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Facebook: I lettori di Domenico Losurdo

giovedì 25 febbraio 2010

Gandhi, Liebknecht e la non-violenza

All’immediata vigilia ormai della pubblicazione del mio libro, conviene porre termine al «concorso» scherzoso che era stato indetto a proposito della partenità di due citazioni.
La prima – come diversi amici hanno indovinato – è ripresa da Gandhi, il quale è ben lungi dall’essere il santone votato ad una non-violenza incondizionata, rappresentato dall’agiografia oggi imperante. I lettori del libro vedranno che in certe occasioni Gandhi ha proceduto a una celebrazione della guerra e della vita militare in termini ancora più enfatici.
La seconda citazione – ammetto che era molto difficile indovinarlo – è ripresa da Karl Liebknecht, il campione della causa dell’antimilitarismo (e del socialismo) tra Otto e Novecento. Sottoposto a processo per alto tradimento e accusato di istigare la sedizione e la ribellione violenta nell’esercito tedesco, Liebknecht aveva controbattuto:

Io dovrei stimolare la violenza? Io che con tutte le mie forze mi impegno a sviluppare al massimo l’agitazione pianificata contro la guerra e ogni violenza? […] La violenza viene difesa mediante questa accusa contro i tentativi di eliminazione della violenza. Così stanno in realtà le cose.
Io voglio la pace, il pubblico ministero vuole invece la violenza.

Scoppiata la prima guerra mondiale e chiamato al fronte, Liebknecht si atteggia nel modo che abbiamo già visto. Piuttosto che inchinarsi al «fato» della guerra (l’espressione è del riformista Filippo Turati), Liebknecht finisce col salutare con entusiasmo la rivoluzione d’ottobre e col fondare il Partito comunista tedesco, chiamato a emulare in Germania l’impresa dei bolscevichi russi: sarà poi assassinato assieme a Rosa Luxemburg.
Oggi che si infittiscono le guerre e le minacce di guerra messe in atto dall’imperialismo, il mio libro («La non-violenza. Una storia fuori dal mito») vuol anche essere una rivendicazione dell’attualità del movimento antimilitarista.

Domenico Losurdo

Su "Aufklärung und Kritik" una nuova recensione del Nietzsche di Losurdo

di Helmut Walther, "Aufklärung und Kritik", 1/2010, pp. 295-9

La recensione-saggio di Walther, che al libro di Losurdo non risparmia le critiche (una grave sottovalutazione della carica illuministica e dissacratoria di Nietzsche, viene detto) e i riconoscimenti (rigore della contestualizzazione storica, «stupenda ampiezza di letture», demistificazione della leggenda di Elisabeth quale protagonista della fascistizzazione di un filosofo in sé politicamente innocente...), così si conclude:

«Nel complesso si tratta di un libro assai informativo, appassionante e di agevole lettura […], da raccomandare molto sia agli amici che agli avversari di Nietzsche e, al di là di essi, a tutti coloro che provano interesse per le correnti spirituali e politiche del XIX secolo»... [SGA].
Leggi tutto (in tedesco)

sabato 20 febbraio 2010

La presentazione del libro su Stalin a Tolentino

Anche nella sezione dedicata a: Dibattiti, interviste e recensioni in rete [SGA].

Presentazione di: Stalin. Storia e critica di una leggenda nera.
Domenico Losurdo, Docente ordinario di storia della filosofia dell'Università di Urbino;
Aldo Bernardini, Docente di diritto internazionale Università degli studi di Teramo.
TOLENTINO - SALA NERPITI, Venerdì 5 febbraio 2010

Gli Stati Uniti preparano la guerra contro l'Iran

Riceviamo questo comunicato stampa di Fosco Giannini, coordinatore dell'area dell'Ernesto e già senatore del PRC, e volentiero lo pubblichiamo [SGA].

di Fosco Giannini, Direzione Nazionale PRC

VENTI DI GUERRA
Gli Usa ed altri governi occidentali minacciano la guerra contro l'Iran perché questo paese starebbe lavorando per dotarsi di armi nucleari. Dunque sul piano del principio è posta la questione della punizione bellica contro ogni paese volto al riarmo atomico. Ciò vuol dire che gli Usa bombarderanno anche Israele?
Sale un vento di guerra contro l’Iran. Sale innanzitutto dal governo e dall’esercito israeliano. Sale dagli USA: per Hillary Clinton “ogni opzione è ormai possibile”, anche l’intervento bellico. Il governo Berlusconi è pronto ad allinearsi, militarmente, con gli USA ed Israele. Come viene argomentata questa minaccia ? Buona parte del mondo occidentale e capitalistico afferma che “ l’Iran sta allestendo il suo programma nucleare, la sua bomba atomica”. Gran parte della stampa e dei media di questa parte del mondo – quella che orienta l’80% dei lettori – ripete a pappagallo l’argomentazione USA e di Israele : “ L’Iran sta preparando la bomba. Non può farlo! Occorre la guerra!”.
La verità è accuratamente, ipocritamente, criminalmente nascosta a centinaia di milioni di persone e solo pochi giornali di bassissima tiratura la raccontano, invano. La verità è che se anche l’Iran si dotasse domani di un ordigno atomico, sarebbe l’ultimo – tra i grandi Paesi – ad arrivarci...

