.

.
Facebook: I lettori di Domenico Losurdo

venerdì 16 ottobre 2009

Il Niezsche di Losurdo recensito su "Junge Welt"


Su «Junge Welt» del 16 ottobre 2009 (pp. 10 e 11) è apparsa una lunga recensione al libro di Domenico Losurdo, Nietzsche, il ribelle aristocratico. Biografia intellettuale e bilancio critico. Riportiamo qui la traduzione del primo capoverso. [SGA]

Apologeta del dominio
Smascheramento politico di un filosofo radicalmente aristocratico: con i suoi due volumi su Nietzsche, Domenico Losurdo ha fornito una ricerca che stabilisce nuovi parametri di giudizio

di Moshe Zuckermann, "Junge Welt" 16.10.2009 / Thema / SS10/11
(Sociologo, Zuckermann insegna al Cohn Institute for the History and Philosophy of Science and Ideas dell'Università di Tel Aviv ed è stato Direttore dell'Institut für Deutsche Geschichte di Tel Aviv. Im primavera è uscito il suo Sechzig Jahre Israel. Die Genesis einer politischen Krise des Zionismus, Pahl-Rugenstein Nachfolger, Bonn 2009.)

Ci sono libri che si possono recensire solo con difficoltà: il lavoro di ricerca da essi compiuto è così ampio e lo sforzo concettuale che li caratterizza è così impressionante che si può temere di far torto alla complessità dell’opera mediante una recensione che, per sua natura, comporta un procedimento drasticamente riduttivo. Un tale libro è l’opus in due volumi di Domenico Losurdo (Nietzsche, il ribelle aristocratico. Biografia intellettuale e bilancio critico), apparso in Italia per la prima volta nel 2002 e che ora è disponibile anche in traduzione tedesca. Si tratta di un’impresa magistrale, non a caso definita una pietra miliare nella ricezione di Nietzsche, un risultato scientifico che potrebbe rapidamente divenire un’opera di riferimento nell’ambito della storia spirituale europea. In effetti, in futuro nessuno che si occupi della dimensione politica del pensiero di Nietzsche potrà trascurare questo libro. Esso definisce nuovi parametri di giudizio e presenta coordinate analitiche troppo persuasive e troppo pregnanti perché sia lecito ignorarlo. Per questo l’opera non dev’essere qui recensita nel senso stretto del termine; mi limito ad alcune riflessioni su ciò che essa potrà significare d’ora in poi per la generale comprensione di Nietzsche e per il nostro rapporto con questo pensatore eminente e inquietante della Germania del Diciannovesimo secolo...
Leggi tutto in tedesco
Leggi tutto in italiano

3 commenti:

riccardo uccheddu ha detto...

Dopo il suo testo su storia e miti del revisionismo storico e “Il peccato originale del novecento” leggerò senz’altro anche questo lavoro.
Intanto, sono felice di sapere che qualcuno ha finalmente steso un’analisi sistematica e critica del pensiero politico-sociale nietzcheano.
Penso infatti che N. sia stato dagli intellettuali, italiani e non solo, sdoganato (per usare un termine ahimè di moda) con troppa fretta e certo, con eccessivo entusiasmo.
Mi pare che da noi abbia dato il “la” Cacciari ai tempi dei suoi scritti sulla “Krisis” e che da allora, gli officianti del “culto di Nietzche” (dal titolo dell’omonimo libro del Tonnies) si siano moltiplicati.
Nessuno di costoro ha mai voluto neanche prendere in considerazione il N. della “morale dei signori”; nessuno di questi devoti ha mai preso sul serio le molteplici ed ossessive teorizzazioni antidemocratiche, antisocialiste e contro-egualitarie.
Penso che tanti abbiano voluto conferire a N. le caratteristiche di un… saggio stoico-goethiano! Semplicemente, con molta grinta in più.
Eppure, N. era serissimo nelle sue filippiche contro il “gregge”, i “Ciandala” ecc.
Alla fine, rischia d’aver ragione B.XVI (!) benché naturalmente, a lui interessi più che altro stigmatizzare il N. anticristiano.
Un caro saluto

riccardo uccheddu ha detto...

Vorrei aggiungere un elemento che forse potrà sembrare scontato; ma del resto, talvolta la verità deve partire anche da ciò che può sembrare scontato o banale.
Voglio dire che a mio avviso, l'entusiastico e senz'altro acritico accoglimento di Nietzche da parte di tanti intellettuali, ha portato ad una legittimazione di tesi indubbiamente antidemocratiche.
Tale "legittimazione" ha trovato e trova tuttora il suo naturale sbocco sul terreno politico.
E' un caso se certe semplificatorie (ma non certo lontane dallo spirito di Nietzche) filippiche contro l'uguaglianza come "responsabile" di livellamento, ottusità, mortificazione della volontà, dell'intelligenza ecc. sono tipiche della destra?
Non dimentichiamo che Franz Mehring definì Nietzche "il filosofo del capitalismo"(F. Mehring, cit. in Domenico Fazio, Introduzione a Ferdinand Tonnies, "Il culto di Nietzche", Editori Riuniti, Roma 1998, p.13).
Nè bisogna dimenticare che già nella "Gaia scienza" Nietzche deplora quelle che per lui sarebbero "molte, false, favoleggiate, amplificate "condizioni penose" di tutte le classi possibili" (aforisma 56).
Per Niezche, i "nuovi filosofi" cioè quelli che si battono per l'uguaglianza e per il superamento dello sfruttamento: "Ciò cui essi tenderebbero con ogni loro forza è la universale verde felicità campestre delle greggi(...)".
Ancora, N. ironizza su su "la sofferenza" che "spesso viene presa da essi come come qualcosa che deve essere eliminato ("Al di là del bene e del male", Roma, 1998, p.75, afor.44; "eliminato", in corsivo).
Ma al riguardo quanti altri testi potremmo citare... "Genealogia della morale", "L'Anticristo", appunto "Al di là del bene del male" ecc.
Ed in effetti, quando abbiamo mai sentito gli stessi teorici del "pensiero debole" (molti dei quali devoti nietzcheani) pronunciarsi per l'universale diffusione della cultura o denunciare sfruttamento ed incidenti sul lavoro, condannare le guerre "umanitarie", preventive e così via guerreggiando?
Il collegamento col loro profeta non sarà meccanico, ma secondo me c'è.

riccardo uccheddu ha detto...

Errata corrige:
la citazione da Mehring si trova a p.9.
Ancora, N. ironizza su ecc.; il 2° "su" è di troppo.