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Facebook: I lettori di Domenico Losurdo

martedì 21 giugno 2016

Gianni Cadoppi de ""Il caffè geopolitico" su "Un mondo senza guerre"

Vorrei sottolineare l’importanza del saggio di Domenico Losurdo “Comprendere la Cina” pubblicato dal sito “Caffè Geopolitico” che ho condiviso l’altro ieri. Questo scritto è un estratto di un libro appena edito da Carrocci “Un mondo senza guerre. L'idea di pace dalle promesse del passato alle tragedie del presente” che combatte l’illusione che nell’epoca del dominio imperialista sia possibile una ondo completamente pacificato. Nel 1989 quando con la caduta del Muro di Berlino per alcuni era finita la storia, venendo a mancare la controparte dell'Occidente, la pace sembrava a portata di mano. La guerra fredda è finita (forse) ma è stata sostituita da uno stllicidio di guerre calde: Panamà, Jugoslavia, Caucaso, Irak, Somalia, Afganistan, Ucraina, Libia, Siria ecc. Oltretutto l'Impero ha ripristinato la Guerra Fredda contro quei paesi (Russia e Cina) che mettono in discussione l'ordine mondiale fondato sul dominio americano. I pericoli di guerra in realtà si fanno sempre più concreti. Il libro di Losurdo non solo è un’eccellente proposta di lettura per i militanti ma direi è indispensabile per chiunque voglia impostare in maniera corretta un moderno movimento per la pace. Questo libro ne è la premessa teorica e argomentativa.
Ma veniamo alla parte che riguarda più specificamente la Cina cui vorremmo contribuire con un nostro commento. Come al solito gli USA appoggiano tutti gli elementi conflittuali in Asia, fedeli alla propria funzione di Impero del Kaos, opponendosi all’ascesa pacifica della Cina. Il grande paese asiatico è sempre riuscito a stabilire accordi pacifici con i paesi confinanti nonostante l’ostilità degli USA che hanno cercato di mettere i bastoni tra le ruote ad eventuali soluzioni pacifiche delle controversie. La Cina ha risolto in maniera positiva i negoziati con 12 dei 14 paesi confinanti.
Ora vediamo un po’ di storia delle contese del Mar Cinese Meridionale. Nel 1938 la Francia invase le isole Paracels (Xisha) e il governo cinese (del Kuomintang) protestò per l'invasione del proprio territorio. Il Giappone, che era in guerra con la Cina, inviò una nota diplomatica alla Francia per protestare a sua volta contro l'invasione francese del territorio cinese. I giapponesi hanno ricordato ai francesi che sia la Francia che il Regno Unito avevano riconosciuto che le isole erano parte della Cina nel 1900 e di nuovo nel 1921. Il territorio cinese lo poteva invadere solo il paese del Sol Levante, sostennero, dato che era in guerra con la Cina!!! Nel mese di aprile del 1939, puntualmente il Giappone invase le isole Paracels. Il Giappone non le riconosceva come francesi ma come appartenenti al territorio cinese e dunque possibile preda di guerra.
Quando il Giappone invase le isole Spratlys (Nansha) nel marzo 1939, gli Stati Uniti non protestarono perché le Spratlys, come affermò ufficialmente il governo americano, non facevano parte delle Filippine, che allora erano una colonia degli Stati Uniti.
Durante la seconda guerra mondiale con la Dichiarazione del Cairo del 1943 sottoscritta dalle potenze Occidentali e dalla Repubblica di Cina, allora dominata dal Kuomintang, si stabilì che una volta battuto il Giappone le isole sarebbero tornate alla Cina. La Dichiarazione venne poi sottoscritta anche dall’URSS a Postdam nel 1945. In questo stesso anno le forze giapponesi arrendendosi, firmarono a Taiwan un accordo con la Repubblica di Cina rinunciando alle rivendicazioni su Taiwan, le Spratlys e Paracels. Ancora nel 1952, il Giappone ha firmato un trattato con la Repubblica di Cina (Taiwan) per riconoscere la sovranità cinese sulle Paracels e Spratlys. E’ singolare che il Giappone non si senta vincolato dalla firma di quell’accordo dato che non ha più relazioni diplomatiche con Taiwan ossia la Repubblica di Cina.
A San Francisco nel dopo guerra gli americani proposero non solo la restituzione alla Cina di Taiwan e di Senkaku-Diaoyu, strappategli dal Giappone nel 1895 ma anche di Okinawa. Chang Kai-sheck si pentì amaramente di non avere insistito con gli americani su questa rivendicazione. Occorre dire che il Trattato di San Francisco. che non faceva menzione delle Isole del Mare Cinese Meridionale fu firmato nel 1952 senza che vi partecipassero nè la Repubblica di Cina nè la Repubblica Popolare. In ogni caso dagli anni '70 la stessa Repubblica di Cina (Taiwan) ha sempre rivendicato le Diaoyu e le altre isole come parte integrante del territorio cinese.
Poi la Cina divenne comunista e non se ne fece più niente. Insomma finché a Pechino c'era il Kuomintang che aveva (come vincitore della guerra) un seggio al consiglio di sicurezza nessuno metteva in dubbio la sovranità cinese. E' bastato che andassero al potere i comunisti per cambiare tutto.
Per altro la Cina occupa attualmente solo sette isole delle Spratlys contro le ventuno del Vietnam, le nove delle Filippine, le cinque della Malesia e una di Taiwan.
Nel 1977 il Vietnam avviò un processo di pulizia etnica contro le minoranze etniche, tra cui la cinese-vietnamita. 250.000 persone sono state costretti a lasciare il Vietnam ricevendo asilo in Cina. Non parliamo poi delle provocazioni alla frontiera e dell’invasione della Cambogia. Inoltre il Vietnam non ha più riconosciuto. come aveva fatto in precedenza Ho Chi Minh, la sovranità cinese sulle Paracels. Nel marzo 1979 la Cina ha attaccato il Vietnam annunciando al mondo che non aveva intenzione di occupare il paese, ma distruggere le installazioni militari lungo il confine. Tre settimane più tardi, avendo raggiunto gli obiettivi, l'Esercito Popolare di Liberazione si ritirò. Nessuna nazione al di fuori del blocco sovietico ha criticato la Cina per questo e il confine è rimasto pacifico da allora. Questa è stata l’ultima azione militare, peraltro del utto limitata, condotta dalla Cina negli ultimi quaranta anni. Gli americani possono dire altrettanto?

