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mercoledì 18 novembre 2009

Per il ventennale della caduta del Muro di Berlino


Palestina, 2009

Da Stalin. Storia e critica di una leggenda nera, Carocci, Roma 2008
Cap. VIII, § 7. La storia universale come «grottesca vicenda di mostri» e come «teratologia»?

Condannato alla damnatio memoriae è il movimento storico che più radicalmente di ogni altro ha messo in discussione l’arroganza della «razza dei signori», la quale ha infuriato per secoli, dalla tradizione coloniale classica sino al tentativo del Terzo Reich di radicalizzarla e di farla valere nel seno stesso dell’Europa.

Sennonché, non c’è movimento storico che non possa essere sottoposto ad analoga criminalizzazione. Si prenda il liberalismo. Se si ignorano le pagine alte da esso scritte (l’affermazione della necessità della limitazione del potere e del governo della legge, ovvero la comprensione del potente stimolo che allo sviluppo delle forze produttive e della ricchezza sociale può derivare dal mercato, dalla concorrenza e dall’emulazione individuale), e ci si concentra esclusivamente sulla sorte inflitta ai popoli coloniali o di origine coloniale (per secoli sottoposti a schiavizzazione, a forme più o meno brutali di lavoro coatto e a pratiche genocide o addirittura a «olocausti», secondo l’espressione più volte utilizzata dagli storici), anche il liberalismo può essere letto in chiave più o meno criminale.

3 commenti:

http://pillandia.blogspot.com ha detto...

Mio nonno nacque nel 1912 nel paese delle Alpi Giulie HEIDENSCHAFT, che a quell’epoca apparteneva all’Impero d’Austria. Mia madre nacque in quello stesso paese nel 1941, quando era Italiano con il nome di AIDUSSINA. Dal 1947 quel paese divenne Iugoslavo e dal 1991 è in Slovenia con il nome di AJDOVŠČINA. Orrori, crimini, lutti ed un mucchio di mutazioni di confine attraversarono quel paese nel Ventesimo secolo, ma dal 2007 si può andare in quel paese sia dall’Austria che dall’Italia senza ostacoli doganali, perché la Slovenia è entrata nell’Unione Europea e nello “Spazio Schengen”.
Sarebbe bello se un giorno tutte le storie delle frontiere potessero finire come questa.

Anonimo ha detto...

Sarebbe bello se la ragione della soppressione di quei confini fosse realmente lo sviluppo di rapporti di vicinanto incentrati sulla pace ed il rispetto reciproco e non l'attuazione della politica del libero spostamento delle merci e dei lavoratori, messa in pratica di quelle politiche ultracapitaliste (liberismo, forma di manifestaione del capitalismo in questa fase di suo sviluppo) tese a finanziare le solite minoranze ed a determiare lo sfruttamento delle solite maggioranze. Chiediti chi passa quei confini oggi perchè lo fa. Ti accorgerai che il turismo e lo scambio culturale sono ragioni marginali (anche se il primo non privo di effetti negativi, come la progressiva degradazione delle coste croate).

Niccolò Zanotelli

http://pillandia.blogspot.com ha detto...

L'evoluzione, il miglioramento, la libertà di poter fare oggi quello che era soggetto a proibizione ieri è comunque un fattore positivo e non importa da che cosa sia causato.
Uno zio di mio nonno fu infoibato dagli Slavi, ma la scorsa estate io ho potuto guidare da Mantova a Lubiana senza essere fermato ad alcuna frontiera ed ho potuto pagare il parcheggio dell'auto e prendere un caffè senza cambiare la mia valuta d'origine, gli euro, che sono migliori delle lire perché hanno meno zeri, mostrano i ponti al posto di volti di persone morte e, soprattutto, non sono inflazionabili all'improvviso come le vecchie lire.
Io trovo tutto questo bellissimo e favoloso. Solo uno spirito triste ed ombroso può favellare sul perché, per come, ma se, si però eccetera. E' giusto filosofare come se non si fosse mai nati e non si dovesse morire mai, ma è anche opportuno cercare di vivere tenendo presente che comunque si può morire da domani a fra 80 anni.