martedì 4 ottobre 2011

Lettera aperta a Domenico Losurdo

di Gian Carlo Scotuzzi
 

Gentile professore,
ho visto, sul sito MarxXXI, il suo video sulla guerra in Libia. Confortante. Peccato sia monco dell’ovvio finale, così condannandosi a un preliminare che si ferma alle soglie del generare rivoluzionario. Mi spiego, condensando quelli che ritengo i suoi assunti di fondo e chiosandoli e prospettandone un approdo.
1.
A livello mondiale (e soprattutto in Italia) abbiamo parlamenti che delegano i rispettivi governi a condurre guerre imperaliste di violenza inedita, perché ricorrono ad armi sofisticate, fisicamente e psicologicamente letali. Alla panoplia bellica tradizionale si somma il bombardamento mediatico. Questo consente una manipolazione informativa che, per estensione, per invadenza, per forza di fuoco e per progressione crescente diventa vieppiù incontrastabile. I media di regime nascondono la verità, mostrano un virtuale di comodo e assorbono il dissenso in dosi omeopatiche, annegandolo e annullandolo in una baraonda di messaggi falsi o inerti. Un dissenso, peraltro, che a livello parlamentare è di puro comodo, espressione di una complicità che declina la violenza mediatica per irretire quella parte di opinione pubblica geneticamente “di sinistra” e istintivamente riluttante ad abbandonarsi alla barbarie imperialista.
2.
A livello mondiale (e soprattutto in Italia) abbiamo popoli che si abbandonano al tossico abbraccio mediatico, subendone tutti gli effetti degenerativi: ignoranza, perdita dell’autonomia critica e della logica deduttiva e argomentativa, incapacità di contestualizzare, deriva amorale e consumistica, egotismo familiare, allocchimento cerebrale. Questi popoli reiterano elettoralmente il consenso ai citati parlamenti, pascendosi di opzioni speculari: una destra imperialista e una sedicente sinistra talmente simile alla destra da poterla rimpiazzare al governo senza traumi né alterazioni di rotta governativa. Nella capitale dell’Impero del Male un presidente democratico non fa cose diverse da uno repubblicano; in Italia un governo D’Alema o Prodi non fa cose diverse da un governo Berlusconi: tutti obbediscono ai diktat dei potentati militari e delle multinazionali. Negli Stati Uniti come in Italia i padronati plaudono a sindacati dei lavoratori che convengono sulla necessità di peggiorare le condizioni di lavoro e nel picconare lo Stato sociale.
Giustamente lei si rammarica, professore, che nel mondo e in Italia i popoli non siano scesi in piazza per protestare contro la guerra colonialista alla Libia.
3.
A livello mondiale (e soprattutto in Italia) il dissenso autentico e aspirante a essere foriero di un Nuovo Ordine in nome dell’uomo come il dissenso embrionalmente espresso da lei, professore è ridotto al lumicino e al bisbiglio, in un’agorà abbagliata da soli artificiali accecanti e assordata da altoparlanti mediatici quali le folle mai avevano visto e udito. Peggio: il dissenso autentico, non pago di essere (essersi) condannato a baluginare e sussurrare messaggi omeopatici che le folle non possono cogliere, si automutila ulteriormente, ponendo il capo alla definitiva decapitazione di ogni potenziale rivoluzionario: ribadisce indiscussa fedeltà ai parlamenti che sono i secondi responsabili dell’attuale fase iperbarbarica dell’imperialismo; continuano ad assumere come referente e giudice del proprio operare le stesse folle ormai obnubilate oltre il livello di guardia e rifiutandosi di prendere atto che queste folle sono i mandanti dei parlamenti guerrafondai, imperialisti e criminali, che sono i primi responsabili della barbarie.
Se queste sono le tre premesse, le conclusioni rinculano noi dissenzienti autentici, antagonisti dell’imperialismo guerrafondaio e manipolatore a un bivio: o troviamo il modo di contrastare efficacemente il bombardamento mediatico imperialista, rendendoci visibili e udibili dalle masse, oppure le diamo per perse e ci attrezziamo ad abbattere il capitalismo prescindendo dal consenso democratico. Forse il capitalismo è involuto a uno stadio in cui ha realizzato la schiavitù perfetta, nella quale lo schiavo non si ritiene tale ed è anzi pronto ad abbattare chi pretende liberarlo; forse, per la prima volta nella storia dell’umanità, fare la rivoluzione socialista, cioè realizzare una società in nome del popolo e per il popolo, obbliga i rivoluzionari a farla contro il popolo degli elettori.
Decenni di bombardamento mediatico imperialista hanno disinformato il popolo e lo hanno imbevuto di disvalori, avviandolo lungo una china etica da cui è arduo farlo risalire: quali speranze abbiamo che questo popolo, ove fosse recuperato alla conoscenza della verità, saprebbe recuperare anche i valori autentici? Che speranze abbiamo, per tornare nel solco del suo intervento, professore, che questo popolo, reso edotto della barbarie colonialista ma anche dei vantaggi economici che tale barbarie apporta all’Occidente colonialista e ai suoi popoli, esprimerebbe elettoralmente una maggioranza ostile al colonialismo?
Cordiali saluti.
Milano, 1° ottobre 2011

Risposta
Nel mio libro «Democrazia o bonapartismo. Trionfo e decadenza del suffragio universale» parlo del tendenziale affermarsi in Occidente del «monopartitismo competitivo»: gli elettori possono scegliere fra due partiti che rinviano al medesimo blocco sociale e alle medesime scelte politiche (sul piano strategico); gli elettori sono cioè costretti a scegliere tra due frazioni di un medesimo partito. E' per questo che il mio libro denuncia, già nel sottotitolo, la «decadenza del suffragio universale».
Detto questo, e preso atto del formidabile apparato multimediale di manipolazione di cui oggi più che mai dispongono il capitalismo e l'imperialismo, non bisogna sopravvalutare la loro forza, soprattutto in un momento in cui è sotto gli occhi di tutto il declino degli Usa e i vari governi borghesi non sanno come affrontare la crisi devastante che infuria.
Non si possono effettuare rivoluzioni contro il popolo, ma al tempo stesso non c'è un modello a cui tutte le rivoluzioni sarebbero chiamate ad attenersi [DL].

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Egregio prof Losurdo le avevo scritto qualche giorno fa:
"Anonimo ha detto...
Mi piacerebbe parlare delle fosse comuni di Butyrka e Kommunarka dove venivano seppellite le vittime dello stalinismo (l'associazione Memorial se ne è occupata).
Professor Losurdo aspetterei una risposta su ciò.




Davide"



Vedo però che elude il mio messaggio.
Mi piacerebbe una risposta da lei.


DAVIDE

Anonimo ha detto...

Eh si effettivamente. Mi riferisco al concetto di "monopartitismo selettivo". E' quello che recentemente succede negli aerei sempre piu' spesso. All'ora del pranzo l'hostess domanda "Chicken or Chicken??" No grazie non mangio! Fabrizio