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Facebook: I lettori di Domenico Losurdo

lunedì 6 giugno 2011

Riceviamo e pubblichiamo da un lettore

Sono Iginio Roberto Calamita, ex detenuto politico della dittatura argentina, e vorrei ringraziarla per i suoi articoli, perche avendo vissuto il terrore nella sua forma meno sofisticata, "conozco al mostro", come diceva Marti.
Oggi vivo nelle Marche, a Massa Fermana , e uso anche Facebok per seguire amici e parenti lontani. E molto comodo, ma è evidente come questi network faciano leva sull'emotività che spesso non danno tempo al nostro cervello a pensare, e percio succede che la macchina usa il nostro dito indice per spargere allarmi o notizie non vere.
Appena adesso mi sono arrivate allarmi sulla Siria. Ho cercato ed ho trovato il suo intelligente articolo in aiuto. Percio il mio ringraziamento.
La saluto afettuosamente.

mercoledì 1 giugno 2011

Domenico Losurdo a Lisbona per la presentazione dell'edizione in lingua portoghese del libro su Stalin: STALIN. HISTORIA CRITICA DE UMA LENDA NEGRA, ED. REVAN

14 Juin, Serpa

17 heures-Conférence à la Bibliotèque Municipale sur son livre

«Staline, histoire et critique d’une légende noire», dont l’édition brésilienne sera  en vente.
Débat. L’auteur, presenté par l’écrivain portugais Miguel Urbano Rodrigues, signera des exemplaires de son livre.


15 Juin, Lisbonne
17 heures-Conference sur le meme livre à l’Institut  Superieur des Sciences  du Travail et de l'Emploi de l‘Université de Lisbonne.
Débat. Presentation du Prof. Arsenio Nunes.
L’auteur signera aussi des exemplaires de son livre.

martedì 31 maggio 2011

Domande e risposte su Stalin

Caro Professore,
Prima di tutto volevo farle i miei complimenti per il suo libro:Stalin storia e critica di una leggenda nera, l'ho trovato molto interessante ed è stato bellissimo scoprire un autore come lei che non è soggetto all' ideologia dominante. Potrebbe gentilmente consigliarmi qualche libro "serio" sulla Cina di Mao e quella di oggi ed del suo sviluppo?
Nel ringraziarla le porgo i miei cordiali saluti,
Marco Tubino
 
DL Può cominciare a guardarei ll mio libro Fuga dalla storia. La rivoluzione russa e la rivoluzione cinese oggi, La città del Sole, Napoli. Dai lettori del blog possono venire altri suggerimenti e commenti.

Caro compagno Losurdo,
su Facebook discutendo con un mio amico che è anti-stalinista (e io difendo la figura di Stalin) mi ha risposto: "con tutto il bene che ti voglio ma ciò non toglie che i stalinisti sono stati i becchini della rivoluzione d'Ottobre,hanno seminato menzogne e terrore tra le avanguardie comuniste,hanno strangolato il fior fiore delle rivoluzioni proletarie nel mondo,a partire dal Comitato sindacale anglo-russo,la rivoluzione cinese (in cui si sono alleati con il Kuomintang di Cian kai schek),la rivoluzione spagnola,il fronte statale ,nella seconda guerra mondiale,prima con Hitler e poi con l'imperialismo anglo-americano, i fronti popolari antifascisti con la borghesia occidentale) l'assassinio di dirigenti e quadri leninisti nelle purghe dal 1936 al 1939 ,ed oltre(senza menzionare l'assassinio di Trotskj in Messico e di suo figlio,in precedenza, a Parigi).E vogliamo continuare ad attardarci con questi figuri,ancora oggi,per riabilitarli ed offrirgli la possibilità di imbellettarsi agli occhi di un proletariato mondiale di cui hanno fatto pelle di porco? Giammai! Io mi rifiuto di trattare con questi Strelizzi del movimento operaio rivoluzionario. Bisogna bandirli per sempre dalla cerchia, avendo essi perduto ogni onore rivoluzionario ed essendo finiti tra i peggiori traditori del movimento comunista internazionale nel corso della sua storia"!
Compagno Losurdo come posso rispondergli nel merito e nel metodo dimostrando la falsità di ciò che ha detto il mio amico?

Come rispondere alla alla consueta filastrocca contro Stalin? Sulla Cina ha già riposto un lettore; per quanto riguarda il resto della filastrocca, può leggere il mio libro su Stalin.
Al di là dei singoli punti, conviene fare due ragionamenti generali. Il primo di carattere storico: quando Stalin assume il potere, l’esistenza della Russia sovietica è in discussione, date le persistenti minacce interne e internazionali.
Quando Stalin muore, il campo dei paesi di ispirazione socialista si è ampliato enormemente, l’ondata rivoluzionaria, anticolonialista e antimperialista sta montando in tutto il Terzo Mondo e il prestigio di cui godono l’Unione sovietica e il suo leader è altissimo in ogni angolo del pianeta.
Il secondo rgionamento è di carattere filosofico. Per chiarirlo riproduco una pagina  di un mio libro  («Fuga dalla stora. La rivoluzione russa e la rivoluzione cinese oggi», La città del Sole, Napoli, pubblicato in prma edizione nel 1999).

«La vicenda storica iniziata con la rivoluzione d’Ottobre ha stimolato a sinistra alcuni bilanci che possono essere assunti come modelli negativi. Non poche volte, la degenerazione e la disfatta dell’URSS e del «campo socialista» vengono spiegate riconducendo tutto a Stalin.
E’ un atteggiamento che sembra tradursi in una sorta di sospiro: Ah, se Lenin fosse vissuto più a lungo! Che orribile disgrazia che il suo posto non sia stato preso da Trotskij oppure da Bucharin! Peccato che il gruppo dirigente bolscevico non abbia saputo o voluto seguire la via indicata da Marx, quello «autentico» s’intende, indicato di volta in volta da uno o l’altro degli inflessibili giudici della storia del «socialismo reale». Se per avventura uno di essi (ad esempio la Rossanda) si fosse trovato a gestire il potere al posto di Stalin, invece che al ritorno della Duma e della bandiera zarista a Mosca avremmo assistito al trionfo dei Soviet e della bandiera rossa a New York! Se tali bilanci fossero corretti, non a Marx bisognerebbe far ritorno ma per lo meno a Platone e al suo idealismo. E’ difficile, infatti, immaginare una liquidazione più radicale del materialismo storico. Nessuna attenzione viene prestata ai dati oggettivi: la situazione della Russia e la storia alle sue spalle; le lotte di classe a livello interno e internazionale, i rapporti di forza sul piano economico, politico e militare, ecc. Tutto vien fatto dipendere dalla rozzezza, dalla brutalità, dalla volontà di potenza, dalla paranoia, in ogni caso dal carattere di una singola personalità. Il bello è che questo tipo di spiegazione riproduce, ingigantendolo, l’errore di fondo dello stalinismo, l’oblio delle contraddizioni oggettive e il conseguente ricorso, disinvolto e spregiudicato, alla categoria di «tradimento»: ora a spiegare non un determinato avvenimento ma quasi settanta anni di storia è un unico, ininterrotto «tradimento» degli ideali del comunismo consumato da Stalin, che viene quindi consegnato al plotone d’esecuzione degli storici o meglio dei giornalisti e degli ideologi.
Questo tipo di spiegazione diviene in certi casi una vera e propria filosofia della storia: negli anni attorno al ‘68 era abbastanza diffuso un libro che già nel titolo (Proletari senza rivoluzione) forniva la chiave di lettura della storia universale: sempre animate dai più nobili sentimenti rivoluzionari, le masse finivano regolarmente con l’essere abbandonate o tradite da dirigenti e burocrati. Anche qui si assiste ad un paradosso; quella che avrebbe voluto essere una requisitoria contro dirigenti e burocrati si rovescia in realtà in una requisitoria contro le masse: esse si rivelano inguaribilmente sempliciotte, sempre incapaci di comprendere nei momenti decisivi i loro reali interessi, ogni volta inclini a consegnare il loro destino nelle mani di avventurieri».

martedì 24 maggio 2011

In italiano l'articolo di Liu Shulin su Global Times

Pochi scritti riescono a farci intendere la saggezza della dirigenza del Partito comunista cinese come questo.  Per quello che conta, condivido ogni singola parola di questo articolo.
Il prof. Losurdo ha fatto davvero bene a dargli evidenza.