giovedì 16 giugno 2016

La Cina e la rivoluzione anticoloniale: un estratto da "Un mondo senza guerre"

Comprendere la Cina – Vi proponiamo un estratto dell’ultimo libro del Professor Domenico Losurdo, “Un mondo senza guerre. L’idea di pace dalle promesse del passato alle tragedie del presente”, Carocci, Roma, maggio 2016. La storia della RPC può essere vista anche alla luce del complesso rapporto con gli Stati Uniti.
La Cina, l’anticolonialismo e lo spettro del comunismoDomenico Losurdo 15 6 2016
 
L’INIZIO COMPLICATO DELLA RPC – Per quanto riguarda la Cina, già prima della fondazione della Repubblica popolare, gli USA intervenivano per impedire che la più grande rivoluzione anticoloniale della storia giungesse alla sua naturale conclusione, e cioè alla ricostituzione dell’unità nazionale e territoriale del grande Paese asiatico, compromessa e distrutta a partire dalle guerre dell’oppio e dall’aggressione colonialista. E, invece, dispiegando la loro forza militare e agitando in più occasioni la minaccia del ricorso all’arma nucleare, gli USA imponevano la separazione de facto della Repubblica di Cina (Taiwan) dalla Repubblica popolare di Cina. Erano gli anni in cui la superpotenza apparentemente invincibile era lacerata da un dibattito rivelatore: «who lost China?» Chi era responsabile della perdita di un Paese di enorme importanza strategica e di un mercato potenzialmente illimitato? E in che modo si poteva porre rimedio alla situazione...

domenica 5 giugno 2016

Su Togliatti e la lotta per la pace durante la Guerra fredda

Palmiro Togliatti e la lotta per la pace ieri e oggi

Palmiro Togliatti in piazza San Giovanni a Roma, 3 luglio 1964. ANSA/OLDPIX

di Domenico Losurdo
«Una delle qualità fondamentali dei bolscevichi […] uno dei punti fondamentali della nostra strategia rivoluzionaria è la capacità di comprendere ad ogni istante quale è il nemico principale e di saper concentrare tutte le forze contro questo nemico».
(P. Togliatti, Rapporto al VII Congresso dell’Internazionale Comunista)
  1. Democrazia e pace?
Conviene prendere le mosse dalla guerra fredda. Per chiarire di quali tempi si trattasse mi limito ad alcuni particolari. Nel gennaio del 1952, per sbloccare la situazione di stallo nelle operazioni militari in Corea, il presidente statunitense Harry S. Truman accarezzava un’idea radicale che trascriveva anche in una nota di diario: si poteva lanciare un ultimatum all’Unione Sovietica e alla Repubblica popolare cinese, chiarendo in anticipo che la mancata ottemperanza «significava che Mosca, San Pietroburgo, Mukden, Vladivostock, Pechino, Shangai, Port Arthur, Dalian, Odessa, Stalingrado e ogni impianto industriale in Cina e in Unione Sovietica sarebbero stati eliminati» (Sherry 1995, p. 182). Non si trattava di un sogno, raccapricciante quanto si voglia ma senza contatti con la realtà: in quegli anni l’arma atomica...

giovedì 26 maggio 2016

Il 4 giugno una presentazione di "Un mondo senza guerrre" a Quattro Castella (Reggio Emilia). In preparazione la traduzione spagnola

La casa editrice El Viejo Topo, che ha già pubblicato molti libri di Losurdo, ha iniziato la traduzione spagnola di "Un mondo senza guerre", affidata anche in questo caso a Juan Vivanco.



Intanto, per chi volesse partecipare, il 4 giugno Domenico Losurdo presenta il suo ultimo libro presso il Centro d'Arte Medardo Rosso, via Firenze 3, loc. Montecavolo 42020 Quattro Castella RE

martedì 24 maggio 2016

La presentazione dell'iniziativa di Lecce, a cura di Carla M. Fabiani ed Elena M. Fabrizio

da: www.dialetticaefilosofia.it

Cenni biografici
Professore emerito di storia della filosofia presso l'Università degli studi di Urbino "Carlo Bo", e dottore honoris causa all'Università di Niteroi - Rio de Janeiro. È presidente della «Internationale Gesellschaft Hegel-Marx für dialektisches Denken». Presidente della rivista "Materialismo storico" diretta da Stefano G. Azzarà. Presidente di "Marx21" [http://www.marx21.it/]. Autore di numerosi e corposi testi tradotti e ristampati più volte in diverse lingue, imprescindibili per chi si occupa di Kant, di Hegel, di Marx e di marxismo, ma anche e non a margine di Nietzsche e di Heidegger. Si rimanda pertanto al Blog personale [http://domenicolosurdo.blogspot.it/] dedicato al suo pensiero e alla sua opera, costantemente aggiornato. Ha un corrispettivo in Brasile: 
[http://domenicolosurdoinfobrasil.blogspot.it/]

Su rai filosofia troviamo numerosi e preziosi interventi di Losurdo in merito a temi legati alle sue continue ricerche. Da ricordare inoltre la sua preziosa collaborazione seminariale di lunga data con l'Istituto Italiano per gli studi filosofici di Napoli.

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Pensiero e opera
Domenico Losurdo è innanzitutto un hegeliano. Da Hegel prende le mosse tutto il suo percorso.

HEGEL
Losurdo approfondisce e radicalizza una tradizione di altissimo profilo (Eric Weil anni '50), mettendo in chiaro che Hegel è riuscito non solo a descrivere lo Stato, la società del suo tempo, l'età moderna nella sua complessità, ma è riuscito anche a coglierne gli aspetti sostanzialmente contraddittori: 1) con il Notrecht (tradotto da Losurdo con "diritto del bisogno estremo") vien riconosciuto dallo Stato alla classe povera il diritto di violare la proprietà privata borghese; si riconosce l'ingiustizia di condizioni di oggettiva disparità di classe. Non è il diritto generico alla vita, alla sopravvivenza. Bensì è un diritto di classe. Ovvero una forma estrema di politica economica volta a contenere per quanto è possibile la questione sociale. Su tutto questo si incardina il marxismo di Losurdo, che senza alcun timore ritiene di dover constatare che in Marx risulta assente una articolata ovvero classica teoria dello Stato. Ecco perché Hegel diventa a tal proposito imprescindibile per i marxisti. 2) Altra nozione hegeliana rivisitata con particolare attenzione da Losurdo è lo stato di natura che Hegel colloca sul piano della storia del mondo, in senso fortemente antikantiano: lo stato di natura rende comprensibile lo scacchiere internazionale del mondo. Ovvero spiega l'origine dello Stato nazione, che dalla guerra trae la sua genesi storica oltre che la propria linfa vitale. Nessuna pace perpetua è possibile, immaginabile, finché viga la forma nazionale di Stato. 3) Fondamentale poi la critica di Hegel al liberalismo del proprio tempo (l'atomistica della società civile di stampo smithiano e utilitaristico) che dissimula rapporti di dominio e prevaricazione, di disparità sociali oggettive sotto categorie universalistiche formali ed astratte.

