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Facebook: I lettori di Domenico Losurdo

venerdì 22 luglio 2011

Anche in francese le rivelazioni su Tienanmen


Le « massacre » de Place Tienanmen a été un mythe
Deirdre Griswold
Workers World, 29 juin 2011.
Traduit par M-A. Patrizio de la version italienne:


Combien de fois a-t-il été dit que les Etats-Unis sont une société « ouverte » et que les media y sont « libres » ?
D’habitude ces affirmations sont faites quand on critique d’autres pays de n’être pas « ouverts », en particulier pour des pays qui ne suivent pas le programme de Washington.
Il ne fait aucun doute que celui qui vit aux Etats-Unis et dépend des moyens de l’information commerciale, retenus comme « libres » et « ouverts », croit que le gouvernement chinois a massacré « des centaines, peut-être des milliers » d’étudiants sur la Place Tienanmen le 4 juin 1989. Cette phrase  a été répétée des dizaines de milliers de fois par les media du pays (USA, NdT).

Mais il s’agit d’un mythe. Et le gouvernement sait que c’est un mythe. Et tous les principaux media le savent. Mais refusent de corriger leurs comptes-rendus du fait de l’hostilité fondamentale de la classe dominante impérialiste des Usa.

Sur quoi fondons-nous cette affirmation ? Sur diverses sources...
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martedì 19 luglio 2011

Pubblicata l'edizione tedesca de Il linguaggio dell'Impero

Domenico Losurdo

Die Sprache des Imperiums


Ein historisch-philosophischer Leitfaden

Neue Kleine Bibliothek 167, 391 Seiten

EUR 19,90 [D] / EUR 20,50 [A] / SFR 28,90 ISBN 978-3-89438-469-2

Wie jeder Krieg wird auch der weltweite »Kampf gegen den Terrorismus« und für die »Verbreitung der Demokratie« von einer besonderen Ideologie begleitet. Während die heutige Kriegsideologie die islamische Welt des »Terrorismus«, des »Fundamentalismus« und des »blinden Hasses gegen den Westen« bezichtigt, nimmt sie auch europäische Länder ins Visier. Deren ungenügender Eifer sei oftmals vorurteilsbedingtem und regressivem »Antiamerikanismus« geschuldet. Und eine kritische Haltung gegenüber den USA als dem mächtigsten Verbündeten des Staates Israel beweise zugleich, dass die Alte Welt nach wie vor anfällig sei für »Antisemitismus«. Wie sonst wäre der hier grassierende »Philoislamismus« zu erklären? Was soll man aber unter diesen Kategorien verstehen? Indem Losurdo sie in ihren historischen und aktuellen Zusammenhang stellt, ordnet er die großen Konflikte unserer Zeit in eine breite Langzeitperspektive ein. Er schafft Klarheit über Schlüsselbegriffe, die im öffentlichen Diskurs nahezu unausweichlich geworden sind.

Vai alla pagina sul sito della casa editrice




In italiano l'articolo sui fatti di piazza Tienanmen

Il “massacro” di piazza Tienanmen è stato un mitodi Deirdre Griswold – Workers World, 29 giugno 2011
La Wikipedia in inglese ha una breve voce su Deirdre Griswold  , da cui si apprende che nel 1980 si è candidata alla presidenza degli Stati Uniti per il WWP (Workers World Party  ) e che per decenni ha curato la pubblicazione del giornale Workers World.


L'articolo originale – Tiananmen Square ‘massacre’ was a myth <http://www.workers.org/2011/world/tiananmen_0707/>  – è stato segnalato, tra l'altro, sul blog di Domenico Losurdo il 3 luglio scorso (Una lettura alternativa dei fatti di piazza Tienanmen ).
Anche il blog Nuova Libertalia l'ha segnalato (Tiananmen Square ‘massacre’ was a myth  ) allegando un'immagine della prima del Corriere della Sera col titolo a tutta pagina:Uccisi a migliaia, muore il sogno cinese.

Poiché, stranamente, sembra che nessuno abbia pensato di tradurlo in italiano, propongo di seguito la mia traduzione.

Non fosse altro che per fornire l'ennesima, eclatante, dimostrazione di come sia facile manipolare le masse o di come una menzogna ripetuta migliaia di volte diventi una verità. Jean Lafitte


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Quante volte ci è stato detto che gli Stati Uniti sono una società “aperta” e che i media sono “liberi”?

Di solito queste affermazioni sono fatte quando si criticano altri paesi per non essere “aperti”, in special modo per paesi che non seguono l’agenda di Washington.

Chi vive negli Stati Uniti e dipende dai mezzi d’informazione commerciale, ritenuti “liberi” e “aperti”, non c’è dubbio che creda che il governo cinese massacrò “centinaia, forse migliaia” di studenti in piazza Tienanmen il 4 giugno 1989.   Questa frase è stata ripetuta decine di migliaia di volte dai media di questo paese.

Ma si tratta di un mito.   Di più, il governo USA sa che è un mito.   Ed anche tutti i principali media lo sanno.   Ma si rifiutano di correggere il resoconto per via della fondamentale ostilità della classe dominante imperialista degli USA.

Su cosa basiamo questa affermazione? Su diverse fonti.

La più recente è un rilascio, da parte di Wikileaks, di cablo spediti dall’ambasciata USA a Pechino al Dipartimento di Stato nel giugno 1989, pochi giorni dopo gli eventi in Cina.

In secondo luogo c’è un’affermazione del novembre 1989 da parte del capo dell’ufficio del New York Times di Pechino, un’affermazione che non è mai stata riportata nuovamente da nessun giornale.

E in terzo luogo c’è il resoconto dell’accaduto da parte dello stesso governo cinese, che è avvalorato dai primi due.

Solo uno dei maggiori media occidentali ha pubblicato i cablo di Wikileaks.   E’ stato il Telegraph di Londra del 4 giugno di quest’anno, esattamente 22 anni dopo che il governo cinese mobilitò le truppe a Pechino.

Due cablo datati 7 luglio 1989 – più di un mese dopo i combattimenti – riferivano quanto segue:

“Un diplomatico cileno fornisce testimoninza oculare dei soldati che entrano in piazza Tienanmen: ha visto i militari entrare nella piazza e non ha notato alcun massiccio fuoco sulla folla, anche se si udivano sporadici spari.   Ha detto che gran parte delle truppe entrate nella piazza era in effetti armate solo con attrezzature anti-sommossa – manganelli e mazze di legno; erano sostenuti da soldati armati.”

Un successive cablo affermava: “Un diplomatico cileno fornisce testimoninza oculare dei soldati che entrano in piazza Tienanmen: anche se si udivano sporadici spari, ha detto che eccetto alcune percosse di studenti, non c’è stato alcun massiccio fuoco sulla folla di studenti presso il monumento.”

Va ricordato che il Cile all’epoca era governato dal generale Augusto Pinochet, che era giunto al potere con colpo di stato della destra, violento, anti-socialista, sostenuto dagli USA in cui centinaia di esponenti della sinistra, incluso il presidente Salvador Allende, erano stati uccisi.   Il “diplomatico cileno” citato non poteva essere considerato un amico della Cina.

