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sabato 21 maggio 2011

«Global Times» condanna Kruscev e Gorbacev

«Global Times», quotidiano cinese in lingua inglese, richiama l’attenzione sulle «quattro lezioni» che scaturiscono dal crollo dell’Unione Sovietica. Nell’avviare le necessarie riforme
1) Il Partito comunista non deve abdicare alla leadership.
2) Non deve «abbandonare il principio della proprietà pubblica quale fondamento dell’economia».
3) Non deve denigrare i leaders precedenti, come invece ha fatto Kruscev, che «ripudiò Stalin nel “Rapporto segreto” del 1956».
4) Deve stare in guardia nei confronti dell’Occidente, al contrario di quello che fece Gorbacev, il quale si legò mani e piedi agli Usa, rivelando anche in questo caso la sua «enorme cecità» [DL].


Global Times (5/19/11)
Four lessons from the collapse of the Soviet Union By Liu Shulin
Liu Shulin

A tide of reform spread in the socialist states in the 1980s. However, just like running faces bigger risk of falling down than walking, the reforms in socialist countries are even vulnerable. The lessons from the failure of Communist Party of the Soviet Union (CPSU) are valuable for China, which is experiencing reform today.

Firstly, the party should not give up its leadership of the country during the reforms. The CPSU, though it had been plagued by corruption to a severe degree, could have been resurrected. But in the clamor of "limitless openness," the CPSU had lost its control of the intelligentsia, theory circles and the media.

Secondly, reforming should not abandon the principle of public ownership as economic foundation. The socialist public ownership has determined the nature of socialism and guaranteed the people can manage themselves. It is also the most substantial part of the socialist system. As long as the position of public ownership is sustained, the foundation of socialist countries stays, no matter how the reforms proceed.
On July 1, 1991, the Soviet Union's Supreme Soviet passed a privatization law, which regulated that the State-owned enterprises could be turned to collective or shareholding enterprises, and they could be sold or auctioned.
In the same month, Soviet leader Mikhail Gorbachev wrote to the G7 summit to inform them that the first two years of the plan would see 80 percent of medium- or small- sized enterprises sold to individuals and then the mode of massive private enterprises was promoted.
Privatization generated the privileged class and produced class differentiation in the Soviet Union, which could only lead to two
results: a reshuffle of the country because of a sharp U-turn in policy on the part of the ruling party, or an angry public struggling with the new reality.

Thirdly, reforming doesn't simply mean denying previous leaders.
Nikita Khrushchev repudiated Joseph Stalin in the "Secret Speech" in 1956. And from then on the anti-Stalin movement lasted several decades in the Soviet Union, and led to the disastrous consequences of denying the history of the Soviet Union, and finally opposing the systems and goals of communism.
However, merely denying the past does not help solve the problem.
During the reforms in the 1980s, Gorbachev changed the direction of the Soviet Union based on the so-called "new thinking."
What was the ultimate purpose of the reform? Should the reform persist in following the principles of socialism? On these fundamental issues, Gorbachev showed nothing but enormous blindness.

Fourthly, the reform should not rely on external powers. The US never changed its goal of trying to "peacefully transform" the Soviet Union and other socialist countries. It took steps to put ideological pressure on socialist countries, while the leaders of the Soviet Union who supported reform took no precautions at all.
Gorbachev cared about evaluation and praise from the US, and his efforts to promote openness and the so-called "cultural autonomy" were all in the hope of obtaining US support.
Moreover, he is claimed to have first called the US president after the attempted coup by Soviet hardliners and left his house arrest only after asking the US president for instructions.

It is understandable to keep contact with the Western countries under the open situation, but it is necessary to maintain a sober mind, and to take effective precautions.

The author is a professor at the School of Social Sciences at Tsinghua University. opinion@globaltimes.com.cn

10 commenti:

Anonimo ha detto...

