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Facebook: I lettori di Domenico Losurdo

sabato 30 aprile 2011

Testimonianza eccezionale di una suora sulla situazione in Siria

Cher Professeur,
J'ai lu votre article sur la situation en Syrie. Vous êtes un des rares à avoir la clairvoyance de déceler des ingérences étrangères en Syrie et ailleurs et à avoir le courage de le dire. Je vous transmets un article que j'ai écrit à la demande de l'Oeuvre d'Orient qui rejoint votre point de vue à partir de l'expérience vécue. J'accepte volontiers que vous le publiez sur votre Blog pour que les personnes qui se sentent encouragées par la perspective d'un changement positif dans les régimes arabes acquièrent une vision plus équilibrée et prudente de la situation compliquée de nos pays. En écrivant l'article je n'ai pas cherché à protéger un régime qui ne s'appuie, en tous les cas, pas sur moi. Mais dans la manière dont on cherche à renverser ces régimes j'ai peur que nous tombions dans l'anarchie créatrice et le vide, sources de tant de misères, comme nous l'avons expérimenté en Irak.
Avec mes hommages.
Je vous enverrai le compte-rendu de la RENCONTRE qui a eu lieu chez nous aujourd'hui.
Agnès-Mariam de la Croix Higoumène Monastère Saint Jacques l'Intercis à Qâra, Syrie

La comunità cristiana in Siria contro la campagna di manipolazioni e destabilizzazione promossa dall'imperialismo occidentale
Au crible des informations tendancieuses, la situation en Syrie
Mère Agnès-Mariam de la Croix Et Communauté du Monastère Saint Jacques l’Intercis

On m’a demandé mon avis sur ce qui se passe chez nous. Vous le savez je travaille en Syrie à la réhabilitation d’un monastère du VIème siècle tombé en ruine. Notre communauté monastique est dévouée au témoignage et à l’unité de l’Eglise d’Antioche et chargée de servir les pèlerins et les personnes en recherche spirituelle. Nous recevons près de 20000 visiteurs par an. Cette affluence, avec le réseau local et régional d’amitiés de la communauté, nous permet d’avoir une idée assez objective de la situation qui nous préoccupe...

Cuba e Siria: uno scambio di idee con i lettori

Carissimo Professore,
abbiamo seguito con attenzione il congresso del PC cubano, ovviamente seguendo quanto scrive la stampa. Perciò siamo costretti a rivolgerci a te date le tue note capacità di analisi e di chiarezza, scusandoci ancora una volta della nostra invadenza, per rivolgerti alcune domande?
1) Non ti sembra di vedere nelle difficoltà dei compagni cubani una costante dei processi rivoluzionari, relativa alla produzione di merci  e beni. Fu così nella Russia di Lenin, con la crisi delle “forbici”, affrontata poi con la Nep e chiarita teoricamente col meno ma meglio. Ma noi conosciamo solo due esperienze rivoluzionarie vittoriose, al  riguardo, quella dell’Unione Sovietica, con il piano quinquennale,  brillantemente descritto da Stalin con “vertigine di successi” e l’attuale conduzione del Partito Comunista Cinese che dirige un’esplosione di produzione e ricchezza, fino a far diventare la Cina, la seconda potenze economica a livello mondiale.
2) Ci ricordiamo le perplessità, per non dire lo scandalo, che suscitarono le parole di Deng Hsiao Ping riguardo al colore del gatto che non conta, purchè prenda i topi. Questo ci porta a dover riconoscere che i processi rivoluzionari sono complessi e non lineari e a comprendere meglio quanto dice Fidel: - “La nuova generazione è chiamata a rettificare e cambiare senza esitazioni tutto quello che deve essere cambiato. Per continuare a dimostrare che il socialismo è anche l’arte di rendere possibile anche l’impossibile”.
Ci scusiamo ancora della nostra continua richiesta di analisi e chiarimenti, ma è
la stima che abbiamo nei tuoi confronti che spinge ad approfittarcene.
Saluti comunisti Carrara 22 aprile 2011
Giorgio Lindi, Nando Sanguinetti, Massimo Gianfranceschi, Nando Giannarelli, Franca Franceschini, Lindi Paolo, Mauro Menegoni, Elena Vatteroni, Mary Rasetto

DL L’efficienza e la produttività non sono un problema «borghese», come pensa una certa sinistra anarcoide e velleitaria. Senza risolvere quel problema, un partito comunista al potere non riuscirà a conquistare o a conservare un consenso sociale di massa. Di ciò, a partire da Lenin, hanno mostrato una consapevolezzza più o meno matura i grandi dirigenti del movimento comunista; è merito di Deng Xiaoping di aver conferito l’espressione più chiara e più radicale a questa consapevolezza. D’altro canto, non bisogna dimenticare che già la Nep di Lenin fu interpretata congiuntamente dalla «sinistra» comunista» e dai più svariati circoli borghesi, come un ritorno al capitalismo (è un capitolo di storia di cui mi occupo nel mio libro su Stalin).
Domenico Losurdo

Il 30/04/11, marcello grassi ha scritto:
Complimenti per l'articolo sugli avvenimenti siriani. Al di là del giudizio su quei fatti è giusto ricordare i numerosi falsi, che hanno giustificato interventi miiltari o interferenze politiche tutt'altro che disinteressati delle potenze imperialiste. A proposito di falsi ricordo che nel settembre del 1939 i nazisti organizzarono un attacco ad una caserma tedesca eseguito da detenuti tedeschi travestiti con divise polacche. I detenuti, scomodi testimoni, furono soppressi e la Germania potè trovare il casus belli e aggredire la Polonia.
Cordiali saluti Marcello Grassi

Boicotta Israele - Boicotta Nichi Vendola

Volentieri riprendiamo questo comunicato [SGA].

Comunicato del "Comitato con la Palestina nel cuore", Roma

Il comunicato stampa della Press Regione-Agenzia giornalistica sulle dichiarazione del Presidente della Regione Puglia Niki Vendola molto sinceramente non ci sgomenta, perché perfettamente in linea sia con il personaggio, sia con il manifesto sionismo della stragrande maggioranza del panorama politico italiano.

Con la scusa della cultura ebraica e del suo festival in terra di Puglia Niki Vendola parla di questioni concrete come “rapporti economici, commerciali, istituzionali”, quelli che realmente stanno a cuore allo Stato di Israele, e non a caso questo è avvenuto a margine di un incontro con l’Ambasciatore di quello stato, e non certo con l’addetto culturale.
Vendola prosegue poi nel panegirico di Israele citando esempi calzanti non nel campo culturale ma in quello dei rapporti economici, cita infatti la trasformazione di “aree desertiche in luoghi produttivi e in giardini”, dice che Israele è un “Paese che si confronta col tema mondiale del governo del ciclo dell’acqua, dell’energia, dei rifiuti con pratiche di avanguardia” ecc.
Facciamo un po’ di chiarezza intanto su queste affermazioni:
Israele ha trasformato il deserto in giardini grazie al furto sistematico e costante dell’acqua del popolo palestinese, della Siria (alture del Golan) e del Libano (area delle Fattorie di Shebaa), i palestinesi vivono al limite della disidratazione, altro che governo del ciclo delle acque!, per quanto riguarda i rifiuti invece se Vendola si riferisce al sistema di trattamento usato dalla ArrowBio che la giunta Polverini vuole adottare nel Lazio e che si sta cercando di installare presso il comune di Guidonia non c’è nulla di innovativo, questo sistema viene proposto ed installato anche da ditte italiane, e sarebbe certamente trasparente conoscere i costi delle rispettive proposte; per l’energia basti ricordare che il 40% del fabbisogno del gas di Israele viene fornito dall’Egitto al 25% del costo di mercato, ovvero rapinando il popolo egiziano di questa ricchezza, e non a caso recentemente c’è stato un secondo attentato al gasdotto in questione.
Vendola non ricorda, non condanna, non deplora 60 anni di occupazione israeliana delle terre palestinesi, Vendola non spende una parola sul muro dell’apartheid, Vendola non chiede la liberazione degli 11.000 prigionieri palestinesi racchiusi nelle prigioni israeliane, per la maggior parte senza processo ma con detenzione amministrativa, Vendola non spende una parola sull’assedio inumano a cui è sottoposta la Striscia di Gaza, no, nulla di tutto questo, Vendola fa il panegirico di Israele e pensa agli affari!!!
Dulcis in fundo chiede di effettuare una visita ufficiale in Israele per far giungere ad un punto di svolta le relazioni bilaterali.
Che tristezza, l’uomo che si propone come rinnovatore della sinistra che mendica un incontro per accreditarsi quale amico dei sionisti!!!. Ha capito che in Italia non si fa carriera senza l’appoggio e la sudditanza al sionismo, e da buon politicante quale è sempre stato si accoda prontamente, cosa sono 60 anni di sofferenze e miserie del popolo palestinese di fronte ad un luminoso futuro alla giuda della sinistra italiana?
In Italia è in corso, con crescente successo, la campagna di Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni dell’economia israeliana, proponiamo di inserire Niki Vendola ed il suo partito nella lista dei prodotti da boicottare, non facciamo più sconti a chi ammanta di bella retorica la propria sudditanza al sionismo.

