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Facebook: I lettori di Domenico Losurdo

domenica 1 luglio 2018

Domenico Losurdo 1941-2018. Grazie di tutto























Il blog materialismostorico.it sospende le pubblicazioni fino a metà settembre circa, salvo cose particolarmente importanti.

I numerosi articoli su Mimmo usciti in questi giorni e eventuali ricordi da parte degli amici e dei colleghi saranno pubblicati nel corpo di questo stesso post, su materialismostorico.it e su domenicolosurdo.eu (le strumentalizzazioni, di cui abbiamo già avuto numerosi esempi, saranno ovviamente escluse).

La pubblicazione del numero 1/ 2018 di "Materialismo Storico. Rivista di filosofia, storia e scienze umane", prevista per questi giorni, slitta a data da destinarsi. Il numero conterrà la relazione di Losurdo sulla Rivoluzione d'ottobre pronunciata al convegno di Urbino del novembre 2017.

La Internationale Gesellschaft Hegel-Marx, della quale Losurdo era presidente e animatore, si sta già muovendo per ricordarlo come lui avrebbe voluto: chi volesse contribuire con un saggio sul suo lavoro o sulle tematiche da lui praticate scriva a stefano.azzara@uniurb.it 

Sono giunti moltissimi messaggi e telefonate e non è possibile ricordare tutti. Facciamo un'eccezione per i carissimi amici e compagni prof.ri Giuseppe Cacciatore, Roberto Finelli e Francesco Fistetti [SGA].
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Scienza e militanza. Un ricordo di Domenico Losurdo Angelo d'Orsi, Micromega on line
Domenico Losurdo (1941–2018) Jacobin Magazin by David Broder
In memoria di Domenico Losurdo La Città Futura Marco Paciotti e Paola Bubici
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Giorgio Cremaschi È morto il compagno Domenico Losurdo, un grande comunista, un grande filosofo, un grande militante del movimento operaio e rivoluzionario. Nella migliore tradizione marxista, Losurdo ha sempre unito lo studio, la ricerca scientifica e la produzione intellettuale ad altissimo livello, con l'impegno politico e sociale concreto a fianco degli sfruttati e degli oppressi. In questi anni di dominio del pensiero unico imperialista, costante è stata la sua lotta intellettuale e politica contro le ideologie, le bugie e le mistificazioni del potere. Questo suo impegno ci mancherà, il suo insegnamento ci resterà. Personalmente e come militante di Potere al Popolo condivido il dolore dei suoi familiari, delle compagne e dei compagni del PCI di cui era fondatore e dirigente, di tutte e tutti coloro che hanno condiviso il suo impegno e la sua lotta.
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Gianni Vattimo ... vengo a saper della morte di Mimmo Losurdo, e lo ricordo con te con ammirazione e affetto...
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Santiago Zabala ... appena saputo che ci ha lasciato Losurdo: mi dispiace tanto. Forza.
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Marie-Ange Patrizio ... É une perdita immensa per noi...
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Francesco Ravelli (un lettore) ... Contavo di rincontrare il compagno prof. Losurdo fra un mesetto in Calabria. La sua scomparsa è una perdita gravissima per chi non ha smesso di pensare a una politica liberante nel nome di Marx e Lenin. Oggi è un giorno triste per noi.
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Fabio Frosini ... ho appena appreso della morte di Mimmo. Questa mattina a Urbino ho trovato e comperato il suo libro su Kant. Leggere questo suo lavoro sarà il mio modo per ricordarlo.
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Fortunato Maria Cacciatore ... Ho appreso della morte di Mimmo Losurdo... un abbraccio
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Raffaella Santi ... Vivrà per sempre nelle sue pubblicazioni e nel ricordo di coloro che hanno avuto l'onore di conoscerlo. Proprio l'altro giorno uno studente, all'esame, ha citato una frase di Nietzsche che aveva imparato da lui durante la triennale...
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Claudio Tuozzolo ... ho appreso la triste notizia della scomparsa di Mimmo, ne sono profondamente addolorato. E' una grave perdita per la filosofia italiana, per il marxismo, e per noi tutti...
