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Facebook: I lettori di Domenico Losurdo

lunedì 16 febbraio 2015

Alcuni appuntamenti con Domenico Losurdo a Napoli e a Roma dal 23 al 28 febbraio

23-26 febbraio, IISF Napoli, seminario sulle crisi storiche
26 febbraio, SSP Napoli, presentazione "La Sinistra assente"

27 febbraio, IISF, Scuola di Roma, seminario su Ideologie della guerra e stereotipi nazional
28 febbraio, Roma, presentazione "La Sinistra assente"













La Sinistra assente: un'intervista su "l'altrapagina"




Una recensione de "La Sinistra assente" su Rifondazione.it

Domenico Losurdo: La sinistra assente. Crisi, società dello spettacolo, guerra, Carocci, Roma 2014Il nuovo libro di Domenico Losurdodi Maria R. Calderoni - 11 feb 2015 www.rifondazione.it
Noi siamo posseduti. Ma non come quei povericristi che si credono appunto posseduti dal demonio e che,  ancora oggi, vanno a Sarsina a farsi “liberare” dall’apposito prete esorcista nella famosa cattedrale di San Vinicio. No. Noi siamo posseduti dal Nemico, uno che ci fa pensare, emozionare, indignare, credere, leggere, vedere, amare e sentire come vuole lui. Subdolo e potente; e totalitario!.
Altro che demonio. Ci tiene stretti in pugno. Sottomessi e ubbidienti, ma senza che noi ce ne accorgiamo: anzi ci fa sentire “liberi”, addirittura ci fa credere di esserlo. A tal punto che può indurci a batterci in difesa della “nostra” libertà. Che invece è la “sua” libertà. È il capolavoro del Nemico!
Lo illustra alla perfezione, con quel supporto inoppugnabile che si chiama documentazione, questo nuovo libro di Domenico Losurdo,  “La sinistra assente. Crisi, società dello spettacolo, guerra” (Carocci, pp. 303, € 23); un libro che, rileggendo passo dopo passo la Storia passata e presente, fa finalmente esclamare anche a noi la frase di quel famoso bambino: “il re è nudo!”. Sì, il re è nudo e anche brutto.
Riuscire a vederlo, questo il problema. Non ci fanno credere che questo nostro Sistema Occidentale, con Usa caput mundi, è il previlegiato regno della democrazia e delle libertà tutte?
Invece, . Al punto che .
Sic. Eppure, quella Usa, sempre come Grande Democrazia ce la propinano: e, naturalmente, lo stesso vale per l’intero Grande Occidente, sede indiscussa di ogni virtù civile, umana, sociale, individuale, plurale, singolare e collettiva. Per dire, tutto il contrario per esempio, dell’ormai (fortunatamente) debellato regime comunista-sovietico...
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lunedì 9 febbraio 2015

Appuntamenti con Domenico Losurdo: una presentazione de "La Sinistra assente" ad Ancona il 12 e un seminario su Adam Smith a Pesaro il 14

























Una petizione contro la censura contro l'editoria progressista nelle biblioteche universitarie

Petizione contro la censura maccartista nelle biblioteche universitarie,
inviata al Presidente dell’Università di Parigi “Paris 1”, Professor Philippe Boutry

Poco tempo fa, un lettore della biblioteca Pierre Mendès France dell’Università di Parigi “Paris 1 – Sorbonne”, dopo aver proposto l’acquisto dell’edizione francese di un’opera di Geoffrey Roberts (professore all’Università di Cork, in Irlanda), « Les guerres de Staline » [Le guerre di Stalin], pubblicato nel 2014 presso le edizioni Delga ed edito nel 2006 dalle Edizioni dell’Università di Yale, ha ricevuto la risposta seguente:
«L’opera proposta, benché scritta da un accademico, non ci sembra a priori presentare la neutralità storica e scientifica necessaria alla sua eventuale acquisizione nelle nostre collezioni. E neppure gli altri titoli pubblicati dall’editore».
Da noi contattata, la direzione di questa biblioteca ha accumulato delle risposte evasive, tanto sull’opera incriminata quanto sulle condizioni alle quali un editore possa far acquistare le opere che pubblica. Ora, una semplice consultazione degli scaffali della biblioteca dedicati alla storia della Russia sovietica (l’URSS) nel XXo secolo ha dimostrato che, da più di quindici anni, sono stati sistematicamente acquisiti i volumi di pubblicisti propagandisti quali Bernard-Henri Lévy e André Glucksmann, e persino di negazionisti dichiarati, come Ernst Nolte. Nello stesso periodo, non sono state acquistate opere scientifiche pubblicate in francese come quelle di Arno Mayer, Michael Carley, ecc. Assente anche Alexander Werth, autore del celebre « La Russie en guerre » [La Russia in guerra], riedito nel 2011.