Contraddizione oggettiva e critica all'astratto. Possiamo affermare senza dubbio che oggi lo Hegel di Losurdo si stia prendendo una rivincita epocale contro quelle che Hegel stesso chiamava "le filosofie della riflessione", quelle filosofie del finito che hanno ottenuto nell'era del postmoderno il loro massimo trionfo.
 
LIBERALISMO
Proprio riprendendo tale linea hegeliana di ricostruzione del moderno e contestualmente di critica  radicale ad esso, Losurdo nel suo Controstoria del liberalismo intende smascherare il liberalismo innanzitutto di Locke, in relazione al fatto che, per interpretare correttamente il pensiero del padre del liberalismo, non si può ignorare la tesi da lui enunciata nel secondo Trattato sul governo, secondo cui ci sono uomini «per legge di natura soggetti al dominio assoluto e al potere incondizionato dei loro padroni». Servo/Padrone permane dunque in un assetto liberale. Ma è in un altro testo classico della tradizione liberale (On Liberty di John Stuart Mill) che possiamo leggere la tesi secondo cui «il dispotismo è una forma legittima di governo quando si ha a che fare con barbari», con una «razza» da considerare «minorenne», tenuta pertanto all’«obbedienza assoluta» nei confronti dei suoi signori. Anche Tocqueville parla di «democrazia in America», nonostante che il paese da lui visitato abbia come presidente Andrew Jackson, proprietario di schiavi e protagonista della deportazione sistematica dei Cherokees (un quarto muore già nel corso del viaggio di trasferimento). Herrenvolk democracy, «democrazia per il popolo dei signori», suggerita da alcuni eminenti studiosi statunitensi, descrive la limitazione del potere nell’ambito della comunità dei liberi, che va di pari passo con l’imposizione di un potere assoluto a danno degli esclusi. Il governo della legge nell’ambito del popolo dei signori va di pari passo cioè con la schiavizzazione dei neri e l’annientamento dei pellerossa. Il liberalismo classico afferma dunque una concezione dispari e unilaterale della libertà, nonostante i suoi proclami universalistici. Addirittura riconoscendo la legittimità, la naturalità della schiavitù e del sistema coloniale oltreoceano che su quella si edifica.

NIETZSCHE
In connessione al tema della schiavitù e in generale alla critica della falsa coscienza del liberalismo classico, c'è la rilettura offertaci da Losurdo di Nietzsche come ribelle aristocratico. Losurdo si scaglia non contro Nietzsche, ma contro una concezione innocentista di Nietzsche che in Italia è stata portata avanti per lo più da Vattimo. Dice Losurdo: "Vattimo ha perso di vista un aspetto essenziale della lezione nietzscheana: il pathos morale può veicolare le peggiori crociate sterminatrici". Una lettura innocentista edulcorata allegorica di Nietzsche gli fa per altro un grave torto, rendendo impossibile la comprensione della possente carica demistificatrice che dispiega il suo "radicalismo aristocratico". Nietzsche è un autore pienamente politico, tant'è che non si limita a condannare come espressioni di "decadenza" e "degenerazione" lo Stato sociale, i sindacati, la diffusione dell'istruzione, la democrazia, il regime parlamentare. Il filosofo non esita a rivendicare la permanente validità dell'istituto della schiavitù quale fondamento della civiltà. Così da smascherare e demistificare il liberalismo offrendo però un'alternativa radicalmente aristocratica ad esso. L'ermeneutica oggi dominante preferisce rimuovere o leggere in chiave allegorica questo motivo che accompagna come un'ombra l'opera di Nietzsche in tutto l'arco della sua evoluzione.
Onnipresente in Nietzsche e nel dibattito culturale e politico della seconda metà dell'Ottocento, il tema della schiavitù dilegua o si trasforma in un'innocente metafora nell'ambito dell'odierna ermeneutica nietzscheana (Bataille, Deleuze, Vattimo, Colli, Montinari, ecc.). Il filosofo viene così "salvato" ma a caro prezzo, attribuendogli una limitata capacità di intendere e di volere in campo politico: egli avrebbe fatto costante ricorso alla "metafora" della schiavitù, essendo del tutto all'oscuro dell'aspra polemica e della dura lotta che, su tale tema, divampavano attorno.

Il testo di Losurdo (rieditato di recente) ha acceso un poderoso dibattito a tutto campo in Italia e non solo, consultabile on line al seguente link:

[http://www.filosofia.it/argomenti/nietzsche-il-ribelle-aristocratico-biografia-intellettuale-ebilancio-critico]

BONAPARTISMO
Bonapartismo, storia del suffragio universale e critica della democrazia liberale. Qui Losurdo riprende appieno Marx e la sua analisi del cosiddetto socialismo imperiale di Napoleone III in Francia. Nel Febbraio del 1848 si impone in Francia il suffragio universale maschile, ma poco dopo la borghesia liberale procede a una de-emancipazione di strati consistenti di popolazione povera.
Napoleone III reintroduce il suffragio universale maschile, nell'ambito però di un regime, che proprio Marx ai suoi tempi ha chiamato appunto un "regime bonapartistico", dove cioè il suffragio universale è semplicemente uno strumento di acclamazione che permette al leader, al capo, una volta acclamato, di procedere in modo totalmente autonomo. E quando si parla di bonapartismo bisogna tener presente che Marx non lo individua semplicemente in Napoleone III, ma anche in Bismarck, per quanto riguarda la Germania, ma è chiaro che noi potremmo individuarlo anche in altri Paesi, ieri come ancora di più oggi. Il potere governativo, legittimato dal suffragio universale soprattutto su base maggioritaria, si autonomizza come comitato d'affari della borghesia dominante, spazzando via i partiti di massa radicati nel mondo del lavoro.