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Luigi Cavallaro ... ho appreso con addolorato stupore della scomparsa di Mimmo Losurdo. Ho imparato tanto dai suoi libri, fin dal primo che lessi su Gramsci "comunista critico", e ricordo con piacere dell'unica volta che ebbi modo di incontrarlo, a Palermo, ormai tanti anni fa, a margine di un convegno organizzato dal Cepes del non meno infaticabile  (e purtroppo mancato anche lui) Nicola Cipolla...
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Daniel Zamora ... I'm really sorry for this terrible loss. Domenico was very important in my own intellectual development. Since I met him while I had just finished my studies, he was extremely gentle and curious. Never hesitated to take time to discuss, argue and suggest ideas. It was always exciting to have him around and I'll really miss our exchanges. I'm sure it's a difficult time for you and italian comrades. We'll make for sure something in our journal Lava for him...
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Giovanni Semeraro ... ho appreso con rammarico la triste notizia della scomparsa del carissimo Domenico. La stima e l'affetto che nutrivo per lui vi è nota da anni, come pure la gratitudine per l'accoglienza che mi avete sempre disposto quando entravo in contatto con lui. Siete anche a conoscenza del riconoscimento che la nostra Università Federale Fluminense di Niterói/RJ ha espresso a Domenico per i contributi indelebili offerti alla formazione dei nostri studenti. Ieri nel nucleo di ricerca abbiamo ricordato con orgoglio e emozione le diverse circostanze nelle quali Domenico è stato tra noi e anche con Oscar Niemeyer. Non si tratta appena di ricordi, ma di un lascito imperituro che ha segnato il nostro impegno accademico e politico. Domenico ha combattuto battaglie di proporzioni mondiali. Il suo valore già era immenso, lo sarà ancor di più adesso. Con la chiarezza del suo pensiero e la forza del suo esempio continueremo in tanti quello che lui, spesso da solo, ha affrontato intrepidamente. Con l'affettuoso abbraccio di cordoglio e amicizia.
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Danilo Alessandroni ... E' con profondo dolore che vi comunico la morte del compagno DOMENICO LOSURDO, un grande intellettuale comunista conosciuto e apprezzato in tutto il mondo, una intera vita spesa a tenere alta  la bandiera del comunismo, dell'internazionalismo, della difesa dei popoli e dei paesi del Terzo Mondo, della lotta all'imperialismo americano e ad ogni discriminazione a cominciare da quella razziale. 
Con la sua mente sempre lucida ha dato un grande contributo ad interpretare e leggere la realtà odierna in base alla teoria marxista e alla lotta di classe.
Compagno sempre attivo ha unito la teoria marxista alla pratica della lotta di classe in difesa degli sfruttati. Sinistra per Urbino lo ricorda anche per il suo immediato sostegno alla ns. lista in occasione delle elezioni amministrative.
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Ermanno Torrico: Di Mimmo coltivo ricordi antichi, ancora molto vivi, che risalgono alla fine degli anni  Sessanta. In seguito non l'ho mai perduto di vista nella sua brillante carriera universitaria e di saggista. Soprattutto mi colpiva la sua lucidità analitica ancorata al marxismo, ma sempre in una dimensione autonoma e razionale. Fino all'ultimo ha posto all'ordine del giorno le problematiche della pace, dell'internazionalismo e della difesa dei più deboli. Nell'era della globalizzazione ne ha denunciato, con la forza della sua intelligenza argomentativa, le conseguenze più negative sulla stabilità sociale, politica ed economica a livello mondiale con la messa in discussione delle conquiste  più importanti ottenute dalle classi subalterne e dalla decolonizzazione  nel corso del Novecento.L'ho ascoltato per l'ultima volta l'ottobre scorso in un dibattito per i cento anni della Rivoluzione d'ottobre: una lezione sulla capacità di leggere criticamente un evento che ha avuto  conseguenze di portata mondiale e una lettura del "socialismo reale" in contrapposizione alla vulgata diffusa dalla grande stampa e da intellettuali che da tempo hanno abdicato alla loro insostituibile funzione.  Ci mancherà. 
