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lunedì 11 giugno 2012

Imminente colpo di Stato in Siria



La Nato  prepara una vasta operazione di intossicazione mediatica
di Thierry Meyssan * 10 giugno 2012, Réseau Voltaire

Alcuni Stati membri della Nato e del CCG (Consiglio di Cooperazione del Golfo) preparano un colpo di Stato e un genocidio settario in Siria. Se volete opporvi a questi crimini, muovetevi subito : fate circolare questo articolo in internet e allarmate i vostri rappresentanti nelle istituzioni democratiche.(t.m.)

Fra qualche giorno, forse a partire da venerdì 15 giugno a mezzogiorno, i siriani, accendendo i televisori, scopriranno che le loro emittenti abituali sono state rimpiazzate da trasmissioni mandate in onda dalla Cia. Vedranno dei filmati in cui truppe governative compiono massacri; vedranno manifestazioni popolari; vedranno ministri e generali mentre si dimettono; vedranno il presidente Assad darsi alla fuga e vedranno infine un nuovo governo installarsi nel palazzo presidenziale di Damasco. Ma saranno immagini false: realizzate dalla Cia. Parte in studi televisivi appositamente allestiti, come stiamo per vedere, e per il resto manipolate al computer ricorrendo ai cosiddetti effetti speciali.
Questa messinscena è direttamente condotta da Washington. Il regista-manipolatore è Ben Rhodes, consigliere aggiunto alla Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti. Obiettivo : demoralizzare i siriani per propiziare un colpo di Stato.
La Nato, che si scontra con il doppio veto della Russia e della Cina, riuscirebbe così a conquistare la Siria senza attaccarla illegalmente. Quale che sia il giudizio che si può formulare sugli avvenimenti attualmente in corso in Siria, un colpo di Stato metterebbe fine a ogni speranza di democratizzazione.
Molto ufficialmente, la Lega Araba ha chiesto agli operatori satellitari Arabsat e Nilesat di sospendere la ritrasmissione dei media siriani, sia pubblici sia privai: Syria TV, Al-Ekbariya, Ad-Dounia, Cham TV, eccetera. In questo modo le emittenti nazionali vengono accecate, perché in Siria non esiste una rete televisiva tradizionale (come l’analogico in Italia, ndt); per cui l’unico modo di vedere la televisione è la parabola, irraggiata appunto dai satelliti gestiti da Arabsat e Nilesat.
Non è la prima volta che dei golpisti disattivano dei satelliti: alla vigilia dell’aggressione alla Libia, la Lega Araba aveva censurato la televisione libica per impedire ai dirigenti della Jamahiriya (il governo di Gheddafi, ndt) di comunicare con il popolo.
Questa decisione ufficiale della Lega Araba è però soltanto la parte emersa dell’iceberg. Secondo nostre informazioni, infatti, nella scorsa settimana si sono svolte riunioni internazionali al fine di coordinare l’operazione di intossicazione mediatica. I primi due di questi incontri, a carattere tecnico, si sono svolti a Doha (Qatar); un terzo, politico, si è invece tenuto a Riyad, in Arabia Saudita.
Il primo incontro ha riunito i militari esperti in guerra psicologica, embedded (aggregati), alle redazioni di alcune reti televisive satellitari, come Al-Arabiya, Al-Jazeera, BBC, CNN, Fox, France 24, Future TV, MTV.
Anche questo arruolamento di militari nelle redazioni televisive non è una novità : è notorio che, dal 1998, ufficiali dell’United States Army’s Psychological Operations Unit (PSYOP) (la divisione di guerra psicologica dell’esercito americano, ndt) sono stati incorporati nella redazione della CNN; da allora, questa pratica è stata estesa, dalla Nato, ad altre emittenti strategiche.
Tutti questi “giornalisti in divisa” hanno redatto in anticipo una serie di false informazioni, secondo una traccia (storytelling) elaborata dall’équipe di Ben Rhodes (il citato regista-manipolatore) alla Casa Bianca. Per accreditare le loro menzogne, i manipolatori ricorrono a una sorta di tecnica autoreferenziale, dove ogni emittente coinvolta cita le menzogne di ogni altra per renderle tutte credibili agli occhi dei telespettatori.
Gli organizzatori della messinscena mediatica non si sono limitati a requisire le reti televisiva della Cia per la Siria e il Libano (Barada, Future TV, MTV, Orient News, Syria Chaab, Syria Alghad), ma anche una quarantina di catene religiose wahabite [1], che esorteranno i fedeli al massacro confessionale al grido di: «I cristiani a Beirut, gli alawiti nella fossa!».