Non un giornale, una televisione o una stazione radio statunitense ha riferito o commentato questi cablo rilasciati da Wikileaks, né sulla storia del Telegraph su di loro.   E’ come se fossero caduti in un abisso senza fondo.

È perché i media qui pensano che il rapporto non sia credibile? No, di certo.
Sapevano la verità nel 1989.
Il New York Times sa che è credibile.   Il loro capo ufficio dell’epoca, Nicholas Kristof, lo ha confermato in un ampio articolo intitolato “China Update: How the Hardliners Won” [1]  , pubblicato nel Magazine del Sunday Times il 12 novembre 1989, cinque mesi dopo i presunti massacri nella piazza.

Proprio alla fine di questo lungo articolo, che intendeva fornire una visione dall’interno del dibattito all’interno del gruppo dirigente del Partito Comunista cinese, Kristof affermava categoricamente: “In base alle mie osservazioni nelle strade, né la versione ufficiale né molte delle versioni straniere sono del tutto corrette.   Non c’è stato alcun massacro in piazza Tienanmen, ad esempio, anche se ci sono stati una quantità di uccisioni altrove.”

Anche se l’articolo di Kristof era aspramente critico nei riguardi della Cina, la sua affermazione che non c’era stato “alcun massacro in piazza Tienanmen” suscitò immediatamente grida di protesta da parte dei criticoni della Cina negli USA, come rispecchiato nella rubrica delle lettere del Times.

C’è stato un combattimento a Pechino? Assolutamente.   Ma non c’è stato un massacro di studenti disarmati nella piazza.   Questa è stato un’invenzione dell’occidente, intesa a demonizzare il governo cinese e a guadagnare la simpatia del pubblico per la controrivoluzione.

La svolta verso un’economia di mercato sotto Deng Xiaoping ha allontanato molti lavoratori.   C’è stato anche un elemento controrivoluzionario che ha cercato di trarre vantaggio dal malcontento popolare per restaurare completamente il capitalismo.

Gli imperialisti avevano la speranza che le battaglie a Pechino avrebbero fatto cadere il Partito Comunista cinese e distrutto l’economia pianificata – analogamente a quanto sarebbe accaduto due anni dopo nell’Unione Sovietica.   Volevano che la Cina si “aprisse”, non alla verità, ma al saccheggio della proprietà popolare da parte della banche e delle corporation imperialiste.

Dopo molte esitazioni al vertice, l’esercito è stato mobilitato e la rivolta schiacciata.   La Cina non è stata smembrata come l’Unione Sovietica; la sua economia non è implosa né i livelli di vita hanno subito un declino.   Al contrario, salari e condizioni sociali sono migliorate in un momento in cui in ogni altro luogo i lavoratori hanno subito arretramenti per effetto di una grave crisi economica capitalista.

Nonostante profonde concessioni al capitalismo, all’esterno e all’interno, la Cina continua ad avere un’economia pianificata basata su forti infrastrutture di proprietà dello Stato.

[1] CHINA UPDATE: HOW THE HARDLINERS WON   – Nicholas Kristof – The New York Times, 12 novembre 1989
[ “AGGIORNAMENTO DALLA CINA: COME HANNO VINTO GLI INTEGRALISTI” ]

lunedì 18 luglio 2011

Un'intervista sulla non violenza

Su "l'altrapagina", giugno 2011, pp. 31-2.

"Le Monde Diplomatique" recensisce lo Stalin di Losurdo

Le  Monde Diplomatique En kiosquesJuillet 2011

In arrivo il libro di Gianni Vattimo e Santiago Zabala sul "comunismo ermeneutico"

Hermeneutic Communism: From Heidegger to Marx
Gianni Vattimo and Santiago Zabala
October, 2011
Cloth, 256 pages,
ISBN: 978-0-231-15802-2
$27.50 / £19.00
Having lost much of its political clout and theoretical power, communism no longer represents an appealing alternative to capitalism. In its original Marxist formulation, communism promised an ideal of development, but only through a logic of war, and while a number of reformist governments still promote this ideology, their legitimacy has steadily declined since the fall of the Berlin wall.
Separating communism from its metaphysical foundations, which include an abiding faith in the immutable laws of history and an almost holy conception of the proletariat, Gianni Vattimo and Santiago Zabala recast Marx’s theories at a time when capitalism’s metaphysical moorings—in technology, empire, and industrialization—are buckling. While Michael Hardt and Antonio Negri call for a return of the revolutionary left, Vattimo and Zabala fear this would lead only to more violence and failed political policy. Instead, they adopt an antifoundationalist stance drawn from the hermeneutic thought of Martin Heidegger, Jacques Derrida, and Richard Rorty.
Hermeneutic communism leaves aside the ideal of development and the general call for revolution; it relies on interpretation rather than truth and proves more flexible in different contexts. Hermeneutic communism motivates a resistance to capitalism’s inequalities yet intervenes against violence and authoritarianism by emphasizing the interpretative nature of truth. Paralleling Vattimo and Zabala’s well-known work on the weakening of religion, Hermeneutic Communism realizes the fully transformational, politically effective potential of Marxist thought.

The following is an interview with Gianni Vattimo and Santiago Zabala, authors of Hermeneutic Communism: From Heidegger to Marx. The interview took place in January, 2011. 

Question: How does one manage to write a book with another author?

Santiago Zabala: It’s all about collaboration. Over the past several years, we have edited five book series for Italian and American publishers and also written several forewords and book reviews; this is not the first time we actually wrote together. Before one of us writes the first draft, we have a long conversation in order to decide the themes of each section. After this first draft is finished, the other checks it through and makes modifications where necessary.

Gianni Vattimo: Although most of the time Santiago wrote the first draft after our talk, there are occasions where I wrote it; either way, it’s very difficult now to recognize which parts each of us originally wrote not only because of the modifications and edits that came afterward but also because we decided together beforehand what each part was to be about. I’m very happy with the whole book, which managed, among other things, to cover many things I was forced to leave out in my Ecce Comu...

sabato 16 luglio 2011

Una recensione dell'edizione francese dello Stalin

Présentation du livre de Domenico Losurdo
"Staline - histoire et critique d'une légende noire"
Pétia Candév,mars 2011
 
En janvier 2011 est paru en français (éditions Aden – Bruxelles) le livre de Domenico Losurdo "Staline - histoire et critique d'une légende noire" – Italie, 2009 (500 pages). Par sa démarche et ses 1.000 citations de 270 auteurs aussi divers que H. Arendt, Babeuf,  Boukharine, Chen Jian, Georges Dimitrov, Freud, Gandhi, Gramsci, Jefferson, Kerenski, Lincoln, Mao Tze Dong, Zhang Shu Guang, Alexandre Zinoviev, et bien sûr, Churchill et F. Roosvelt; les théoriciens Kant, Hegel, Marx, Engels, Lénine, Staline; et leurs détracteurs Trotski, Hitler, Goebbels, Khrouchtchev, Gorbatchev, est à la hauteur du niveau scientifique recherché. Se fondant sur des analyses psycho-philosophiques (certaines très originales et intéressantes), c’est un livre à prendre au sérieux...
Versione russa