Vladimiro Giacché, 21 maggio 2011

Vedi anche il dibattito sull'articolo di Liu Shulin nei commenti al post pubblicato qualche giorno fa


Quattro lezioni dal crollo dell’Unione Sovietica
Liu Shulin Global Times, 20 Maggio 2011

Una marea di riforme si diffuse negli stati socialisti negli anni ’80. Tuttavia, proprio mentre correvano di più il grave rischio di collassare che di andare avanti, le riforme nei paesi socialisti sono ancora vulnerabili. Le lezioni dal crollo  del Partito Comunista dell’Unione Sovietica (PCUS) sono preziose per la Cina, che sta vivendo oggi le riforme...
Leggi tutto, da aurorasito.wordpress.com

Su "El Viejo Topo" un dibattito sullo Stalin di Losurdo

"El Viejo Topo" n. 280, mayo de 2011

Dossier Stalin. La polémica en la izquierda italian
Varios Autores

sabato 21 maggio 2011

«Global Times» condanna Kruscev e Gorbacev

«Global Times», quotidiano cinese in lingua inglese, richiama l’attenzione sulle «quattro lezioni» che scaturiscono dal crollo dell’Unione Sovietica. Nell’avviare le necessarie riforme
1) Il Partito comunista non deve abdicare alla leadership.
2) Non deve «abbandonare il principio della proprietà pubblica quale fondamento dell’economia».
3) Non deve denigrare i leaders precedenti, come invece ha fatto Kruscev, che «ripudiò Stalin nel “Rapporto segreto” del 1956».
4) Deve stare in guardia nei confronti dell’Occidente, al contrario di quello che fece Gorbacev, il quale si legò mani e piedi agli Usa, rivelando anche in questo caso la sua «enorme cecità» [DL].


Global Times (5/19/11)
Four lessons from the collapse of the Soviet Union By Liu Shulin
Liu Shulin

A tide of reform spread in the socialist states in the 1980s. However, just like running faces bigger risk of falling down than walking, the reforms in socialist countries are even vulnerable. The lessons from the failure of Communist Party of the Soviet Union (CPSU) are valuable for China, which is experiencing reform today.

Firstly, the party should not give up its leadership of the country during the reforms. The CPSU, though it had been plagued by corruption to a severe degree, could have been resurrected. But in the clamor of "limitless openness," the CPSU had lost its control of the intelligentsia, theory circles and the media.

Secondly, reforming should not abandon the principle of public ownership as economic foundation. The socialist public ownership has determined the nature of socialism and guaranteed the people can manage themselves. It is also the most substantial part of the socialist system. As long as the position of public ownership is sustained, the foundation of socialist countries stays, no matter how the reforms proceed.
On July 1, 1991, the Soviet Union's Supreme Soviet passed a privatization law, which regulated that the State-owned enterprises could be turned to collective or shareholding enterprises, and they could be sold or auctioned.
In the same month, Soviet leader Mikhail Gorbachev wrote to the G7 summit to inform them that the first two years of the plan would see 80 percent of medium- or small- sized enterprises sold to individuals and then the mode of massive private enterprises was promoted.
Privatization generated the privileged class and produced class differentiation in the Soviet Union, which could only lead to two
results: a reshuffle of the country because of a sharp U-turn in policy on the part of the ruling party, or an angry public struggling with the new reality.

Thirdly, reforming doesn't simply mean denying previous leaders.
Nikita Khrushchev repudiated Joseph Stalin in the "Secret Speech" in 1956. And from then on the anti-Stalin movement lasted several decades in the Soviet Union, and led to the disastrous consequences of denying the history of the Soviet Union, and finally opposing the systems and goals of communism.
However, merely denying the past does not help solve the problem.
During the reforms in the 1980s, Gorbachev changed the direction of the Soviet Union based on the so-called "new thinking."
What was the ultimate purpose of the reform? Should the reform persist in following the principles of socialism? On these fundamental issues, Gorbachev showed nothing but enormous blindness.

Fourthly, the reform should not rely on external powers. The US never changed its goal of trying to "peacefully transform" the Soviet Union and other socialist countries. It took steps to put ideological pressure on socialist countries, while the leaders of the Soviet Union who supported reform took no precautions at all.
Gorbachev cared about evaluation and praise from the US, and his efforts to promote openness and the so-called "cultural autonomy" were all in the hope of obtaining US support.
Moreover, he is claimed to have first called the US president after the attempted coup by Soviet hardliners and left his house arrest only after asking the US president for instructions.

It is understandable to keep contact with the Western countries under the open situation, but it is necessary to maintain a sober mind, and to take effective precautions.

The author is a professor at the School of Social Sciences at Tsinghua University. opinion@globaltimes.com.cn

Una recensione della Non violenza sul "Corriere d'Arezzo"

venerdì 20 maggio 2011

Socialismo in un solo paese o socialismo in nessun paese?

Buon pomeriggio Professore,
la differente visione rivoluzionaria di Trotzsky rispetto a quella di Stalin, mi sembra più aderente al pensiero di Marx. Mi chiedo se l'elaborazione del comunismo in un solo paese da parte di Stalin - e quindi l'allontanamento da Marx - sia un ripensamento dottrinale oppure si è reso necessario dalle contingenze che Stalin ha dovuto affrontare.
A prescindere da come si risponda, appare allora chiaro che la concezione di Stalin sia stata accolta, da parte dei paesi occidentali non-comunisti, come male minore rispetto alla visione trotskista sicuramente più universale e forse più pericolosa per quest'ultimi. Dunque Stalin è stato il miglior "alleato" dell'occidente liberale ?
Grazie per l'attenzione
Saluti
Stefano Franco - Savona

Quando Stalin ha formulato la tesi in base alla qualle era possibile costruire il socialismo anche in un solo (grande) paese, la scelta imposta dall'aggressione imperialista e dai reali rapporti di forza non era tra socialismo in un solo paese e socialismo su scala mondiale bensì tra socialismo in un solo paese e  socialismo in nessun paese!
Quando Stalin è morto (nel 1953), il socialismo si stava affermando ben al di là dell'URSS, in un'area del mondo assai larga...
Domenico Losurdo

Una conversazione sul liberalismo con Domenico Losurdo

Liberalism: The road from serfdom. A conversation with Dominico Losurdo

Domenico Losurdo and Tony Curzon Price, 15 May 2011

Liberalism does not evolve and progress according to some internal process, but because of the historical challenges it has faced. Slavery, colonialism, anti-semitism have all been a part of this. How do religious fundamentalism, environment and immigration challenge Liberalism today? A conversation based around Dominico Losurdo's book

Ascolta il podcast (conversazione in inglese)

 

Sulla Controstoria del liberalismo, che tanto successo sta riscuotendo nel mondo anglosassone, leggi anche: 

Israel and the 'Community of the Free'



martedì 17 maggio 2011

Il Corriere della Sera riprende l'articolo del Financial Times sulla Controstoria del liberalismo

Losurdo, l’apologeta di Stalin elogiato dal «Financial Times»
Antonio Carioti - Corriere della sera Martedì 17 Maggio 2011
 
Non capita spesso che uno studioso italiano di matrice hegeliano-marxista, autore anche di un saggio in difesa di Stalin, venga ampiamente recensito in termini elogiativi sul «Financial Times», espressione autorevole del capitalismo anglosassone.
Ma evidentemente Domenico Losurdo, docente di Filosofia all’Università di Urbino, gode di più credito all’estero che in Italia, almeno a giudicare dal lungo articolo dedicato alla traduzione inglese della sua Controstoria del liberalismo (Laterza, 2005) da Peter Clarke, autore di saggi su Keynes e sulla storia britannica del Novecento. Il libro, con una vasta messe di citazioni, denuncia la vocazione elitaria del liberalismo classico, il cui impegno per l’affermazione dei diritti individuali rimase a lungo circoscritto nell’ambito della borghesia, escludendo le classi più umili e legittimando addirittura la schiavitù per gli appartenenti ai popoli di colore.
Clarke accetta questa ricostruzione, che pure in alcuni aspetti appare unilaterale, per volgerla in senso positivo. Se grandi pensatori del passato (da John Locke a Jeremy Bentham, da David Hume a Thomas Jefferson) hanno ritenuto che vaste categorie d’individui non dovessero godere dei diritti fondamentali per cui si battevano, queste «clausole d’esclusione» , osserva Clarke, non possono tuttavia essere ritenute «intrinseche ai valori centrali» del liberalismo. Quindi il libro di
Losurdo può essere utile per definire una visione politica più aperta e inclusiva.
D’altronde esistono molti tipi di liberalismo. E se, come ammette anche Losurdo, i liberali hanno saputo imparare dai loro avversari democratici e marxisti, fino a recepirne molte istanze, è perché la loro fiducia nello scambio delle idee, insieme alla consapevolezza di non possedere la verità assoluta, li predisponeva alla comprensione delle ragioni altrui. In fondo sta qui la vera grande forza del liberalismo, al di là delle umane incoerenze di tanti suoi esponenti.

lunedì 16 maggio 2011

Il "Financial Times" recensisce l'edizione inglese della Controstoria del liberalismo

Ringraziamo Sebastian Budgen per la segnalazione di questo importantissimo riconoscimento. Una recensione è uscita anche su "Scotsman" [SGA].

