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martedì 11 gennaio 2011

Sullo studio comparato dell'universo concentrazionario. Una risposta

Caro prof Losurdo,
sono uno studente universitario di 26 anni. E' da 2 anni che sto seguendo le sue ricerche sulla storia del movimento comunista, di cui apprezzo la sua dovuta rigorosità e onestà documentaria.
Ultimamente ho letto dei libri che trattano dei comunisti italiani che furono rinchiusi in URSS nei GULAG durante l'era di Stalin. I libri sono i seguenti:
- G. Lehner, F. Bigazzi, CARNEFICI E VITTIME. I CRIMINI DEL PCI IN UNIONE SO0VIETICA, Mondadori, Milano, 2006
- E. Dundovich - F. Gori, ITALIANI NEI LAGER DI STALIN, laterza, Roma-Bari, 2006
- E. Dandovich - F. Gori - E. Guercetti, REFLECTIONS OF THE GULAG, Feltrinelli Editore, Milano, 2003
Mi piacerebbe sapere da lei se fonti affidabili e se è vero che i documenti che riportano sono autentici in cui dimostrano che centinaia di comunisti italiani furono rinchiusi ingiustamente nei GULAG in condizioni disumane. O magari se si tratta di libri che riprendono l'agit-prop anticomunista.
Nel frattempo che attendo le sue risposte le mando un grande saluto e le auguro un buon inizio anno
FRANCESCO 02 gennaio 2011 09:25

DL Francamente, è un argomento che conosco poco, ma sulla metodologia con cui esso viene di solito affrontato qualcosa mi sento di dire:
1) Nel mio libro su Stalin ho scritto che la storia della Russia sovietica è caratterizzata da tre guerre civili: la terza, quella che dilania gli stessi bolscevichi, finisce col coinvolgere anche i comunisti che erano giunti in Unione Sovietica provenienti da altri paesi.
2) Anche in questo caso può essere utile la comparatistica. Allo scoppio della seconda guerra mondiale, gli esuli tedeschi che, in fuga dalla Germania nazista, si erano rifugiati in Francia (nel paese dei diritti dell’uomo) sono arrestati e rinchiusi in campi di concentramento orribili. Ad essere colpita da questa misura è anche Hannah Arendt, la quale riferisce che i detenuti hanno l’impressione di essere destinati a «crepare»; sono così disperati che hanno persino la tentazione del «suicidio» come «azione collettiva» di protesta (cfr. il mio libro «Il linguaggio dell’Impero», cap. I, § 10).
L’internamento degli esuli antifascisti tedeschi era stata decisa dal governo della Francia «democratica» come misura di sicurezza: si temeva che fra di essi potessero esserci anche spie tedesche; e dunque, per non correre rischi, era meglio rinchiudere tutti in campi di concentramento.
Di ciò nessuno parla, mentre per l’Urss ogni occasione è buona per denunciare il carattere inguaribilmente sanguinario di Stalin (e del comunismo): la consueta «sinistra» non fa nulla per prendere le distanze dalla mitologia borghese.

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