Представление книги Доменико Лосурдо
"Сталин - История и критика черной легенды"
Петя Кандева, март 2011 года

Книга Доменико Лосурдо Сталин - История и критика черной легенды” - Италия, 2009 - была изданна на французском языке (изд. Аден – Брюссель) в январе 2011 г. (500 стр .). Своим научным подходом и более 1000 цитат из 270 существенно разнородных авторов как Ханна Арендт, Бабёф, Бухарин, Шен Жиан, Георги Димитров, Фрейд, Ганди, Грамши, Джефферсон, Керенский, Линкольн, Мао Цзэ Дунг, Чжан Шу Жианг, Александр Зиновьев; и конечно, Уинстон Черчилль и Франклин Рузвельт; теоретиков Кант, Гегель, Маркс, Энгельс, Ленин и Сталин; и их хулителей Троцкий, Гитлер, Геббельс, Хрущев, Горбачев ... является книга на научном уровне. На основе философско-психологических анализов (некоторые из которых весьма оригинальные и интересние), книга заслуживает, чтобы её рассматривали в качестве серьезной работы...

La guerra "umanitaria" contro la Libia

Guerre umanitarie: la pulizia etnica dei Libici Neri

Editoriale di Black Star News da megachip.info

I "ribelli" a Misurata in Libia hanno cacciato l'intera popolazione nera della città, secondo un racconto agghiacciante di «The Wall Street Journal» con il titolo “Città libica lacerata da faida tribale”. I "ribelli" ora si trovano in vista della città di Tawergha, a 40 km di distanza, e giurano di ripulirla da tutte le persone di colore, una volta che si impadroniscano della città. Non è questa la perfetta definizione del termine "genocidio"?
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Annie Lacroix-Riz: l'Operazione Barbarossa e lo Stalin di Losurdo

«Annie Lacroix-Riz (illustre storica francese): il libro di Losurdo su Stalin è eccellente, ma su Tukacevski non ci sono più dubbi: gli archivi provano il suo tradimento»
 
L’opération Barbarossa : REMARQUES À BERNARD FRÉDÉRICK SUR SON TEXTE DE L’HUMANITÉ (DIMANCHE, 23-29 JUIN 2011, P. 94-97)
de Annie Lacroix-Riz

 Cher Bernard,
Je viens de lire votre papier sur « l’opération Barbarossa » dans L’Humanité Dimanche des 23-29 juin 2011, p. 94-97. Il comporte des erreurs, certes conformes à la présentation qu’on nous fait d’ordinaire de Staline depuis des décennies, mais qui n’en demeurent pas moins des erreurs graves...
Leggi tutto su comite-valmy.org

domenica 3 luglio 2011

Una lettura alternativa dei fatti di piazzaTienanmen

Riceviamo questa segnalazione da John Catalinotto e volentieri pubblichiamo [SGA].


WikiLeaks confirms it

Tiananmen Square ‘massacre’ was a myth

Published Jun 29, 2011 2:53 PM
How many times have we been told that the U.S. is an “open” society and the media are “free”?
Usually such claims are made when criticizing other countries for not being “open,” especially countries that don’t follow Washington’s agenda.
If you live in the United States and depend on the supposedly “free” and “open” commercial media for information, you would without a doubt believe that the Chinese government massacred “hundreds, perhaps thousands” of students in Tiananmen Square on June 4, 1989. That phrase has been repeated tens of thousands of times by the media of this country.
But it’s a myth. Furthermore, the U.S. government knows it’s a myth. And all the major media know it too. But they refuse to correct the record because of the basic hostility of the U.S. imperialist ruling class to China.
On what do we base this assertion? Several sources...
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Jacques Vergès sulla situazione in Siria

Jacques Vergès: "In Siria, occorre difendere lo stato attuale!"
 
di Louis Denghien
 
10/06/2011
 
Sostenitore instancabile, sotto il profilo giuridico e politico, dei resistenti al Nuovo Ordine Mondiale, Jacques Vergès, che abbiamo visto di recente al fianco di Roland Dumas nel bombardamento di Tripoli, ha accettato volentieri di riceverci per darci la sua opinione su quanto sta accadendo o potrebbe accadere in Siria. Un'analisi sincera della deriva geopolitica e morale dell'occidente unipolare statunitense e un ragionevole ottimismo sugli sviluppi in Siria e altrove.
 
- Innanzitutto, qual è la sua analisi della situazione in Siria?
 
- Jacques Vergès: E' in atto un chiaro tentativo di destabilizzazione esterno alla Siria. Nella regione l'Arabia Saudita tira le fila attraverso i gruppi salafiti che ispira e finanza. E, naturalmente, gli Stati Uniti supervisionano questo inizio di guerra civile. A mio parere è direttamente coinvolto anche Israele, stato confinante e nemico della Siria, che dispone di servizi di intervento e di intelligence significativi. Senza dimenticare il ruolo che gioca sul fronte diplomatico la Francia per screditare e isolare il regime siriano.
 
Non nego che ci siano problemi sociali in Siria. Anche la Francia ha seri problemi sociali e possiamo affermare che la società francese sta affrontando una serie di arretramenti. Ma i nemici interni ed esterni alla Siria baathista fanno di tutto per gettare benzina sul fuoco. Per quel che mi riguarda, sono indubbiamente molto amico della Siria attuale...
Leggi tutto, da resistenze.org

lunedì 27 giugno 2011

La recensione di Jean Bricmont all'edizione francese del libro su Stalin

Staline, histoire et critique d’une légende noire
Jean Bricmont

Réflexions sur Staline, à partir du livre de Domenico Losurdo, Staline, histoire et critique d'une légende noire ; traduit de l'italien par Marie-Ange Patrizio, avec une postface de Luciano Canfora ; Aden, Bruxeles, 2011.da michelcollon.info, 21 giugno2011

Même si l'auteur démonte la « légende noire » forgée entre autres par Arendt, Conquest, Khrouchtchev et Trotski, ce livre n'est pas une apologie de Staline (bien qu'il sera sans doute accusé d'en être une) mais plutôt une tentative pour faire sortir Staline de la démonologie occidentale, où il occupe une place de choix aux côtés de son « frère jumeau » Hitler, et de le faire entrer dans l'histoire, une histoire certes tragique, mais qui ne se résume pas à la lutte du Bien démocratique contre le Mal totalitaire. L'auteur aborde de front plusieurs questions sensibles, comme la direction par Staline de la guerre patriotique (1941-1945), la famine en Ukraine, les camps, l'industrialisation forcée ou encore l'antisémitisme, et il s'appuie pour cela essentiellement sur des sources non communistes...