LOTTA DI CLASSE
Avversario del pensiero debole e delle visioni decadenti e postmoderne della storia, con la lotta di classe Losurdo riprende esplicitamente il celeberrimo paradigma marx-engelsiano del Manifesto, per restituirci una visione globale della storia, da una prospettiva universalistica e dialettica, attraverso la quale alla lotta di classe viene restituito il ruolo di spinta che le spetta nel processo di emancipazione e costruzione dell’unità del genere umano. Il punto di vista è certamente quello delle classi oppresse, di chi lotta per l'emancipazione economica, politica, nazionale, culturale e di genere; ma tale punto di vista ha anche la pretesa di fondare una nuova forma di società, per tutte le classi in lotta. Si deve perciò parlare al plurale, di lotte di classe, le quali esprimono la tendenza a trascendere gli interessi degli stessi sfruttati che la promuovono e a porsi obiettivi che possono essere universalmente condivisi: a liberazione dall’alienazione interessa anche il capitalista, l’eliminazione della povertà interessa tutto l’ordine sociale, mentre la fine delle guerre coloniali, liberando i popoli oppressi, libera anche gli oppressori dallo stato d’assedio a cui sono sempre sottoposti tanto da quei popoli, quanto dai nemici interni che essi creano attraverso vessazioni e sfruttamento. Questa tensione al trascendimento rende rozza e volgare ogni riduzione della lotta di classe al solo paradigma economicistico e redistributivo, una vulgata diffusa dalla tradizione liberale, che si rinnova nella seconda metà del ‘900 (Fraser), ma è figlia della precedente, che riduce la lotta di classe al solo conflitto tra borghesia e proletariato. Aver semplificato il concetto di lotta di classe ha nuociuto evidentemente anche a una buona parte del marxismo italiano e non solo, impedito a riconoscere le sfide che ancora caratterizzano il nostro tempo, vale a dire il nesso di cui le lotte di classe si nutrono per il superamento storico delle due «grandi divergenze», quello che lega l’eliminazione della diseguaglianza tra le nazioni alla eliminazione delle diseguaglianze economicosociali.
Il conflitto sociale tra coloro che soffrono le conseguenze della crisi economica, in termini di impoverimento, perdita di garanzie sociali, emarginazione, e coloro che migrano dai paesi più poveri in cerca di un riscatto economico e sociale, è il fatto contemporaneo che maggiormente evidenzia il ruolo che il capitalismo svolge nel generare diseguaglianza economica tra le nazioni e dentro le nazioni. Giungere a tale consapevolezza potrebbe essere almeno un primo passo per ripristinare il legame della politica con la trasformazione del reale e con i soggetti sociali che in maniera organizzata e solidale possano assecondarla.
Ma su questo si veda la nota a cura di Elena Maria Fabrizio al seguente link:

http://www.dialetticaefilosofia.it/scheda-dialettica-saggi.asp?id=73

GUERRA
L'ultima fatica di Losurdo si occupa del tema della guerra e del mito della pace perpetua, già per altro presente in modo trasversale in alcuni dei suoi scritti meno recenti. Losurdo mette subito in chiaro che dopo l'Ottantanove e la dissoluzione del campo socialista, l'Occidente sembrava ormai indirizzato verso una condizione di pace stabile e duratura. Addirittura sfidando l'adagio hegeliano, secondo cui la storia mondiale non è il terreno della felicità, si prospettava al contrario in termini universali il raggiungimento di una condizione di serenità globale, che avesse addirittura la forza di chiudere il corso del mondo. Quello che eventualmente si profilava all'orizzonte erano interventi di "polizia internazionale" volti a ristabilire la legalità o il "nuovo ordine mondiale". Si parlava poi di "Stato universale omogeneo" ovvero di fine dello Stato nazione, almeno nella forma moderna da noi conosciuta.
Oggi ci troviamo nella condizione di dover tirare le somme di quella che con ogni evidenza - anche banalmente empirica - sembra essere stata una lunga narrazione mitologica di un mondo senza guerre, di una pace perpetua o della fine della storia o della fine dello Stato.
Il testo di Losurdo in effetti ha come obiettivo filosofico quello di demitizzare il concetto di pace mondiale, ponendosi al contempo il compito di ricostruire e rivedere la storia del mondo occidentale, del nostro mondo, a partire dal ruolo svolto dalla coppia guerra/pace fin dal 1789, passando poi per la Restaurazione post napoleonica, fino all'avvento dell'industrializzazione con il suo correlato della colonizzazione; proseguendo verso lo scoppio della rivoluzione russa del 1917, fino alla cosiddetta "pace definitiva" che gli Stati Uniti avrebbero garantito con il loro intervento nella Prima guerra mondiale, da cui poi si origina il ruolo svolto dagli USA durante la Guerra fredda e poi a seguire fino ad oggi quello che conosciamo tutti con l'espressione di "guerra umanitaria".
Il rovesciamento teorico e interpretativo cui giungiamo seguendo la disamina di cui sopra, potrebbe portarci a ridefinire dialetticamente proprio il concetto di pace in quanto continuazione della guerra con altri mezzi.
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ALCUNE OPERE
Autocensura e compromesso nel pensiero politico di Kant, Bibliopolis, 1983, 20072
La comunità, la morte, l'Occidente. Heidegger e l'ideologia della guerra, Bollati Boringhieri, 1991
Hegel e la libertà dei moderni, Editori Riuniti, 1992.
Democrazia o bonapartismo. Trionfo e decadenza del suffragio universale, Bollati Boringhieri, 1993
Il revisionismo storico. Problemi e miti, Laterza, 1996.
Il peccato originale del Novecento, Laterza, 1998.
Nietzsche, il ribelle aristocratico. Biografia intellettuale e bilancio critico, Bollati Boringhieri, 2002.
Controstoria del liberalismo, Laterza, 2005.
Stalin. Storia e critica di una leggenda nera, Carocci, 2008.
La non-violenza. Una storia fuori dal mito, Laterza 2010
La lotta di classe: una storia politica e filosofica, Laterza 2013
La sinistra assente. Crisi, società dello spettacolo, guerra, Carocci, 2014.
Un mondo senza guerre. L'idea di pace dalle promesse del passato alle tragedie del presente, Carocci 2016.
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ON LINE alcune lezioni e interviste
MARX E LO STATO: https://www.youtube.com/watch?v=Xr9C0npYedY
UN ALTRO NIETZSCHE: https://www.youtube.com/watch?v=2SYV-qF39vk
HEIDEGGER ET LE NAZISME: https://www.youtube.com/watch?v=l_HIRDvQMLk
RIABILITAZIONE DI STALIN? CHI ERA DAVVERO HITLER?:
https://www.youtube.com/watch?v=lEFBZH4y614
LA LOTTA DI CLASSE: https://www.youtube.com/watch?v=ZIHQNvCUSns
LE RAGIONI DELLA VITA: Relativismo o antirelativismo?:
https://www.youtube.com/watch?v=RI7Hd7fpX30
LIBERALISMO E DEMOCRAZIA: https://www.youtube.com/watch?v=TTOO6nzZnJ0