Pochi scritti riescono a farci intendere la saggezza della dirigenza del Partito comunista cinese come questo.
Per quello che conta, condivido ogni singola parola di questo articolo.
Il prof. Losurdo ha fatto davvero bene a dargli evidenza.

Vladimiro Giacché

Anonimo ha detto...

Qui la traduzione in italiano:

http://aurorasito.wordpress.com/2011/05/21/quattro-lezioni-dal-crollo-dellunione-sovietica/

A. Peruzzi

Anonimo ha detto...

Dopo la morte di Lin Piao, il processo alla banda dei quattro e il famoso "arricchitevi" confesso che avevo smesso di pensare alla Cina come a un paese socialista. Pur condividendo l'articolo non mi sento subito entusiasta come Vladimiro Giacché della dirigenza del partito comunista cinese ma sono disponibilissimo a cambiare idea (direi quasi speranzoso: i vecchi comunisti sentono il bisogno di un paese di riferimento). Vorrei fosse chiarito ai lettori del blog (forse è già stato fatto ma devo aver perso qualche puntata, se è così mi scuso in anticipo) in base a quali considerazioni la Cina attuale possa essere definita un paese socialista e se sia in qualche modo possibile stabilire delle analogie tra la Russia di Stalin e la Cina di Deng. Mi piacerebbe poi sentire l'opinione del professor Losurdo sulle recenti riforme cubane.

Antonio C. ha detto...

Io penso che Marx abbia dimostrato che a differenza di altre forme sociali ed economiche precedenti,nelle quali il sottoconsumo popolare c'era ma non c'erano le crisi cicliche, il capitalismo incappi nelle crisi perchè, sulla base della proprieta privata dei mezzi di produzione e della concorrenza attorno al saggio medio di profitto, il nuovo valore diventa capitale e l'accumulazione del capitale porta alla sovrapproduzione e spinge il valore della forza lavoro sempre più in basso, perchè quando il saggio di profitto scende al di sotto di un certo valore l'incentivo a guadagnare svanisce, e un numero di braccia diventano superflue e rimangono ferme, finchè il prezzo della forza lavoro torna a un livello adeguato alle esigenze di valorizzazione del capitale. Nel Socialismo, eliminata la proprietà privata dei mezzi di produzione, il popolo decide razionalmente quanta parte del nuovo valore creato vada alla riproduzione delle forze produttive, quanta al reintegro e all'accumulazione, messo da parte per far fronte a disagi futuri, destinato a forme sociali (cultura, arte ecc..). Per questo nelle economie socialiste si assiste a una riproduzione su scala allargata del proletariato, pechè non c'è concorrenza sulla base del capitale costante (il lavoro vivo non serv per valorizzare quello passato), la contraddizione tra lavoro e plusvalore, tra consumo e accumulazione, si risolve in un livello superiore, sempre maggiore di beni a disposizione dell'operaio. Le forze produttive sono libere di svilupparsi. Penso che il Socialismo sovietico, anche vincente almeno fino a Stalin, sia diverso da quello cinese attuale perchè allora 1l 100% dei mezzi di produzione apparteneva allo Stato, e il fenomeno descritto sopra avveniva nella sua purezza, permettendo all'URSS di industrializzarsi nei 10 anni precedenti la 2a guerra mondiale, segreto questo della vittoria sul nazifascismo. Tuttavia agli ochhi di Deng l'apertura al capitale era l'unica soluzione per evitare la stagnazione delle forze produttive, che stava per diventare pericolosa durante il grande balzo e la rivoluzione culturale, e che avrebbe significato il collasso del Socialismo in Cina.
Saluti
Antonio Capitanio

Antonio C. ha detto...

Per il Prof. Losurdo
Potrebbe pubblicare un documento in cui riproduce l'intervento che avrebbe dovuto fare ad Ancona il 15 maggio(se non erro), io sono uno dei presenti, ed aspettavo di sentire l'intervento del prof. anche per eventuali aggiornamenti sul Socialismo cinese
Saluti
Antonio Capitanio

Antonio C. ha detto...