Un intervento di Miguel Urbano Rodrigues sulla Libia

A ROBOTIZAÇÃO DA HUMANIDADE NA AGRESSÃO À LÍBIA
Miguel Urbano Rodrigues

A propósito da agressão imperialista à Líbia, Domenico Losurdo, um dos filósofos marxistas mais criativos do nosso tempo, recorda a famosa novela 1984, de Georges Orwell.
O alvo desse romance era a satanizarão da União Soviética contemplada pelo escritor anticomunista britânico como uma sociedade onde a robotização do homem estaria em marcha. Orwell ideou um mundo imaginário no qual uma «neolingua» manipulara a consciência dos povos, destruindo-a. A sua utopia, escrita no ano em que foi fundada a NATO, adquire hoje dramática actualidade. Mas Orwell errou o alvo. O perigo para a humanidade vem de outro azimute. A URSS, a pátria mítica do socialismo, desapareceu e quem simboliza o «Grande Irmão» é o imperialismo, hegemonizado pelos Estados Unidos...

La censura e le manipolazioni dell'imperialismo

Da Lu Mélusine

Quand on veut la paix, la première chose à faire c'est d'éviter de rediffuser la propagande de guerre des medias occidentaux.
Les medias occidentaux n'attaquent que les ennemis de l'occident, pas les marionnettes de l'occident donc c'est facile de faire la différence: la forme et le fond ne sont pas les mêmes quand il s'agit de pays amis (soumis) et de pays ennemis (qui résistent à l'occident)
Et puis, il y a un principe à ne pas piétiner c'est se mêler de ses propres affaires au lieu de vouloir aller régler les affaires des autres peuples et à leur place voire contre eux
En France, y'a de quoi faire.LM.


Obsèques de 15 policiers à l’hôpital militaire Tishreen de Damas, le 27 avril 2011. En un mois, plusieurs centaines de Syriens, civils et militaires, ont été assassinés par des groupes de francs-tireurs financés par le clan saoudien des Saidiris et encadrés par la CIA.



De nombreux snipers ont été arrêtés par les forces de l’ordre au cours des dernières semaines et leurs cellules démantelées. Chaque soir, la télévision syrienne publie de nouveaux interviews des terroristes qui relatent comment ils ont été recrutés, formés et armés (capture d’écran du Journal télévisé du 26 avril 2011).

mercoledì 27 aprile 2011

Domenico Losurdo il 5 maggio al King's College di Londra

DOMENICO LOSURDO COMES TO LONDON TO DISCUSS HIS NEW BOOK ‘LIBERALISM: A COUNTER-HISTORY’

Thursday, May 05, 2011, 7.30pm - King’s College London, Edmund J. Safra Lecture Theatre, Strand Campus, London WC2R 2LS

‘Liberalism: Slavery, imperialism and exploitation’
A panel discussion and book launch for LIBERALISM: A COUNTER-HISTORY with Domenico Losurdo, Robin Blackburn, Richard Seymour, and chair Stathis Kouvelakis.
Hosted by the KCL European Studies Department in association with Verso Books

DOMENICO LOSURDO is Professor of Philosophy at the University of Urbino, Italy. He is the author of many books in Italian, German, French, Spanish, Portuguese and Mandarin. In English he has published HEGEL AND THE FREEDOM OF MODERNS and HEIDEGGER AND THE IDEOLOGY OF WAR.
ROBIN BLACKBURN is the author of THE AMERICAN CRUCIBLE: SLAVERY, EMANCIPATION AND HUMAN RIGHTS. He teaches at the University of Essex in the UK and at the New School for Social Research in New York. He is a contributor to NEW LEFT REVIEW and a member of its editorial committee.
RICHARD SEYMOUR is the author of THE LIBERAL DEFENCE OF MURDER. He lives, works and writes in London. He runs the Lenin’s Tomb website, which comments on the War on Terror, Islamophobia and neoliberalism.
STATHIS KOUVELAKIS is the author of PHILSOPHY AND REVOLUTION: FROM KANT TO MARX. He is a Reader in Political Theory at King’s College London.

PRAISE FOR LIBERALISM: A COUNTER-HISTORY BY DOMENICO LOSURDO
‘Devastatingly exact in his dismantling of a Whiggish optimism, Losurdo thankfully avoids the historical dead-endism of postmodern critiques.’ Greg Grandin, author of FORDLANDIA
‘Anyone who thinks they know the history of liberalism will be surprised – and riveted – by this book. Every page is an experience.’ Corey Robin, author of FEAR: THE HISTORY OF A POLITICAL IDEA

In this definitive historical investigation of the formation of liberalism from the eighteenth to the twentieth centuries, Domenico Losurdo overturns complacent and self-congratulatory accounts by showing that, from its very origins, liberalism and its main thinkers—Locke, Burke, Tocqueville, Constant, Bentham, Sieyès and others—have been bound up with the defense of the thoroughly illiberal policies of slavery, colonialism, genocide, racism and elitism.
Losurdo probes the inner contradictions of liberalism, also focusing on minority currents that moved to more radical positions, and provides an authoritative account of the relationship between the domestic and colonial spheres in the constitution of a liberal order.
ISBN: 978 1 84467 639 4 / $34.95 / £22.00 / Hardcover / 384 pages
For more information or to buy the book visit:
All books will be available to buy at the event at a discounted price.

lunedì 25 aprile 2011

Che succede in Siria?

