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martedì 18 novembre 2014

Un nuovo intervento su "La sinistra assente" dall'Associazione Italia-Cuba dell'Umbria

La sinistra assente, il monopolio delle idee e la propaganda
Non affronteremo il mondo in modo dottrinario, con un nuovo principio:
qui è la verità, qui inginocchiati -Marx

Nel suo ultimo lavoro (“La sinistra assente”) il filosofo Domenico Losurdo analizza lo stato della “sinistra”, riconoscendola sorda alle ragioni dei Paesi emergenti, in quanto vittima di limiti culturali... e cita opportunamente Marx: le idee dominanti sono le idee della classe dominante, la classe che detiene il monopolio della produzione materiale, ha anche il monopolio della produzione intellettuale.
In questo quadro, la “sinistra” si mostra costantemente e desolatamente priva di autonoma capacità critica; anzi, solerte eco della “produzione intellettuale” dominante: dal lacrimare sulle giuste, inevitabili guerre umanitarie, al disinteresse per tutto quanto di nuovo (ed anche rivoluzionario) si elabora nella periferia dell’impero, fino all’entusiastico abbraccio ai nuovi eroi, i “dissidenti” di quei “regimi” che pretendono percorrere nuovi sistemi di organizzazione economica e sociale.
Così, ad esempio, quanto di antimperialista si sta elaborando e attuando in gran parte del continente latinoamericano non raccoglie che scettiche e irridenti sopracciglia alzate... “sinistra assente”, appunto. O forse, più semplicemente, disinteressata e pure infastidita da quel che va contro l’Impero?
Sopracciglio alzato e dito accusatore contro Cuba è, dal crollo dell’URSS, il cliché più consunto, il banco di prova sul quale la “sinistra” dimostra quanto sia divenuta democratica... Così, non c’è voce di un qualsiasi improvvisatosi giornalista, o di un qualsiasi incolore scrittore, o di un immaginario difensore dei diritti umani che non raccolga sostegno, ammirazione e simpatetiche odi.
Sarebbe comico se non fosse invece segno disperante di colonizzazione.
In questi giorni esce in Italia un film preannunciato dalla grancassa della stampa nobile nazionale. Laurent Cantet, regista francese, (sarà un furbacchione, visto che Cuba è sempre utile per fare “cassetta”?) piazza su una terrazza de L’Avana 5 attori cubani e fa loro recitare una sceneggiatura scritta dall’idolo della “sinistra” nostrana, tal Leonardo Padura Fuentes, scrittore insignificante ma scaltro, che utilmente resta in patria e ne esce solo (dietro costanti, amorevoli inviti di editori, traduttori, democratici liberatori varii, ecc) per graziosamente elargire letture orripilanti e macchiettistiche della Rivoluzione cubana... ah, quanta passione suscita per il suo “desencanto”, autisticamente ripetuto ad ogni intervista (sarà che la “sinistra” del dopo-URSS vi ritrova se stessa, cioè la giustificazione per il proprio giro di boa?!?).
Le battute che si scambiano gli attori, TUTTE, sono il “manifesto politico” del suddetto Padura: c’è tutto quel che continuamente ripete. Il processo rivoluzionario, fin nei dettagli, è ridicolizzato (ecco il popolo più colto del mondo, a commento di uno scambio di insulti fra giovani); stravolto in dramma (montagne di morti per fame, con buona pace di tutti i dati delle diverse agenzie ONU); grottescamente mistificato (terrore poliziesco che riporta lo spettatore al Cile di Pinochet); vigliaccamente offeso (si infanga la memoria delle migliaia di combattenti, volontari, che Cuba offrì nella guerra contro l’apartheid in Africa).
E molto altro: i cubani tutti ladri e corrotti, desiderosi di fumare marijuana, bere whisky, indossare lacoste, i medici pagati con caciotte, gli scrittori scomodi non pubblicati (proprio sfacciato, il signor Padura, i cui libri si trovano normalmente nelle librerie cubane!), i malati di cancro curati con le medicine che vengono dall’estero, perfino i fagioli (squisito piatto nazionale e continentale) diventano buoni grazie all’olio arrivato in dono dalla Spagna! Non è facile trovare un altro esempio di film puramente di propaganda, come questo... neanche i fini e sperimentati addomesticatori di cervelli statunitensi credo siano arrivati a tanta sfacciata stupidità.
Non manca infine, ovvio, l’appello a “riprendersi il Paese” (!!!), che apparterrebbe a questi 5 signori (opportunisti, ladri e parassiti e rei confessi)... mentre certo non appartiene a coloro (milioni) che in questi duri e cruenti 50 anni di Rivoluzione hanno studiato e lavorato, pensato e costruito, ai maestri che salgono in montagna ad insegnare in scuole dove c’è anche un solo figlio di contadini, ai medici che vanno nei luoghi più desolati e disperati del mondo ad assistere popolazioni che mai hanno visto un camice bianco, ai ricercatori scientifici che, modestamente salariati, raccolgono riconoscimenti internazionali...
Né appartiene, ovviamente, a coloro (quanti? migliaia?) che in tutto il tempo della Rivoluzione hanno rinunciato a costruire serenità personale e familiare impegnando la propria vita a difesa della vita di tutti gli 11 milioni di cubani, costantemente attaccata dal terrorismo made in USA (che ha raccolto 3500 morti): solo di alcuni di questi eroi oggi si conosce il nome, nella gran parte dei casi non hanno avuto come ricompensa che la certezza di aver compiuto semplicemente il proprio dovere di amore verso il Paese e i concittadini.
Inevitabile e amarissimo il parallelo fra i 5 personaggi del signor Padura Fuentes (che sghignazzando su “l’uomo nuovo”, vivono sfruttando ciò che ha conquistato il Paese) e i 5 antiterroristi cubani incarcerati e torturati negli Stati Uniti, dal 1998, per essersi infiltrati nelle organizzazioni terroristiche di Miami al fine di informare Cuba sui piani di aggressione armata, aiutando ad evitare altre morti...

E la sinistra? all’uscita dalla sala, il cerebralmente assopito “popolo di sinistra” non mostrava ALCUN brivido di diffidenza su quanto aveva udito e visto nel film...
La propaganda dell’Impero, a casa nostra, ha sgominato ogni resistenza, anche solo culturale ?!

Anna Serena Bartolucci
AsiCubaUmbria
Perugia, 17 novembre 2014

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