domenica 22 maggio 2016

Un seminario di formazione a Roma


Come ringiovanire e sviluppare il socialismo: un intervento di Cheng Enfu



Marxismo e internazionalismo alla luce di un viaggio in Cina di Domenico Losurdo
Dal 20 aprile al 7 maggio sono stato in Cina (Pechino, Shanghai, Wuhan) per un giro di conferenze e di lezioni. I miei lettori conoscono il giudizio da me più volte espresso, e confermato anche nel libro appena pubblicato (Un mondo senza guerre. L’idea di pace dalle promesse del passato alle tragedie del presente, Carocci), relativamente alla Repubblica popolare cinese, non a caso protagonista della più grande rivoluzione anticoloniale della storia e che ora, grazie al suo straordinario sviluppo economico e tecnologico, sempre sotto la direzione del Partito comunista sta mettendo radicalmente in discussione la divisione internazionale del lavoro cara all’imperialismo e  l’egemonia imperialista in quanto tale.
Partendo dal fatto che le Conferenze internazionali alle quali ho partecipato avevano per oggetto Marx, voglio richiamare l’attenzione su una circostanza generalmente trascurata. La Cina sta conoscendo uno straordinario sviluppo anche sul piano culturale e sta diventando il centro degli studi marxologici a livello internazionale: grandi iniziative si preparano sia per il centenario della rivoluzione d’ottobre (2017), sia per il bicentenario della nascita di Marx (2018), si infittiscono le traduzioni in generale e dei testi marxisti e di orientamento marxista in particolare (in questo contesto vanno collocati la traduzione già avvenuta di due miei libri e l’annuncio della traduzione di altri).
Non stupisce allora una circostanza ancora più interessante, in ogni caso per i comunisti. Pechino sta assumendo un ruolo sempre più chiaramente internazionalista: la prima Conferenza internazionale alla quale ho partecipato, e che anzi ho avuto l’onore di aprire, si è svolta il 22 e 23 Aprile presso la Renmin University ed è stata organizzata in particolare da Roland Boer, docente di quella prestigiosa università (fra le più quotate nel mondo) ed esponente di primo piano del Partito Comunista Australiano. Lo conoscevo di nome anche in quanto autore di una lunga e simpatetica rassegna da lui dedicata al mio libro su Stalin (si può ben comprendere che l’incontro di persona sia stato subito amichevole e caloroso). In occasione invece della Conferenza internazionale organizzata il 5 maggio dall’Accademia cinese delle scienze sociali ho incontrato e conosciuto Wadi’h Halabi, membro del gruppo dirigente del Partito Comunista degli USA (e chiaramente di origine palestinese).
E proprio in occasione di tale Conferenza si è verificato l’evento più significativo sul piano internazionalista. Ad aprirla è stato Cheng Enfu, con un impegnativo discorso che traccia un bilancio della storia del movimento comunista internazionale e delinea le prospettive del futuro. È un testo che vale la pena di leggere (ringrazio il compagno Cheng Enfu per avere autorizzato questa pubblicazione). Richiamo l’attenzione su alcuni punti essenziali:
  • Non è certo una novità, ma dà comunque da pensare la forza con cui il partito di governo, il partito comunista, si definisce marxista-leninista e dichiara di voler seguire un orientamento socialista, nell’ambito del quale il settore statale e pubblico dell’economia continuerà a svolgere una funzione essenziale e decisiva.
  • Si comprende allora la condanna senza appello di Gorbacev che, promuovendo di fatto la dissoluzione dell’Unione Sovietica, ha provocato una catastrofe mondiale, la cui gravità risulta tanto più evidente quanto più si accentuano i pericoli di guerra.
  • Nuovo invece, e di grandissimo interesse, è l’accento posto sulla necessità di riannodare le file del movimento comunista internazionale, chiudendo una volta per sempre il capitolo delle polemiche astiose che in passato hanno contrapposto in particolare i partiti comunisti dell’Unione Sovietica e della Repubblica Popolare Cinese (un «nonsenso» devastante di cui, come aveva già riconosciuto Deng Xiaoping, entrambi i partiti sono stati responsabili), e aprendo invece una fase nuova all’insegna del rispetto reciproco tra i partiti impegnati nel dialogo.
  • Altrettanto nuovo e di enorme interesse è l’accenno al fatto che il PCC si appresta a impegnarsi in modo attivo anche su questo terreno: «A partire dalla politica di riforma il PCC ha trattato i partiti comunisti degli altri paesi e i forum internazionali [di orientamento comunista] con un profilo decisamente basso». Sperava forse di attenuare la politica di ostilità e accerchiamento condotta dall’imperialismo statunitense e dai suoi alleati e vassalli. Sennonché: «Stati Uniti, Europa e Giappone hanno per questo messo fine all’assedio militare e alle provocazioni ai confini della Cina o hanno invece intensificato le loro azioni?». Occorre prendere atto che «gli Stati Uniti sono la forza principale che ostacola lo sviluppo e la pace mondiale e che accerchia la Cina». La lotta per la pace, oggi più che mai necessaria, impone di riannodare le file del movimento comunista internazionale e di sviluppare il più possibile il fronte di lotta contro la guerra e i pericoli di guerra.
Cheng Enfu è una personalità importante anche sul piano. È direttore fra l’altro di «International Critical Thought», la rivista cinese in lingua inglese (alla quale io stesso collaboro) che può essere considerata espressione della politica sopra descritta.
Nel proporre il testo di Cheng Enfu all’attenzione dei lettori, da parte mia mi limito a una brevissima considerazione: non è solo in Italia che l’unità dei comunisti è all’ordine del giorno; è una problema di carattere internazionale che esige l’immediato superamento di meschinità provinciali o, peggio, personali.

lunedì 16 maggio 2016

martedì 3 maggio 2016

"Un mondo senza guerre: il 5 maggio in libreria

Domenico Losurdo
Un mondo senza guerre. L’idea di pace dalle promesse del passato alle tragedie del presente
Carocci