Locke, stock and barrel
By Peter Clarke, Financial Times,May 13 2011
Liberalism: A Counter-History, by Domenico Losurdo, translated by Gregory Elliott, Verso RRP£22, 384 pages


Liberal has been a dirty word in US politics for some time. President Barack Obama can supply convincing answers to the two preposterous charges about his identity that he has faced recently. One, that he is not really an American, was dismissed by producing his birth certificate. The other, that he is a socialist, is more difficult. It could be exploded by declaring that he is self-evidently liberal in his political convictions. But we can be fairly confident that he will not be using the L-word, even though it claims a political pedigree stretching back to the founding fathers...
Leggi tutto


Book review: Liberalism: A counter-history by Domenico Losurdo
By GAVIN BOWD, 10 May 2011
LIBERALISM: A COUNTER-HISTORY, Domenico Losurdo, Verso, £20

'HOW is it," Samuel Johnson asked, "that we hear the loudest yelps for liberty from the drivers of negroes?"
Indeed, as Italian philosopher Domenico Losurdo shows, the leaders of the American Revolution and their liberal sympathisers across the At
ADVERTISEMENTlantic saw no incompatibility between representative democracy for white property-owners and enslavement of the blacks...

sabato 7 maggio 2011

Gregory Elliott a Urbino

La non-violenza del Dalai Lama

Caro Domenico,
non ci sentiamo da troppo tempo, ma ti seguo sempre attraverso il tuo bellissimo blog. Poi magari ci sentiamo/scriviamo con più calma, ma intanto voglio segnalarti questa chicca trovata sul sito del
"Guardian".

Richard Ambrosoli


«Mosquitos»

11.12am: As discussion over the circumstances of Bin Laden's killing continue and also on whether he could have been taken alive, an unlikely figure appears to have suggested his death was justified.
The Dalai Lama may avoid swatting mosquitos, such is his desire to avoid destroying living creatures, but in answer to a question about the killing of the al-Qaida leader, the leader of Tibetan Buddhism
said:

Forgiveness doesn't mean forget what happened. . If something is serious and it is necessary to take counter-measures, you have to take counter-measures.
http://www.guardian.co.uk/world/blog/2011/may/05/osama-bin-laden-death-aftermath#block-9

Domenico Losurdo alla Sorbona mercoledì 11 maggio

Université Paris 1 Panthéon-Sorbonne
Institut d'histoire de la Révolution française


Psychopathologie et démonologie
La lecture des grandes crises historiographiques de la Restauration à nos jours

 
Dans le cadre des Conférences Alphonse Aulard, et à la suite des professeurs Carla Hesse et Michel Pertué, l’IHRF a le plaisir de vous inviter à assister à la leçon que donnera le professeur Domenico Losurdo, de l’Université d’Urbino. La conférence sera donnée le mercredi 11 mai 2011 en salle Marc Bloch, entre 18 et 20 heures.

Rivelazioni sul colpo di Stato in Romania del 1989

Romania Rivelazioni shock sul 1989
România libera, 20 dicembre 2010

"Ho ucciso durante la Rivoluzione", titola România liberă pubblicando la testimonianza di Corneliu Stoica, ex campione internazionale di tiro a segno, sul suo ruolo durante rivoluzione del 1989. A quasi ventun anni dalla caduta del regime comunista di Nicolae Ceauşescu, l'associazione "21 dicembre 1989" ha svelato alcune delle deposizioni rese dai protagonisti dell'epoca davanti al pubblico ministro, prima che fosse fermata l'inchiesta sull’uccisione di circa 1.200 manifestanti a partire dal 22 dicembre. Stoica ha affermato di aver ucciso diverse persone su richiesta di Dan Iosif, uno dei più stretti collaboratori del leader della rivoluzione Ion Iliescu. L'ex atleta faceva parte di un gruppo di tiratori che il 22 dicembre, giorno della fuga di Ceauşescu, aprì il fuoco sui manifestanti. La sua testimonianza, nota România Liberă, rafforza la tesi di un colpo di stato ordito da Iliescu e Iosif.