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sabato 18 giugno 2011

Un'anticipazione dell'edizione tedesca de "Il linguaggio dell'Impero" su Junge Welt

Junge Welt, 18.06.2011

Krieg der Begriffe

Vorabdruck. Obama und Orwell: Die Sprache des Imperiums und das »Newspeak«

Von Domenico Losurdo
 
Zur Rechtfertigung von Krieg und Besatzung pflegen die herrschenden Klassen der imperialistischen Staaten und ihre folgsamen Ideologen einen ganz eigenen Diskurs: Kriege gelten als »humanitäre« Einsätze, Städte werden bombardiert, um die »Zivilbevölkerung zu schützen«, der Feind wird zum kulturlosen »Barbaren« stilisiert, und Widerstand ist grundsätzlich »Terrorismus«. In seinem neuen Buch »Die Sprache des Imperiums« versucht der italienische Philosoph Domenico Lo­surdo Licht ins Dunkle des »Neusprechs« der Kriegstreiber zu bringen und, so der Autor im Vorwort des Bandes, einen »Beitrag zur Definition der zentralen Begriffe der heutigen Kriegsideologie« zu liefern. jW veröffentlicht einen Auszug aus dem 8.Kapitel der Studie, um Fußnoten gekürzt, vorab...
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martedì 14 giugno 2011

E' nato il blog "Domenico Losurdo Info Brasil"

E' il nuovo blog per l'area di lingua portoghese, attivo grazie a Giulio Gerosa, che ringraziamo.
Già on line, con sottotitoli in portoghese, la Conferência sobre: Marx, Imperialismo e Racismo

sabato 11 giugno 2011

Alain Badiou segnala lo Stalin di Losurdo nel suo seminario

Je voudrais désormais commencer le séminaire par quelques éléments de bibliographie thématique. Aujourd'hui je vais vous parler de deux livres concernant Staline.
Je voudrais partir d'un point qui doit commenter le rapport entre intellectualité et politique. En général, la politique est exclusivement envisagée du point de vue des situations, délaissant ainsi la question de l'état des problèmes : il y a en effet, en politique, comme en science, une histoire des problèmes; il y a des problèmes qui ont été traités et résolus, et il y a des problèmes discutés avec acharnement de longue date et pas encore résolus. Il ne faut pas confondre histoire des États et histoire de la politique comme pensée, projet et résolution de problèmes. L'histoire des politiques vue du point de l'histoire des problèmes politiques est un fil directeur qu'il me paraît intéressant de suivre...

Un appello contro la guerra alla Libia

Frieden für Libyen! Solidarität mit dem libyschen Volk!

Seit mehr als zwei Monaten bombardieren die USA und andere NATO-Staaten Tag für Tag und vor allem nachts die Millionenstadt Tripolis und andere Orte in Libyen. Zugleich versuchen sie, das libysche Volk durch Beschlagnahmung seiner Gelder und durch eine Hungerblockade gefügig zu machen. Die Aggressoren mißachten alle einschlägigen Bestimmungen des Völkerrechts (Verbot der Einmischung in die inneren Angelegenheiten eines anderen Staates, Verpflichtung zu Konfliktlösungen auf dem Verhandlungswege, Verbot des Angriffskriegs usw.). Ihr Vorwand, sie wollten „Menschen­leben retten“, ist angesichts der wachsenden Dauer ihres Bombenkrieges und der steigenden Opferzahlen absurd und zynisch. Springer- und andere Konzernmedien sowie auch die öffentlich-rechtlichen Sender schweigen jedoch über die Toten, die Verstümmelten, die Zerstörungen, das Flücht­lingselend, die Vergiftung der Böden mit Uranmunition.
Der Wüstenstaat, der unter seinem Revolutionsführer Moammar al-Gaddafi seiner Bevölkerung dank der Nationalisierung seines Ölreichtums den höchsten Wohlstand in Afrika mit unentgeltlichem Bildungs- und Gesundheitswesen, mit hochentwickelten Rechten für Frauen und Kinder bieten konnte, droht in seiner Entwicklung um Jahrzehnte zurückgeworfen zu werden. Wie in der Kolonialzeit selbstbewusst gewordene Sklaven vor den Augen ihrer Schicksalsgefährten öffentlich ausgepeitscht wurden, so wollen heute führende NATO-Staaten das libysche Volk, auch als Warnung für die Völker der Dritten Welt, mit Bomben, Raketen und gegebenenfalls militärischer Besetzung dafür bestrafen, dass es sich ihrem Diktat entzieht, seinen eigenen Entwicklungsweg geht, sich für die Einheit und Unabhängigkeit der arabischen Welt und Afrikas einsetzt und sich jeglicher Rekolonialisierung verweigert. 
Wir fordern die Bundesregierung auf, keine Nutzung deutscher Einrichtungen für die Aggression zu gestatten und sich konsequent einzusetzen für 
– sofortige Einstellung aller Angriffe auf Libyen, 
– sofortigen Waffenstillstand und Friedensverhandlungen zwischen den libyschen Bürgerkriegsparteien,
– Aufhebung der Handels- und Wirtschaftsblockade,
– Rückgabe der beschlagnahmten libyschen Auslandskonten.
Es ist höchste Zeit, Solidarität mit dem libyschen Volk zu zeigen.  
Wir rufen alle, die sich für Frieden, Völkerrecht und Menschenrechte mitverantwortlich wissen und den Menschen der Dritten Welt verbunden fühlen, zu Protestaktionen und Demonstrationen auf: Dieser verbrecherische Angriffskrieg muss gestoppt werden.
 