La seconda delle tre riunioni preparatorie del golpe ha radunato ingegneri e tecnici per pianificare la fabbricazione dei filmati falsi, in parte  da realizzarsi tramite riprese filmiche (in studio o in esterno), il resto ricorrendo a immagini di sintesi computerizzata. A questo scopo sono stati allestiti, durante le ultime settimane, studi cinematografici in Arabia, dove sono stati ricostruiti i due palazzi presidenziali siriani e le piazze principali di Damasco, Alep e Homs. Studi cinematografici del genere esistevano già, a Doha (dove furono girate, con migliaia di comparse, le scene della conquista del palazzo di Gheddafi, ndt), ma questi impianti sono stati giudicati inadeguati alla manipolazione che si prepara in Siria.
Veniamo alla terza riunione preparatoria del golpe. Vi hanno partecipato il generale James B. Smith, ambasciatore degli Stati Uniti, un rappresentante della Gran Bretagna e il principe Bandar Bin Sultan (soprannominato dalla stampa americana «Bandar Bush», per via dell’abitudine del presidente George Bush padre di considerarlo proprio figlio adottivo).  In questa riunione ci si è occupati di coordinare l’azione dei media con quelle della cosiddetta Armata Siriana Libera (ASL), di cui i mercenari del principe Bandar costituiscono il grosso degli effettivi.
L’operazione golpista era in gestazione da mesi. Il Consiglio per la Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti l’ha fatta scattare dopo che il presidente russo Putin ha notificato alla Casa Bianca che la Russia si opporrebbe con la forza a ogni intervento militare illegale della Nato in Siria.
L’operazione comporta due iniziative simultanee : da un lato, diffondere false informazioni, dall’altro censurare ogni possibilità di controbatterle.
Il fatto di oscurare televisioni satellitari allo scopo di condurre una guerra non è nuovo, si diceva. Così, sotto la pressione di Israele, gli Stati Uniti e l’Unione Europea hanno via via neutralizzato le televisioni libanese, palestinese, irachena, libica e iraniana. Un oscuramento che non ha toccato le trasmissioni provenienti da alcun altro Paese.
Neppure la diffusione di notizie false è una novità. Per ben quattro volte vi si è fatto ricorso nell’ultimo decennio:
• Nel 1994, un’emittente di musica pop, Radio libre des Mille Collines (RTML), ha lanciato il segnale del genocidio ruandese esortando gli ascoltatori al grido di: «Uccidere gli scarafaggi!».
• Nel 2001 la Nato ha utilizzato i media per imporre la propria versione degli attentati dell’11 settembre e giustificare così l’aggressione all’Afghanistan e all’Iraq. Già all’epoca Ben Rhodes era stato incarico dall’amministrazione Bush di redigere il Rapporto della  Commission Kean/Hamilton sugli attentati.
• Nel 2002 la Cia ha fatto ricorso a cinque reti televisive del Venezuela (Televen, Globovision, Meridiano, ValeTV e CMT) per far credere che erano state le oceaniche manifestazioni popolari a indurre alle dimissioni il presidente eletto, Hugo Chavez, mentre in realtà era caduto vittima di un colpo di Stato militare.
• Nel 2011, durante la battaglia di Tripoli, la Nato ha fatto realizzare in studio, e diffondere da Al-Jazeera et Al-Arabiya, immagini di ribelli libici che entravano nella piazza centrale della Capitale; in realtà i ribelli erano ancora lontani dalla città. Scopo della messinscena era persuadere il popolo che la guerra era ormai perduta e che dunque non aveva più senso continuare a resistere agli invasori.
Ormai i media non si limitano più a sostenere la guerra. La fanno.
Questo dispositivo di falsificazione mediatica viola i principi fondamentali del diritto internazionale. A cominciare dall’articolo 19 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, relativo al fatto «di ricevere e di diffondere, a prescindere dalle frontiere, le informazioni e le idee diffuse per qualsiasi strumento di espressione».
Soprattutto, l’offensiva mediatica degli Stati Uniti e dei loro alleati viola le risoluzioni dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, adottate all’indomani della Seconda guerra mondiale per prevenire le guerre. Le risoluzioni 110, 381 e 819 bandiscono «gli ostacoli al libero scambio delle informazioni e delle idee» (nel nostro caso: l’oscuramento delle reti televisive siriane) e «la propaganda atta a provocare o incoraggiare ogni minaccia alla pace, o rottura della pace od ogni altro atto di aggressione».
Giuridicamente la propaganda di guerra è un crimine contro la pace, il più grave dei crimini, poiché rende possibili i crimini di guerra e i genocidi.