martedì 16 febbraio 2010

"Win for Life": un piccolo concorso tra i lettori in attesa del nuovo libro di Losurdo

Giovedì 4 marzo sarà in libreria l’ultimo libro di Domenico Losurdo:

La non-violenza. Una storia fuori dal mito
Laterza, Roma-Bari, pp. 286, € 22

E’ un libro che confuta luoghi comuni consolidati e che anzi contiene novità clamorose. Per darvene un’idea indiciamo tra i lettori una gara scherzosa: chi sono le due grandi personalità del Novecento che hanno pronunciato le dichiarazioni qui sotto riportate? Dopo le prime risposte e i primi interventi, daremo la parola all’autore per le sue puntualizzazioni. In palio, una copia omaggio del libro di Losurdo.
I lettori sono pregati di inviare le loro risposte nei commenti al post oppure direttamente a domenico.losurdo@uniurb.it [SGA].


Prima dichiarazione«Abbiamo un senso più profondo del dovere e perciò per noi dovrebbe essere più facile arruolarsi come volontari. Non siamo sopraffatti dalla paura allorché centinaia di migliaia di uomini muoiono di fame o di pestilenza […] Perché mai dovremmo temere la morte che forse può sopraggiungere sul campo di battaglia?».

Seconda dichiarazione
Non posso descriverti il mio stato morale. Involontario strumento di una forza che odio dal profondo dell’anima! […] Sopra noi l’inferno è scatenato. Io non sparerò […] Tutti sono completamente stufi del macello […] Tutti i pericoli non hanno importanza; soltanto l’uccidersi a vicenda, questo io non lo posso [tollerare]: questo è troppo […] Io non tirerò anche se mi fosse ordinato di tirare. Mi si potrebbe per questo fucilare. Altri sono del mio parere […] Mi sono di nuovo provvisoriamente liberato del mio fucile. Così vado senz’armi al lavoro, perciò mi sento interiormente libero».

Un'intervista a Costanzo Preve

Riceviamo da Costanzo Preve un'intervista da lui rilasciata nello scorso luglio. Le cose che vengono dette nell'intervista riguardano ovviamente Preve e il suo intervistatore e non esprimono il punto di vista di questo blog. Riteniamo però che diversi passaggi possano contribuire a illustrare alcune posizioni esposte nel dibattito su destra e sinistra. Preve stesso segnala in particolare le risposte 9-10 dell'intervista (pp. 12-14) dedicate all'Iran e all'elezione di Ahmadinejad. Volentieri perciò pubblichiamo [SGA].

sabato 13 febbraio 2010

Pubblicato anche in Germania l'intervento di Losurdo e Vattimo che denuncia i venti di guerra contro l'Iran

Il testo, che ha ricevuto notevoli apprezzamenti, è ora disponibile in tre lingue [SGA]:

di Domenico Losurdo e Gianni Vattimo, «il manifesto» del 9 febbraio, p. 10

Iran, un appel qui alimente le feu de la guerre (trad. fr. par Marie-Ange Patrizio)

Kriegsfeuer nicht nähren. Replik auf den Appell »Für Meinungsfreiheit und das Ende der Gewalt im Iran«, "Junge Welt", 13.02.2010 (Übersetzung aus dem Italienischen: Arnold Schölzel)

giovedì 11 febbraio 2010

Un nuovo intervento di Costanzo Preve. Continua il dialogo con Domenico Losurdo

Riceviamo da Costanzo Preve e volentieri pubblichiamo. Con queste riflessioni, che chiariscono tutta una serie di passaggi, si conclude il dialogo tra Preve e Domenico Losurdo sul tema destra-sinistra [SGA].


