota esperto che combatte alla guida di un aereo militare è un «civile», ma un bambino che lancia pietre contro l’esercito di occupazione è chiaramente un «terrorista»!
Giustizia internazionale
Se i campioni della lotta contro i bambini «terroristi» e palestinesi possono dormire sonni tranquilli, coloro che si schierano contro i «civili» all’opera in Libia saranno deferiti alla Corte penale internazionale. A rischiare di essere deferiti (e condannati) non saranno soltanto i militari e i politici che comandano l’apparato militare. No, ad essere preso di mira è uno schieramento molto più ampio. Spiegavano Patrick Wintour e Julian Borger su «The Guardian» già del 26 febbraio: «Ufficiali britannici stanno contattando personale libico di grado elevato per metterlo alle strette: abbandonare Muammar Gheddafi o essere processati assieme a lui per crimini contro l’umanità». In effetti, su questo punto non si stancano di insistere i governanti di Londra e occidentali in genere. Essi considerano la Corte penale Internazionale alla stregua di Cosa nostra, ovvero alla stregua di un «tribunale» mafioso. Ma il punto più importante e più rivoltante è un altro: ad essere minacciati di essere rinchiusi in carcere per il resto della loro vita sono funzionari libici, ai quali non viene rimproverato alcun reato. E ciè, dopo essere intervenuti in una guerra civile e averla probabilmente attizzata e comunque alimentata, dopo aver dato inizio all’intervento militare ben prima della risoluzione dell’Onu, Obama, Cameron, Sarkozy ecc. continuano a violare le norme del diritto internazionale, minacciando di colpire con la loro vendetta e la loro violenza, anche dopo la fine delle ostilità, coloro che non si arrendono immediatamente alla volontà di potenza, di dominio e di saccheggio espressa dal più forte. Sennonché, la neo-lingua oggi in vigore trasforma le vittime in responsabili di «crimini contro l’umanità» e i responsabili di crimini contro l’umanità in artefici della «giustizia internazionale».
Non c’è dubbio: assieme a un apparato di distruzione e di morte senza precedenti nella storia oggi infuria la neo-lingua, ovvero il linguaggio dell’Impero.


11 commenti:

Comunisti Belgio ha detto...

Ottimo articolo...
Sul fatto che oggi Orwell sia più vivo che mai, avevamo scritto un articolo sul nostro giornale "Aurora": http://www.aurorainrete.org/num14/19.pdf

Renato ha detto...

Anche io credo che Orwell sia più vivo che mai. Come è noto Orwell anche nel momento in cui le truppe della Germania nazista, dopo aver invaso l'Urss sembravano inarrestabili, considerava il nemico principale Stalin, ovvero l'unico in quel momento che aveva la possibilità di arrestare l'imperialismo. Allo stesso modo oggi a "sinistra" pare dominare la posizione che non si può essere contro la guerra se prima non si è criminalizzato il governo libico e asserito che deve essere, in un modo o nell'altro, tolto di mezzo.

gualtiero ha detto...

Renato: <> Io sarei molto curioso di conoscere la fonte da cui si desume con tanta sicumera questa posizione di Orwell.

Renato ha detto...

Il fatto che Orwell avesse sottovalutato enormemente il pericolo della Germania nazista, per la sua furia antistalinista, è un fatto riportato persino in un quotidiano da sempre antistalinista come "Il manifesto" del 3 giugno 2003, se non erro. In tale numero del giornale, Marco D'eramo, se non sbaglio, riferiva anche di un fatto che si tende generalmente a occultare, ovvero che Orwell avesse collaborato con i servizi denunziando alcuni noti intellettuali in quanto stalinisti.

Anonimo ha detto...

Corriere della Sera
22/06/2003

Stefano Bucci

I TRENTOTTO COMUNISTI DI ORWELL

«Caro George, grazie davvero per i tuoi suggerimenti. I miei superiori ti sono molto grati». E’ il 30 aprile del 1949 e Celia Kirwan, nata Paget, scrive così dal suo ufficio del Foreign Office a Eric Arthur Blair più noto come George Orwell, l’autore di 1984 di cui mercoledì prossimo ricorrono i cent’anni della nascita. Non sembra certo l’incipit di una lettera d’amore e neppure di semplice simpatia. Piuttosto il ringraziamento per il grosso favore appena ricevuto: una lista, chiesta dalla stessa Celia, con trentotto nomi di personalità che Orwell bolla come «cripto comunisti» o quantomeno «simpatizzanti». Una lista di «bestie nere» da usare a piacimento dei Servizi segreti inglesi. Eppure Orwell avrebbe scritto quell’elenco (pubblicato ieri per la prima volta integralmente dal Guardian ) proprio per amore della Kirwan, amore comunque non corrisposto. Nella lista (scoperta tra le carte della Kirwan morta in autunno) attori come Charlie Chaplin e Michael Redgrave, scrittori come John Boynton Priestley e Nicholas Moore, giornalisti come Peter Smollett e Alexander Werth, lo storico di Trotsky Isaac Deutescher e quello di Bakunin E. H. Carr. Ognuno dei personaggi di quell’elenco (scritto con tutta probabilità nel febbraio del 1949) è colpevole, per Orwell, di comunismo. Ma il giudizio è più articolato: accanto al nome del padre di Charlot c’è, ad esempio, un doppio punto interrogativo (dubbi sul suo comunismo?) mentre John Anderson viene bocciato come «probabilmente solo simpatizzante, buon reporter ma stupido». Una lista politica, dunque, ma anche l’indiretta testimonianza di un Orwell infatuato di quella «carissima Celia» che forse l’ha solo sfruttato.