venerdì 6 maggio 2011

Una lettera sulla Siria, sui conflitti nel mondo arabo e sul ruolo dei media

Monsieur le Professeur Domenico Losurdo,
Merci pour votre analyse sur la situation en Syrie. Merci pour toutes vos analyses que je lis avec beaucoup d’intérêt car elle apporte de la lumière à mes réflexions et interrogations. Les animateurs de la revue « Tendances » participent avec Voltairenet.org au débat d’analyse sur les dossiers politiques « chauds ».
Je me permets de vous adresser mon point de vue à la suite de leur dernier article.
L’article intitulé : « La bataille pour la Syrie est décisive », du 26avril 2011, dans son « Éditorial : Al-Jazeera et la fin du professionnalisme », pointe le doigt sur le drame de la Nation arabe et de la fourberie de sa composante : « les oligarchies royales du Golfe », dont les richesses pétrolières constituent un pouvoir de domination exceptionnel étant donné la conjoncture économique mondiale.
Le Président H. Boumediene avait veillé en personne à ce que l’ennemi sioniste ne soit pas désigné nommément par le terme « israélien », et la Télé algérienne ne montrait pas les dirigeants sionistes de cet Etat voyou, raciste, prédateur et criminel.
Comme n’étaient pas montrés l’emblème et tout ce qui peut faire référence à leurs institutions politiques, administratives et économiques. Ainsi qu’était interdit tout commerce et a fortiori toutes les autres relations que peuvent avoir deux pays dans le cadre de leurs échanges.
Comme décrit si bien dans l’article : « Al-Jazeera, a introduit l’Israélien dans la conscience collective et les foyers des Arabes. L’Israélien n’était plus présenté comme un criminel, un occupant et un spoliateur de la terre de Palestine, mais comme un « adversaire », un « Autre », avec qui il était possible de discuter et d’échanger des opinions, et lui permettre d’exposer des prétextes à ses crimes. »
Cette chaîne satellitaire s’inscrit dans le fil droit de la politique de propagande et de manipulation du sionisme international concoctée par les « think tank » à la demande du pouvoir US, notamment par « le pouvoir de l’ombre » auquel le Président US (D. Eisenhower) a fait allusion dans son discours d’adieu à la nation en 1961 en cédant le bureau ovale (voir addendum en fin de texte)
En effet, des chaînes telles que MBC et Al-Jazeera, parmi les plus auditionnées, à l’aide d’une stratégie très subtile celle : « du chien aboie mais la caravane passe », ont su gagner un large public arabo-islamique à travers différents continents, et se mettre à l’abri de toute critique pour pouvoir par la suite guider pas à pas l’auditoire vers une politique médiatique destinée à modeler dans le conscient collectif arabo-islamique un changement dans lequel la victime devient coupable et le coupable devient victime. Dans le but d’intégrer un réflexe d’acceptation de l’autre : « L’Israélien n’était plus présenté comme un criminel, un occupant et un spoliateur de la terre de Palestine, mais comme un « adversaire », un « Autre », avec qui il était possible de discuter et d’échanger des opinions, et lui permettre d’exposer des prétextes à ses crimes. » Dès le lancement du JT le spectateur reçoit en pleine face, avec la magie de l’image, tous les ingrédients : emblème de l’Etat voyou, les bâtiments administratifs de son parlement, les couloirs qui mènent vers la grande salle où se réunit le gouvernement de l’apartheid et les principaux acteurs de la répression psychologique d’abord et guerrière ensuite : le premier ministre, le ministre de la guerre et de la torture, « roulant les mécaniques », et par un discours approprié faire la démonstration des « gros bras » avec lesquels ils écrasent toute tentative de révolte dans le camp des assiégés et des spoliés.
Cela pour le côté cour, or on passe sous silence le rôle et l’action du « Premier Ministre palestinien » dont le mandat sioniste est de mener à terme le plan de partage de la Palestine en bantoustans indépendants les uns des autres afin de briser à jamais le nationalisme palestinien, le concept même d’une Palestine « nation : une et indivisible », et le sentiment révolutionnaire de libération de la mère patrie des mains des envahisseurs, tandis que se poursuit inexorablement la politique de la construction de cités pour de nouvelles colonies juives en terre palestinienne en procédant à la démolition des constructions et de mosquées de Palestiniens y compris la grande mosquée « Al Aqsa » un monument qui doit être classé «Patrimoine de l’Humanité ».
En fait, la chaîne qatarie a connu une ascension vertigineuse sur le podium lors des évènements tragiques du 11/9 et les jours qui ont suivi en diffusant et rediffusant les clips médiatiques consacrés à l’agent de la CIA, en l’occurrence Ben Laden, pour en faire l’ennemi des USA et dans le conscient collectif arabo-islamique : le « Héros » de la guerre antisoviétique et le libérateur de l’Afghanistan.
Ainsi grâce à la chaîne qatarie, des centaines de milliers de pères à travers les pays arabo-islamiques ont choisi le prénom « Ossama », celui du totem Ben Laden, qui défie la puissante Amérique, pour leurs enfants nés à cet époque et surtout après « l’exploit » des terroristes islamiques. Comme il n’y a pas de miracle, l’Afghanistan envahi et spolié, la chaîne qatarie a empoché le « jackpot ». Avec les effets bénéfiques que cela entraîne dans de pareilles circonstance heureuses : elle s’est payé un « New Look » made in USA avec des équipements pour les studios et des technologies dernier cri et même le grand luxe d’avoir des Directions équipées avec les moyens adéquats dans un grand nombre de pays, notamment ceux qui étaient inscrits dans le programme de la CIA élaborés par les « think tank » pour préparer et faciliter l’action plus déterminante de renversement des régimes en place. A mon avis, la formation des journalistes de la chaîne se déroule, sans l’ombre d’un doute et à leur insu, dans des centres de la CIA, spécialisés dans la propagande et la manipulation, avec des cursus adaptés à leur origine et au terrain sur lequel ils vont devoir montrer leur compétence. Je n’insinue pas que les journalistes soient complices dans le choix de la politique de la Direction de la chaîne :
« Les journalistes ne font qu’exécuter la ligne éditoriale imposée par le propriétaire et ceux qui ne sont pas d’accord s’en vont, comme l’a fait le directeur du bureau de la chaîne à Beyrouth, Ghassan Ben Jeddo». Avec en plus un cadeau : un fond documentaire très important, très riche et très varié qu’une si jeune chaîne n’aurait constitué et exploité, au fil du temps, qu’au prix d’un investissement coûteux. C’est ainsi qu’ils brillent dans leur tâche en mettant en présence « L’opinion et la contre-opinion » tout en prônant la libération des peuples du joug des dictatures militaires et en véhiculant les mots d’ordre clés de l’insurrection populaire que l’on retrouve dans chaque discours du Président US, de son Secrétaire d’Etat aux affaires étrangères, et des généraux opérationnels sur les terrains d’invasion : « démocratie, paix et liberté, choix populaire ».
Je voudrais bien que l’on puisse m’apporter la preuve du contraire des affirmations avancées dans ce message pour me repositionner à la suite de mon « erreur ». Il faut me convaincre. De Gaulle ne disait-il pas : « Reconnaître son erreur est la marque de la grandeur d’un homme» !
Je désire aussi que ce message puisse être lu par Monsieur Thierry Meyssan et les animateurs de la Revues « Tendances » dont je n’ai pas les coordonnées.
Merci beaucoup, Monsieur Domenico Losurdo et meilleures salutations.
Un fidèle lecteur de vos articles."
Tahar Refes, (Alger, 29 avril 2011)

Addendum :
Le 17 Janvier 1961, à l'issue de son second et dernier mandat, le président Eisenhower prononce un discours d'adieu radiodiffusé. Après avoir fait le bilan convenu de son action, il surprend ses concitoyens en les alertant sur le risque que la guerre froide fait courir à la démocratie : "La conjonction d'un immense establishment militaire et d'une vaste industrie d'armement est une nouveauté dans l'histoire américaine, dit-il. Son influence totale - économique, politique et même spirituelle - est perceptible dans chaque ville, chaque Etat, chaque administration fédérale.
Nous reconnaissons le besoin impératif de ce développement. Mais, nous ne devons pas manquer d'en comprendre les graves implications. Notre travail, nos ressources, notre vie sont concernés. C'est-à-dire la structure même de notre Société.
Dans les conseils du gouvernement, nous devons prendre garde à l'acquisition d'une influence illégitime : qu'elle soit recherchée ou non par le complexe militaro-industriel. Le risque d'un développement désastreux d'un pouvoir usurpé existe et existera. Nous ne devons jamais laisser le poids de cette conjonction menacer nos libertés ou les processus démocratiques. Nous ne devons rien considérer comme acquis. Seule, une vigilance et une conscience citoyennes peuvent garantir l’équilibre entre l'influence de la gigantesque machinerie industrielle et militaire de défense et nos méthodes, nos buts pacifiques de sorte que la sécurité et la liberté puissent accroître de pair » ...

Voici le message d'un sage visionnaire adressé, il y a de cela 50 ans, à ses concitoyens afin de les préparer et rendre lisibles les drames tels que le 11/9.
T. Refes, (30 avril 2011)

giovedì 5 maggio 2011

Un commento su Agamben

Nel mio intervento sulla Siria citavo Giorgio Agamben:

... Laissons la parole à un prestigieux philosophe (Giorgio Agamben), qui ne fait pas toujours preuve de vigilance critique à l’égard de l’idéologie dominante mais qui a synthétisé ici de façon magistrale l’affaire dont nous traitons :
« Pour la première fois dans l’histoire de l’humanité, des cadavres à peine enterrés ou alignés sur les tables des morgues ont été déterrés en hâte et torturés pour simuler devant les caméras le génocide qui devait légitimer le nouveau régime. Ce que le monde entier avait sous les yeux en direct comme vérité sur les écrans de télévision, était l’absolue non-vérité ; et bien que la falsification fût parfois évidente, elle était de toutes façons authentifiée comme vraie par le système mondial des media, pour qu’il fût clair que le vrai n’était désormais qu’un moment du mouvement nécessaire du faux » .

Questo riferimento ha stimolato un commento di Charles Gilbert, professore di filosofia in pensione di Carpentras (Vaucluse) e membro del  "Groupe de Pernes" (Vaucluse), comitato creato al momento dell'aggressione contro la Jugoslavia nel 1999. Lo ringrazio per il suo intervento [DL].


« de façon magistrale" ?
Je veux bien sauf qu'Agamben pique dans Debord (in LA SOCIETE DU SPECTACLE) la formule célèbre autrement percutante :
« Dans le monde réellement renversé, le vrai est un moment du faux » (partie I -La séparation achevée - pp. 7-22, paragraphe 9).
« Nel mondo realmente rovesciato il vero è un momento del falso » (in LA SOCIETA DELLO SPETTACOLO I-La separazione compiuta -9- p. 55. Baldini&Castoldi, Milano (1997), quarta edizione, traduzione dal francese di Paolo Salvadori).

Agamben aurait pu rappeler que Guy Debord a décrit en 1967 (première édition) la société actuelle avec une effrayante rigueur. Non seulement LA SOCIETE DU SPECTACLE n'a pas vieilli, mais elle devient aujourd'hui de plus en plus vraie.

martedì 3 maggio 2011

Anche in portoghese l'intervento sulla Siria

Oriente Médio
Estende-se o domínio da manipulação: O que se passa na Síria?
por Domenico Losurdo [Tradução (revisada) de Pátria Latina] da institutojoaugoulart.com

Desde há alguns dias, grupos misteriosos atiram sobre os manifestantes e, sobretudo, sobre os participantes nos funerais que se seguiram aos acontecimentos sangrentos. Quem compõe estes grupos? As autoridades sírias sustentam que se trata de provocadores, ligados essencialmente aos serviços secretos estrangeiros. No Ocidente, em contrapartida, mesmo à esquerda endossa-se sem qualquer dúvida a tese proclamada em primeiro lugar pela Casa Branca: aqueles que atiram são sempre e apenas agentes do governo sírio vestidos à paisana. Obama será a voz da verdade? A agência síria Sana relata a descoberta de "garrafas de plástico cheias de sangue" utilizado para produzir "vídeos amadores falsificados" de mortos e feridos junto aos manifestantes. Como ler esta informação, que tomo do artigo de L. Trombetta em La Stampa de 24 de Abril? Talvez as páginas que se seguem, tiradas de um ensaio que será publicado em breve, contribuam para lançar alguma luz em cima disso. Se alguém se mostrar espantado ou mesmo incrédulo com a leitura do conteúdo do meu texto, que não se esqueça de que as fontes que utilizo são quase exclusivamente "burguesas" (ocidentais e pró-ocidentais)...