Domenico Losurdo

Anche in francese
Extension du domaine de la manipulation

Que se passe-t-il en Syrie ?
Traduction Marie-Ange Patrizio, da voltairenet.org
Da giorni, gruppi misteriosi sparano sui manifestanti e, soprattutto, sui partecipanti ai funerali che fanno seguito allo spargimento di sangue. Da chi sono costituiti questi gruppi? Le autorità siriane sostengono che si tratta di provocatori, per lo più legati a servizi segreti stranieri. In Occidente, invece, anche a sinistra non ci sono dubbi nell’avallare la tesi proclamata in primo luogo dalla Casa Bianca: a sparare sono sempre e soltanto agenti siriani in civile Obama è la bocca della verità? L’agenzia siriana «Sana» riferisce del sequestro di «bottiglie di plastica piene di sangue», usato per «produrre video amatoriali contraffatti» di morti e feriti tra i manifestanti. Come leggere questa notizia, che io riprendo dall’articolo di L. Trombetta in «La Stampa» del 24 aprile? Forse su di essa possono contribuire a gettar luce queste pagine tratte da un mio saggio di prossima pubblicazione. Se qualcuno rimarrà stupito e persino incredulo nel leggere il contenuto di questo mio testo, tenga presente che le fonti da me utilizzate sono quasi esclusivamente «borghesi» (occidentali e filo-occidentali)...

sabato 23 aprile 2011

Continua il dibattito su Nietzsche e sul "ribelle aristocratico"

Un nuovo saggio fa il punto sul "processo politico" al filosofo tedesco: profeta del nazismo o "spirito libero" illuminista? Forse nessuno dei due...
L'imputato Nietzsche
Mario Bernardi Guardi, Il Secolo d'Italia, 10 aprile 2011

Nietzsche sul Secolo 10.4.11

La lettera di Hu Jintao a Fidel Castro

Il segretario del Partito Comunista di Cina Hu Jintao ha inviato una lettera al comandante Fidel Castro, in cui ribadisce il sostegno della Cina a Cuba socialista, anche in caso di intervento esterno
da lernesto.it

Pechino, 19 aprile 2011
Stimato compagno Fidel Castro Ruz,

Il VI Congresso del Partito Comunista di Cuba, che si è celebrato nel 50° anniversario della Dichiarazione del carattere socialista della Rivoluzione Cubana, è stato un congresso che raccoglie l'eredità del passato e si proietta nel futuro. Durante i 50 anni trascorsi, come fondatore e promotore della rivoluzione e della costruzione di Cuba, Lei, senza avere alcuna paura delle pressioni esterne, ha diretto il popolo cubano salvaguardando la sovranità e la dignità nazionale, proseguendo con fermezza sulla strada del socialismo, ottenendo successi nella costruzione del socialismo che hanno richiamato l'attenzione di tutti. Per queste ragioni, Lei ha guadagnato non solo il rispetto e l'appoggio del popolo cubano, ma anche l'ammirazione dei popoli del mondo...

lunedì 18 aprile 2011

Su Junge Welt l'intervento di Domenico Losurdo sulla guerra contro la Libia

Rassistische Arroganz
Der Krieg gegen Libyen wird im Namen der »internationalen Gemeinschaft« geführt. Dabei machen bevölkerungsreichste Länder und ein EU-Schlüsselstaat nicht mit
Von Domenico Losurdo, "Junge Welt", 09.04.2011/Seite 3
Aus dem Italienischen von Erdmute Brielmayer

Mit einem einsamen Veto hatten die USA eine UN-Resolution blockiert, die den kolonialen Expansionismus Israels im besetzten Palästina verurteilte. Und jetzt spielen sie sich erneut als Wortführer und Vertreter der »internationalen Gemeinschaft« auf. Sie haben den Sicherheitsrat der UNO einberufen, aber nicht etwa, um die Intervention der saudiarabischen Truppen in Bahrain zu verurteilen, sondern um die Anordnung der Flugverbotszone und andere militärische Aktionen gegen Libyen zu fordern und durchzusetzen...

Riceviamo e pubblichiamo: una lettera al Presidente Napolitano sulla guerra alla Libia

Caro Prof., di seguito una lettera che ho spedito alla Presidenza della Repubblica. credo possa essere pubblicata sul tuo blog.
un caro saluto, Boris Bellone

All’attenzione del Presidente della Repubblica italiana Giorgio Napolitano.
Caro Presidente,
Le scrivo come figlio di Sergio Bellone, perseguitato politico antifascista condannato, nel 1940 all’età di 25 anni, dal TS fascista a 14 anni di reclusione solo perché iscritto al Partito Comunista d’Italia. Figlio di Virgilio, classe 1880, socialista e poi comunista dalla scissione di Livorno del 1921, amico di Antonio Gramsci. Mio nonno, figlio di contadini della dura valle di Susa, unico di 7 figli che si impegnò nello studio diventando Preside di una scuola statale, educò mio padre e lo fece studiare al Politecnico di Torino nonostante il licenziamento per “scarso adattamento al regime fascista”, non si arrese mai, mai scese a compromessi con i fascisti.
Ebbene caro Presidente, mio padre Sergio dopo la caduta del fascismo il 25 luglio del 1943 fu liberato e uscito dal carcere insieme a Terracini, fu naturalmente tra gli organizzatori della Resistenza, già dal 9 settembre in valle di Susa. Come ingegnere minerario si impegnò nel sabotaggio delle linee ferroviarie tra Italia e Francia e poi fu nominato dal CLNAI responsabile del sabotaggio e contro sabotaggio in Piemonte.
Finita la guerra il Partito lo invitò (l’amico Pajetta insistette) a costruire il socialismo in Jugoslavia e così iniziò a lavorare come ingegnere minerario nelle miniere dell’Istria e anche del Kosovo (nella famosa miniera di Trepča, nazionalizzata da Tito e ora in mano di nuovo delle multinazionali del Belgio e della Francia. “Per carità per motivi umanitari, certo non per postcolonialismo”- ma ci prendiamo in giro?).
Mio padre è mancato il 7 dicembre 2000, ha dovuto sopportare il bombardamento della Jugoslavia, “promosso” dal Presidente del Consiglio D’Alema, del 24 marzo 1999. Forse ha anticipato la morte per la rabbia che un “compagno” abbia dato il colpo di grazia alla Jugoslavia, dove era riuscito il progetto terzomondista. Lei certamente ricorda l’entusiasmo di Tito, Nehru e Nasser, fondatori del movimento dei non-allineati.
Perché distruggere la Jugoslavia, perché ribaltare la Storia con le foibe, luogo di martirio degli Slavi dal 1922, poco dopo il trattato di Rapallo del 1918, e non degli Italiani?
Lei sa benissimo che è un falso storico. Lei sa benissimo che nel 1922 a Torino i fascisti uccidevano sindacalisti, operai, gente comune per annientare l’opposizione e la classe operaia e facevano lo stesso in Slovenia e Croazia, gettando la gente nelle foibe. Lei sa benissimo che i criminali di guerra italiani non sono stati mai condannati da alcun tribunale, mentre il tribunale dell’Aja ha fatto morire in carcere il Presidente della Repubblica jugoslava Milošević, liberamente eletto e deposto da un colpo di stato camuffato. Lei sa benissimo, ma per qualche opportunità politica ha preferito consegnare (mi auguro perché male informato) perfino a un criminale di guerra italiano la medaglia di “italianità” come vittima delle foibe titine, suscitando lo stupore e, se mi permette, l’indignazione degli antifascisti. L’esercito di Liberazione europeo più importante e glorioso, come quello comandato da Tito, deve essere rispettato! E invece sentiamo oggi dire che era un esercito di criminali! Noi siamo stati criminali! Noi! Con la pretesa di “civilizzare” gli Slavi, a fianco dei tedeschi!
I profughi italiani dell’Istria sono la conseguenza prima del fascismo e poi della scelta libera di quegli italiani che non volevano vivere nel comunismo. Non furono cacciati, se ne andarono di propria volontà, con i documenti regolari. Confondere alcuni episodi cruenti, sia pur gravi, di fine conflitto con la successiva decisione di alcune centinaia di migliaia di persone di tornare in Italia, in tempi lunghissimi, non spinti dalle baionette, è una operazione di revisionismo storico che ritengo particolarmente grave e fonte di nuovo razzismo e odio verso gli Slavi. Un ritorno a certe idee del 1941?
Mi ha fatto molto male anche il suo incitamento alla guerra contro la Libia. La Costituzione Italiana non prevede l’uso della guerra per risolvere i conflitti. E l’ONU non ha il diritto di consentire l’aggressione a uno stato sovrano, anzi suo compito sarebbe quello di sostenere ogni possibile mediazione nei conflitti. Palese è poi la menzogna che le forze ostili a Gheddafi siano dei civili inermi, e quindi che sia necessaria una no-fly zone per proteggere le popolazioni civili: si sta semplicemente cercando di distruggere l’esercito libico. Per non parlare della protezione della popolazione civile: come è possibile farlo se si lancaino bombe all’uranio impoverito? (6mila i morti tra la popolazione libica, calcolati al Politecnico di Torino, in 10 anni, come conseguenza dell’uranio impoverito).
Non ho particolare stima per il colonnello Gheddafi, cui riconosco peraltro meriti per la sua azione anticolonialistica in tempi precedenti, ma è evidente che Gheddafi è il solito pretesto per entrare in conflitto con Paesi la cui unica colpa è quella di voler gestire autonomamente le proprie risorse naturali e energetiche.
L’Italia non può permettersi di tornare ai vecchi propositi colonialistici. E non mi dica che il conflitto è legato al risorgimento del Nord-Africa. Sarkozy certo non è il Garibaldi di Tripoli! E Berlusconi sarebbe Cavour?
Spero che queste mie parole possano aprire una breccia nelle Sue convinzioni. Mio padre Sergio ha il diritto di essere ascoltato!