Nel 1989, la realizzazione di un mondo senza guerre sembrava a portata di mano; oggi, oltre al terrorismo e ai conflitti locali, torna a incombere il pericolo di una terza guerra mondiale. Come spiegare tale parabola? Losurdo traccia una storia inedita e coinvolgente dell’idea di pace dalla rivoluzione francese ai giorni nostri. Da questo racconto, di cui sono protagonisti i grandi intellettuali (Kant, Fichte, Hegel, Constant, Comte, Spencer, Marx, Popper ecc.) e importanti uomini di Stato (Washington, Robespierre, Napoleone, Wilson, Lenin, Bush Sr. ecc.), emergono i problemi drammatici del nostro tempo: è possibile edificare un mondo senza guerre? Occorre affidarsi alla non violenza? Qual è il ruolo delle donne? La democrazia è una reale garanzia di pace o può essa stessa trasformarsi in ideologia della guerra? Riflettere sulle promesse, le delusioni, i colpi di scena della storia dell’idea di pace perpetua è essenziale non solo per comprendere il passato ma anche per ridare slancio alla lotta contro i crescenti pericoli di guerra.



Domenico Losurdo è professore emerito all’Università di Urbino e dottore honoris causa all’Università di Niterόi-Rio de Janeiro. Tra le sue opere più recenti: Controstoria del liberalismo (Laterza, 2010, 4a rist.); La lotta di classe. Una storia politica e filosofica (Laterza, 2013, 2a rist.); Nietzsche, il ribelle aristocratico. Biografia intellettuale e bilancio critico (Bollati Boringhieri, 2014, 3a rist.); Il revisionismo storico. Problemi e miti (Laterza, 2015, nuova ed. ampliata). Per Carocci editore ha pubblicato: Stalin. Storia e critica di una leggenda nera (2a ed. 2015) e La sinistra assente. Crisi, società dello spettacolo, guerra (2a rist. 2015).

martedì 19 aprile 2016

La questione di diritti umani, la Cina e gli Stati Uniti


Dopo il trionfo conseguito nella Guerra fredda i neoconservatori hanno chiamato gli Stati Uniti ad atteggiarsi a «sceriffo internazionale», che in modo sovrano interviene militarmente in ogni angolo del mondo, senza mandato dell’ONU e calpestando tranquillamente il diritto internazionale e la sovranità di questo o quel paese. Ben si comprende che lo «sceriffo internazionale» pretenda di essere al tempo stesso il giudice indiscusso e indiscutibile di tutti i governi del pianeta: ogni anno il Dipartimento di Stato pubblica un documento sulla situazione dei «diritti dell’uomo» in ogni paese del mondo, esclusi naturalmente gli USA. Il «giudice» autorizza lo «sceriffo» a preparare o scatenare la guerra, ma si tratta pur sempre del medesimo sovrano ovvero del medesimo gruppo di potere: la bandiera dei diritti quale ideologia della guerra! Anche sul piano ideologico e multimediale, l’imperialismo americano è di gran lunga il nemico principale. Tanto più opportuno e chiarificatore si presenta l’intervento dei compagni cinesi, che denuncia e documenta l’ipocrisia di Washington e che qui pubblichiamo [DL].

Human rights record of the United States
2016-04-15 08:09 (China Daily)
On January 11, 2016, activists marched in front of the White House in Washington, D.C., to support the closing of Guantanamo Bay. There was song, prayer, and representative acts over the course of several hours to show the need for the prolonged closing of this detention center.[Photo/IC]
Editor's Note: The State Council Information Office of the People's Republic of China published a report titled "Human Rights Record of the United States in 2015" on April 15. Following is the full text of the report.

Foreword
On April 13 local time, the State Department of the United States released its country reports on human rights practices. It made comments on the human rights situation in many countries once again while being tight-lipped about its own terrible human rights record and showing not a bit of intention to reflect on it. In 2015, the United States saw no improvement in its existent human rights issues, but reported numerous new problems. Since the U.S. government refuses to hold up a mirror to look at itself, it has to be done with other people's help.
The following facts about the U.S. human rights situation in 2015 are supported by irrefutable records.

· The use of guns was out of control in the United States, which severely threatened citizens' right of life. The frequent occurrence of shooting incidents was the deepest impression left to the world concerning the United States in 2015. There were a total of 51,675 gun violence incidents in the United States in 2015 as of December 28, leaving 13,136 killed and 26,493 injured...

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lunedì 11 aprile 2016

Un'iniziativa anche a Nizza

"LES RENCONTRES DE LA PENSÉE CRITIQUE"
Les Amis de la Liberté vous invitent à une
C O N F E R E N C E -  D E B A T S
" MATÉRIALISME HISTORIQUE ET LUTTE DES CLASSES "
Avec : DOMENICO  LOSURDO
Philosophe - Historien
Professeur émérite à l’Université  italienne d'Urbino
Docteur honoris-causa de l'Université di Nitoroi de Rio de Janeiro
JEUDI 14 AVRIL 18 H 30
Amphithéâtre Espace Associations
12 place Garibaldi Nice ( Arrêt Tram - parking Théâtre)
ENTRÉE GRATUITE  - TOUT PUBLIC

"On parle beaucoup depuis la crise de 2008 d'un "retour de la lutte". Mais avait-elle réellement disparu?. Ce sont certains penseurs de  l’État social de droit qui avait été mis en place après 1945 qui ont accrédité ce thème. Ils ont simplement oublié que l'avènement de l’État social avait été le résultat de la lutte de classes. Les conflits qui ont marqué la décolonisation en Algérie, au Vietnam, à  Cuba, n'ont pas été des luttes d'indépendance nationale séparées de la dimension de classe. Les combats pour la libération des femmes ont eu pour adversaire le patriarcal
isme.  Les luttes du travail contre le capital sont toujours à l'ordre du jour.  Marx savait que la lutte de classes ne se limite pas au conflit entre bourgeoisie et prolétariat et il a soutenu  la lutte de l'Irlande pour l'indépendance. Engels a su de même dénoncer le patriarcalisme. La saison des luttes qui trouve un nouveau souffle oblige à articuler encore et mieux la lutte de classes en trois moments. Dans les pays soumis à une domination (post)coloniale, il s'agit de la lutte pour l'indépendance. Dans tous les pays,les travailleurs ont  à affronter  les conflits du travail. Dans le monde entier la lutte pour l'émancipation des femmes contre le patriarcalisme  est d'actualité "