Tale censura emerge in un contesto particolare. Per esempio, il 21 gennaio 2015, in occasione della celebrazione del settantesimo anniversario della liberazione del lager di Auschwitz, il ministro degli Esteri polacco, Grzegorz Schetyna, ha sostenuto, per giustificare il mancato invito della Russia, che erano stati gli Ucraini, e non l’Armata sovietica, a liberare il campo di sterminio. L’8 gennaio, il Primo ministro ucraino, Arseni Iatseniouk, aveva affermato, senza venire contraddetto più dell’altro, che l’Unione Sovietica aveva aggredito la Germania nel giugno 1941!

Queste menzogne grossolane non hanno provocato la minima reazione ufficiale. Passività che è resa innanzitutto possibile dall’ignoranza storica in cui versa l’opinione pubblica: ecco uno dei risultati della censura che si è estesa fino alle istituzioni universitarie. A lungo tacita o subdola, essa ha ormai raggiunto un livello tale che una biblioteca universitaria, quella di “Paris 1 Sorbonne”, non si nasconde neanche più per giustificare il divieto che colpisce un accademico di chiara fama e addirittura l’intero catalogo di un editore progressista.

Noi firmatari esigiamo che venga posto un termine a questa violazione caratterizzata della deontologia scientifica e che la Biblioteca Pierre Mendès France dell’Università “Paris 1 Sorbonne” rispetti il pluralismo delle pubblicazioni scientifiche messe a disposizione degli studenti e degli altri frequentatori. Questa esigenza vale per la biblioteca in questione come per tutte le altre biblioteche universitarie.

No alla censura maccartista nelle biblioteche universitarie!

Il dossier completo su questa censura e la corrispondenza che la concerne è disponibile all’indirizzo http://www.historiographie.info/debats.html
Godefroy Clair, “Ingénieur d’études” all’Università Paris 8
Annie Lacroix-Riz, prof.ssa emerita di storia contemporanea, Univ. Paris 7
Aymeric Monville, Direttore delle edizioni Delga
Domenico Losurdo, prof. emerito di Storia della filosofia, Univ. di Urbino
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Parigi, 3 febbraio 2015

domenica 8 febbraio 2015

La costruzione terrorostica dell'indignazione morale nella guerra in Ucraina



E' un video che conferma l'analisi contenuta nel mio libro «La sinistra assente. Crisi, società dello spettacolo, guerra»  [DL]

Ecco chi erano i cecchini di Maidan: dovevano uccidere poliziotti e manifestanti per creare il caos
UN VIDEO DA DIFFONDERE PER CAPIRE COME SONO ANDATE VERAMENTE LE COSE NEL FEBBRAIO 2014 A KIEV (da marx21.it)