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Marcos Aurelio da Silva "É com grande pesar que recebo a notícia da morte de Domenico Losurdo, de cujo pensamento me aproximei fortemente nos últimos anos, tendo mesmo viajado à Itália para um pós-doutorado em 2015, oportunidade a qual lhe sou imensamente grato. Suas ideias filosóficas e políticas, bem como os contatos e convívio com seus alunos na Itália, em especial Emiliano Alessandroni e Stefano G. Azzarà, mas também Gianni Fresu, hoje no Brasil, têm sido de enorme importância para meus estudos sobre Gramsci, minha intervenção política no mundo e ainda meu trabalho como geógrafo. Um gigante do pensamento que, com seu amplo e rico trabalho, continuará a travar ao nosso lado a importantíssima batalha cultural.
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Nucleo de Estudos do materialismo Histório e Geográfico: Ontem perdemos, inesperadamente, Domenico Losurdo. Seguramente o maior e mais criativo intelectual italiano desde Antonio Gramsci. Losurdo foi autor de dezenas de títulos, traduzido para diversos idiomas, tendo dezessete obras traduzidas para o português e publicadas no Brasil. Em meio à profunda crise que assola o pensamento crítico em todo o mundo, Losurdo dedicou-se à análise filosófica, aprofundando-se no conhecimento da dialética de Hegel e Marx, a partir da qual valorizou e enriqueceu o marxismo ocidental sem jamais deixar de destacar a importância da contribuição legada por gigantes como Lênin e Gramsci ao pensamento contemporâneo. Avesso às simplificações, Losurdo produziu obra densa, marcada pelo rigor teórico e adequação ao tempo presente, tornando-se autor de referência para estudiosos em diversos países do mundo. Acostumados a receber Losurdo sempre em auditórios lotados por um público entusiasmado, nós brasileiros recebemos a notícia de seu desaparecimento com profundo pesar. Nosso Núcleo de Estudos do Materialismo Histórico e Geográfico, em particular, recentemente recebera com grande satisfação a mensagem de Losurdo em que aceitava ser seu consultor externo. Teria sido uma grande alegria e enriquecedora experiência contar com as observações desta grande personalidade do marxismo do século XXI. À família e aos amigos, gostaríamos de transmitir nossas emocionadas condolências. De nossa parte, faremos aquilo que sabemos ser a melhor homenagem a este grande amigo: seguir estudando e traduzindo seus textos, dar continuidade à renovação do marxismo e à luta por um mundo socialista. Domenico Losurdo: Presente! Núcleo de Estudos do Materialismo Histórico e Geográfico (GCN/UFSC). Florianópolis, 29 de junho de 2018."
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JUGOCOORD: In memoria di Domenico Losurdo
Lo scorso 28 giugno, all’età di 77 anni, a seguito di una breve inesorabile malattia è morto Domenico Losurdo, insigne storico del pensiero filosofico, marxista, grande conoscitore di Hegel.
La notizia riguarda anche noi e ci colpisce direttamente in virtù non solo della ampia condivisione di punti di vista sulle questioni della contemporaneità – esemplificata dal grande numero di testi di Losurdo che abbiamo contribuito a far conoscere negli anni, si veda: https://it.groups.yahoo.com/neo/groups/crj-mailinglist/search/messages?query=Losurdo – ma anche in quanto Losurdo è stato socio ed era tuttora membro del Comitato Scientifico-Artistico della nostra Onlus, avendoci sostenuto anche concretamente nelle campagne avviate a seguito della aggressione NATO contro la Jugoslavia nel 1999.