[1] Il wahabismo è la religione dell’Arabia Saudita e del Qatar, e dei loro sostenitori in Libano e in Siria. Gli alawiti sono i musulmani predominanti in Siria. La crociata lanciata dalle monarchie arabe contro la Siria si connota di “guerra agli infedeli”, primi fra tutti Assad, che è appunto alawita (ndt).

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Thierry Meyssan, intellettuale francese, presidente e fondatore di Réseau Voltaire e della Conferenza Axis for Peace, è docente di Relazioni Internazionali al Centro di studi strategici di Damasco. Ultima opera pubblicata in francese: L’Effroyable imposture : Tome 2, Manipulations et désinformations (éd. JP Bertand, 2007).


URGENT
L’OTAN prépare une vaste opération d’intoxication
par Thierry Meyssan  10 giugno 2012 

Des États membres de l’OTAN et du CCG préparent un coup d’État et un génocide sectaire en Syrie. Si vous voulez vous opposer à ces crimes, agissez dès maintenant : faites circuler cet article sur le Net et alertez vos élus.
Dans quelques jours, peut-être dès vendredi 15 juin à midi, les Syriens qui voudront re-garder les chaînes nationales verront celles-ci remplacées sur leurs écrans par des télévi-sions créées par la CIA. Des images réalisées en studio montreront des massacres imputés au gouvernement, des manifestations populaires, des ministres et des généraux donnant leur démission, le président el-Assad prenant la fuite, les rebelles se rassemblant au cœur des grandes villes, et un nouveau gouvernement s’installant au palais présidentiel.
Cette opération, directement pilotée depuis Washington par Ben Rhodes, conseiller ad-joint de sécurité nationale des États-Unis, vise à démoraliser les Syriens et à permettre un coup d’État. L’OTAN, qui se heurte au double veto de la Russie et de la Chine, parvien-drait ainsi à conquérir la Syrie sans avoir à l’attaquer illégalement. Quel que soit le juge-ment que l’on porte sur les événements actuels en Syrie, un coup d’État mettrait fin à tout espoir de démocratisation.
Très officiellement, la Ligue arabe a demandé aux opérateurs satellitaires Arabsat et Nilesat de cesser la retransmission des médias syriens, publics et privés (Syria TV, Al-Ekbariya, Ad-Dounia, Cham TV etc.). Il existe un précédent, puisque la Ligue avait déjà œuvré à la censure de la télévision libyenne pour empêcher les dirigeants de la Jamahi-riya de communiquer avec leur peuple. Il n’y a pas de réseau hertzien en Syrie où les té-lévisions sont exclusivement captées par satellite. Mais cette coupure ne laissera pas les écrans noirs.
En effet, cette décision publique n’est que la partie émergée de l’iceberg. Selon nos in-formations plusieurs réunions internationales ont été organisées cette semaine pour coor-donner l’opération d’intoxication. Les deux premières, d’ordre technique, se sont tenues à Doha (Qatar), la troisième, politique, s’est tenue à Riyad (Arabie saoudite).
Une première réunion a rassemblé les officiers de guerre psychologique « embedded » dans quelques chaînes satellitaires, dont Al-Arabiya, Al-Jazeera, BBC, CNN, Fox, France 24, Future TV, MTV — On sait que depuis 1998 des officiers de l’United States Army’s Psychological Operations Unit (PSYOP) ont été incorporés dans la rédaction de CNN ; depuis, cette pratique a été étendue par l’OTAN à d’autres stations stratégiques—. Ils ont rédigé à l’avance de fausses informations, selon un « storytelling » élaboré par l’équipe de Ben Rhodes à la Maison-Blanche. Une procédure de validation réciproque a été mise au point, chaque média devant citer les mensonges des autres pour les rendre crédibles aux yeux des téléspectateurs. Les participants ont également décidé de ne pas uniquement réquisitionner les chaînes de la CIA pour la Syrie et le Liban (Barada, Future TV, MTV, Orient News, Syria Chaab, Syria Alghad), mais aussi une quarantaine de chaînes reli-gieuses wahhabites qui appelleront au massacre confessionnel au cri de « Les chrétiens à Beyrouth, les alaouites au tombeau ! »