Erstunterzeichner:
Dr. Richard Albrecht, Autor & Editor, Bad Münstereifel – Dr. Alexander Bahar, Historiker - Dr. Friedrich-Martin Balzer, Historiker, Marburger Forum – Dr. Matin Baraki, Lehrbeauftragter an der Universität Marburg – Hartmut Barth-Engelbart, Schriftsteller und Musiker – Hans Bauer, Rechtsanwalt, Vorsitzender der Gesellschaft zur Rechtlichen und Humanitären Unterstützung (GRH) e.V. Berlin – Elia Baz, 1. Vorsitzender des Deutsch-Arabischen Freundeskreis e.V. – Rolf Becker, Schauspieler – Michaela von Behm, Frankfurt/Main – Ursula Behr-Taubert, Kunstmalerin mit Leyla Taubert – Prof. Dr. Wolfgang Beutin, Schriftsteller, Privatdozent an der Universität Bremen – Heide Beutin, Wissenschaftspublizistin – Wolfgang Bittner, Schriftsteller – Volker Bräutigam, Publizist – Peter Braun, Bildhauer – Antonie Brinkmann, Bremen – Arnold Bruns, Verleger, Bonn – Elias Davidsson, Komponist und Völkerrechtler, Bonn – Franz Josef Degenhardt, Musiker und Schriftsteller, Quickborn – Kai Degenhardt, Musiker, Hamburg – Michaela Dietl, Musikerin – Bernd Duschner, „Freundschaft mit Valjevo“ – Felix Eder, Übersetzer – Petra Finsterle, Club Voltaire München – Dieter Frielinghaus, Pfarrer – Heinrich Frei – Prof. Dr. Klaus Fuchs-Kittowski, Informatiker, Berlin – Dr. Dieter Götze – Fulvio Grimaldi, Journalist und Dokumentarfilmer – Dr. Wolf-Dieter Gudopp-von Behm, Frankfurt/Main – Joachim Guilliard, Heidelberger Forum gegen Militarismus und Krieg – Heinz-W. Hammer, Dipl. Soz. Pädagoge – Klaus Hartmann, Bundesvorsitzender des Freidenkerverbandes – Evelyn Hecht-Galinski, Publizistin – Rüdiger Göbel, stellv. Chefredakteur der „Jungen Welt“ -Christoph R. Hörstel, Regierungs- und Unternehmensberater – Prof. Dr. Dr. h.c. Hans Heinz Holz, Philosoph – Silvia Holz-Markun, Journalistin – Ludwig Huber, Kunsterzieher – Claudia Karas – Dietrich Kittner, Kabarettist – Peter Kleinert, Redakteur der Neuen Rheinischen Zeitung – Dieter Kloszowski, Vorsitzender des Marburger Forums – Prof. Dr. Bernd Könitz, Leipzig – Siegfried Kretschmar – Brigitte Kustosch, Marburg – Prof. Dr. Domenico Losurdo, Philosoph, Präsident der int. Gesellschaft für dialektisches Denken – Dr. Wilfried Maier – Dr. Erika Maier – Prof. Dr. Thomas Metscher, Literaturwissenschaftler – Dr. Bahman Nirumand, Publizist – Prof. Dr. Kurt Pätzold, Historiker, Berlin – Doris und George Pumphrey – Klaus von Raussendorf, Publizist, Bonn – Ellen Rohlfs, Übersetzerin – Jürgen Rose, Oberstleutnant der Bundeswehr a. D., Publizist – Prof. Dr. Werner Roß, Zwickau – Dr. Werner Rügemer, Publizist – Erich Schaffner, Schauspieler – Prof. Dr. Andreas Schierwagen – Eberhard Schink und Karin Mittelstädt, Geschäftsführender Vorstand des Freidenkerverbandes – Einar Schlereth, Journalist – Jochen Scholz, Mitglied der „Kommission Europäische Sicherheit und Zukunft der Bundeswehr“, IFSH – Renate Schoof, Schriftstellerin – Dr. Erasmus Schöfer, Schriftsteller – Gabriele Senft, Fotojournalistin – Eckart Spoo, Publizist und Herausgeber des „Ossietzky“ – Dr. Robert Steigerwald, Publizist Frankfurt/Main – Armin Stolper, Schriftsteller – Frieder Wagner, Schriftsteller und Filmemacher – Prof. Dr. Ingo Wagner, Leipzig – Willy H. Wahl, seniora-org – Raymond Wilson, Astrophysiker, Kavli-Preisträger 2010 – Ingrid und Gerhard Zwerenz, Schriftsteller

martedì 7 giugno 2011

Oskar Lafontaine cita la Controstoria del liberalismo: "uno dei libri più interessanti che io abbia letto negli ultimi tempi"

In un articolo pubblicato su «Berliner Tagesspiegel» del 4 giugno, in relazione al dibattito in corso nella «Linke» su liberalismo e socialismo, Oskar Lafontaine rinvia al libro «Controstoria del liberalismo», in Germania pubblicato da Papyrossa col titolo: «Freiheit als Privileg. Eine Gegengeschichte des Liberalismus» [La libertà come privilegio. Una controstoria del liberalismo].

I veri liberali sono i socialisti
«Troviamo l’idea di libertà nei programmi di tutti i partiti politici.
Vi si richiama il socialismo così come il liberalismo. Per me il socialismo era ed è null’altro che un liberalismo pensato fino in fondo. La spiegazione di ciò la troviamo in uno dei libri più interessanti che io abbia letto negli ultimi tempi: “Freiheit als Privileg” di Domenico Losurdo, pubblicato nel 2010 dalla Casa editrice Papyrossa.
In questo libro il filosofo italiano dimostra come, nella storia del loro partito, i liberali hanno di regola inteso la libertà quale privilegio di una minoranza. I teorici del liberalismo non avevano alcuna difficoltà a sciogliere un inno alla libertà e a giustificare al tempo stesso l’illibertà e l’oppressione di interi popoli e di interi strati sociali (subalterni). Così nel 18° secolo si esprimeva l’illuminista Condorcet a proposito dell’America dei liberali proprietari di schiavi George Washington, Thomas Jefferson e James
Madison: “L’americano dimentica che i negri sono uomini; egli non ha con loro alcuna relazione morale; essi non sono per lui che oggetti di profitto”. Si obietterà che questi tempi sono ormai dileguati. Ma è veramente così? Oggi molti considerano il lavoro interinale come una forma moderna di schiavitù. Sarebbe solo una polemica inammissibile il seguente giudizio?:  “Il neoliberista dimentica che i lavoratori interinali e i salariati a un euro sono uomini. Egli non ha con loro alcuna relazione morale; essi non sono per lui che oggetti di profitto”».

Leggi il testo originale (in tedesco)
Tagesspiegel 04.06.2011

lunedì 6 giugno 2011

«Global Times»: L’Occidente si deve rassegnare a non essere più il centro del mondo

«Con la fine della Guerra fredda gli Usa divennero la polizia mondiale, ma allo stesso tempo il potere della nazione [statunitense] cominciò a declinare […] La fine della Guerra fredda non fu una vittoria Usa ma fu causata dalla volontaria fuoriuscita dell’Unione Sovietica dalla lotta.
Innegabilmente gli Usa giocarono un ruolo importante in questo processo storico, ma furono gli insuccessi interni dell’Unione Sovietica che causarono la sua disintegrazione.
Gli Usa furono il più grande vincitore della Guerra fredda. Sfortunatamente, la superpotenza rimasta solitaria, confuse causa e risultati e credette di aver vinto la lotta coi suoi soli mezzi».

West bids farewell to being world center May 30th, 2011 | Global Times
By Jin Canrong and Liu Shiqiang 
The Western camp headed by the US dominates the world. This camp accounts for 10 percent of the world population but holds more than two-thirds of the global fortune and power...

Associated Press: L’Accademia militare cinese mette in guardia contro le «guerre internet» promosse dagli Usa per imporre il «cambiamento di regime» in certi paesi del mondo arabo e di altre regioni del mondo

Associated Press (6/4/11)
China calls US culprit in global 'Internet war'BEIJING (AP) — The Chinese military accused the U.S. on Friday of launching a global "Internet war" to bring down Arab and other governments, redirecting the spotlight away from allegations of major online attacks on Western targets originating in China...
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Riceviamo e pubblichiamo da un lettore

Sono Iginio Roberto Calamita, ex detenuto politico della dittatura argentina, e vorrei ringraziarla per i suoi articoli, perche avendo vissuto il terrore nella sua forma meno sofisticata, "conozco al mostro", come diceva Marti.
Oggi vivo nelle Marche, a Massa Fermana , e uso anche Facebok per seguire amici e parenti lontani. E molto comodo, ma è evidente come questi network faciano leva sull'emotività che spesso non danno tempo al nostro cervello a pensare, e percio succede che la macchina usa il nostro dito indice per spargere allarmi o notizie non vere.
Appena adesso mi sono arrivate allarmi sulla Siria. Ho cercato ed ho trovato il suo intelligente articolo in aiuto. Percio il mio ringraziamento.
La saluto afettuosamente.

mercoledì 1 giugno 2011

Domenico Losurdo a Lisbona per la presentazione dell'edizione in lingua portoghese del libro su Stalin: STALIN. HISTORIA CRITICA DE UMA LENDA NEGRA, ED. REVAN

14 Juin, Serpa

17 heures-Conférence à la Bibliotèque Municipale sur son livre

«Staline, histoire et critique d’une légende noire», dont l’édition brésilienne sera  en vente.
Débat. L’auteur, presenté par l’écrivain portugais Miguel Urbano Rodrigues, signera des exemplaires de son livre.