"Amor e verdade"



Nesses últimos tempos, com as intervenções sobretudo da secretária de Estado Hillary

sabato 30 aprile 2011

Testimonianza eccezionale di una suora sulla situazione in Siria

Cher Professeur,
J'ai lu votre article sur la situation en Syrie. Vous êtes un des rares à avoir la clairvoyance de déceler des ingérences étrangères en Syrie et ailleurs et à avoir le courage de le dire. Je vous transmets un article que j'ai écrit à la demande de l'Oeuvre d'Orient qui rejoint votre point de vue à partir de l'expérience vécue. J'accepte volontiers que vous le publiez sur votre Blog pour que les personnes qui se sentent encouragées par la perspective d'un changement positif dans les régimes arabes acquièrent une vision plus équilibrée et prudente de la situation compliquée de nos pays. En écrivant l'article je n'ai pas cherché à protéger un régime qui ne s'appuie, en tous les cas, pas sur moi. Mais dans la manière dont on cherche à renverser ces régimes j'ai peur que nous tombions dans l'anarchie créatrice et le vide, sources de tant de misères, comme nous l'avons expérimenté en Irak.
Avec mes hommages.
Je vous enverrai le compte-rendu de la RENCONTRE qui a eu lieu chez nous aujourd'hui.
Agnès-Mariam de la Croix Higoumène Monastère Saint Jacques l'Intercis à Qâra, Syrie

La comunità cristiana in Siria contro la campagna di manipolazioni e destabilizzazione promossa dall'imperialismo occidentale
Au crible des informations tendancieuses, la situation en Syrie
Mère Agnès-Mariam de la Croix Et Communauté du Monastère Saint Jacques l’Intercis

On m’a demandé mon avis sur ce qui se passe chez nous. Vous le savez je travaille en Syrie à la réhabilitation d’un monastère du VIème siècle tombé en ruine. Notre communauté monastique est dévouée au témoignage et à l’unité de l’Eglise d’Antioche et chargée de servir les pèlerins et les personnes en recherche spirituelle. Nous recevons près de 20000 visiteurs par an. Cette affluence, avec le réseau local et régional d’amitiés de la communauté, nous permet d’avoir une idée assez objective de la situation qui nous préoccupe...

Cuba e Siria: uno scambio di idee con i lettori

Carissimo Professore,
abbiamo seguito con attenzione il congresso del PC cubano, ovviamente seguendo quanto scrive la stampa. Perciò siamo costretti a rivolgerci a te date le tue note capacità di analisi e di chiarezza, scusandoci ancora una volta della nostra invadenza, per rivolgerti alcune domande?
1) Non ti sembra di vedere nelle difficoltà dei compagni cubani una costante dei processi rivoluzionari, relativa alla produzione di merci  e beni. Fu così nella Russia di Lenin, con la crisi delle “forbici”, affrontata poi con la Nep e chiarita teoricamente col meno ma meglio. Ma noi conosciamo solo due esperienze rivoluzionarie vittoriose, al  riguardo, quella dell’Unione Sovietica, con il piano quinquennale,  brillantemente descritto da Stalin con “vertigine di successi” e l’attuale conduzione del Partito Comunista Cinese che dirige un’esplosione di produzione e ricchezza, fino a far diventare la Cina, la seconda potenze economica a livello mondiale.
2) Ci ricordiamo le perplessità, per non dire lo scandalo, che suscitarono le parole di Deng Hsiao Ping riguardo al colore del gatto che non conta, purchè prenda i topi. Questo ci porta a dover riconoscere che i processi rivoluzionari sono complessi e non lineari e a comprendere meglio quanto dice Fidel: - “La nuova generazione è chiamata a rettificare e cambiare senza esitazioni tutto quello che deve essere cambiato. Per continuare a dimostrare che il socialismo è anche l’arte di rendere possibile anche l’impossibile”.
Ci scusiamo ancora della nostra continua richiesta di analisi e chiarimenti, ma è
la stima che abbiamo nei tuoi confronti che spinge ad approfittarcene.
Saluti comunisti Carrara 22 aprile 2011
Giorgio Lindi, Nando Sanguinetti, Massimo Gianfranceschi, Nando Giannarelli, Franca Franceschini, Lindi Paolo, Mauro Menegoni, Elena Vatteroni, Mary Rasetto

DL L’efficienza e la produttività non sono un problema «borghese», come pensa una certa sinistra anarcoide e velleitaria. Senza risolvere quel problema, un partito comunista al potere non riuscirà a conquistare o a conservare un consenso sociale di massa. Di ciò, a partire da Lenin, hanno mostrato una consapevolezzza più o meno matura i grandi dirigenti del movimento comunista; è merito di Deng Xiaoping di aver conferito l’espressione più chiara e più radicale a questa consapevolezza. D’altro canto, non bisogna dimenticare che già la Nep di Lenin fu interpretata congiuntamente dalla «sinistra» comunista» e dai più svariati circoli borghesi, come un ritorno al capitalismo (è un capitolo di storia di cui mi occupo nel mio libro su Stalin).
Domenico Losurdo

Il 30/04/11, marcello grassi ha scritto:
Complimenti per l'articolo sugli avvenimenti siriani. Al di là del giudizio su quei fatti è giusto ricordare i numerosi falsi, che hanno giustificato interventi miiltari o interferenze politiche tutt'altro che disinteressati delle potenze imperialiste. A proposito di falsi ricordo che nel settembre del 1939 i nazisti organizzarono un attacco ad una caserma tedesca eseguito da detenuti tedeschi travestiti con divise polacche. I detenuti, scomodi testimoni, furono soppressi e la Germania potè trovare il casus belli e aggredire la Polonia.
Cordiali saluti Marcello Grassi

Boicotta Israele - Boicotta Nichi Vendola

Volentieri riprendiamo questo comunicato [SGA].

Comunicato del "Comitato con la Palestina nel cuore", Roma

Il comunicato stampa della Press Regione-Agenzia giornalistica sulle dichiarazione del Presidente della Regione Puglia Niki Vendola molto sinceramente non ci sgomenta, perché perfettamente in linea sia con il personaggio, sia con il manifesto sionismo della stragrande maggioranza del panorama politico italiano.

