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venerdì 28 gennaio 2011

Il "Giorno della Memoria" e la questione palestinese

Mirko Goddi 27 gennaio 2011 17:39
Caro prof. Losurdo,nel giorno della memoria constato con estrema tristezza che a sinistra si moltiplicano coloro che mettono sullo stesso piano nazismo e comunismo.
Leggo nella rete sempre molti commenti che ripropongono la narrazione da guerra fredda della politica sovietica malgrado questa sia finita da anni ormai. Lo Stalin antisemita è diventato un classico,cosi come il mettere sullo stesso piano le morti per carestia in Ucraina e lo sterminio pianificato della Shoah. Addirittura ho letto persone che indicavano gli Stati Uniti come fiancheggiatori della Cina nello "sterminio" del popolo tibetano. Siamo ormai al ridicolo. Non penso che la colpa sia tutta delle persone che scrivono queste cose,perchè anch' io sono stato spesso vittima di false informazioni,penso tuttavia che sia determinante il ruolo di molti intellettuali che magari si rivendicano come liberi di fronte a qualsivoglia idea di partito o movimento e di fatto sono sgherri prezzolati del sistema.
La saluto


DL Delle leggende relative all’«antisemitismo» di Stalin e all’Ucraina mi sono ampiamente occupato nel libro su Stalin, e della leggenda relativa al Tibet mi sono ampiamente occupato nel libro su «La non-violenza». Dà da pensare il fatto che nessuno ha provato a smentirmi… Per quanto riguarda il giorno della memoria, è giusto e doveroso rendere omaggio alle vittime della «soluzione finale», ma occorre tener presente che non ci sono vittime eterne e carnefici eterni. E’ quello che in particolare ho sottolineato nel mio libro «Il linguaggio dell’Impero» (Laterza). In questo libro ho fatto notare che oggi il popolo martire per eccellenza è il popolo palestinese. Certo, non siamo in presenza di una nuova «soluzione finale». Per fortuna la storia non è l’eterno ritorno dell’identico! Ma non per questo è lecito bagattellizzare quella che un grande intellettuale palestinese (Said) ha definito la tragedia delle vittime delle vittime. Riporto un paragrafo da «Il linguaggio dell’Impero»...
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