Gualtiero ha detto...

Orbene: anche ammesso che fosse una spia inglese è stato un grande scrittore, un grande internazionalista, una persona integra (non un pupazzo che prendeva ordini da qualcuno, come il 99% dei segretari comunisti del tempo, probabilmente l'unica eccezione era Gramsci, che però era murato, e isolato dal suo stesso partito, oltre che limitato in ogni direzione dal carcere). Il posto che l'opera di Orwell merita nella storia della letteratura e della cultura europee del '900 non mi pare venga intaccato gravemente dalla eventuale possibilità che abbia lavorato per lo spionaggio inglese. Ma la contestualizzazione storica qui sarebbe fondamentale. Se Orwell era convinto della giustezza di denunciare sostenitori di Mosca, bisogna ricordare che non molti anni prima i comunisti filosovietici (cioè il 99% dei comunisti, quelli libertari erano stati ammazzati o erano nascosti e isolati da tutti) da antinazisti diventarono filonazisti zelanti da un giorno all'altro, per osservanza staliniana, dopo la firma del patto Molotov-Ribbentrop (1938), Due anni prima i comunisti staliniani avevano cercato di fare strage di anrchici e libertari in Spagna (e ci erano in parte riusciti), mentre si sarebbe dovuto combattere la comune guerra in difesa della Repubblica contro i fascisti di Franco. Se ricordiamo queste cose si colloca sensatamente ciò che vien chiamato <> di Orwell. Il fatto che l'imperialismo inglese (contro il quale Orwell ha anche detto la sua, vedi per esempio il racconto "Uccidendo un elefante", fra le latre cose) non sia stato una bella cosa non significa che tutti quelli che l'hanno criticato o lo criticano vadano sposat ipso facto, e che abbiano avuto automaticamente ragione. Orwell, infine, non ha avuto bisogno di alcun ordine dall'alto per far su i suoi poveri stracci andare a combattere da volontario in Spagna. E di sicuro non glielo ordinò il serizio segreto di Sua Maestà Britannica. ...O no?

Gualtiero ha detto...

Scusa, una cosa rilevante come l'eventuale sottovalutazione della minaccia nazista (nella quale, ahimè, non sarebbe stato affatto il solo) da parte di Orwell va corroborata con fonti dirette, e "un articolo del Manifesto" del 2003 non è una fonte diretta! Giornale fra l'altro non di rado approssimativo, ondivago e a suo modo modaiolo, a mio personale parere.

Giulietto Chiesa ha detto...

Caro Losurdo, molte grazie per il suo commento sulla guerra. Purtroppo, avrà notato, una discreta fetta della rimanente sinistra, oltre a Napolitano, si è schierata a favore della guerra. E anche il fronte ex pacifista si è sfilaccianto in molti rivoletti, spesso liquamosi, di sostenitori vari del diritto occidentale di portare la nostra democrazia ai popoli arretrati e tribali. Ho l'impressione che bisogni ricominciare a raccogliere le idee e le forze, prima che l'Impero morente ci collochi tutti nel cestino delle cose da gettare nel camino.
Cordiali saluti
Giulietto Chiesa

Anonimo ha detto...

Gualtiero, nel suo libro su Stalin Losurdo parla diffusamente (citando anche fonti dirette) della "guerra civile" interna al movimento comunista, in URSS e di riflesso anche fuori. Una guerra che si è combattuta con ogni mezzo, da una parte ma anche dall'altra. Se una parte è stata perdente non vuol dire automaticamente che sia stata sempre vittima e esente da pecche, o anche da qualche piccola infamia, come quella della lista data alla Kirwan. Fra l'altro quelli che Orwell ha segnalato non erano biechi killer della GPU, ma intellettuali e compagni validi, francamente qualcuno anche più di lui, per come la vedo io. Con questo ho letto e apprezzato le sue opere principali e sono ancora nella mia libreria, ma quando uscì questa cosa ci rimasi veramente male.

Renato ha detto...

Non credo che sia qui in questione la grandezza o meno dal punto di vista letterario di Orwell (della quale ad esempio Calvino non era molto convinto), né se "Il manifesto" sia un giornale modaiolo, ondivago, ecc. (nell'articolo cui facevo riferimento, mi pare ci fossero i riferimenti alle fonti dirette, ovvero a opere in cui Orwell polemizzava con chi riteneva Hitler il nemico principale.) A mio avviso la questione dirimente, su cui sarebbe utile riflettere, è se oggi sia l'imperialismo che sta invadendo anche la Libia l'avversario principale delle forze sinceramente progressiste o sia invece l'attuale sistema politico libico, con tutte le sue contraddizioni. Fra l'altro, senza neppure dover tornare a Orwell, la questione su cui mi interessava riflettere si è posta in occasioni ben più recenti: dalla duplice aggressione all'Iraq a quella della Federazione di Jugoslavia e un domani potrebbe riguardare Iran, RDPC, Venezuela, Cuba sino a arrivare alla Rpc.

Anonimo ha detto...

Sono d'accordo su tutto al 300%... ma volevo solo ricordare a chi si professa "comunista" che George Orwell del comunismo aveva orrore cosí come del suo alleato e finanziatore: futuro Grande Fratello a stelle e strisce...