Con la scusa della cultura ebraica e del suo festival in terra di Puglia Niki Vendola parla di questioni concrete come “rapporti economici, commerciali, istituzionali”, quelli che realmente stanno a cuore allo Stato di Israele, e non a caso questo è avvenuto a margine di un incontro con l’Ambasciatore di quello stato, e non certo con l’addetto culturale.
Vendola prosegue poi nel panegirico di Israele citando esempi calzanti non nel campo culturale ma in quello dei rapporti economici, cita infatti la trasformazione di “aree desertiche in luoghi produttivi e in giardini”, dice che Israele è un “Paese che si confronta col tema mondiale del governo del ciclo dell’acqua, dell’energia, dei rifiuti con pratiche di avanguardia” ecc.
Facciamo un po’ di chiarezza intanto su queste affermazioni:
Israele ha trasformato il deserto in giardini grazie al furto sistematico e costante dell’acqua del popolo palestinese, della Siria (alture del Golan) e del Libano (area delle Fattorie di Shebaa), i palestinesi vivono al limite della disidratazione, altro che governo del ciclo delle acque!, per quanto riguarda i rifiuti invece se Vendola si riferisce al sistema di trattamento usato dalla ArrowBio che la giunta Polverini vuole adottare nel Lazio e che si sta cercando di installare presso il comune di Guidonia non c’è nulla di innovativo, questo sistema viene proposto ed installato anche da ditte italiane, e sarebbe certamente trasparente conoscere i costi delle rispettive proposte; per l’energia basti ricordare che il 40% del fabbisogno del gas di Israele viene fornito dall’Egitto al 25% del costo di mercato, ovvero rapinando il popolo egiziano di questa ricchezza, e non a caso recentemente c’è stato un secondo attentato al gasdotto in questione.
Vendola non ricorda, non condanna, non deplora 60 anni di occupazione israeliana delle terre palestinesi, Vendola non spende una parola sul muro dell’apartheid, Vendola non chiede la liberazione degli 11.000 prigionieri palestinesi racchiusi nelle prigioni israeliane, per la maggior parte senza processo ma con detenzione amministrativa, Vendola non spende una parola sull’assedio inumano a cui è sottoposta la Striscia di Gaza, no, nulla di tutto questo, Vendola fa il panegirico di Israele e pensa agli affari!!!
Dulcis in fundo chiede di effettuare una visita ufficiale in Israele per far giungere ad un punto di svolta le relazioni bilaterali.
Che tristezza, l’uomo che si propone come rinnovatore della sinistra che mendica un incontro per accreditarsi quale amico dei sionisti!!!. Ha capito che in Italia non si fa carriera senza l’appoggio e la sudditanza al sionismo, e da buon politicante quale è sempre stato si accoda prontamente, cosa sono 60 anni di sofferenze e miserie del popolo palestinese di fronte ad un luminoso futuro alla giuda della sinistra italiana?
In Italia è in corso, con crescente successo, la campagna di Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni dell’economia israeliana, proponiamo di inserire Niki Vendola ed il suo partito nella lista dei prodotti da boicottare, non facciamo più sconti a chi ammanta di bella retorica la propria sudditanza al sionismo.

Un intervento di Miguel Urbano Rodrigues sulla Libia

A ROBOTIZAÇÃO DA HUMANIDADE NA AGRESSÃO À LÍBIA
Miguel Urbano Rodrigues

A propósito da agressão imperialista à Líbia, Domenico Losurdo, um dos filósofos marxistas mais criativos do nosso tempo, recorda a famosa novela 1984, de Georges Orwell.
O alvo desse romance era a satanizarão da União Soviética contemplada pelo escritor anticomunista britânico como uma sociedade onde a robotização do homem estaria em marcha. Orwell ideou um mundo imaginário no qual uma «neolingua» manipulara a consciência dos povos, destruindo-a. A sua utopia, escrita no ano em que foi fundada a NATO, adquire hoje dramática actualidade. Mas Orwell errou o alvo. O perigo para a humanidade vem de outro azimute. A URSS, a pátria mítica do socialismo, desapareceu e quem simboliza o «Grande Irmão» é o imperialismo, hegemonizado pelos Estados Unidos...

La censura e le manipolazioni dell'imperialismo

Da Lu Mélusine

Quand on veut la paix, la première chose à faire c'est d'éviter de rediffuser la propagande de guerre des medias occidentaux.
Les medias occidentaux n'attaquent que les ennemis de l'occident, pas les marionnettes de l'occident donc c'est facile de faire la différence: la forme et le fond ne sont pas les mêmes quand il s'agit de pays amis (soumis) et de pays ennemis (qui résistent à l'occident)
Et puis, il y a un principe à ne pas piétiner c'est se mêler de ses propres affaires au lieu de vouloir aller régler les affaires des autres peuples et à leur place voire contre eux
En France, y'a de quoi faire.LM.


Obsèques de 15 policiers à l’hôpital militaire Tishreen de Damas, le 27 avril 2011. En un mois, plusieurs centaines de Syriens, civils et militaires, ont été assassinés par des groupes de francs-tireurs financés par le clan saoudien des Saidiris et encadrés par la CIA.



De nombreux snipers ont été arrêtés par les forces de l’ordre au cours des dernières semaines et leurs cellules démantelées. Chaque soir, la télévision syrienne publie de nouveaux interviews des terroristes qui relatent comment ils ont été recrutés, formés et armés (capture d’écran du Journal télévisé du 26 avril 2011).

mercoledì 27 aprile 2011

Domenico Losurdo il 5 maggio al King's College di Londra

DOMENICO LOSURDO COMES TO LONDON TO DISCUSS HIS NEW BOOK ‘LIBERALISM: A COUNTER-HISTORY’

Thursday, May 05, 2011, 7.30pm - King’s College London, Edmund J. Safra Lecture Theatre, Strand Campus, London WC2R 2LS

‘Liberalism: Slavery, imperialism and exploitation’
A panel discussion and book launch for LIBERALISM: A COUNTER-HISTORY with Domenico Losurdo, Robin Blackburn, Richard Seymour, and chair Stathis Kouvelakis.
Hosted by the KCL European Studies Department in association with Verso Books

DOMENICO LOSURDO is Professor of Philosophy at the University of Urbino, Italy. He is the author of many books in Italian, German, French, Spanish, Portuguese and Mandarin. In English he has published HEGEL AND THE FREEDOM OF MODERNS and HEIDEGGER AND THE IDEOLOGY OF WAR.
ROBIN BLACKBURN is the author of THE AMERICAN CRUCIBLE: SLAVERY, EMANCIPATION AND HUMAN RIGHTS. He teaches at the University of Essex in the UK and at the New School for Social Research in New York. He is a contributor to NEW LEFT REVIEW and a member of its editorial committee.
RICHARD SEYMOUR is the author of THE LIBERAL DEFENCE OF MURDER. He lives, works and writes in London. He runs the Lenin’s Tomb website, which comments on the War on Terror, Islamophobia and neoliberalism.
STATHIS KOUVELAKIS is the author of PHILSOPHY AND REVOLUTION: FROM KANT TO MARX. He is a Reader in Political Theory at King’s College London.

PRAISE FOR LIBERALISM: A COUNTER-HISTORY BY DOMENICO LOSURDO
‘Devastatingly exact in his dismantling of a Whiggish optimism, Losurdo thankfully avoids the historical dead-endism of postmodern critiques.’ Greg Grandin, author of FORDLANDIA
‘Anyone who thinks they know the history of liberalism will be surprised – and riveted – by this book. Every page is an experience.’ Corey Robin, author of FEAR: THE HISTORY OF A POLITICAL IDEA

In this definitive historical investigation of the formation of liberalism from the eighteenth to the twentieth centuries, Domenico Losurdo overturns complacent and self-congratulatory accounts by showing that, from its very origins, liberalism and its main thinkers—Locke, Burke, Tocqueville, Constant, Bentham, Sieyès and others—have been bound up with the defense of the thoroughly illiberal policies of slavery, colonialism, genocide, racism and elitism.
Losurdo probes the inner contradictions of liberalism, also focusing on minority currents that moved to more radical positions, and provides an authoritative account of the relationship between the domestic and colonial spheres in the constitution of a liberal order.
ISBN: 978 1 84467 639 4 / $34.95 / £22.00 / Hardcover / 384 pages
For more information or to buy the book visit:
All books will be available to buy at the event at a discounted price.

lunedì 25 aprile 2011

Che succede in Siria?

Domenico Losurdo

Anche in francese
Extension du domaine de la manipulation

Que se passe-t-il en Syrie ?
Traduction Marie-Ange Patrizio, da voltairenet.org
Da giorni, gruppi misteriosi sparano sui manifestanti e, soprattutto, sui partecipanti ai funerali che fanno seguito allo spargimento di sangue. Da chi sono costituiti questi gruppi? Le autorità siriane sostengono che si tratta di provocatori, per lo più legati a servizi segreti stranieri. In Occidente, invece, anche a sinistra non ci sono dubbi nell’avallare la tesi proclamata in primo luogo dalla Casa Bianca: a sparare sono sempre e soltanto agenti siriani in civile Obama è la bocca della verità? L’agenzia siriana «Sana» riferisce del sequestro di «bottiglie di plastica piene di sangue», usato per «produrre video amatoriali contraffatti» di morti e feriti tra i manifestanti. Come leggere questa notizia, che io riprendo dall’articolo di L. Trombetta in «La Stampa» del 24 aprile? Forse su di essa possono contribuire a gettar luce queste pagine tratte da un mio saggio di prossima pubblicazione. Se qualcuno rimarrà stupito e persino incredulo nel leggere il contenuto di questo mio testo, tenga presente che le fonti da me utilizzate sono quasi esclusivamente «borghesi» (occidentali e filo-occidentali)...

sabato 23 aprile 2011

Continua il dibattito su Nietzsche e sul "ribelle aristocratico"