15 Juin, Lisbonne
17 heures-Conference sur le meme livre à l’Institut  Superieur des Sciences  du Travail et de l'Emploi de l‘Université de Lisbonne.
Débat. Presentation du Prof. Arsenio Nunes.
L’auteur signera aussi des exemplaires de son livre.

martedì 31 maggio 2011

Domande e risposte su Stalin

Caro Professore,
Prima di tutto volevo farle i miei complimenti per il suo libro:Stalin storia e critica di una leggenda nera, l'ho trovato molto interessante ed è stato bellissimo scoprire un autore come lei che non è soggetto all' ideologia dominante. Potrebbe gentilmente consigliarmi qualche libro "serio" sulla Cina di Mao e quella di oggi ed del suo sviluppo?
Nel ringraziarla le porgo i miei cordiali saluti,
Marco Tubino
 
DL Può cominciare a guardarei ll mio libro Fuga dalla storia. La rivoluzione russa e la rivoluzione cinese oggi, La città del Sole, Napoli. Dai lettori del blog possono venire altri suggerimenti e commenti.

Caro compagno Losurdo,
su Facebook discutendo con un mio amico che è anti-stalinista (e io difendo la figura di Stalin) mi ha risposto: "con tutto il bene che ti voglio ma ciò non toglie che i stalinisti sono stati i becchini della rivoluzione d'Ottobre,hanno seminato menzogne e terrore tra le avanguardie comuniste,hanno strangolato il fior fiore delle rivoluzioni proletarie nel mondo,a partire dal Comitato sindacale anglo-russo,la rivoluzione cinese (in cui si sono alleati con il Kuomintang di Cian kai schek),la rivoluzione spagnola,il fronte statale ,nella seconda guerra mondiale,prima con Hitler e poi con l'imperialismo anglo-americano, i fronti popolari antifascisti con la borghesia occidentale) l'assassinio di dirigenti e quadri leninisti nelle purghe dal 1936 al 1939 ,ed oltre(senza menzionare l'assassinio di Trotskj in Messico e di suo figlio,in precedenza, a Parigi).E vogliamo continuare ad attardarci con questi figuri,ancora oggi,per riabilitarli ed offrirgli la possibilità di imbellettarsi agli occhi di un proletariato mondiale di cui hanno fatto pelle di porco? Giammai! Io mi rifiuto di trattare con questi Strelizzi del movimento operaio rivoluzionario. Bisogna bandirli per sempre dalla cerchia, avendo essi perduto ogni onore rivoluzionario ed essendo finiti tra i peggiori traditori del movimento comunista internazionale nel corso della sua storia"!
Compagno Losurdo come posso rispondergli nel merito e nel metodo dimostrando la falsità di ciò che ha detto il mio amico?

Come rispondere alla alla consueta filastrocca contro Stalin? Sulla Cina ha già riposto un lettore; per quanto riguarda il resto della filastrocca, può leggere il mio libro su Stalin.
Al di là dei singoli punti, conviene fare due ragionamenti generali. Il primo di carattere storico: quando Stalin assume il potere, l’esistenza della Russia sovietica è in discussione, date le persistenti minacce interne e internazionali.
Quando Stalin muore, il campo dei paesi di ispirazione socialista si è ampliato enormemente, l’ondata rivoluzionaria, anticolonialista e antimperialista sta montando in tutto il Terzo Mondo e il prestigio di cui godono l’Unione sovietica e il suo leader è altissimo in ogni angolo del pianeta.
Il secondo rgionamento è di carattere filosofico. Per chiarirlo riproduco una pagina  di un mio libro  («Fuga dalla stora. La rivoluzione russa e la rivoluzione cinese oggi», La città del Sole, Napoli, pubblicato in prma edizione nel 1999).

«La vicenda storica iniziata con la rivoluzione d’Ottobre ha stimolato a sinistra alcuni bilanci che possono essere assunti come modelli negativi. Non poche volte, la degenerazione e la disfatta dell’URSS e del «campo socialista» vengono spiegate riconducendo tutto a Stalin.
E’ un atteggiamento che sembra tradursi in una sorta di sospiro: Ah, se Lenin fosse vissuto più a lungo! Che orribile disgrazia che il suo posto non sia stato preso da Trotskij oppure da Bucharin! Peccato che il gruppo dirigente bolscevico non abbia saputo o voluto seguire la via indicata da Marx, quello «autentico» s’intende, indicato di volta in volta da uno o l’altro degli inflessibili giudici della storia del «socialismo reale». Se per avventura uno di essi (ad esempio la Rossanda) si fosse trovato a gestire il potere al posto di Stalin, invece che al ritorno della Duma e della bandiera zarista a Mosca avremmo assistito al trionfo dei Soviet e della bandiera rossa a New York! Se tali bilanci fossero corretti, non a Marx bisognerebbe far ritorno ma per lo meno a Platone e al suo idealismo. E’ difficile, infatti, immaginare una liquidazione più radicale del materialismo storico. Nessuna attenzione viene prestata ai dati oggettivi: la situazione della Russia e la storia alle sue spalle; le lotte di classe a livello interno e internazionale, i rapporti di forza sul piano economico, politico e militare, ecc. Tutto vien fatto dipendere dalla rozzezza, dalla brutalità, dalla volontà di potenza, dalla paranoia, in ogni caso dal carattere di una singola personalità. Il bello è che questo tipo di spiegazione riproduce, ingigantendolo, l’errore di fondo dello stalinismo, l’oblio delle contraddizioni oggettive e il conseguente ricorso, disinvolto e spregiudicato, alla categoria di «tradimento»: ora a spiegare non un determinato avvenimento ma quasi settanta anni di storia è un unico, ininterrotto «tradimento» degli ideali del comunismo consumato da Stalin, che viene quindi consegnato al plotone d’esecuzione degli storici o meglio dei giornalisti e degli ideologi.
Questo tipo di spiegazione diviene in certi casi una vera e propria filosofia della storia: negli anni attorno al ‘68 era abbastanza diffuso un libro che già nel titolo (Proletari senza rivoluzione) forniva la chiave di lettura della storia universale: sempre animate dai più nobili sentimenti rivoluzionari, le masse finivano regolarmente con l’essere abbandonate o tradite da dirigenti e burocrati. Anche qui si assiste ad un paradosso; quella che avrebbe voluto essere una requisitoria contro dirigenti e burocrati si rovescia in realtà in una requisitoria contro le masse: esse si rivelano inguaribilmente sempliciotte, sempre incapaci di comprendere nei momenti decisivi i loro reali interessi, ogni volta inclini a consegnare il loro destino nelle mani di avventurieri».

martedì 24 maggio 2011

In italiano l'articolo di Liu Shulin su Global Times

Pochi scritti riescono a farci intendere la saggezza della dirigenza del Partito comunista cinese come questo.  Per quello che conta, condivido ogni singola parola di questo articolo.
Il prof. Losurdo ha fatto davvero bene a dargli evidenza.