Le second meeting réunissait des ingénieurs et des réalisateurs pour planifier la fabrica-tion d’images de fiction, mêlant une partie en studio à ciel ouvert et une partie d’images de synthèse. Des studios ont été aménagés durant les dernières semaines en Arabie saou-dite pour reconstituer les deux palais présidentiels syriens et les principales places de
Damas, Alep et Homs. Il existait déjà des studios de ce type à Doha, mais ils étaient in-suffisants.
La troisième réunion regroupait le général James B. Smith, ambassadeur des États-Unis, un représentant du Royaume-Uni, et le prince Bandar Bin Sultan (que le président George Bush père désignait comme son fils adoptif, au point que la presse états-unienne l’a sur-nommé « Bandar Bush »). Il s’agissait de coordonner l’action des médias et celle de « l’Armée syrienne libre » dont les mercenaires du prince Bandar forment le gros des ef-fectifs.
L’opération qui était en gestation depuis des mois a été précipitée par le Conseil de sécu-rité nationale des États-Unis après que le président Poutine ait notifié à la Maison-Blanche que la Russie s’opposerait par la force à toute intervention militaire illégale de l’OTAN en Syrie.
Cette opération comprend deux volets simultanés : d’une part déverser de fausses infor-mations et d’autre part censurer toute possibilité d’y répondre.
Le fait d’interdire des TV satellitaires pour conduire une guerre n’est pas nouveau. Ainsi, sous la pression d’Israël, les États-Unis et l’Union européenne ont successivement inter-dit des chaînes libanaise, palestiniennes, irakiennes, libyennes, et iraniennes. Aucune cen-sure n’a été effectuée envers des chaînes satellitaires provenant d’autres régions du monde.
La diffusion de fausses nouvelles, n’est pas non plus une première. Cependant, quatre pas significatifs ont été franchis dans l’art de la propagande au cours de la dernière décennie.  • En 1994, une station de musique pop, la Radio libre des Mille Collines (RTML) a donné le signal du génocide rwandais en appelant à « Tuer les cafards !  ». 
• En 2001, l’OTAN a utilisé des médias pour imposer une interprétation des attentats du 11-Septembre et justifier les attaques de l’Afghanistan et de l’Irak. À l’époque déjà, c’est Ben Rhodes qui avait été chargé par l’administration Bush de rédiger le rapport de la Commission Kean/Hamilton sur les attentats. 
• En 2002, la CIA a utilisé cinq chaînes, Televen, Globovision, Meridiano, ValeTV et CMT, pour faire accroire que des manifestations monstres avaient contraint le président élu du Venezuela, Hugo Chavez, à démissionner, alors qu’il venait d’être victime d’un coup d’État militaire. 
• En 2011, lors de la bataille de Tripoli, l’OTAN a fait réaliser en studio et diffuser par Al-Jazeera et Al-Arabiya des images des rebelles libyens entrant sur la place centrale de la capitale, alors qu’ils étaient encore loin de la ville, de sorte que les habitants, persuadés que la guerre était perdue, cessèrent toute résistance.
Désormais, des médias ne se contentent plus de soutenir la guerre, ils la font. Ce dispositif viole des principes de base du droit international, à commencer par l’article 19 de la Déclaration universelle des Droits de l’homme relatif au fait « de recevoir et de répandre, sans considérations de frontières, les informations et les idées par quelque moyen d’expression que ce soit ». Surtout, il viole les résolutions de l’Assemblée géné-rale des Nations-Unies, adoptées au lendemain de la Seconde Guerre mondiale pour pré-venir les guerres. Les résolutions 110, 381 et 819 interdisent « les obstacles au libre-échange des informations et des idées » (en l’occurrence la coupures des chaînes sy-riennes) et «  la propagande de nature à provoquer ou encourager toute menace à la paix, rupture de la paix, ou tout acte d’agression ». En droit, la propagande de guerre est un crime contre la paix, le plus grave des crimes, puisqu’il rend possible les crimes de guerre et les génocides.