Sempre su Sinistra e Destra
Rilievi fraterni alla risposta a Costanzo Preve di Domenico Losurdo
di Costanzo Preve

Ho letto con attenzione e con gratitudine la risposta di Domenico Losurdo ai miei rilievi. Con attenzione, perché il suo contenuto si situa ad un livello molto superiore al consueto chiacchiericcio, in cui il signor Tartaglia sostituisce il signor Gramsci, e la signora Rosy Bindi sostituisce la signora Rosa Luxemburg. Con gratitudine, perché bisogna sempre essere grati a chi accetta di misurarsi sulla base di argomenti storici e filosofici di lungo periodo. Su questa base non ci sono vanità, vinti o vincitori, ma vincono sempre tutti i partecipanti al dialogo.
Per questa ragione chiedo a Losurdo un’ultima ospitalità. Ultima perché un dibattito non può continuare all’infinito, non certo perché si possa pretendere di “esaurire” un tema interminabile. Interminabile, perché non può terminare se non alla fine del ciclo storico che stiamo vivendo. Ed esso è ben lontano dal terminare. Questa “epoca di gestazione e di trapasso” (Hegel) probabilmente è appena incominciata...

martedì 9 febbraio 2010

Iran, un appello che alimenta il fuoco di guerra

di Domenico Losurdo e Gianni Vattimo, «il manifesto» del 9 febbraio, p. 10
Iran, un appel qui alimente le feu de la guerre (trad. fr. par Marie-Ange Patrizio)


«Il manifesto» di sabato 6 febbraio ha pubblicato un Appello «Per la libertà di espressione e la fine della violenza in Iran». A firmarlo, assieme a intellettuali inclini a legittimare o a giustificare tutte le guerre e gli atti di guerra (blocchi e embarghi) scatenate e messi in atto dagli Usa e da Israele, ce ne sono altri che in più occasioni, invece, hanno partecipato attivamente alla lotta per la pace e per la fine dell’interminabile martirio imposto al popolo palestinese. Purtroppo a dare il tono all’Appello sono i primi:

1) Sin dall’inizio si parla di «risultati falsificati dell’elezione presidenziale del 12 giugno 2009» e di «frode elettorale». A mettere in dubbio o a ridicolizzare questa accusa è stato fra gli altri il presidente brasiliano Lula. Perché mai dovremmo prestar fede a coloro che regolarmente, alla vigilia di ogni aggressione militare, fanno ricorso a falsificazioni e manipolazioni di ogni genere? Chi non ricorda le «prove» esibite da Colin Powell e Tony Blair sulle armi di distruzione di massa (chimiche e nucleari) possedute da Saddam Hussein?

2) L’Appello prosegue contrapponendo la violenza del regime iraniano alla «non-violenza» degli oppositori. In realtà vittime si annoverano anche tra le forze di polizia. Ma è soprattutto grave un’altra rimozione: da molti anni l’Iran è il bersaglio di attentati terroristici compiuti sia da certi movimenti di opposizione sia dai servizi segreti statunitensi e israeliani. Per quanto riguarda questi ultimi attentati, ecco cosa scriveva G. Olimpio sul «Corriere della Sera» già nel 2002 (7 giugno): «in perfetta identità di vedute con Washington», i servizi segreti israeliani hanno il compito di «eliminare», assieme ai «capi dei gruppi palestinesi ovunque si trovino», anche gli «scienziati iraniani impegnati nel progetto per la Bomba» e persino coloro che in altri Paesi sono «sospettati di collaborare con l’Iran».

3) L’Appello si sofferma con forza sulla brutalità della repressione in atto in Iran, ma non dice nulla sul fatto che questo paese è sotto la minaccia non solo di aggressione militare, ma di un’aggressione militare che è pronta ad assumere le forme più barbare: sul «Corriere della Sera» del 20 luglio 2008 un illustre storico israeliano (B. Morris) evocava tranquillamente la prospettiva di «un’azione nucleare preventiva da parte di Israele» contro l’Iran. In quale mondo vivono i firmatari dell’Appello: possibile che non abbiano letto negli stessi classici della tradizione liberale (Madison, Hamilton ecc.) che la guerra e la minaccia di guerra costituiscono il più grave ostacolo alla libertà?

Mentre non è stupefacente che a firmare (o a promuovere) l’Appello siano gli ideologi delle guerre scatenate da Washington e Tel Aviv, farebbero bene a riflettere i firmatari di diverso orientamento: l’etica della responsabilità impone a tutti di non contribuire ad alimentare il fuoco di una guerra che minaccia il popolo iraniano nel suo complesso e che, nelle intenzioni di certi suoi promotori, non deve esitare all’occorrenza a far ricorso all’arma nucleare.

lunedì 8 febbraio 2010

Due commenti sulla Cina, il Dalai Lama, gli USA e altro

di Jean Pestieau, professeur émérite de physique de l'Université catholique de Louvain, associé à l'Institut d'Etudes marxistes, Bruxelles