Non sarebbe possibile, né corretto, entrare qui nel merito dei contenuti del suo pensiero politico-filosofico, sia per nostra inadeguatezza sia per l'impossibilità di rendere contro in maniera sintetica dei grandi temi che Losurdo ha trattato promuovendo importanti controversie, facendosi quasi esempio vivente della applicazione del metodo dialettico: pacifismo/nonviolenza ; marxismo occidentale/orientale ; guerre umanitarie, neocolonialismo e razzismo "liberale"... Su altri temi non meno rilevanti e controversi (es. sovranismo, questione nazionale, europeismo, globalizzazione ; materialismo storico/dialettico e dialettica hegeliana/engelsiana) la sintesi è di là da venire, e il contributo di "Mimmo" Losurdo ci mancherà fortemente. Ci limitiamo a segnalare su JUGOINFO * https://it.groups.yahoo.com/neo/groups/crj-mailinglist/conversations/messages/8901 * alcuni primi testi di cordoglio pervenuti, che abbozzano un suo profilo intellettuale, e proponiamo:
(1) la sua durissima introduzione alla Autodifesa di Milošević, in cui paragonava il "Tribunale ad hoc" dell'Aia alle corti-fantoccio del Ku Klux Klan: uno scritto che sembra premonitore della eliminazione fisica dell'imputato da parte dello stesso "Tribunale", occorsa pochi mesi dopo; 
(2) la segnalazione e una recensione della recentissima edizione in lingua croatoserba del saggio di Losurdo sul revisionismo storico, tradotto e curato dalla "nostra" indimenticabile Jasna Tkalec e da Luka Bogdanić.
(a cura di A. Martocchia per Jugocoord Onlus)
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Lafauteadiderot.net
Le 28 juin, Domenico Losurdo, philosophe italien, est décédé. A la création du site La faute à Diderot, il avait accepté d'être membre de son comité de rédaction, c'est pourquoi nous lui rendons hommage. Celles et ceux qui voudront appréhender sa pensée trouveront sur notre site de nombreux textes, entretiens ou extraits d'ouvrages, accessibles tout simplement via la fonction recherche. Citons en quelques uns : 
 sur son dernier ouvrage paru en France, La lutte des classes, une histoire politique et philosophique : Lutte des classes : Losurdo contre la pensée binaire, d'Eric Le Lann 
 l'entretien de Valère Staraselski avec Domenico Losurdo à la fête de l'Humanité 2007 
 Le sens du vingtième siècle. Entretien entre Domenico Losurdo et Stefano G. Azzara publié dans l'ouvrage L'humanité commune, Mémoire de Hegel, critique du libéralisme et reconstruction du matérialisme historique chez Domenico Losurdo. 
 Dialectique, histoire et conflit. Entretien avec Domenico Losurdo pour Chinese Social Sciences Today 
 " Après la catastrophe et au-delà de l'hagiographie : l'héritage permanent du libéralisme ". Conclusion du livre Contre-histoire du libéralisme, un de ses ouvrages majeurs. 
 sur le livre Gramsci, du libéralisme au communisme critique : "De Gramsci à Losurdo : grandeur de la philosophie politique révolutionnaire", d'Eric Le Lann
Notre conseil de l'été : lisez Losurdo, lisez-le jusqu'au bout !
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Le blog de comaguer
À la mémoire de notre camarade Domenico Losurdo, en gratitude, pour sa disponibilité et son enseignement MERCI MAESTRO ! Marseille, 1er juillet 2018
La rédaction de ce bulletin, qu’aucun événement ponctuel particulier ne rendait nécessaire à cette date a été achevée alors que notre ami et camarade le philosophe Domenico Losurdo vivait ses dernières heures.
Sans suivre au jour le jour son immense activité théorique et militante nous étions toujours dans l’attente de la parution d’un nouvel ouvrage que nous aurions lu dés sa sortie en attendant une traduction française pour le faire connaitre aux lecteurs français en interviewant le maitre dans une émission de COMAGUER sur RADIO GALERE.
Sa parfaite maitrise du français parlé, sa clarté, sa pugnacité intellectuelle rendait la tâche de l’intervieweur facile. La pensée de Losurdo se déployait dans toute sa plénitude à la moindre question. A l’écouter on pouvait à l’instar d’un journaliste sportif commentant les derniers mètres d’un 100 m victorieux d’Usain Bolt, tant la victoire semblait facile, souriante et décrispée, dire : « il déroulait ».
La République Populaire de Chine occupait une place importante dans la pensée et les œuvres de Domenico Losurdo. Il considérait la révolution chinoise comme un événement historique aussi important que la révolution bolchévique, idée développée dans "Fuir l’Histoire ?». Il suivait de prés l’actualité chinoise et avait à plusieurs reprises répondu à des invitations d’universités chinoises pour y donner des conférences.