Cerco di spiegare semplicemente le leggi dell'accumulazione (sperando di ricevere correzioni nei punti in cui commetto errori).Quando la profittabilità dei capitali scende sotto un certo livello critico, l’accumulazione rallenta in seguito all’aumento del prezzo del lavoro (dovuto alla concorrenza tra capitalisti), perché lo stimolo del guadagno diminuisce. Il prezzo del lavoro cade a un livello inferiore in seguito a una minore domanda di forza-lavoro, e solo allora una nuova fase di accumulazione può iniziare. In Italia il tasso di disoccupazione cresce dal 1975 circa, con due eccezioni, all’inizio degli anni ’90 e del 2000. All’inizio dell’accumulazione capitalistica la concorrenza tra produttori privati causa un aumento della domanda di forza-lavoro, e necessariamente dei salari. In questa fase dunque si assiste ingenere a una riduzione del tasso di disoccupazione. In Italia ciò accade fino a circa il 1963. A questo punto diventa conveniente investire più in nuove tecnologie, es. nuove macchine, rispetto a nuova forza-lavoro, fino a che il prezzo della forza lavoro è superiore a quella del macchinario da introdurre nella produzione. L’introduzione di nuove macchine permette una maggiore produttività del lavoro, uno smercio maggiore (sovrapproduzione) e quindi l’abbattimento del costo del singolo prodotto e del prezzo del prodotto al di sotto del prezzo di mercato ma al di sopra del costo di produzione.

Antonio C. ha detto...

La concorrenza dunque, attraverso la diffusione delle nuove tecnologie, porta a una riduzione del valore della forza-lavoro, come del valore di qualsiasi altra merce, il salario al di sopra del suo valore e il prezzo del prodotto al suo costo di produzione. Di qui ancora la necessità di abbattere i costi utilizzando nuove tecnologie, nuove macchine sostituiscono i lavoratori, una nuova discesa del prezzo del prodotto al di sotto del prezzo di mercato ma al di sopra dei costi di produzione ecc. L’accumulazione di capitale è quindi accompagnata da un aumento della produttività del lavoro e del rapporto capitale costante/lavoratori, in una maggiore produzione, una riduzione del valore del singolo prodotto e una riduzione del saggio di profitto. Fino a qui la fase espansiva del capitale, di cosiddetta accumulazione. Con la fase di crisi seguente il salario ritorna al suo valore e il ciclo può ricominciare. Questo è quello che nella RPC non può accadere perchè l'accumulazione è qualitativamente diversa, la contraddizione tra riproduzione delle forze produttive e accumulazione si risolve un una sintesi superiore in termini di benessere del proletariato, mentre sulle basi della p. privata dei mezzi di produzione la contraddizione non giunge a sintesi e trova il modo di persistere soltanto accrescendo l'abisso che separa operaio e capitalista.

Antonio C. ha detto...

Correggo "La concorrenza dunque, attraverso la diffusione delle nuove tecnologie, porta a una riduzione del valore della forza-lavoro, come del valore di qualsiasi altra merce, il salario al di sopra del suo valore e il prezzo del prodotto al suo costo di produzione". E' più esatto dire che la concorrenza porta il valore della forza lavoro al di sotto del salario. Sempre la concorrenza poi penserà a riportare il salario al giusto livello, al suo valore

Alessandro ha detto...

Invito a leggere questo libro, per capire un pò di più la Cina attuale e il suo percorso geopolitico e geostrategico.

http://www.lafeltrinelli.it/products/9788854124264/I_servizi_segreti_cinesi/Roger_Faligot.html?aut=904136

Saluti

Anonimo ha detto...

"I servizi segreti cinesi" di Roger Faligot, Newton Compton editore. E' uno scherzo? Una giocosa provocazione?