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martedì 12 giugno 2012

Guerra, indignazione e costruzione del nemico


Per chiarire  la campagna multimediale e militare in atto la Siria, riproduco una pagine ripresa dal mio libro: Il revisionismo storico. Problemi e miti, Laterza [DL].

Dalla guerra contro la Spagna del 1898 alla guerra contro la Siria
Il primato Usa della disinformazione


Da sempre i conflitti sono stati accompagnati da tentativi di diffamazione del nemico e dalla sapiente costruzione di una propaganda intessuta anche di menzogne. Si tratta di un’arma utilizzata in particolare contro i gruppi etnici considerati estranei alla civiltà. La stigmatizzazione dei «barbari» ha luogo anche mediante il rinvio alle loro pratiche «atroci». In America i pellerossa vengono dipinti in modo tanto più ripugnante quanto più spietata procede la loro cancellazione dalla faccia della terra. La guerra discriminatrice e di annientamento contro le popolazioni coloniali, esterne o interne alla metropoli, viene giustificata mediante la loro disumanizzazione, conseguita grazie all’invenzione pura e semplice di «atrocità» ovvero grazie alla dilatazione e alla lettura unilaterale di atrocità realmente commesse. In questo contesto può essere inserita la stessa leggenda dell’omicidio rituale per secoli attribuito agli ebrei, a suggello della loro irrimediabile estraneità alla civiltà in quanto tale.
 Nella misura in cui l’inasprimento dei conflitti tra popoli «civili» comporta l’espulsione dalla comunità civile del nemico, ecco che contro di lui si fa ricorso ad un’arma tradizionalmente riservata alla lotta contro i «barbari». E’ così che procedono le due parti belligeranti, e soprattutto il Nord, nel corso della guerra di Secessione. Ma è nel nostro secolo che assistiamo ad un salto di qualità. Assieme alla produzione industriale e su larga scala della morte, fa la sua apparizione la produzione industriale e su larga scala anche delle menzogne o delle mezze verità destinate a criminalizzare il nemico e a distruggerne l’immagine. Già la guerra ispano-americana, che chiude il diciannovesimo e inaugura il ventesimo secolo, viene preparata ideologicamente, da parte degli USA, mediante la diffusione di «notizie», inventate di sana pianta, che bollano gli spagnoli in quanto responsabili di aver ucciso prigionieri inermi e massacrato 300 donne cubane[1]. Ad un’ulteriore scalata si assiste nel corso del primo conflitto mondiale. Pur sviluppata da entrambe le parti, la campagna di diffamazione registra abbastanza presto il netto prevalere dell’Intesa:
Le denunce occidentali di atrocità tedesche cominciarono con la violazione della neutralità del Belgio da parte dei tedeschi nell’agosto 1914. I tedeschi -si disse- avevano violentato donne e perfino bambini, impalato e crocifisso uomini, mozzate lingue e seni, cavato occhi e bruciato interi villaggi. Queste notizie non venivano pubblicate soltanto in giornali scandalistici ma portavano anche la firma di famosi scrittori, da John Buchan e Arthur Conan Doyle ad Arnold Toynbee, per citare solo qualcuno [... ]
 Oggi sappiamo che le testimonianze, le dichiarazioni, le immagini, i fotogrammi che documentano le atrocità della Germania guglielmina, tutto ciò è il risultato di una sapiente manipolazione, cui fornisce il suo bravo contributo la nascente industria cinematografica americana, la quale gira nel New Jersey le scene sul comportamento efferato e barbaro delle truppe guglielmine in Belgio![2] Danno soprattutto da pensare due particolari delle «atrocità» attribuite ai tedeschi. Quello delle donne stuprate e dei seni mozzati ci riconduce alle rappresentazioni con cui in America l’ideologia ufficiale cercava di stimolare al tempo stesso le «ansie sessuali e razziali» nei confronti degli indiani[3]. Ci sono poi gli uomini «crocifissi»: è come se ora la pratica di omicidio rituale venisse attribuita ai tedeschi.



[1] Millis, 1989, p. 60.
[2] Gilbert, 1994, p. 432.
[3] Calloway, 1995.


Guerre, indignation et construction de l’ennemi
Domenico Losurdo

Dans un souci d’éclaircissement sur la campagne multi-médiatique et militaire qui est en acte contre la Syrie, je reproduis ci-dessous un extrait de mon livre Le révisionnisme en histoire. Problèmes et mythes(Traduit de l'italien par Jean-Michel Goux, 2006, Albin Michel, Paris).