Il avait souligné que l’objectif de Mao et du PCC d’assurer l’indépendance alimentaire complète du pays était un objectif prioritaire de la révolution chinoise et la condition première de son développement historique. Mao disait que si la Chine  restait dépendante des gros exportateurs internationaux de céréales, Etats-Unis au premier chef, elle demeurerait une semi-colonie comme elle l’avait été au 19° siècle. En 1949 la Chine nourrissait 500 millions d’habitants qui, pour une part d’entre eux, avaient souvent connu des périodes de famine ; aujourd’hui premier producteur mondial de blé et de riz, elle nourrit seule 1300 millions de personnes soit 800 millions de plus qu’en 1949 sur le même territoire cultivable.
Dans son analyse de la lutte des classes internationale Domenico Losurdo considérait que la Chine Populaire contemporaine continuait à prendre toute sa place dans la lutte de classe internationale pour émanciper l’humanité de la férule impérialiste.
Le stade suprême atteint au début du 20° siècle est en voie de dépassement quand la direction politique de la première ou seconde économie mondiale (selon les modes de calcul du PIB) n’est pas dirigée par les impérialistes occidentaux aux mains de leurs multinationales mais par le plus grand parti communiste du monde : 80 millions d’adhérents, une avant-garde très active et où se poursuit aussi, contre l’arrivisme, l’opportunisme et la corruption, la lutte des classes dans une économie aujourd’hui déjà bien développée et dans un société d’un niveau de formation élevé.
Domenico Losurdo était toujours là pour accompagner, stimuler et donner de l’ampleur à toute réflexion sur la Chine contemporaine.
Ce bulletin rédigé les jours précédents son décès lui doit beaucoup. Car la géographie est aussi une métaphore politique et elle a toute son importance pour la pensée chinoise. Que l’on songe que pour les Chinois il n’y a pas 4 points cardinaux mais 5 : les 4 que nous connaissons et LE CENTRE autrement dit le MILIEU de l’Empire du Milieu. La division du monde entre l’Occident et l’Orient entre l’Est et l’Ouest de Kipling « qui jamais ne se rencontreront» est une vision à la Mercator de l’impérialisme déclinant. La terre est ronde il n’y a pas UN OUEST ni UN EST.
 La ROUTE c’est la Contradiction principale : la marche vers le socialisme et la fin de l’impérialisme ; la CEINTURE c’est l’ensemble des contradictions secondaires : le cheminement complexe en suivant des côtes plus ou moins hospitalières, en franchissant des détroits, en traversant des mers dangereuses, en trouvant sur la parcours des havres portuaires sûrs, ce sont toutes les péripéties d’une très longue traversée. MERCI MAESTRO !
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Le philosophe communiste italien Domenico Losurdo vient de s’éteindre, et notre Rassemblement Communiste, déjà endeuillée comme l’ensemble du mouvement communiste par la perte récente du camarade Jean Salem, tient à rendre hommage à cet autre grande figure intellectuelle de la reconstruction communiste dans la période suivant l’effondrement de l’Union Soviétique. 
Docteur en philosophie de l’Université d’Urbino en Italie depuis 1967, Domenico Losurdo s’est employé inlassablement à combattre l’idéologie dominante des dernières décennies et le théorie du « totalitarisme » visant à identifier le communisme au fascisme. 
Tout au contraire, il avance une analyse politique dialectique du vingtième siécle autour de l’opposition entre camp socialiste et camp impérialiste et colonialiste (fascisme ou démocratie bourgeoise), déconstruit le dogme « antistaliniste » (Staline, histoire et critique d’une légende noire, Ed. Aden, 2008) et s’attaque l’infiltration de l’idéologie bourgeoise dans le mouvement ouvrier dans cette période de reflux révolutionnaire sous la forme de ce qu’il appelle « l’autophobie communiste » (Fuir l’histoire ? La révolution russe et la révolution chinoise aujourd’hui, Ed. Delga, 2005). 
Domenico Losurdo s’est également employé à souligner à quel point les victoires du mouvement communiste ont dépassé les seules frontières du camp socialiste, à travers les luttes de libération nationale qui y ont trouvé un appui, et les luttes antiracistes, et féministes, notamment aux USA, qui ont conquis des concessions du capital effrayé par la « contagion » bolchevik tout au long du vingtième siècle. 