 
Domenico Losurdo est professeur émérite  à l 'Université d'Urbino. Spécialiste réputé internationalement  de philosophie politique et historien, il est connu par ses ouvrages de référence sur la pensée de Hegel et de Marx, sur  l'histoire critique du libéralisme, sur la théorie et les pratiques du mouvement ouvrier, et enfin par ses polémiques argumentées contre l'idéologie américaine. Il est le penseur des conflits historiques du monde moderne et contemporain.
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"Les Amis de la Liberté"
Association culturelle loi de 1901- 2 place St  Roch 06300 Nice
Objet de l'association (extrait) : "Développer hors de tous préjugés d'ordre social, ethnique ou religieux, et dans le seul engagement de la raison et de l'honneur, une citoyenneté dévouée au bien public, à la laïcité dans la République et animée de sentiments de fraternité, de solidarité et de respect de tou(te)s et de chacun(e)".
Notre courriel : amisdelaliberte@gmail.com

venerdì 8 aprile 2016

La presentazione del Nietzsche alla Sorbona

Université Paris 1 Panthéon-Sorbonne
LABORATOIRE ‘PHARE’ :
PHILOSOPHIE, HISTOIRE ET ANALYSE DES REPRÉSENTATIONS ÉCONOMIQUES

Marx au XXIe siècle, l’esprit & la lettre
Séminaire hebdomadaire sous la responsabilité de Jean Salem, co-organisé avec Anne Durand, Rémy Herrera et Aymeric Monville avec le soutien du CERPHI (École normale supérieure de Lyon) et du Centre Universitaire d’Études marxistes (CUEM)
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samedi 9 AVRIL 2016, de 14h à 16h
Domenico LOSURDO
Philosophe, professeur émérite en philosophie à l’université d'Urbino (Italie)

Nietzsche, le rebelle aristocratique
Sorbonne amphithéâtre Lefebvre
entrée : 14, rue Cujas,Galerie Jean-Baptiste Dumas, escalier R, 1er étage

lunedì 4 aprile 2016

L'edizione francese di "Nietzsche. Il ribelle aristocratico": due iniziative a Parigi




Parution et présentation samedi 9 avril



Nietzsche le rebelle aristocratique. Biographie intellectuelle et bilan critique
de Domenico Losurdo

Samedi 9 avril, deux rendez-vous exceptionnels, avec l'auteur (conférence en français)

14h à 16h Présentation générale de l'ouvrage Séminaire Marx au XXIe siècle
Sorbonne, amphithéâtre Lefebvre
14, rue Cujas, Galerie Jean-Baptiste Dumas, escalier R, 1er étage.
Métro : Cluny-Sorbonne – RER : Luxembourg

19h30 Nietzsche face aux marxistes Librairie Tropiques
63 rue Raymond Losserand
75014 Paris, métro Pernetty

Plus d'infos sur le livre…

martedì 29 marzo 2016

martedì 15 marzo 2016

Dopo "Nietzsche: o rebelde aristocrata" esce in Brasile "Nietzsche e a crìtica da Modernidade"

Lançamento da Editora Ideias & Letras
Já nas Livrarias

NIETZSCHE e a crítica da Modernidade

Domenico Losurdo

Traduzido por Alessandra Siedschlag

Editora: Ideias & Letras Páginas: 88 Edição: 1ª Ano: 2016 ISBN: 978-85-5580-009-2

Sinopse
A trágica grandeza de Nietzsche, o fascínio e a extraordinária riqueza de sugestões de um autor capaz de repensar a história inteira do Ocidente e de se colocar, bem além da atualidade, no terreno da “longa duração”. Tudo isso emerge totalmente apenas se, – renunciarmos a remover suas páginas mais inquietantes ou repugnantes ou a transfigurá-las em um inocente jogo de metáforas – ousarmos olhá-lo de frente por aquilo que realmente é: o maior pensador entre os reacionários e o maior reacionário entre os pensadores.

mercoledì 2 marzo 2016

La gerarchia delle forze imperialistiche: "gli alleati europei sono solo vassalli degli Stati Uniti". Un'intervista e un intervento di Domenico Losurdo in Germania


 
INTERVIEW/296: Treffen um Rosa Luxemburg - Revolutionärer Lernprozeß ... Domenico Losurdo im Gespräch (1) (SB)

Die Hierarchie der imperialistischen Kriegstreiber
Interview am 10. Januar 2016 in Berlin

Der ita­lie­ni­sche Phi­lo­soph und Pu­bli­zist Do­me­ni­co Lo­sur­do ist Pro­fes­sor für Ge­schich­te der Phi­lo­so­phie an der Uni­ver­si­tät Ur­bi­no sowie Prä­si­dent der In­ter­na­tio­na­len Ge­sell­schaft für dia­lek­ti­sches Den­ken. Zu­sam­men mit dem 2011 ver­stor­be­nen Hans Heinz Holz gab er die phi­lo­so­phi­sche Halb­jah­res­schrift Topos her­aus. In den 1960er Jah­ren trat er der Kom­mu­nis­ti­schen Par­tei Ita­li­ens bei, nach deren Auf­lö­sung im Jahr 1991 er Mit­glied der Par­ti­to della Rif­on­da­zio­ne Co­mu­nis­ta wurde. Der­zeit ge­hört er der Par­ti­to dei Co­mu­nis­ti Ita­lia­ni an und ist Prä­si­dent der As­so­cia­zio­ne Po­li­ti­ca e Cul­tu­ra­le MARX XXI, die unter an­de­rem die kom­mu­nis­ti­sche Zeit­schrift Marx Ven­tu­no her­aus­gibt.
Zu sei­nen wich­tigs­ten Bü­chern zäh­len "Kampf um die Ge­schich­te. Der his­to­ri­sche Re­vi­sio­nis­mus und seine My­then - Nolte, Furet und die an­de­ren", "Die Ge­mein­schaft, der Tod, das Abend­land" über die Hal­tung der deut­schen Geis­tes­wis­sen­schaft­ler ge­gen­über dem Ers­ten Welt­krieg sowie in jün­ge­rer Zeit "Sta­lin: Ge­schich­te und Kri­tik einer schwar­zen Le­gen­de" (2013) und "Ge­walt­lo­sig­keit: Eine Ge­gen­ge­schich­te" (2015).
Do­me­ni­co Lo­sur­do ge­hör­te zu den Po­di­ums­teil­neh­mern der Dis­kus­si­ons­ver­an­stal­tung "An­ti­im­pe­ria­lis­mus heute", zu der die Eu­ro­päi­sche Linke am Vor­abend ihres Jah­res­auf­takts in Ber­lin ein­ge­la­den hatte. Der Schat­ten­blick nahm die Ge­le­gen­heit wahr, ihm ei­ni­ge Fra­gen zu den maß­geb­li­chen im­pe­ria­lis­ti­schen Kriegs­trei­bern, zum öko­no­mi­schen Ko­lo­nia­lis­mus, zur Ge­walt­lo­sig­keit bei Gan­dhi, zur his­to­ri­schen Be­wer­tung Sta­lins wie auch zu einer so­zia­lis­ti­schen Per­spek­ti­ve zu stel­len.
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Schat­ten­blick (SB): Herr Lo­sur­do, bei der gest­ri­gen Po­di­ums­dis­kus­si­on zum Thema "An­ti­im­pe­ria­lis­mus heute" stand der Vor­schlag im Raum, An­ti­ka­pi­ta­lis­mus und An­ti­im­pe­ria­lis­mus zu tren­nen, weil letz­te­rer leich­ter zu ver­mit­teln und folg­lich bünd­nis­fä­hi­ger sei. Ist das aus Ihrer Sicht ein sinn­vol­les Ar­gu­ment?