Un nuovo saggio fa il punto sul "processo politico" al filosofo tedesco: profeta del nazismo o "spirito libero" illuminista? Forse nessuno dei due...
L'imputato Nietzsche
Mario Bernardi Guardi, Il Secolo d'Italia, 10 aprile 2011

Nietzsche sul Secolo 10.4.11

La lettera di Hu Jintao a Fidel Castro

Il segretario del Partito Comunista di Cina Hu Jintao ha inviato una lettera al comandante Fidel Castro, in cui ribadisce il sostegno della Cina a Cuba socialista, anche in caso di intervento esterno
da lernesto.it

Pechino, 19 aprile 2011
Stimato compagno Fidel Castro Ruz,

Il VI Congresso del Partito Comunista di Cuba, che si è celebrato nel 50° anniversario della Dichiarazione del carattere socialista della Rivoluzione Cubana, è stato un congresso che raccoglie l'eredità del passato e si proietta nel futuro. Durante i 50 anni trascorsi, come fondatore e promotore della rivoluzione e della costruzione di Cuba, Lei, senza avere alcuna paura delle pressioni esterne, ha diretto il popolo cubano salvaguardando la sovranità e la dignità nazionale, proseguendo con fermezza sulla strada del socialismo, ottenendo successi nella costruzione del socialismo che hanno richiamato l'attenzione di tutti. Per queste ragioni, Lei ha guadagnato non solo il rispetto e l'appoggio del popolo cubano, ma anche l'ammirazione dei popoli del mondo...

lunedì 18 aprile 2011

Su Junge Welt l'intervento di Domenico Losurdo sulla guerra contro la Libia

Rassistische Arroganz
Der Krieg gegen Libyen wird im Namen der »internationalen Gemeinschaft« geführt. Dabei machen bevölkerungsreichste Länder und ein EU-Schlüsselstaat nicht mit
Von Domenico Losurdo, "Junge Welt", 09.04.2011/Seite 3
Aus dem Italienischen von Erdmute Brielmayer

Mit einem einsamen Veto hatten die USA eine UN-Resolution blockiert, die den kolonialen Expansionismus Israels im besetzten Palästina verurteilte. Und jetzt spielen sie sich erneut als Wortführer und Vertreter der »internationalen Gemeinschaft« auf. Sie haben den Sicherheitsrat der UNO einberufen, aber nicht etwa, um die Intervention der saudiarabischen Truppen in Bahrain zu verurteilen, sondern um die Anordnung der Flugverbotszone und andere militärische Aktionen gegen Libyen zu fordern und durchzusetzen...

Riceviamo e pubblichiamo: una lettera al Presidente Napolitano sulla guerra alla Libia

Caro Prof., di seguito una lettera che ho spedito alla Presidenza della Repubblica. credo possa essere pubblicata sul tuo blog.
un caro saluto, Boris Bellone

All’attenzione del Presidente della Repubblica italiana Giorgio Napolitano.
Caro Presidente,
Le scrivo come figlio di Sergio Bellone, perseguitato politico antifascista condannato, nel 1940 all’età di 25 anni, dal TS fascista a 14 anni di reclusione solo perché iscritto al Partito Comunista d’Italia. Figlio di Virgilio, classe 1880, socialista e poi comunista dalla scissione di Livorno del 1921, amico di Antonio Gramsci. Mio nonno, figlio di contadini della dura valle di Susa, unico di 7 figli che si impegnò nello studio diventando Preside di una scuola statale, educò mio padre e lo fece studiare al Politecnico di Torino nonostante il licenziamento per “scarso adattamento al regime fascista”, non si arrese mai, mai scese a compromessi con i fascisti.
Ebbene caro Presidente, mio padre Sergio dopo la caduta del fascismo il 25 luglio del 1943 fu liberato e uscito dal carcere insieme a Terracini, fu naturalmente tra gli organizzatori della Resistenza, già dal 9 settembre in valle di Susa. Come ingegnere minerario si impegnò nel sabotaggio delle linee ferroviarie tra Italia e Francia e poi fu nominato dal CLNAI responsabile del sabotaggio e contro sabotaggio in Piemonte.
Finita la guerra il Partito lo invitò (l’amico Pajetta insistette) a costruire il socialismo in Jugoslavia e così iniziò a lavorare come ingegnere minerario nelle miniere dell’Istria e anche del Kosovo (nella famosa miniera di Trepča, nazionalizzata da Tito e ora in mano di nuovo delle multinazionali del Belgio e della Francia. “Per carità per motivi umanitari, certo non per postcolonialismo”- ma ci prendiamo in giro?).
Mio padre è mancato il 7 dicembre 2000, ha dovuto sopportare il bombardamento della Jugoslavia, “promosso” dal Presidente del Consiglio D’Alema, del 24 marzo 1999. Forse ha anticipato la morte per la rabbia che un “compagno” abbia dato il colpo di grazia alla Jugoslavia, dove era riuscito il progetto terzomondista. Lei certamente ricorda l’entusiasmo di Tito, Nehru e Nasser, fondatori del movimento dei non-allineati.
Perché distruggere la Jugoslavia, perché ribaltare la Storia con le foibe, luogo di martirio degli Slavi dal 1922, poco dopo il trattato di Rapallo del 1918, e non degli Italiani?
Lei sa benissimo che è un falso storico. Lei sa benissimo che nel 1922 a Torino i fascisti uccidevano sindacalisti, operai, gente comune per annientare l’opposizione e la classe operaia e facevano lo stesso in Slovenia e Croazia, gettando la gente nelle foibe. Lei sa benissimo che i criminali di guerra italiani non sono stati mai condannati da alcun tribunale, mentre il tribunale dell’Aja ha fatto morire in carcere il Presidente della Repubblica jugoslava Milošević, liberamente eletto e deposto da un colpo di stato camuffato. Lei sa benissimo, ma per qualche opportunità politica ha preferito consegnare (mi auguro perché male informato) perfino a un criminale di guerra italiano la medaglia di “italianità” come vittima delle foibe titine, suscitando lo stupore e, se mi permette, l’indignazione degli antifascisti. L’esercito di Liberazione europeo più importante e glorioso, come quello comandato da Tito, deve essere rispettato! E invece sentiamo oggi dire che era un esercito di criminali! Noi siamo stati criminali! Noi! Con la pretesa di “civilizzare” gli Slavi, a fianco dei tedeschi!
I profughi italiani dell’Istria sono la conseguenza prima del fascismo e poi della scelta libera di quegli italiani che non volevano vivere nel comunismo. Non furono cacciati, se ne andarono di propria volontà, con i documenti regolari. Confondere alcuni episodi cruenti, sia pur gravi, di fine conflitto con la successiva decisione di alcune centinaia di migliaia di persone di tornare in Italia, in tempi lunghissimi, non spinti dalle baionette, è una operazione di revisionismo storico che ritengo particolarmente grave e fonte di nuovo razzismo e odio verso gli Slavi. Un ritorno a certe idee del 1941?
Mi ha fatto molto male anche il suo incitamento alla guerra contro la Libia. La Costituzione Italiana non prevede l’uso della guerra per risolvere i conflitti. E l’ONU non ha il diritto di consentire l’aggressione a uno stato sovrano, anzi suo compito sarebbe quello di sostenere ogni possibile mediazione nei conflitti. Palese è poi la menzogna che le forze ostili a Gheddafi siano dei civili inermi, e quindi che sia necessaria una no-fly zone per proteggere le popolazioni civili: si sta semplicemente cercando di distruggere l’esercito libico. Per non parlare della protezione della popolazione civile: come è possibile farlo se si lancaino bombe all’uranio impoverito? (6mila i morti tra la popolazione libica, calcolati al Politecnico di Torino, in 10 anni, come conseguenza dell’uranio impoverito).
Non ho particolare stima per il colonnello Gheddafi, cui riconosco peraltro meriti per la sua azione anticolonialistica in tempi precedenti, ma è evidente che Gheddafi è il solito pretesto per entrare in conflitto con Paesi la cui unica colpa è quella di voler gestire autonomamente le proprie risorse naturali e energetiche.
L’Italia non può permettersi di tornare ai vecchi propositi colonialistici. E non mi dica che il conflitto è legato al risorgimento del Nord-Africa. Sarkozy certo non è il Garibaldi di Tripoli! E Berlusconi sarebbe Cavour?
Spero che queste mie parole possano aprire una breccia nelle Sue convinzioni. Mio padre Sergio ha il diritto di essere ascoltato!