Domenico était lecteur de notre journal Chantiers et nous avions eu le bonheur d’obtenir de lui un entretien filmé (sur la Chine et sur l’islamophobie) en 2012 : Il était un homme ouvert et rassembleur, clair et direct. Nous saluons les proches et camarades de ce grand intellectuel de notre temps, et invitons nos camarades et amis à la lecture de son œuvre, particulièrement utile dans la période.
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Marcos Aurelio da Silva "É com grande pesar que recebo a notícia da morte de Domenico Losurdo, de cujo pensamento me aproximei fortemente nos últimos anos, tendo mesmo viajado à Itália para um pós-doutorado em 2015, oportunidade a qual lhe sou imensamente grato. Suas ideias filosóficas e políticas, bem como os contatos e convívio com seus alunos na Itália, em especial Emiliano Alessandroni e Stefano G. Azzarà, mas também Gianni Fresu, hoje no Brasil, têm sido de enorme importância para meus estudos sobre Gramsci, minha intervenção política no mundo e ainda meu trabalho como geógrafo. Um gigante do pensamento que, com seu amplo e rico trabalho, continuará a travar ao nosso lado a importantíssima batalha cultural.
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Nucleo de Estudos do materialismo Histório e Geográfico: Ontem perdemos, inesperadamente, Domenico Losurdo. Seguramente o maior e mais criativo intelectual italiano desde Antonio Gramsci. Losurdo foi autor de dezenas de títulos, traduzido para diversos idiomas, tendo dezessete obras traduzidas para o português e publicadas no Brasil. Em meio à profunda crise que assola o pensamento crítico em todo o mundo, Losurdo dedicou-se à análise filosófica, aprofundando-se no conhecimento da dialética de Hegel e Marx, a partir da qual valorizou e enriqueceu o marxismo ocidental sem jamais deixar de destacar a importância da contribuição legada por gigantes como Lênin e Gramsci ao pensamento contemporâneo. Avesso às simplificações, Losurdo produziu obra densa, marcada pelo rigor teórico e adequação ao tempo presente, tornando-se autor de referência para estudiosos em diversos países do mundo. Acostumados a receber Losurdo sempre em auditórios lotados por um público entusiasmado, nós brasileiros recebemos a notícia de seu desaparecimento com profundo pesar. Nosso Núcleo de Estudos do Materialismo Histórico e Geográfico, em particular, recentemente recebera com grande satisfação a mensagem de Losurdo em que aceitava ser seu consultor externo. Teria sido uma grande alegria e enriquecedora experiência contar com as observações desta grande personalidade do marxismo do século XXI. À família e aos amigos, gostaríamos de transmitir nossas emocionadas condolências. De nossa parte, faremos aquilo que sabemos ser a melhor homenagem a este grande amigo: seguir estudando e traduzindo seus textos, dar continuidade à renovação do marxismo e à luta por um mundo socialista. Domenico Losurdo: Presente! Núcleo de Estudos do Materialismo Histórico e Geográfico (GCN/UFSC). Florianópolis, 29 de junho de 2018."
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Dall'intervista che chiude il libro L''humanité commune : Dialectique hégélienne, critique du libéralisme et reconstruction du matérialisme historique chez Domenico Losurdo (Delga, Paris 2012).

Domanda. Come incide questa debolezza teorica sullo stato della sinistra attuale? LEuropa si confronta oggi con trasformazioni imponenti che stanno mutando il volto del mondo. Sono trasformazioni che riguardano i rapporti di forza internazionali sul piano politico e su quello economico, ma anche lequilibrio tra Stato e mercato, la natura della democrazia, le grandi migrazioni. La sinistra non sembra avere oggi né idee, né prospettive politiche.