Vladimiro Giacché, 21 maggio 2011

Vedi anche il dibattito sull'articolo di Liu Shulin nei commenti al post pubblicato qualche giorno fa


Quattro lezioni dal crollo dell’Unione Sovietica
Liu Shulin Global Times, 20 Maggio 2011

Una marea di riforme si diffuse negli stati socialisti negli anni ’80. Tuttavia, proprio mentre correvano di più il grave rischio di collassare che di andare avanti, le riforme nei paesi socialisti sono ancora vulnerabili. Le lezioni dal crollo  del Partito Comunista dell’Unione Sovietica (PCUS) sono preziose per la Cina, che sta vivendo oggi le riforme...
Leggi tutto, da aurorasito.wordpress.com

Su "El Viejo Topo" un dibattito sullo Stalin di Losurdo

"El Viejo Topo" n. 280, mayo de 2011

Dossier Stalin. La polémica en la izquierda italian
Varios Autores

sabato 21 maggio 2011

«Global Times» condanna Kruscev e Gorbacev

«Global Times», quotidiano cinese in lingua inglese, richiama l’attenzione sulle «quattro lezioni» che scaturiscono dal crollo dell’Unione Sovietica. Nell’avviare le necessarie riforme
1) Il Partito comunista non deve abdicare alla leadership.
2) Non deve «abbandonare il principio della proprietà pubblica quale fondamento dell’economia».
3) Non deve denigrare i leaders precedenti, come invece ha fatto Kruscev, che «ripudiò Stalin nel “Rapporto segreto” del 1956».
4) Deve stare in guardia nei confronti dell’Occidente, al contrario di quello che fece Gorbacev, il quale si legò mani e piedi agli Usa, rivelando anche in questo caso la sua «enorme cecità» [DL].


Global Times (5/19/11)
Four lessons from the collapse of the Soviet Union By Liu Shulin
Liu Shulin

A tide of reform spread in the socialist states in the 1980s. However, just like running faces bigger risk of falling down than walking, the reforms in socialist countries are even vulnerable. The lessons from the failure of Communist Party of the Soviet Union (CPSU) are valuable for China, which is experiencing reform today.

Firstly, the party should not give up its leadership of the country during the reforms. The CPSU, though it had been plagued by corruption to a severe degree, could have been resurrected. But in the clamor of "limitless openness," the CPSU had lost its control of the intelligentsia, theory circles and the media.

Secondly, reforming should not abandon the principle of public ownership as economic foundation. The socialist public ownership has determined the nature of socialism and guaranteed the people can manage themselves. It is also the most substantial part of the socialist system. As long as the position of public ownership is sustained, the foundation of socialist countries stays, no matter how the reforms proceed.
On July 1, 1991, the Soviet Union's Supreme Soviet passed a privatization law, which regulated that the State-owned enterprises could be turned to collective or shareholding enterprises, and they could be sold or auctioned.
In the same month, Soviet leader Mikhail Gorbachev wrote to the G7 summit to inform them that the first two years of the plan would see 80 percent of medium- or small- sized enterprises sold to individuals and then the mode of massive private enterprises was promoted.
Privatization generated the privileged class and produced class differentiation in the Soviet Union, which could only lead to two
results: a reshuffle of the country because of a sharp U-turn in policy on the part of the ruling party, or an angry public struggling with the new reality.

Thirdly, reforming doesn't simply mean denying previous leaders.
Nikita Khrushchev repudiated Joseph Stalin in the "Secret Speech" in 1956. And from then on the anti-Stalin movement lasted several decades in the Soviet Union, and led to the disastrous consequences of denying the history of the Soviet Union, and finally opposing the systems and goals of communism.
However, merely denying the past does not help solve the problem.
During the reforms in the 1980s, Gorbachev changed the direction of the Soviet Union based on the so-called "new thinking."
What was the ultimate purpose of the reform? Should the reform persist in following the principles of socialism? On these fundamental issues, Gorbachev showed nothing but enormous blindness.

Fourthly, the reform should not rely on external powers. The US never changed its goal of trying to "peacefully transform" the Soviet Union and other socialist countries. It took steps to put ideological pressure on socialist countries, while the leaders of the Soviet Union who supported reform took no precautions at all.
Gorbachev cared about evaluation and praise from the US, and his efforts to promote openness and the so-called "cultural autonomy" were all in the hope of obtaining US support.
Moreover, he is claimed to have first called the US president after the attempted coup by Soviet hardliners and left his house arrest only after asking the US president for instructions.

It is understandable to keep contact with the Western countries under the open situation, but it is necessary to maintain a sober mind, and to take effective precautions.

The author is a professor at the School of Social Sciences at Tsinghua University. opinion@globaltimes.com.cn

Una recensione della Non violenza sul "Corriere d'Arezzo"

venerdì 20 maggio 2011

Socialismo in un solo paese o socialismo in nessun paese?

Buon pomeriggio Professore,
la differente visione rivoluzionaria di Trotzsky rispetto a quella di Stalin, mi sembra più aderente al pensiero di Marx. Mi chiedo se l'elaborazione del comunismo in un solo paese da parte di Stalin - e quindi l'allontanamento da Marx - sia un ripensamento dottrinale oppure si è reso necessario dalle contingenze che Stalin ha dovuto affrontare.
A prescindere da come si risponda, appare allora chiaro che la concezione di Stalin sia stata accolta, da parte dei paesi occidentali non-comunisti, come male minore rispetto alla visione trotskista sicuramente più universale e forse più pericolosa per quest'ultimi. Dunque Stalin è stato il miglior "alleato" dell'occidente liberale ?
Grazie per l'attenzione
Saluti
Stefano Franco - Savona

Quando Stalin ha formulato la tesi in base alla qualle era possibile costruire il socialismo anche in un solo (grande) paese, la scelta imposta dall'aggressione imperialista e dai reali rapporti di forza non era tra socialismo in un solo paese e socialismo su scala mondiale bensì tra socialismo in un solo paese e  socialismo in nessun paese!
Quando Stalin è morto (nel 1953), il socialismo si stava affermando ben al di là dell'URSS, in un'area del mondo assai larga...
Domenico Losurdo