Boris Bellone, Direttivo ANPPIA-Torino - direttivo Ass. naz. Del Libero Pensiero “Giordano Bruno” –Torino -docente di Scienze nella scuola statale- Via Carli 74 - San Giorio di Susa (To) -t.3209441222

mercoledì 13 aprile 2011

"Un livre qui fera date.". Continua il dibattito su Stalin in Francia

j'ai lu la présentation obscure du livre de D.Losurdo - "Staline - histoire et critique..." dans l'Huma, et je trouve que mon opinion, même si elle peut ne pas être partagée, a au moins le mérite d'être plus claire. Je vous la communique ici et je voudrais vous demander de la transmettre à Losurdo. (j'avais adressé ce texte à la librairie "Le point du jour", rue Gay Lussac à Paris 5e, où j'ai acheté le livre, mais où aussi sont vendus mes livres sur Staline destinés à un public large, c'est-à-dire, non scientifique - ce qui explique mon exposé concentré, afin de permettre de retenir plus facilement des éléments de base d'une histoire controversée).
Ringraziamo Michel Collon e l'autrice dell'intervento [SGA].

di Lênsta Petit

Le livre de Domenico Losurdo "Staline - histoire et critique d'une légende noire" (500 pages), avec ses 1.000 citations de 270 auteurs aussi divers que H. Arendt, Babeuf, Boukharine, Chen Jian, Dimitrov, Freud, Gandhi, Gramsci, Jefferson, Kerenski, Lincoln, Mao Tze Dong, Zhang Shu Guang, A. Zinoviev, et bien sûr, Churchill et F.
Roosvelt; les théoriciens Kant, Hegel, Marx, Engels, Lénine, Staline; et leurs détracteurs Trotski, Hitler, Goebbels, Khrouchtchev, Gorbatchev... est à la hauteur de sa démarche scientifique. Se basant sur des analyses (certaines très originales et intéressantes) psycho-philosophiques, c’est un livre à prendre au sérieux.
Losurdo s'est posé la tâche d'appuyer ses études sur des citations provenant exclusivement de gens opposés à Staline et au bolchévisme et qui, ayant de toute façon été obligés de reconnaître certains faits réels, lui fournissent le matériau de sa démonstration.
Cette démarche est appuyée dans la post-face de Luciano Canfora par le raisonnement que "des personnages historiques dont le mythe fut une partie essentielle de leur agir (et de leur "être perçu" par les autres), plus que jamais est-il nécessaire d’avoir recours au jugement, limitatif mais non obnubilé des non-disciples, des personnes qui sont (…) non proches et même adversaires."
Oui, mais cela comporte certains inconvénients. D'une part, l’auteur utilise leur langage, qui même démonté reste confirmé donc comme catégories établies. D'autre part, si Losurdo n'avait pas travaillé par lui-même sur certaines questions, il en accepte la version dominante et adopte une démarche comparative entre les actions des bolchéviks et le même comportement chez les hommes politiques de l'impérialisme qui ont eu des actions et des politiques analogues.
Même si l’auteur arrive à accuser ces derniers par le fait que c’est par l’idéologie de la "supériorité de la race des seigneurs" qu’ils ont agi ainsi et non pas poussés par l’urgence d’assurer leur sécurité, ni sous la pression de l’état d’exception où se sont trouvés les premiers dans une guerre civile ininterrompue de 1919 à 1939, conduite avec férocité tout au long de la construction de la société socialiste, cette démarche me gêne.
Par ailleurs, le fait que l’auteur évite de se fonder sur "la lutte des classes", en cherchant à insérer sa démonstration dans une grille de lecture philosophique purement théorique, il arrive à certaines conclusions qui ne sont pas exactes. Par exemple, on est surpris de lire, p. 396-397, que "Staline essaie de façon répétée de passer de l’état d’exception à une condition de relative normalité (…) et d’un socialisme « sans dictature de prolétariat »" (!). Il est difficile d’attribuer à Staline un essai d’abandon du fondement-même du bolchévisme qui déclare haut et fort l’impossibilité de construire le socialisme "sans dictature de prolétariat" dans une société où la lutte des classes n’a pas disparu. On y oublie la thèse de Staline de "la loi dialectique obligatoire de passage de l’ancien au nouveau par explosion des vieilles structures dans une société composée de classes antagonistes, à l’opposé des sociétés sans classes antagonistes qui, pour avancer, peuvent entreprendre les transformations nécessaires, ce qui écarte la nécessite d’explosion." Ce que l’on peut affirmer en effet, c’est que Staline préférait l’expression "démocratie populaire" pour l’opposer à "la démocratie bourgeoise", plutôt que la formule de Marx de "dictature de prolétariat" qui devait s’opposer à "la dictature de la bourgeoisie". Mais ceci ne change pas le contenu et la dynamique fondée sur la "lutte des classes" dans les sociétés de classes antagonistes… C’est précisément cet abandon après Staline qui explique les lignes qui suivent un peu plus loin sur la même page du livre : "les bolchéviks sont en définitive écrasés par l’avènement de cette relative normalité, qui est aussi le résultat de leur action" (mais on omet de dire "révisionniste").
Certaines appellations introduites (la "Seconde guerre de trente ans", ou "la Seconde Période des désordres") ne me paraissent pas réutilisables. De même, dire que la troisième guerre civile (celle des les années trente) est un "conflit mortel qui oppose les bolchéviks" ne me paraît pas une conclusion logique du développement qui le sous-tend à partir de l'idée que puisque dans les années trente Trotski avait recruté (depuis son exil!) dans les milieux des bolchéviks et même "parmi les fils de hauts dirigeants", comme il est dit dans le livre, la guerre civile avait opposé des bolchéviks. Il est évident qu’avec sa campagne démagogique contre la "trahison de la révolution par Staline", les communistes n'étant pas toujours à la hauteur pour comprendre la réalité complexe du processus de création d’une nouvelle société, peuvent être trompés. Mais le livre-même nous apprend que les plus actifs n'étaient pas de vrais communistes, mais des opposants qui avaient infiltré l'appareil d'Etat, chose que Trotski (nous dit l'auteur) recommande avec force depuis son exil en les poussant à "se donner une formation solide ... et militer avec sérieux et conscience dans le parti"… D'ailleurs le Parti bolchévique avait dénoncé les "non-communistes à la carte du parti".
Je pense que mes quelques remarques n'enlèvent rien aux qualités du livre.
Je reprends quelques lignes du texte pour donner une idée de l'ambiance générale qui s'en dégage :
p. 408-409 - Dans l'ensemble, le portrait caricatural de Staline, tracé d'abord par Trotski, puis par Khrouchtchev, ne joue plus d'un grand crédit.* Des recherches d'éminents scientifiques insoupçonnables d'indulgence envers "le culte de la personnalité", émerge de nos jours le portrait d'un politicien (il faut dire "homme politique", mais c'est un problème de traduction) qui s'exhausse et s'affirme aux sommets de l'URSS - en premier lieu par le fait que, pour ce qui est de la compréhension des modalités de fonctionnement du système soviétique, "il dépasse de très loin ses camarade de lutte" (cité Chevelniouk, 1998), d'un dirigent au "talent politique exceptionnel" et "extrêmement doué" (Medvedev, 2006), d'un homme d'Etat qui sauve la nation russe de l'esclavagisme et de la décimation à laquelle elle était destinée par le Troisième Reich, non seulement grâce à son habile stratégie militaire, mais aussi par ses discours de guerre "magistraux", (...) qui dans des moments tragiques et décisifs, réussissent à stimuler la résistance nationale (Roberts, 2006); d'une personnalité non dépourvue de qualités même sur le plan théorique, comme le démontre la perspicacité avec laquelle il traite la question nationale dans l'essai de 1913, et "l'effet positif" de sa contribution sur la linguistique (Graciosi, 2007).
* (Ailleurs, Losurdo dit que H. Arendt et R. Conquest ne se comportent pas en historiens, mais ont écrit une littérature reflétant l’acharnement situé dans le sillage de la Guerre froide... - qui n'est plus d'actualité).
p. 397 - tout de suite après la mort de Staline est "réglé" le problème de succession: la liquidation de Béria est une sorte de règlement de comptes de style mafieux, c'est une violence privée qui ne fait aucune référence ni à l'ordre juridique de l'Etat, ni au statut du parti...

Pour conclure, je pense c'est un livre qui fera date.