Boris Bellone, Direttivo ANPPIA-Torino - direttivo Ass. naz. Del Libero Pensiero “Giordano Bruno” –Torino -docente di Scienze nella scuola statale- Via Carli 74 - San Giorio di Susa (To) -t.3209441222

mercoledì 13 aprile 2011

"Un livre qui fera date.". Continua il dibattito su Stalin in Francia

j'ai lu la présentation obscure du livre de D.Losurdo - "Staline - histoire et critique..." dans l'Huma, et je trouve que mon opinion, même si elle peut ne pas être partagée, a au moins le mérite d'être plus claire. Je vous la communique ici et je voudrais vous demander de la transmettre à Losurdo. (j'avais adressé ce texte à la librairie "Le point du jour", rue Gay Lussac à Paris 5e, où j'ai acheté le livre, mais où aussi sont vendus mes livres sur Staline destinés à un public large, c'est-à-dire, non scientifique - ce qui explique mon exposé concentré, afin de permettre de retenir plus facilement des éléments de base d'une histoire controversée).
Ringraziamo Michel Collon e l'autrice dell'intervento [SGA].

di Lênsta Petit

Le livre de Domenico Losurdo "Staline - histoire et critique d'une légende noire" (500 pages), avec ses 1.000 citations de 270 auteurs aussi divers que H. Arendt, Babeuf, Boukharine, Chen Jian, Dimitrov, Freud, Gandhi, Gramsci, Jefferson, Kerenski, Lincoln, Mao Tze Dong, Zhang Shu Guang, A. Zinoviev, et bien sûr, Churchill et F.
Roosvelt; les théoriciens Kant, Hegel, Marx, Engels, Lénine, Staline; et leurs détracteurs Trotski, Hitler, Goebbels, Khrouchtchev, Gorbatchev... est à la hauteur de sa démarche scientifique. Se basant sur des analyses (certaines très originales et intéressantes) psycho-philosophiques, c’est un livre à prendre au sérieux.
Losurdo s'est posé la tâche d'appuyer ses études sur des citations provenant exclusivement de gens opposés à Staline et au bolchévisme et qui, ayant de toute façon été obligés de reconnaître certains faits réels, lui fournissent le matériau de sa démonstration.
Cette démarche est appuyée dans la post-face de Luciano Canfora par le raisonnement que "des personnages historiques dont le mythe fut une partie essentielle de leur agir (et de leur "être perçu" par les autres), plus que jamais est-il nécessaire d’avoir recours au jugement, limitatif mais non obnubilé des non-disciples, des personnes qui sont (…) non proches et même adversaires."
Oui, mais cela comporte certains inconvénients. D'une part, l’auteur utilise leur langage, qui même démonté reste confirmé donc comme catégories établies. D'autre part, si Losurdo n'avait pas travaillé par lui-même sur certaines questions, il en accepte la version dominante et adopte une démarche comparative entre les actions des bolchéviks et le même comportement chez les hommes politiques de l'impérialisme qui ont eu des actions et des politiques analogues.
Même si l’auteur arrive à accuser ces derniers par le fait que c’est par l’idéologie de la "supériorité de la race des seigneurs" qu’ils ont agi ainsi et non pas poussés par l’urgence d’assurer leur sécurité, ni sous la pression de l’état d’exception où se sont trouvés les premiers dans une guerre civile ininterrompue de 1919 à 1939, conduite avec férocité tout au long de la construction de la société socialiste, cette démarche me gêne.
Par ailleurs, le fait que l’auteur évite de se fonder sur "la lutte des classes", en cherchant à insérer sa démonstration dans une grille de lecture philosophique purement théorique, il arrive à certaines conclusions qui ne sont pas exactes. Par exemple, on est surpris de lire, p. 396-397, que "Staline essaie de façon répétée de passer de l’état d’exception à une condition de relative normalité (…) et d’un socialisme « sans dictature de prolétariat »" (!). Il est difficile d’attribuer à Staline un essai d’abandon du fondement-même du bolchévisme qui déclare haut et fort l’impossibilité de construire le socialisme "sans dictature de prolétariat" dans une société où la lutte des classes n’a pas disparu. On y oublie la thèse de Staline de "la loi dialectique obligatoire de passage de l’ancien au nouveau par explosion des vieilles structures dans une société composée de classes antagonistes, à l’opposé des sociétés sans classes antagonistes qui, pour avancer, peuvent entreprendre les transformations nécessaires, ce qui écarte la nécessite d’explosion." Ce que l’on peut affirmer en effet, c’est que Staline préférait l’expression "démocratie populaire" pour l’opposer à "la démocratie bourgeoise", plutôt que la formule de Marx de "dictature de prolétariat" qui devait s’opposer à "la dictature de la bourgeoisie". Mais ceci ne change pas le contenu et la dynamique fondée sur la "lutte des classes" dans les sociétés de classes antagonistes… C’est précisément cet abandon après Staline qui explique les lignes qui suivent un peu plus loin sur la même page du livre : "les bolchéviks sont en définitive écrasés par l’avènement de cette relative normalité, qui est aussi le résultat de leur action" (mais on omet de dire "révisionniste").
Certaines appellations introduites (la "Seconde guerre de trente ans", ou "la Seconde Période des désordres") ne me paraissent pas réutilisables. De même, dire que la troisième guerre civile (celle des les années trente) est un "conflit mortel qui oppose les bolchéviks" ne me paraît pas une conclusion logique du développement qui le sous-tend à partir de l'idée que puisque dans les années trente Trotski avait recruté (depuis son exil!) dans les milieux des bolchéviks et même "parmi les fils de hauts dirigeants", comme il est dit dans le livre, la guerre civile avait opposé des bolchéviks. Il est évident qu’avec sa campagne démagogique contre la "trahison de la révolution par Staline", les communistes n'étant pas toujours à la hauteur pour comprendre la réalité complexe du processus de création d’une nouvelle société, peuvent être trompés. Mais le livre-même nous apprend que les plus actifs n'étaient pas de vrais communistes, mais des opposants qui avaient infiltré l'appareil d'Etat, chose que Trotski (nous dit l'auteur) recommande avec force depuis son exil en les poussant à "se donner une formation solide ... et militer avec sérieux et conscience dans le parti"… D'ailleurs le Parti bolchévique avait dénoncé les "non-communistes à la carte du parti".
Je pense que mes quelques remarques n'enlèvent rien aux qualités du livre.
Je reprends quelques lignes du texte pour donner une idée de l'ambiance générale qui s'en dégage :
p. 408-409 - Dans l'ensemble, le portrait caricatural de Staline, tracé d'abord par Trotski, puis par Khrouchtchev, ne joue plus d'un grand crédit.* Des recherches d'éminents scientifiques insoupçonnables d'indulgence envers "le culte de la personnalité", émerge de nos jours le portrait d'un politicien (il faut dire "homme politique", mais c'est un problème de traduction) qui s'exhausse et s'affirme aux sommets de l'URSS - en premier lieu par le fait que, pour ce qui est de la compréhension des modalités de fonctionnement du système soviétique, "il dépasse de très loin ses camarade de lutte" (cité Chevelniouk, 1998), d'un dirigent au "talent politique exceptionnel" et "extrêmement doué" (Medvedev, 2006), d'un homme d'Etat qui sauve la nation russe de l'esclavagisme et de la décimation à laquelle elle était destinée par le Troisième Reich, non seulement grâce à son habile stratégie militaire, mais aussi par ses discours de guerre "magistraux", (...) qui dans des moments tragiques et décisifs, réussissent à stimuler la résistance nationale (Roberts, 2006); d'une personnalité non dépourvue de qualités même sur le plan théorique, comme le démontre la perspicacité avec laquelle il traite la question nationale dans l'essai de 1913, et "l'effet positif" de sa contribution sur la linguistique (Graciosi, 2007).
* (Ailleurs, Losurdo dit que H. Arendt et R. Conquest ne se comportent pas en historiens, mais ont écrit une littérature reflétant l’acharnement situé dans le sillage de la Guerre froide... - qui n'est plus d'actualité).
p. 397 - tout de suite après la mort de Staline est "réglé" le problème de succession: la liquidation de Béria est une sorte de règlement de comptes de style mafieux, c'est une violence privée qui ne fait aucune référence ni à l'ordre juridique de l'Etat, ni au statut du parti...