Provocazioni sanguinose e terrorismo dell’indignazione
Nell’Ucraina del febbraio 2014, nonostante la sua meticolosa e ostinata preparazione, l’agognato regime change tardava a verificarsi. Ed ecco che irrompevano cecchini i quali sparavano ripetutamente sulla folla (e in realtà anche sulle forze dell’ordine), provocando numerose vittime. Grazie a tale massacro, il terrorismo dell’indignazione poteva dispiegare tutti i suoi effetti, caricando ulteriormente la folla e consentendo ai rivoltosi ap- poggiati dall’Occidente di dare la spallata finale a un regime barcollante e di conquistare il potere. Nei giorni immediatamente successivi al colpo di Stato si potevano leggere sulla stampa occidentale commenti euforici che accarezzavano l’idea di una ripetizione a Mosca dell’operazione appena conclusa a Kiev; e forse era anche l’evocazione di tale scenario a spingere la Russia a una dura risposta sul piano politico e militare.
Era una reazione stimolata dalla rivolta delle regioni russofone dell’Ucraina, indignate per il regime change e allarmate per il ruolo svolto da forze violentemente russofobe e fascistoidi, ed era comunque una reazione di difesa contro un’espansione della Nato in Europa orientale che, accompagnata com’è dall’avanzata dello scudo spaziale, mira a far pesare su Mosca il terrore del primo colpo nucleare.
Ma torniamo a Kiev del febbraio 2014. Subito dopo il colpo di Stato di piazza Maidan interveniva però un elemento nuovo e inaspettato. Su Internet cominciava a circolare una telefonata, intercettata forse dai russi ma comunque di comprovata autenticità: il ministro degli Esteri della Lettonia, Urmas Paet, comunicava alla responsabile della politica estera dell’Unione europea, Catherine Ashton, che, in base alle informazioni in suo possesso, ad aprire il fuoco, al tempo stesso sui manifestanti e sulle forze dell’ordine, erano stati elementi legati all’opposizione, cioè ai protagonisti del colpo di Stato. Sarebbe stato lecito attendersi reazioni sdegnate da parte di Washington e Bruxelles, che invece si affrettavano a riconosce- re i nuovi governanti senza esigere chiarimenti o fare domande indiscrete.
D’altro canto, questa cinica Realpolitik non era priva di precedenti. Agli inizi del 1991 la Lituania, in quel momento parte integrante dell’Unione Sovietica, era stata scossa dalle manifestazioni di piazza del movimento indipendentista. Il 13 gennaio di quell’anno, a Vilnius, la capitale del paese, erano intervenuti i corpi speciali del ministero degli Interni, inviati da Gorbačëv, al fine di riprendere il controllo della stazione televisiva. La dura repressione aveva provocato quattordici morti: almeno, questa era (ed è) la versione ufficiale della «domenica di sangue di Vilnius». Si tratta, però, di una versione sancita per legge: chi la mette in dubbio può essere processato, com’è accaduto nel 2001 al presidente del «Fronte Popolare Socialista», colpevole di aver sostenuto la tesi secondo cui ad aprire il fuoco sui dimostranti erano stati in realtà non agenti russi, bensì agenti provocatori lituani, interessati a provocare il terrorismo dell’indignazione necessario per assicurarsi il sostegno dell’opinione pubblica interna e internazionale e portare alla vittoria il movimento secessionista (Hofbauer, 2011, pp. 245-7).

giovedì 22 gennaio 2015

Un'intervista su "La Sinistra assente"





La sinistra assente
Intervista con Domenico Losurdo
a cura di Francesco Algisi

losurdo sinistra  Domenico Losurdo è professore emerito di Storia della filosofia presso l'Università degli Studi di Urbino. Autore di numerose pubblicazioni – tra le quali ricordiamo "Controstoria del liberalismo" (Laterza, 2006), "Stalin. Storia e critica di una leggenda nera" (Carocci, 2008), "La lotta di classe" (Laterza, 2013), "Nietzsche, il ribelle aristocratico" (Bollati Boringhieri, 2014, II edizione) – ha recentemente dato alle stampe "La sinistra assente. Crisi, società dello spettacolo, guerra" (Carocci, 2014). Al pari dei precedenti, anche quest'ultimo saggio si legge con grande profitto. Su alcuni dei temi affrontati nel testo, abbiamo rivolto alcune domande all'Autore.
  Prof. Losurdo, lei scrive che "ogni leader sgradito a Washington, che si tratti di Castro, Gheddafi o Saddam Hussein, sa che deve guardarsi quotidianamente e in ogni istante della giornata dalle trame e dai tentativi di assassinio orchestrati dalla CIA" (pag.127). Questo fatto incontestabile giustifica, a suo avviso, il mancato (o comunque "problematico") sviluppo "di rapporti realmente democratici all'interno dei paesi più deboli" (pag.136) e costretti "a vivere sotto l'incubo dell'aggressione" (pag.194) da parte degli USA?
  Rispondo formulando a mia volta una domanda: il pericolo del ripetersi negli USA di attentati terroristici «giustifica» la decisione di rinchiudere a Guantanamo, senza processo e anzi senza neppure una notificazione del reato contestato, persone della più diversa età (compresi ragazzini e vegliardi) e di torturarle sistematicamente? E «giustifica» la decisione di procedere, grazie ai droni, a esecuzioni extragiudiziarie senza curarsi neppure dei cosiddetti «danni collaterali»? Nonostante l'11 settembre, i rischi corsi dai presidenti statunitensi sono ben inferiori a quelli cui erano e sono esposti Castro, bersaglio di innumerevoli tentativi di assassinio, o Gheddafi, in effetti catturato, selvaggiamente torturato e poi assassinato. Possiamo ben criticare il modo in cui Castro, Gheddafi ecc. fronteggiano lo stato d'eccezione, ma senza mai dimenticare che lo stato d'eccezione è imposto loro dall'imperialismo (da considerare il principale responsabile)...