Una conversazione sul liberalismo con Domenico Losurdo

Liberalism: The road from serfdom. A conversation with Dominico Losurdo

Domenico Losurdo and Tony Curzon Price, 15 May 2011

Liberalism does not evolve and progress according to some internal process, but because of the historical challenges it has faced. Slavery, colonialism, anti-semitism have all been a part of this. How do religious fundamentalism, environment and immigration challenge Liberalism today? A conversation based around Dominico Losurdo's book

Ascolta il podcast (conversazione in inglese)

 

Sulla Controstoria del liberalismo, che tanto successo sta riscuotendo nel mondo anglosassone, leggi anche: 

Israel and the 'Community of the Free'



martedì 17 maggio 2011

Il Corriere della Sera riprende l'articolo del Financial Times sulla Controstoria del liberalismo

Losurdo, l’apologeta di Stalin elogiato dal «Financial Times»
Antonio Carioti - Corriere della sera Martedì 17 Maggio 2011
 
Non capita spesso che uno studioso italiano di matrice hegeliano-marxista, autore anche di un saggio in difesa di Stalin, venga ampiamente recensito in termini elogiativi sul «Financial Times», espressione autorevole del capitalismo anglosassone.
Ma evidentemente Domenico Losurdo, docente di Filosofia all’Università di Urbino, gode di più credito all’estero che in Italia, almeno a giudicare dal lungo articolo dedicato alla traduzione inglese della sua Controstoria del liberalismo (Laterza, 2005) da Peter Clarke, autore di saggi su Keynes e sulla storia britannica del Novecento. Il libro, con una vasta messe di citazioni, denuncia la vocazione elitaria del liberalismo classico, il cui impegno per l’affermazione dei diritti individuali rimase a lungo circoscritto nell’ambito della borghesia, escludendo le classi più umili e legittimando addirittura la schiavitù per gli appartenenti ai popoli di colore.
Clarke accetta questa ricostruzione, che pure in alcuni aspetti appare unilaterale, per volgerla in senso positivo. Se grandi pensatori del passato (da John Locke a Jeremy Bentham, da David Hume a Thomas Jefferson) hanno ritenuto che vaste categorie d’individui non dovessero godere dei diritti fondamentali per cui si battevano, queste «clausole d’esclusione» , osserva Clarke, non possono tuttavia essere ritenute «intrinseche ai valori centrali» del liberalismo. Quindi il libro di
Losurdo può essere utile per definire una visione politica più aperta e inclusiva.
D’altronde esistono molti tipi di liberalismo. E se, come ammette anche Losurdo, i liberali hanno saputo imparare dai loro avversari democratici e marxisti, fino a recepirne molte istanze, è perché la loro fiducia nello scambio delle idee, insieme alla consapevolezza di non possedere la verità assoluta, li predisponeva alla comprensione delle ragioni altrui. In fondo sta qui la vera grande forza del liberalismo, al di là delle umane incoerenze di tanti suoi esponenti.

lunedì 16 maggio 2011

Il "Financial Times" recensisce l'edizione inglese della Controstoria del liberalismo

Ringraziamo Sebastian Budgen per la segnalazione di questo importantissimo riconoscimento. Una recensione è uscita anche su "Scotsman" [SGA].

Locke, stock and barrel
By Peter Clarke, Financial Times,May 13 2011
Liberalism: A Counter-History, by Domenico Losurdo, translated by Gregory Elliott, Verso RRP£22, 384 pages


Liberal has been a dirty word in US politics for some time. President Barack Obama can supply convincing answers to the two preposterous charges about his identity that he has faced recently. One, that he is not really an American, was dismissed by producing his birth certificate. The other, that he is a socialist, is more difficult. It could be exploded by declaring that he is self-evidently liberal in his political convictions. But we can be fairly confident that he will not be using the L-word, even though it claims a political pedigree stretching back to the founding fathers...
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Book review: Liberalism: A counter-history by Domenico Losurdo
By GAVIN BOWD, 10 May 2011
LIBERALISM: A COUNTER-HISTORY, Domenico Losurdo, Verso, £20

'HOW is it," Samuel Johnson asked, "that we hear the loudest yelps for liberty from the drivers of negroes?"
Indeed, as Italian philosopher Domenico Losurdo shows, the leaders of the American Revolution and their liberal sympathisers across the At
ADVERTISEMENTlantic saw no incompatibility between representative democracy for white property-owners and enslavement of the blacks...

sabato 7 maggio 2011

Gregory Elliott a Urbino

La non-violenza del Dalai Lama

Caro Domenico,
non ci sentiamo da troppo tempo, ma ti seguo sempre attraverso il tuo bellissimo blog. Poi magari ci sentiamo/scriviamo con più calma, ma intanto voglio segnalarti questa chicca trovata sul sito del
"Guardian".

Richard Ambrosoli


«Mosquitos»

11.12am: As discussion over the circumstances of Bin Laden's killing continue and also on whether he could have been taken alive, an unlikely figure appears to have suggested his death was justified.
The Dalai Lama may avoid swatting mosquitos, such is his desire to avoid destroying living creatures, but in answer to a question about the killing of the al-Qaida leader, the leader of Tibetan Buddhism
said:

Forgiveness doesn't mean forget what happened. . If something is serious and it is necessary to take counter-measures, you have to take counter-measures.
http://www.guardian.co.uk/world/blog/2011/may/05/osama-bin-laden-death-aftermath#block-9

Domenico Losurdo alla Sorbona mercoledì 11 maggio

Université Paris 1 Panthéon-Sorbonne
Institut d'histoire de la Révolution française


Psychopathologie et démonologie
La lecture des grandes crises historiographiques de la Restauration à nos jours

 
Dans le cadre des Conférences Alphonse Aulard, et à la suite des professeurs Carla Hesse et Michel Pertué, l’IHRF a le plaisir de vous inviter à assister à la leçon que donnera le professeur Domenico Losurdo, de l’Université d’Urbino. La conférence sera donnée le mercredi 11 mai 2011 en salle Marc Bloch, entre 18 et 20 heures.

Rivelazioni sul colpo di Stato in Romania del 1989

Romania Rivelazioni shock sul 1989
România libera, 20 dicembre 2010

"Ho ucciso durante la Rivoluzione", titola România liberă pubblicando la testimonianza di Corneliu Stoica, ex campione internazionale di tiro a segno, sul suo ruolo durante rivoluzione del 1989. A quasi ventun anni dalla caduta del regime comunista di Nicolae Ceauşescu, l'associazione "21 dicembre 1989" ha svelato alcune delle deposizioni rese dai protagonisti dell'epoca davanti al pubblico ministro, prima che fosse fermata l'inchiesta sull’uccisione di circa 1.200 manifestanti a partire dal 22 dicembre. Stoica ha affermato di aver ucciso diverse persone su richiesta di Dan Iosif, uno dei più stretti collaboratori del leader della rivoluzione Ion Iliescu. L'ex atleta faceva parte di un gruppo di tiratori che il 22 dicembre, giorno della fuga di Ceauşescu, aprì il fuoco sui manifestanti. La sua testimonianza, nota România Liberă, rafforza la tesi di un colpo di stato ordito da Iliescu e Iosif.