Pour conclure, je pense c'est un livre qui fera date.

martedì 12 aprile 2011

Il People's Daily: negli Stati Uniti gravi abusi dei diritti umani

Ringraziamo Vladimiro Giacché per la segnalazione [SGA].
US has serious human rights abuses: China
By People's Daily Online April 11, 2011

The United States, the world's richest state, is beset by rampant gun violence, serious racism, and an increasing portion of its population have become poorer, a report released yesterday by China on U.S. human rights said.
The U.S., under siege with all its human rights problems, is in no position to criticize other countries' human rights, the report released by the State Council's Information Office said.
Washington has taken human rights as a "political instrument to defame other governments' image and seek its own strategic interests", Beijing said.
In breakdown, the report lists high incidence of gun-related bloodshed crimes in the U.S. resulting from its outrageous gun ownership policy. It has 12,000 registered gun murder cases a year, and tens of hundreds people are shot to death or get injured in gunfights, the highest in the world.
In the U.S. the violation of citizens' civil and political rights by the government is severe, the report said. Between October 2008 to June 2010, more than 6,600 travelers were subject to electronic device searches, half of them are American citizens.
And, abuse of force and violence, and torturing suspects in order to get their confession is serious in the U.S. law enforcement, the report said.
The US regards itself as "the beacon of democracy." However, its democracy is largely based on money, the report writes. According to a report from The Washington Post on October 26, 2010, U.S. House and Senate candidates shattered fundraising records for a midterm election, taking in more than $1.5 billion. The midterm election, held in November, cost $3.98 billion, the most expensive political rally in the US history. Various interest groups have actively spent on the event, the report said.
While advocating Internet freedom, the US in fact imposes strict restriction on cyberspace. On June 24, 2010, the US Senate Committee on Homeland Security and Governmental Affairs approved the Protecting Cyberspace as a National Asset Act, which will give the American federal government "absolute power" to shut down the Internet under a declared national emergency rule.
Economically, unemployment rate in the United States has been stubbornly high. Proportion of Americans living in poverty has risen to a new high. The US Census Bureau reported in September that a total of 44 million Americans found themselves in poverty. The share of residents in poverty climbed to 14.3 percent in 2009, the report said.
Also, Americans living in hunger and starvation increased sharply. A report issued by the U.S. Department of Agriculture in November showed that 14.7 percent of US households were food insecure in 2009. And, the number of families in homeless shelters increased 7 percent to more than 170, 000, it said.
On the global stage, the U.S. has a "notorious record of international human rights violations", said the report. The U.S.-led wars in Iraq and Afghanistan have already caused huge civilian casualties.
Prior to Beijing's releasing the human rights report, a U.S. State Department report on global human rights released on Friday said that Beijing had stepped up restrictions on activists, lawyers and online bloggers, and tightened controls on civil society to maintain stability.
A Chinese Foreign Ministry spokesman dismissed the U.S. report as meddling in China's internal affairs. Two days later, Beijing released its own report on U.S. human rights problems.
"The United States ignores its own severe human rights problems, ardently promoting its so-called ‘human rights diplomacy', treating human rights as a political tool to vilify other countries and to advance its own strategic interests," Beijing report said.
"The United States is the world's worst country for violent crimes," it said. "Citizens' lives, property and personal safety do not receive the protection they should."

Riceviamo e pubblichiamo

Caro Domenico,

non ne posso più: periodicamente stati uniti e alleati europei vanno a bombardare un paese che li infastidisce per il solito motivo (intende gestire le sue risorse a modo suo). Sembrano le campagne dell'impero romano, o di quello ottomano, in quanto a periodicità e apparente pazzia. Ma sono ancora più atroci per la sproporzione delle forze in campo. Sembrerebbe un rito collettivo, in cui tutti vanno contro uno solo, dalla prima volta contro l'Iraq, alla Jugoslavia, fino adesso alla Libia.
E' sempre lo stesso modello, campagna mediatica, universalismo da strapazzo, distruzione di infrastrutture, guerra chimica e/o nucleare, embargo o sanzioni, truppe di terra spesso del luogo...
E invece qui da noi nulla: lavoriamo, viaggiamo, viviamo, non c'è guerra.
Gli effetti collaterali siamo noi, persone normali costrette a vergognarsi del fatto di essere occidentali. Questa volta non ci sono stati neppure manifestazioni,perché?
E gli intellettuali? Come sempre tu e pochi altri.
Tamara (da Torino)

lunedì 11 aprile 2011

Orwell, la Guerra Fredda e il "totalitarismo". Un intervento di João Carlos Graça

João Carlos Graça, Lisboa, 9 de Abril de 2011,


Dear Professor Losurdo,

Regardless of considerations on the case of Orwell‐the‐man (in which I am surely not an expert), one thing seems clear to me by this moment. During the Cold War period, Orwell’s narrative has definitely been absorbed as part of what we may term as the “Western narrative”, and somehow transformed into its Left branch. Whereas on the Western Right we have what one might call the “Truman story” (“the commies are coming down, we have to either contain them or even roll them back”, etc.), on the Western Left tends to prevail the “Orwell story”: “the alleged «commies» are not true commies, they’re not coming down and indeed they have somehow made a pact with our elites. Their elite, in a secret understanding with ours, keeps their masses under strict, violent control, and to this control is a central piece the maintenance of a state of endless war, besides on a triangular basis, with shifting, unprincipled systems of alliances, which at any rate are an excellent way for each elite to mobilize its own masses in its favour, captivate them”, etc., more or less according to a logic à la Leo Strauss...
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Riceviamo e pubblichiamo

antonio capitanio 08 aprile 2011 00:02
Buongiorno ho scritto questo articolo perchè leggendo i commenti al suo appello a favore della RPC, mi è sembrato che anche tra molti comunisti ci sia confusione e scarsa capacità di leggere la storia in chiave materialistica. Se ha pochi minuti potrebbe leggerlo, poichè credo sarebbe un cosa auspicabile se tra i comunisti si riuscisse a trovare un punto di vista da cui partire sul Socialismo reale cinese come base per le lotte future. Saluti, Antonio Capitanio