Losurdo. Con la crisi prima e col crollo poi del «socialismo reale», in Occidente e in Italia in modo particolare la sinistra ha smarrito ogni reale autonomia. Sul piano storico ha sostanzialmente desunto dai vincitori il bilancio storico del Novecento. Due sono i punti centrali di tale bilancio: per larghissima parte della sua storia, la Russia sovietica è il paese dellorrore e persino della follia criminale. Per quanto riguarda la Cina, il prodigioso sviluppo economico che si verifica a partire dalla fine degli anni 70 non ha nulla a che fare col socialismo ma si spiega soltanto con la conversione del grande paese asiatico al capitalismo. A partire da questi due capisaldi ogni tentativo di costruire una società post-capitalistica è oggetto di totale liquidazione e persino di criminalizzazione, e lunica possibile salvezza risiede nella difesa o nel ristabilimento del capitalismo. E paradossale, ma sia pure con sfumature e giudizi di valore talvolta diversi, questo bilancio viene spesso sottoscritto dalla sinistra, compresa quella «radicale».
Ancora più grave è la subalternità di cui la sinistra dà prova sul piano più propriamente teorico. Nellanalizzare la grande crisi storica che si sviluppa nel Novecento, lideologia dominante evita accuratamente di parlare di capitalismo, socialismo, colonialismo, imperialismo, militarismo. Queste categorie sono considerate troppo volgari. I terribili conflitti e le tragedie del Novecento sono invece spiegate con lavvento delle «religioni politiche» (Voegelin), delle «ideologie» e degli «stili di pensiero totalitari» (Bracher), dell«assolutismo filosofico» ovvero del «totalitarismo epistemologico» (Kelsen), della pretesa di «visione totale» e di «sapere totale» che già in Marx produce il «fanatismo della certezza» (Jaspers), della «pretesa di validità totale» avanzata dalle ideologie novecentesche (Arendt). Se questa è lorigine della malattia novecentesca, il rimedio è a portata di mano: è sufficiente uniniezione di «pensiero debole», di «relativismo» e di «nichilismo» (penso al Vattimo degli anni Ottanta). In tal modo non solo la sinistra fornisce il suo bravo contributo alla cancellazione di capitoli fondamentali di storia: i massacri e i genocidi coloniali sono stati tranquillamente teorizzati e messi in pratica in un periodo di tempo in cui il liberalismo si coniugava spesso con lempirismo e il problematicismo; prima ancora dellavvento del pensiero forte novecentesco, la prima guerra mondiale ha imposto col terrore a tutta la popolazione maschile adulta la disponibilità e la prontezza ad uccidere e ad essere uccisi. Per di più, come medico per eccellenza della malattia novecentesca viene spesso celebrato Nietzsche, che pure si attribuisce il merito di essersi opposto «ad una falsità che dura da millenni» e che aggiunge: «Io per primo ho scoperto la verità, proprio perché per primo ho sentito la menzogna come menzogna, la ho fiutata» (Ecce homo, Perché io sono un destino, 1). Così enfatica è lidea di verità, che coloro i quali sono riluttanti ad accoglierla sono da considerare folli: sì, si tratta di farla finita con le «malattie mentali» e con il «manicomio di interi millenni» (LAnticristo, § 38). Daltro canto, il presunto campione del «pensiero debole» e del «relativismo» non esita a lanciare parole dordine ultimative: difesa della schiavitù quale fondamento ineludibile della civiltà; «annientamento di milioni di malriusciti»; «annientamento delle razze decadenti»! La piattaforma teorico-politica suggerita a suo tempo da Vattimo ma che Vattimo stesso pare oggi mettere in discussione - mi sembra insostenibile da ogni punto di vista.