Do­me­ni­co Lo­sur­do (DL): Wir kön­nen sagen, daß Ka­pi­ta­lis­mus, Fa­schis­mus und Im­pe­ria­lis­mus zu­sam­men­ge­bun­den sind. Aber wir soll­ten uns auch Ge­dan­ken dar­über ma­chen, daß für den Kampf gegen den im­pe­ria­lis­ti­schen Krieg eine brei­te­re Front er­forder­lich ist. An­ge­sichts der Ge­fahr eines Krie­ges, sogar eines Atom­krie­ges, ist zwangs­läu­fig das ganze Volk daran in­ter­es­siert, diese Tra­gö­die ab­zu­wen­den. Wir müs­sen daher das ge­sam­te Volk an­spre­chen, um den Krieg zu ver­hin­dern. Aber das be­deu­tet nicht, daß Kom­mu­nis­ten nicht be­le­gen könn­ten, daß erst die Ab­schaf­fung des Ka­pi­ta­lis­mus die Kriegs­ge­fahr end­gül­tig ab­wen­den kann. Zu­nächst geht es je­doch darum, diese kon­kre­te Kriegs­ge­fahr zu ban­nen...
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Seconda parte
Sozialismus - weder verraten noch gescheitert (Socialismo: né tradimento, né fallimento)
Interview am 10. Januar 2016 in Berlin
Im ers­ten Teil des In­ter­views mit dem ita­lie­ni­schen Phi­lo­so­phen und Pu­bli­zis­ten Do­me­ni­co Lo­sur­do kamen die maß­geb­li­chen im­pe­ria­lis­ti­schen Kriegs­trei­ber, der öko­no­mi­sche Ko­lo­nia­lis­mus und die ver­meint­li­che Ge­walt­lo­sig­keit Gan­dhis zur Spra­che. Der nun fol­gen­de zwei­te Teil des Ge­sprächs the­ma­ti­siert die an­geb­li­chen Re­li­gi­ons- und Kul­tur­krie­ge der Ge­gen­wart, die his­to­ri­sche Be­wer­tung Sta­lins sowie die so­zia­lis­ti­sche Per­spek­ti­ve.

Schat­ten­blick (SB): Eth­nisch oder re­li­gi­ös kon­no­tier­te Krie­ge grö­ße­ren Aus­ma­ßes schie­nen lange ein Re­likt aus einer mehr oder min­der fer­nen Ver­gan­gen­heit zu sein. Im Zuge des pro­kla­mier­ten "Kampfs der Kul­tu­ren" wur­den sie wie­der auf die Ta­ges­ord­nung ge­setzt. Auf wel­che Weise wer­den mi­li­tä­ri­sche Aus­ein­an­der­set­zun­gen unter die­sem Vor­zei­chen in­iti­iert und be­feu­ert?

Do­me­ni­co Lo­sur­do (DL): Wir dür­fen in die­sem Zu­sam­men­hang die Ver­ant­wor­tung des Wes­tens nicht ver­ges­sen oder ver­schwei­gen. Wie wurde der zwei­te Golf­krieg 2003 gegen den Irak sei­tens des Wes­tens vor­be­rei­tet und durch­ge­führt? In aller Of­fen­heit unter­stütz­te man die Schii­ten gegen den Sun­ni­ten Sad­dam Hus­sein, wor­auf man nach dem Bür­ger­krieg ver­such­te, um­ge­kehrt die Sun­ni­ten gegen die Schii­ten aus­zu­spie­len. Das voll­stän­di­ge Zer­würf­nis zwi­schen Sun­ni­ten und Schii­ten ist das Er­geb­nis der neo­ko­lo­nia­len Krie­ge, die im Mitt­le­ren Osten aus­ge­tra­gen wur­den. Ich habe in mei­nem gest­ri­gen Vor­trag von den Plä­nen US-ame­ri­ka­ni­scher Neo­kon­ser­va­ti­ver ge­spro­chen, die schon 2003 eine Frag­men­tie­rung des Irak ins Auge faß­ten. Heute gehen ame­ri­ka­ni­sche Stra­te­gen daran, nach dem Irak auch Sy­ri­en auf diese Weise zu zer­schla­gen.
Das war auch die Tra­gö­die Ju­go­sla­wi­ens, das zwar...
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Clara - Ausgabe 39
29.02.2016Domenico Losurdo

Freiheit von Not und Furcht

Die heutige Offensive der Rechten gründet auf dem Neoliberalismus und Neokolonialismus. Um dagegenzuhalten, müsse sich die Linke auf eine traditionsreiche Losung besinnen, schreibt Domenico Losurdo.

Am 6. Januar 1941, während der vom Dritten Reich entfesselte Weltkrieg wütete, hob der damalige US-amerikanische Präsident in einer Rede hervor, dass selbstverständlich der Respekt vor den traditionellen liberalen Freiheiten, aber auch die Grundsätze „Freedom from Want“ (deutsch: Freiheit von Not) und „Freedom from Fear“ (deutsch: Freiheit von Furcht) Bedingungen für eine Friedensordnung sein müssten. 
 
In einer Welt, in der erhebliche Massen von Menschen dem Hunger ausgeliefert waren, konnte es keine Stabilität geben. Aber was machte es für einen Sinn, von Frieden zu sprechen, wenn die kleineren Staaten mit der Bedrohung leben mussten, von den mächtigeren Staaten bombardiert, angegriffen und überfallen zu werden?...
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