La Repubblica Popolare Cinese è il proletariato cinese che si erge a classe sociale dominante sulla borghesia imperialista occidentale.
L'economia cinese è quello che Deng ha chiamato "Socialismo di mercato", pianificazione e controllo all'interno dell'economia socialista statale, mercato per il capitale straniero, che comunque non può speculare con il capitale finanziario perchè il credito è saldamente nelle mani dello Stato e del Partito, ma solo reinvestire i profitti nella produzione o consumare, in tutti i casi a vantaggio dello sviluppo delle forze produttive, cosa a cui punta il partito e a cui tutti i comunisti dovrebbero badare maggiormente nel giudicare il Socialismo cinese. Una economia che non conosce i cicli tanto "cari" a noi occidentali di sovrapproduzione e recessione da decenni ha come presupposto il fatto che in Cina 1) non esiste una classe di sfruttatori "staccacedole" (rentier) alla occidentale che possidono i mezzi di produzione e il denaro, e 2) il Proletariato non deve vendere sul "libero mercato" (che in questo senso non c'è) le sue braccia come merce. Lo Stato (o le Province) impone il prezzo del lavoro artificialmente al di sopra del livello di sussistenza e il Proletariato cinese gode di un livello di benessere ormai sconosciuto alla stragrande maggiorparte degli operai occidentali). Tutto ciò è stato possibile solo al PCC (da Mao passando per Deng, Zu Enlai, Jiang Zemin fino a Hu jintao) e al suo Socialismo basato su una comprensione del Marxismo scientifica che ne ha colto il significato principale, che all'interno del mercato mondiale l'unico modo per il Socialismo di dimostrare la sua superiorità sul capitalismo è lo sviluppo delle forze produttive. I comunisti devono guardare alla Cina e alle conquiste del Proletariato cinese con spirito emulativo, tenendo conto delle condizioni specifiche dei rispettivi paesi con le rispettive storie.

venerdì 8 aprile 2011

Baptiste Eychart recensisce lo Stalin su l'Humanité

Histoire
Le stalinisme au-delà de la démonologie
Pour le philosophe italien Domenico Losurdo, la construction d'une analogie entre Staline et Hitler vise à escamoter le rôle des régimes capitalistes dans la montée du nazisme.
Baptiste Eychart le 7 Avril 2011

Staline. Histoire et critique d'une légende noire, de Domenico Losurdo, traduit de l'italien par Marie-Ange Patrizio, Éditions Aden, 2011, 531 pages, 30 euros.

Domenico Losurdo, fort de ses recherches et de ses réflexions antérieures sur la pensée libérale et sur le révisionnisme en histoire, entame une nouvelle étape dans sa démystification des constructions idéologiques dominantes. Sans avoir la moindre mansuétude pour les diverses répressions que Staline a menées de longues années durant, Losurdo, à travers ce Staline. Histoire et critique d'une légende noire, s'intéresse à la figure historique du dirigeant soviétique en tant que cette dernière est organisatrice de tout un discours sur le XXe siècle et l'expérience de construction du socialisme. Un discours hégémonique qui, bien que se voulant « historique » et « critique », relève plus de la démonologie selon la démonstration de Losurdo...

giovedì 7 aprile 2011

Il Risorgimento e le rivoluzioni tra '700 e '800

L'intervento di Domenico Losurdo ai "Venerdì della politica" della Società di Studi Politici
Napoli, Palazzo Serra di Cassano, 12 febbraio 2011


Pubblicato anche in Francia lo scambio tra Domenico Losurdo e Giulietto Chiesa

« Rassembler les idées et les forces » dans la lutte contre les guerres coloniales

par Domenico Losurdo et Giuletto Chiesa
mercredi 6 avril 2011, par Comité Valmy, Traduit de l’italien par Marie-Ange Patrizio

Cher Losurdo,

Merci beaucoup de votre commentaire sur la guerre. Malheureusement, vous aurez remarqué qu’une tranche non négligeable de ce qui reste de la gauche, s’est rangée en faveur de la guerre. Et le front ex-pacifiste même s’est étiolé en nombre de ruisselets, souvent d’eaux usées, de soutiens divers au droit occidental d’apporter notre démocratie aux peuples arriérés et tribaux...
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martedì 5 aprile 2011

L'intervento di Giulietto Chiesa sulla guerra contro la Libia e la risposta di Losurdo

04 aprile 2011 16:10
Giulietto Chiesa ha detto...

Caro Losurdo, molte grazie per il suo commento sulla guerra. Purtroppo, avrà notato, una discreta fetta della rimanente sinistra, oltre a Napolitano, si è schierata a favore della guerra. E anche il fronte ex pacifista si è sfilaccianto in molti rivoletti, spesso liquamosi, di sostenitori vari del diritto occidentale di portare la nostra democrazia ai popoli arretrati e tribali. Ho l'impressione che bisogni ricominciare a raccogliere le idee e le forze, prima che l'Impero morente ci collochi tutti nel cestino delle cose da gettare nel camino.
Cordiali saluti, Giulietto Chiesa

Caro Chiesa,
sono felice della nostra consonanza non solo sul carattere colonialista della guerra contro la Libia ma anche sullo stato confusionale della sinistra. Non c’è dubbio: «occorre ricominciare a raccogliere le idee e le forze»! In attesa di dare un contributo più articolato in questa direzione, mi limito a due osservazioni rapidissime:
1) Quella che un tempo era la sinistra, ha dimenticato persino la grammtica e la sintassi del discorso politico. Allorché siamo chiamati a rispondere ad una guerra come quella in corso, si tratta non di fare un confronto tra la Libia di Gheddafi e l’Occidente di Obama, Cameron e Sarkozy, bensì di analizzare la natura della contraddizione che ha condotto alla guerra. Questo ci insegna la storia del colonialismo. Ad esempio, quando si impegnava nella conquista dell’Algeria, la Francia della monarchia di luglio era probabilmente una società più «liberale» e più «moderna» del paese arabo. Resta il fatto che per assoggettare l’Algeria, un autore quale Tocqueville lanciava una terribile una parola d'ordine: «Distruggere tutto ciò che rassomiglia ad un’aggregazione permanente di popolazione o, in altre parole, ad una città. Credo sia della più alta importanza non lasciar sussistere o sorgere alcuna città nelle regioni controllate da Abd-el-Kader» (il leader della resistenza). E cioè, pur più «liberale» e più «moderna» delle sue vittime, la Francia esprimeva il colonialismo in tutta la sua barbarie bellicista e genocida.
2) Tutti ricordiamo che in Italia (e in Occidente) una certa sinistra radicale ha lanciato a suo tempo la parola d’ordine del «ritorno a Marx» (espungendo indirettamente Lenin e la sua analisi dell’imperialismo). Ormai è sempre più chiaro che il presunto «ritorno a Marx» è in realtà un approdo a (Leonida) Bissolati, il socialista «riformista» che un secolo fa prese posizione a favore della missione civilizzatrice dell’Italia in Libia! E dunque, persino sul piano geografico chiara è la linea di continuità che da Bissolati conduce a…
Ma, come ho già detto, si tratta di due riflessioni a caldo, sull’onda dell’indignazione non solo morale ma anche intellettuale per la miseria della sinistra. Resta il compito, difficile ma ineludibile, del «raccogliere le idee e le forze» nella lotta contro le guerre coloniali. Spero che questo nostro scambio di idee possa servire di stimolo.
Con un cordiale saluto, Domenico Losurdo

lunedì 4 aprile 2011

Anche in francese l'intervento sulla "neo-lingua" dell'impero

«Un avion des insurgés a été abattu»
Orwell, l’OTAN et la guerre contre la Libye
par Domenico Losurdo, Traduction Marie-Ange Patrizio da voltairenet.org e mondialisation.ca
Les mots ont-ils encore un sens ? En lisant des articles sur la guerre de Libye dans la presse anglo-saxonne et italienne, Domenico Losurdo a été frappé par l’inversion des signifiés. La propagande de l’OTAN, comme celle imaginée par George Orwell dans son célèbre roman d’anticipation, passe d’abord par un grossier trucage sémantique