« Certes, depuis toujours les conflits ont été accompagnés de tentatives de diffamation de l’ennemi et de la construction savante d’une propagande tissée de mensonges. Il s’agit d’une arme utilisée en particulier contre les groupes ethniques considérés comme étrangers à la civilisation. La stigmatisation des barbares a lieu aussi en renvoyant à leurs pratiques «atroces». En Amérique, les peaux-rouges sont dépeints de manière d’autant plus répugnante que procède de manière plus impitoyable leur élimination de la surface de la terre. La guerre discriminatrice et d’anéantissement contre les populations coloniales, qu’elles soient extérieures ou intérieures à la métropole, est justifiée au moyen de leur déshumanisation, obtenue par l’invention pure et simple d’ « atrocités», ou grâce au gonflement et à la lecture unilatérale d’atrocités réellement commises. On peut placer dans ce contexte la légende de l’homicide rituel attribué pendant des siècles aux Juifs, en vue de sceller leur irrémédiable extériorité à la civilisation en tant que telle.
Dans la mesure où l’exaspération des conflits entre peuples «civilisés» comporte l’expulsion de l’ennemi hors de la société civile, on fait usage contre lui d’une arme traditionnellement réservée à la lutte contre les «barbares». C’est ainsi que procèdent les deux parties belligérantes, et surtout le Nord, au cours de la guerre de Sécession. Mais dans notre siècle, nous assistons à un saut qualitatif. En même temps que la production industrielle et à grande échelle de la mort, fait son apparition la production industrielle et à grande échelle des mensonges ou des demi-vérités, destinés à criminaliser l’ennemi et à détruire son image. La guerre hispano-américaine déjà, qui conclut le dix-neuvième siècle et inaugure le vingtième, est préparée idéologiquement par les USA, au moyen de la diffusion de «notes», inventées de toutes pièces, qui stigmatisent les Espagnols comme responsables d’avoir exécuté des prisonniers désarmés et massacré trois cents femmes cubaines[1]. On assiste à une escalade ultérieure au cours du premier conflit mondial.  Bien que développée par les deux camps, la campagne de diffamation enregistre assez vite la nette prévalence de l’Entente.
Les dénonciations occidentales des atrocités allemandes commencèrent avec la violation de la neutralité de la Belgique par les Allemands en août 1914. Les Allemands – disait-on – avaient violé des femmes et même des enfants, empalé et crucifié des hommes, coupé des langues et des seins, crevé des yeux et brûlé des villages entiers. Ces nouvelles n’étaient pas seulement publiées dans les journaux à scandales, mais portaient aussi la signature d’écrivains fameux, de John Buchan à Arthur Conan Doyle et Arnold Toynbee, pour n’en citer que quelques-uns [...]
Nous savons aujourd’hui que les témoignages, les déclarations, les images, les photogrammes qui documentaient les atrocités de l’Allemagne wilhelmienne, tout cela était le résultat d’une savante manipulation, à laquelle fournit sa bonne contribution l’industrie cinématographique américaine naissante, qui tournait dans le New Jersey les scènes sur le comportement atroce et barbare des troupes de Guillaume en Belgique ![3] (surlignage m-a p.) Deux particularités des «atrocités» attribuées aux Allemands donnent surtout à penser. Celle des femmes violées et de seins coupés nous reconduit aux représentations par lesquelles aux Etats-Unis l’idéologie officielle cherchait à stimuler à la fois les «anxiétés sexuelles et les anxiétés raciales» à l’égard des Indiens[4]. Il y a ensuite les hommes «crucifiés» : c’est comme si on attribuait maintenant aux Allemands la pratique de l’homicide rituel.
[1] Millis, 1989, p. 60.
[2] Laqueur, 1995, pp. 18-19.
[3] Gilbert, 1994, p. 432.
[4] Calloway, 1995.

L'extrait cité ici, reçu de l'auteur pour diffusion, ne comporte pas l'indication des pages dans la version française,
m-a p

1 commento:

riccardo uccheddu ha detto...

Salve, professore.
Se credessi alla telepatia, direi che questo è un classico caso.
Per "questo" intendo il fatto che abbia introdotto il suo articolo con una citazione da Tex, in cui un Nativo condanna il genocidio del suo popolo.
Come diceva Gramsci, un rivoluzionario deve saper cavare del sangue anche dalle rape...
Ma per essere più seri (beninteso, GRAMSCI lo è sempre stato).
In questi giorni sto riflettendo proprio sul genocidio di cui sopra.
Gli Usa, come lei ha evidenziato ne "Il revisionismo storico. Problemi e miti" furono direttamente e consapevolmente responsabili della distruzione di tutto un popolo. Infatti, in quel testo lei parla della diffusione di "coperte infette", diffusione legalmente sancita dal Congresso USA.
E ne "Il peccato originale del Novecento" ricorda che gli storici dei Nativi parlano esplicitamente di "Indian holocaust", olocausto indiano.
In questi giorni sto leggendo "Sul sentiero di guerra", a c. di Charles Hamilton (1950), Feltrinelli, Milano, 2007.
Il testo in questione documenta in modo davvero chiaro sia i costumi e la civiltà dei "pellerossa" (termine questo che però per loro ha un'accezione dispregiativa) sia la distruzione... made in the Usa.
Vorrei perciò chiederle, nei limiti ovviamente dei suoi molteplici impegni, la cortesia di fornirmi una bibliografia al riguardo (o dove trovarla).
Mi piacerebbe anche avere con lei un dialogo sul tema in questione, ma capisco che forse qui chiedo un po' troppo.
In ogni caso,
saluti fraterni.