Iminente golpe de Estado na Síria URGENTE 
A NATO prepara uma vasta operação de intoxicação
Por Thierry Meyssan (trad. João Carlos Graça)



Os estados membros na NATO e do CCG preparam um golpe de Estado e um genocídio sectário na Síria. Caso pretendam opor-se a estes crimes, ajam quanto antes; façam circular estes artigo na Net e alertem os vossos conhecidos.

Dentro de poucos dias, talvez a partir de sexta-feira 15 de Junho ao meio dia, os sírios que pretenderem ver as cadeias de televisão nacionais terão estas substituídas nos écrans por televisões criadas pela CIA. Imagens realizadas em estúdio mostrarão cadáveres imputados ao governo, manifestações populares, ministros e generais apresentarão a sua demissão, o presidente el-Assad tratando de fugir, os rebeldes reunindo-se no coração das grandes cidades e um novo governo instalando-se no palácio presidencial. Esta operação, diretamente monitorizada a partir de Washington por Ben Rhodes, conselheiro adjunto da segurança nacional dos Estados Unidos, visa desmoralizar os sírios e preparar um golpe de Estado. A NATO, que esbarrou no duplo veto da Rússia e da China, conseguiria assim conquistar a Síria sem ter de a atacar ilegalmente. Qualquer que seja o julgamento sobre os atuais acontecimentos na Síria, um golpe de Estado poria fim a toda a esperança de democratização.
De maneira absolutamente formal, a Liga Árabe pediu aos operadores de satélite Arabsat e Nilesat para cortarem a transmissão dos media sírios, públicos e privados (Syria TV, Al-Ekbariya, Ad-Dounia, Cham TV, etc.). Existe um precedente, dado que a Liga Árabe tinha já procedido à censura de televisão líbia de forma a impedir os dirigentes da Jamahiriya de comunicarem com o seu povo. Não existe rede hertziana na Síria, onde as televisões são exclusivamente captadas por satélite. Mas este corte não deixaria os écrans apagados. De facto, esta decisão é apenas a parte emersa do iceberg. Segundo informações de que dispomos, diversas reuniões internacionais foram levadas a cabo na semana passada para coordenar a operação de intoxicação. As duas primeiras, de natureza técnica, tiveram lugar em Doha (Qatar), a terceira, política ocorreu em Riade (Arábia Saudita).
Uma primeira reunião juntou os oficiais de guerra psicológica “embedded” em certas cadeias de satélite, entre as quais Al-Arabiya, Al-Jazeera, BBC, CNN, Fox, France 24, Future TV, MTV. Sabe-se que desde 1998 os oficiais da United States Army’s Psychological Operations Unit (PSYOP) foram incorporados na redação da CNN; a partir daí, esta prática foi estendida pela NATO a outras estações estratégicas. Redigiram antecipadamente falsas informações, segundo um “storytelling” elaborado pela equipa de Ben Rhodes na Casa Branca. Um procedimento de validação recíproca foi posto em marcha, cada media devendo citar os outros de forma a contribuir para torná-los credíveis aos ouvidos dos telespectadores. Os participantes decidiram igualmente requisitar não apenas as cadeias da CIA para a Síria e o Líbano (Barada, Future TV, MTV, Orient News, Syria Chaab, Syria Alghad), mas também outras quarenta cadeias religiosas wahhabitas, as quais apelarão ao massacre confessional aos gritos de “Os cristãos para Beirute, os alauitas para o túmulo!”
A segunda reunião juntou engenheiros e realizadores, visando planear a fabricação de imagens de ficção, misturando uma parte em estúdio a céu aberto e uma parte de imagens de síntese. Os estúdios foram arranjados durante as últimas semanas na Arábia Saudita, de modo a reconstituir aos dois palácios presidenciais sírios e os principais lugares de Damasco, Alepo e Homs. Já havia estúdios deste tipo em Doha, mas eram insuficientes.
A terceira reunião agrupou o general James B. Smith, embaixador do EUA, um representante do Reino Unido e o príncipe Bandar Bin Sultan (a quem o presidente George Bush pai designou como seu filho adotivo, ao ponto de a imprensa norte-americana o ter designado como “Bandar Bush”). Tratava-se de coordenar a ação dos media e a do “Exército Sírio Livre”, do qual os mercenários do príncipe Bandar formam o grosso dos efetivos.
A operação, em gestação desde há meses, foi precipitada pelo conselho de segurança nacional dos EUA, depois de o presidente Putin ter notificado a Casa Branca de que a Rússia se oporia pela força a toda a intervenção militar ilegal da NATO na Síria.
Essa operação compreende dois vetores simultâneos: por uma lado, diversificar as falsas contrainformações; por outro lado, censurar toda e qualquer a possibilidade de lhes responder.
A interdição das TVs por satélite como forma de conduzir uma guerra não é uma novidade. De facto, sob pressão de Israel, os EUA e a União Europeia impuseram sucessivas interdições a cadeias libanesas, palestinianas, iraquianas e líbias. Nenhuma censura foi imposta a cadeias de satélite provenientes de outras partes do mundo.
Tão-pouco a difusão de notícias falsas constitui uma estreia. Entretanto, quatro novos passos significativos foram dados na arte da propaganda durante o decurso das últimas décadas:

- Em 1994 uma estação de música Pop, a “Radio Libre des Mille Collines” (RTML) deu o sinal para o genocídio no Ruanda apelando a “Matar as baratas!”.

- Em 2001 a NATO utilizou os media para impor uma interpretação dos atentados de 11 de Setembro e justificar os ataques ao Afeganistão e ao Iraque. Nesta altura, já Ben Rhodes tinha sido encarregue pela administração Bush de redigir o relatório da Comissão Kean/Hamilton sobre os atentados.

- Em 2002 a CIA utilizou cinco cadeias, Televen, Globovision, Meridiano, ValeTV et CMT, para fazer crer que manifestações monstruosas tinham forçado o presidente eleito da Venezuela, Hugo Chávez, a demitir-se, dado que tinha sido vítima de um golpe de Estado.

- Em 2011, aquando a batalha de Trípoli, a NATO fez realizar em estúdio e difundir pela Al-Jazeera e pela Al-Arabiya imagens de rebeldes líbios entrando na praça central da capital enquanto eles realmente ainda se encontravam longe da cidade, de forma que os habitantes, persuadidos de que a guerra estava perdida, cessaram toda a resistência.

Doravante, os media já não se contentam em apoiar a guerra, eles praticam-na diretamente. Este dispositivo viola os princípios básicos do direito internacional, a começar pelo artigo 19 de Declaração Universal dos Direitos do Homem relativo ao facto de “receber e difundir, sem consideração de fronteiras, as informações e as ideias por qualquer meio de informação”. Sobretudo, ele viola também as resoluções da Assembleia Geral da ONU, adotadas no final da Segunda Guerra Mundial, para evitar as guerras. As resoluções 110, 381 e 819 interdizem “os obstáculos à livre troca de informações e de ideias” (no caso vertente, o corte das cadeias sírias) e “a propaganda de natureza a provocar ou encorajar toda a ameaça à paz, rotura da paz ou outro ato de agressão”.
No direito, a propaganda da guerra é um crime contra a paz, o mais grave dos crimes, dado que ele torna possíveis os crimes de guerra e os genocídios.

1 commento:

retry ha detto...

http://www.faz.net/aktuell/politik/arabische-welt/syrien-eine-ausloeschung-11784434.html