En 1949, tandis que fait rage une guerre froide qui risque de se transformer d’un moment à l’autre en holocauste nucléaire,George Orwell publie son dernier livre et plus célèbre roman : 1984. Si le titre donne dans l’anticipation, la cible est clairement constituée par l’Union Soviétique, représentée comme le « Grand frère » totalitaire, qui rend vaine toute possibilité de communication, en subvertissant le langage et en créant une « novlangue » (newspeak), dans le cadre de laquelle tout concept se renverse en son contraire. En publiant son roman l’année même de la fondation de l’OTAN (l’organisation militaire qui prétendait défendre même la cause de la morale et de la vérité), Orwell apportait ainsi sa brave contribution à la campagne de l’Occident. Il ne pouvait certes pas imaginer que sa dénonciation allait se révéler beaucoup plus pertinente pour décrire la situation advenue, quelques années seulement après 1984, avec la fin de la Guerre froide et le triomphe des USA.
Leggi tutto da voltairenet.org
Leggi tutto da mondialisation.ca

domenica 3 aprile 2011

La polemica su Stalin arriva in Brasile

Resposta à crítica de Jean-Jacques Marie publicada no blog do Comitê Valmi, de Paris, e reproduzida na revista francesa La quinzaine littéraire
O pensamento primitivo e Stalin de bode expiatório

Domenico Losurdo
Tradução [revista] de Lucilia Ruy para a Fundação Maurício Grabois

sabato 2 aprile 2011

Orwell, la Nato e la guerra contro la Libia

Domenico Losurdo, 2 aprile 2011

Nel 1949, mentre infuria una guerra fredda che rischia di trasformarsi da un momento all’altro in olocausto nucleare, George Orwell pubblica il suo ultimo e più celebre romanzo: 1984. Se anche il titolo è avveniristico, il bersaglio è chiaramente costituito dall’Unione Sovietica, raffigurata come il «Grande fratello» totalitario, che vanifica la stessa possibilità di comunicazione, stravolgendo il linguaggio e creando una «neo-lingua» (newspeak), nell’ambito della quale ogni concetto si rovescia nel suo contrario. Pubblicando il suo romanzo l’anno stesso della fondazione della Nato (l’organizzazione militare che pretendeva di difendere anche la causa della morale e della verità), Orwell dava così il suo bravo contributo alla campagna dell’Occidente. Egli non poteva certo immaginare che la sua denuncia sarebbe risultata molto più calzante per descrivere la situazione venutasi a creare, pochi anni dopo il «1984», con la fine della guerra fredda e il trionfo degli Usa. Come la strapotenza militare, così la strapotenza multimediale dell’Occidente non sembra più incontrare nessuno ostacolo: lo stravolgimento della verità viene imposto con un bombardamento multimediale incessante e onnipervasivo, di carattere assolutamento totalitario. E’ quello che emerge con chiarezza dalla guerra in corso contro la Libia.
Guerra
E’ vero, è all’opera il più potente apparato militare mai visto nella storia; certamente non mancano le vittime civili dei bombardamenti della Nato; vengono utilizzate armi (all’uranio impoverito) il cui impatto è destinato a prolungarsi nel tempo; oltre agli Usa, nello scatenamento delle ostilità e nella conduzione delle operazioni militari si distinguono due paesi (Francia e Inghilterra), che hanno alle spalle una lunga storia di espansione e dominio coloniale in Medio Oriente e in Africa; siamo in un’area ricca di petrolio e i più autorevoli esperti e mezzi di informazione sono già impegnati ad analizzare il nuovo assetto geopolitco e geoeconomico. E, tuttavia – ci assicurano Obama, i suoi collaboratori e i suoi alleati e subalterni – non di guerra si tratta, ma di un’operazione umanitaria che mira a proteggere la popolazione civile e che per di più è autorizzata dal Consiglio di sicurezza dell’Onu.
In realtà, come nei confronti delle sue vittime, anche nei confronti della verità la Nato procede in modo assolutamente sovrano. In primo luogo è da notare che le operazioni militari dell’Occidente sono iniziate prima e senza l’autorizzazione dell’Onu. Sul «Sunday Mirror» del 20 marzo Mike Hamilton rivelava che già da «tre settimane» erano all’opera in Libia «centinaia» di soldati britannici, inquadrati in uno dei corpi militari più sofisticati e più temuti del mondo (SAS); fra di loro figuravano «due unità speciali, chiamate “Smash” a causa della loro capacità distruttiva». Dunque, l’aggressione era già iniziata, tanto più che a collaborare con le centinaia di soldati britannici erano «piccoli gruppi della Cia», nell’ambito di «un’ampia forza occidentale in azione nell’ombra» e dall’«ammnistrazione Obama» incaricata, sempre «prima dello scoppio delle ostilità il 19 marzo», di «rifornire i ribelli e dissanguare l’esercito di Gheddafi» (Mark Mazzettti, Eric Schmitt e Ravi Somaiya in «International Herald Tribune» del 31 marzo). Si tratta di operazioni tanto più rilevanti, in quanto condotte in un paese già di per sé fragile a causa della sua struttura tribale e del dualismo di lunga data tra Tripolitania e Cirenaica.
In secondo luogo, anche quando si rivolgono all’Onu, gli Usa e l’Occidente continuano a riservarsi il diritto di scatenare guerre anche senza l’autorizzazione del Consiglio di sicurezza: è quello che è avvenuto, ad esempio, nel 1999 in occasione della guerra contro la Jugoslavia e nel 2003 in occasione della seconda guerra contro l’Irak. Ora nessuna persona sensata definirebbe democratico un governo che si rivolgesse al Parlamento con questo discorso: vi invito a votarmi la fiducia, ma anche senza la vostra fiducia io continuerei a governare come meglio ritengo… E’ in questi termini che gli Usa e l’Occidente si rivolgono all’Onu! E cioè, le votazioni che si svolgono nel Consiglio di sicurezza sono regolarmente viziate dal ricatto a cui costantemente fanno ricorso gli Usa e l’Occidente.
In terzo luogo: appena strappata al Consiglio di sicurezza (grazie al ricatto appena visto) la risoluzione desiderata, gli Usa e l’Occidente si affrettano a interpretarla in modo sovrano: l’autorizzazione per imporre la «no fly zone» in Libia diviene di fatto l’autorizzazione a imporre una sorta di protettorato.
Per potente che sia, l’apparato multimediale degli aggressori non riesce ad occultare la realtà della guerra. E, tuttavia, la neo-lingua si ostina a negare l’evidenza: preferisce parlare di operazione di polizia internazionale. Ma è interessante notare la storia alle spalle di questa categoria. Riallacciandosi alla dottrina Monroe, da lui reinterpretata e radicalizzata, nel 1904 Theodore Roosevelt (presidente degli Usa) teorizza un «potere di polizia internazionale» che la «società civilizzata» deve esercitare sui popoli coloniali e che, per quanto riguarda l'America Latina, spetta agli Usa. Siamo così ricondotti alla realtà del colonialismo e delle guerre colonialismo, alla realtà che invano la neo-lingua cerca di rimuovere.
In prima fila nel promuovere la neolingua e lo stravolgimento della verità è disgraziatanente il presidente della Repubblica italiana, Giorgio Napoletano, più eloquentemente di ogni altro impegnato a dimostrare che quella in corso contro la Libia…non è una guerra! Se appena rievocasse i ricordi della militanza comunista che è alle sue spalle, egli capirebbe che la tentata rimozione della guerra è in realtà una confessione. Come a suo tempo ha spiegato Lenin, le grandi potenze non considerano guerre le loro spedizioni coloniali, e ciò non soltanto a causa dell’enorme sproporzione di forze tra le due parti in campo, ma anche perché le vittime «non meritano nemmeno l'appellativo di popoli (sono forse popoli gli asiatici e gli africani?)» (Opere complete, vol. 24, pp. 416-7).
Civili
La guerra, anzi l’operazione di «polizia internazionale», scatenata contro la Libia mira a proteggere i «civili» dal massacro progettato da Gheddafi. Sennonché, la neo-lingua è immediatamente smentita dagli stessi organi di stampa che sono impegnati a diffonderla. Il «Corriere della Sera» del 20 marzo riporta con evidenza la foto di un aereo che precipita in fiamme dal cielo di Bengasi. Sia la didascalia della foto sia l’articolo relativo (di Lorenzo Cremonesi) spiegano che si tratta di un «caccia» pilotato da uno dei «piloti più esperti» a disposizione dei ribelli e abbattuto dai «missili terra-aria di Gheddafi». Ben lungi dall’essere disarmati, i rivoltosi dispongono di armi sofisticate e di attacco e per di più risultano assistiti sin dall’inizio dalla Cia e da altri servizi segreti, da «un’ampia forza occidentale che agisce nell’ombra» e da corpi speciali britannici famosi o famigerati a causa della loro «capacità distruttiva». Sarebbero questi i «civili»? Ora poi, con l’intervento di una poderosa forza internazionale a fianco dei rivoltosi, è semmai il fronte contrapposto a risultare sostanzialmente disarmato.
Ma può essere opportuna un’ulteriore riflessione sulla categoria qui in discussione. Come osserva un docente (Avishai Margalit) dell’Università ebraica di Gerusalemme, nel conteggio ufficiale degli «attacchi terroristi ostili» il governo israeliano include anche il «lancio di pietre». E – si sa – contro i «terroristi» non ci può fermare a mezza strada. Sulla più autorevole stampa statunitense («International Herald Tribune») possiamo leggere di «scene orripilanti di morte», che si verificano «allorché un carro armato e un elicottero israeliani aprono il fuoco su un gruppo di dimostranti palestinesi, compresi bambini, nel campo di rifugiati di Rafah». Sì, anche un bambino che lancia pietre contro l’esercito di occupazione può essere considerato e trattato quale «terrorista». Un’avvocatessa israeliana (Leah Tsemel) impegnata a difendere i palestinesi riferisce di un «bambino di dieci anni ucciso vicino a un check point all’uscita di Gerusalemme da un soldato a cui aveva semplicemente lanciato una pietra» (su tutto ciò cfr. D. Losurdo, Il linguaggio dell’Impero, Laterza, Roma-Bari, 2007, cap. I, § 13). Qui la neo-lingua celebra i suoi trionfi: un pilota esperto che combatte alla guida di un aereo militare è un «civile», ma un bambino che lancia pietre contro l’esercito di occupazione è chiaramente un «terrorista»!
Giustizia internazionale
Se i campioni della lotta contro i bambini «terroristi» e palestinesi possono dormire sonni tranquilli, coloro che si schierano contro i «civili» all’opera in Libia saranno deferiti alla Corte penale internazionale. A rischiare di essere deferiti (e condannati) non saranno soltanto i militari e i politici che comandano l’apparato militare. No, ad essere preso di mira è uno schieramento molto più ampio. Spiegavano Patrick Wintour e Julian Borger su «The Guardian» già del 26 febbraio: «Ufficiali britannici stanno contattando personale libico di grado elevato per metterlo alle strette: abbandonare Muammar Gheddafi o essere processati assieme a lui per crimini contro l’umanità». In effetti, su questo punto non si stancano di insistere i governanti di Londra e occidentali in genere. Essi considerano la Corte penale Internazionale alla stregua di Cosa nostra, ovvero alla stregua di un «tribunale» mafioso. Ma il punto più importante e più rivoltante è un altro: ad essere minacciati di essere rinchiusi in carcere per il resto della loro vita sono funzionari libici, ai quali non viene rimproverato alcun reato. E ciè, dopo essere intervenuti in una guerra civile e averla probabilmente attizzata e comunque alimentata, dopo aver dato inizio all’intervento militare ben prima della risoluzione dell’Onu, Obama, Cameron, Sarkozy ecc. continuano a violare le norme del diritto internazionale, minacciando di colpire con la loro vendetta e la loro violenza, anche dopo la fine delle ostilità, coloro che non si arrendono immediatamente alla volontà di potenza, di dominio e di saccheggio espressa dal più forte. Sennonché, la neo-lingua oggi in vigore trasforma le vittime in responsabili di «crimini contro l’umanità» e i responsabili di crimini contro l’umanità in artefici della «giustizia internazionale».
Non c’è dubbio: assieme a un apparato di distruzione e di morte senza precedenti nella storia oggi infuria la neo-lingua, ovvero il linguaggio dell’Impero.