Cher Domenico Losurdo,

Excellent, votre article ci-dessous! Je voudrais faire un commentaire appuyant son contenu.
Durant près de 4 semaines, en octobre et novembre 2009, j'ai séjourné dans le Nord de l'Inde, notamment à Delhi et Kolkata. Tous les journaux relayaient une campagne anti-chinoise et pro-étasunienne d'une ampleur exceptionnelle.
Le premier prétexte était la guerre en Afghanistan et surtout au Pakistan avec la Chine mise au banc des accusés! Le second prétexte était la rumeur selon laquelle la Chine voulait détourner le Brahmapoutre dans l'Himalaya afin d'avoir plus d'eau sur son territoire et priver ainsi l'Inde de l'eau précieuse de l'Himalaya. Les informations suggérant que les glaciers de l'Himalaya auraient disparu dès 2035 ne faisaient qu'ajouter plus de crédit aux attaques insensées contre la Chine.
Les Etats-Unis, visiblement, excitent la polémique en coulisse. C'est, dans ces circonstances, que le Dalaï-Lama vint à la une des journaux lors des célébrations des 50 ans de sa fuite du Tibet pour rejoindre l'Inde fin octobre 1959.
Le Dalaï-Lama est présenté comme le champion de la non violence (ce qui a un écho très profond en Inde qui est sous l'influence de la théorie de la non violence de Gandhi) qui doit faire face au totalitarisme communiste chinois! En même temps ce Dalaï-Lama laisse dire que, si c'était lui qui était au poste de commande au Tibet, l'Inde continuerait à avoir l'eau de l'Himalaya.
On peut certainement dire que le Dalaï-Lama est un pion des Etats-Unis pour empêcher l'Inde et la Chine de s'unir pour le meilleur développement de la région.
Salutations amicales,
Jean Pestieau



Cher Domenico Losurdo,
J'ai lu avec beaucoup de plaisir "Fuir l'histoire" l'été dernier.

Je peux encore ajouter ceci. Depuis que le Népal est devenu une république, l'Inde a plus de difficulté à faire accepter le Népal comme son protectorat et les Etats-Unis voient leur subversion freinée dans l'Himalaya.
Le premier ministre Prachandra du Népal entre août 2008 et mai 2009 est également le leader du "Parti communiste unifié du Népal (maoïste)". Il n'a pu garder son poste de premier ministre parce qu'il voulait révoquer le chef de l'armée du Népal, un royaliste réactionnaire notoire pro-indien et pro-US, et parce qu'il voulait que le Népal améliore ses relations avec la Chine. Cela était intolérable pour les Etats-Unis et l'Inde.
C'est pourquoi la lutte de classes est à un niveau très élevé aujourd'hui au Népal. Ici aussi, les moines et autres acolytes du Dalaï-Lama, forment un bastion de subversion, avec des assises économiques fortes, plus encore qu'en Inde.
Cordialement
Jean Pestieau

giovedì 4 febbraio 2010

Il Dalai Lama e Obama: l’incontro tra i due Premi Nobel della menzogna

di Domenico Losurdo

La notizia è ora ufficiale. Tra breve il Dalai Lama sarà ricevuto da Obama alla Casa Bianca. L’incontro tra queste due anime gemelle era inevitabile: a venti anni di distanza l’uno dall’altro (1989 e 2009) hanno ricevuto entrambi il Premio Nobel per la pace, ed entrambi hanno conseguito questo riconoscimento ad maiorem Dei gloriam, o per essere più esatti a maggior gloria della «nazione eletta» da Dio. Il 1989 era l’anno in cui gli Usa conseguivano il trionfo nella guerra fredda e si apprestavano a smembrare l’Unione Sovietica, la Jugoslavia e – così essi speravano – anche la Cina. In queste condizioni ad essere incoronato come campione della pace non poteva che essere il monaco intrigante che già da trent’anni, incoraggiato e finanziato dalla Cia, si batteva per staccare dalla Cina un quarto del suo territorio (il Grande Tibet).
Nel 2009 la situazione era cambiata in modo radicale: i dirigenti di Pechino erano riusciti ad evitare la tragedia che si voleva infliggere al loro paese; invece di essere ricacciato nei decenni terribili della Cina, oppressa, umiliata e spesso condannata in massa alla morte per inedia, della «Cina crocifissa» di cui parlano degli storici, un quinto della popolazione mondiale aveva conosciuto uno sviluppo prodigioso, mentre chiari risultavano il declino e il discredito che colpivano la superpotenza solitaria che nel 1989 aveva creduto di avere il mondo nelle sue mani...
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Le Dalaï Lama et Obama. La rencontre entre deux Prix Nobel du mensonge: trad. fr. di Marie-Ange Patrizio
Dalai Lama & Obama: O encontro entre dois Prémio Nobel da mentira

Su questo argomento rinviamo a un capitolo di un libro di Losurdo che sarà in libreria dal prossimo 4 marzo:
Domenico Losurdo: La non-violenza. Una storia fuori dal mito, Laterza, Roma-Bari 2010 [SGA].


Domenico Losurdo il 5 febbraio a Tolentino