Altre correnti del pensiero dominante indicano il rimedio alle tragedie del Novecento non già nel relativismo, ma, al contrario, nel recupero della saldezza delle norme morali, sacrificate da comunisti e nazisti sullaltare del machiavellismo e della Realpolitik (Aron e Bobbio) ovvero della filosofia della storia e della presunta necessità storica (Berlin e Arendt). Nella sinistra e nella stessa sinistra radicale (si pensi a «Empire» di Hardt e Negri) è divenuta un punto di riferimento soprattutto Arendt. Rimossa o sottoscritta è la liquidazione a cui lei procede di Marx e della rivoluzione francese con la connessa celebrazione della rivoluzione americana (e il conseguente indiretto omaggio al mito genealogico che trasfigura gli Usa quale «impero per la libertà», secondo la definizione cara a Jefferson, che pure era proprietario di schiavi). In questo caso ancora più assordante è il silenzio sulla tradizione colonialista e imperialista alle spalle delle tragedie del Novecento. Arendt condanna lidea di necessità storica nella rivoluzione francese, e soprattutto in Marx e nel movimento comunista; dimentica però che il movimento comunista si è formato nel corso della lotta contro la tesi del carattere ineluttabile e provvidenziale dellassoggettamento e talvolta dellannientamento delle «razze inferiori» ad opera dellOccidente, si è formato nel corso della lotta contro il «partito del destino», secondo le definizione cara a Hobson, il critico inglese dellimperialismo, letto e apprezzato da Lenin. Arendt contrappone negativamente la rivoluzione francese, sviluppatasi allinsegna dellidea di necessità storica, alla rivoluzione americana, che trionfa allinsegna dellidea di libertà. In realtà lidea di necessità storica agisce con modalità diverse in entrambe le rivoluzioni: se in Francia viene considerata ineludibile anche lemancipazione degli schiavi, che è in effetti è sancita dalla Convenzione giacobina, negli Usa il motivo del Manifest Destiny consacra la conquista dellOvest, inarrestabile nonostante la riluttanza e la resistenza dei pellerossa, già agli occhi di Franklin destinati dalla «Provvidenza» ad essere spazzati via.

Arendt muore nel 1975, non ancora settantenne. In questa morte precoce cè un elemento paradossale di fortuna sul piano filosofico. Solo successivamente intervengono gli sviluppi storici che falsificano totalmente la piattaforma teorica della filosofa scomparsa: a partire dalla presidenza Reagan sono proprio gli Stati Uniti a impugnare la bandiera della filosofia della storia contro lUrss e i paesi che si richiamano al comunismo, destinati a finire nella «spazzatura della storia» e comunque collocati ai giorni nostri lo proclamano Obama e Hillary Clinton «dalla parte sbagliata della storia». Più longevi ma meno fortunati sul piano filosofico sono i devoti di Arendt, che continuano a ripetere la vecchia filastrocca, senza accorgersi del radicale rovesciamento di posizioni che nel frattempo si è verificato sul piano mondiale.

Subalterna sul piano del bilancio storico così come delle categorie filosofiche, la sinistra (compresa quella radicale) è chiaramente incapace di procedere a un«analisi concreta della situazione concreta». Tanto più, se teniamo presente che alla catastrofe teorico-politica ha contribuito ulteriormente una mossa sciagurata, quella che contrappone negativamente il «marxismo orientale» al «marxismo occidentale». Alle spalle di questa mossa agisce una lunga e infausta tradizione. In Italia, subito dopo la rivoluzione dottobre, Filippo Turati, che continua a fare professione di marxismo, non riesce a vedere nei Soviet nullaltro che lespressione politica di un«orda» barbarica (estranea e ostile allOccidente). A partire dagli anni 70 del secolo scorso, la divaricazione tra marxisti orientali e marxisti occidentali ha visto contrapporsi da un lato marxisti che esercitano il potere e dallaltro marxisti che sono allopposizione e che si concentrano sempre più sulla «teoria critica», sulla «decostruzione», anzi sulla denuncia del potere e dei rapporti di potere in quanto tali, e che progressivamente nella loro lontananza dal potere e dalla lotta per il potere ritengono di individuare la condizione privilegiata per la riscoperta del marxismo «autentico». E una tendenza che ai giorni nostri raggiunge il suo apice nella tesi formulata da Holloway, in base alla quale il problema reale è di «cambiare il mondo senza prendere il potere»! A partire da tali presupposti, cosa si può capire di un partito come il Partito comunista cinese che, gestendo il potere in un paese-continente, lo libera dalla dipendenza economica (oltre che politica), dal sottosviluppo e dalla miseria di massa, chiude il lungo ciclo storico caratterizzato dallassoggettamento e annientamento delle civiltà extra-europee ad opera dellOccidente colonialista e imperialista, dichiarando al tempo stesso che tutto ciò è solo la prima tappa di un lungo processo allinsegna della costruzione di una società post-capitalistica?

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