venerdì 1 aprile 2011

Anche in tedesco la risposta sulla Cina e la guerra contro la Libia

Wie soll man die chinesische Haltung bei der Abstimmung im Sicherheitsrat über die Intervention in Libyen interpretieren?
von Domenico Losurdo
Uebersetz. von Einar Schlereth, tlaxcala-int.org

In diesen Tagen habe ich, wie vorherzusehen, zahlreiche Kommentare von Lesern, Freunden und Kameraden erhalten. Über den Krieg gegen Lybien behalte ich mir vor, gesonderte Beiträge zu schreiben. Hier beschränke ich mich auf einige Beobachtungen in Bezug auf die Haltung Chinas.

Bildunterschrift: Botschafter Li Baodong, ständiger Vertreter Chinas bei der UNO, übernahm den Vorsitz im Sicherheitsrat bei der Abstimmung über die Resolution 1973.UN Photo/John McIlwaine
Der Kritik, die ich in verschiedenen Mails lese, scheint ein Artikel/Interview zu antworten, der vor ein paar Tagen in Global-Times (chinesische Tageszeitung auf Englisch) erschienen ist. Dort berichtet man einige wesentliche Fakten, um die Frage zu verstehen:
a) „Mehr als die Hälfte der Erdölimporte Chinas kommen heute aus dem Nahen Osten“;
b) beim Versuch, dieser Situation abzuhelfen, hat China vor einiger Zeit begonnen, strategische Ölreserven anzulegen, aber man ist in diesem Bereich noch sehr weit zurück. Im Fall einer Blockade der Exporte durch die Erdöl-produzierenden Länder, könnte China nur höchstens zwei Wochen durchhalten, während die USA strategische Reserven für 400 Tage haben!...

giovedì 31 marzo 2011

Voltairenet riprende l'articolo di Franco Bechis sui retroscena della guerra contro la Libia. Intanto i commandos USA, inglesi e francesi sono già a terra

La France préparait depuis novembre le renversement de Kadhafi

Selon le journaliste de la droite libérale italienne Franco Bechis, la révolte de Benghazi aurait été préparée depuis novembre 2010 par les services secrets français. Comme le remarque Miguel Martinez du site internet progressiste ComeDonChisciotte, ces révélations, encouragées par les services secrets italiens, doivent se comprendre comme une rivalité au sein du capitalisme européen.
Le Réseau Voltaire précise que Paris a rapidement associé Londres à son projet de renversement du colonel Kadhafi (force expéditionnaire franco-britannique). Ce plan a été modifié dans le contexte des révolutions arabes et pris en main par Washington qui a imposé ses propres objectifs (contre-révolution dans le monde arabe et débarquement de l’Africom sur le continent noir). La coalition actuelle est donc la résultante de ces ambitions distinctes, ce qui explique ses contradictions internes.

Retroscena/ Clamoroso: "Sarko' ha manovrato la rivolta libica"
Libero, Mercoledí 23.03.2011
"Prima tappa del viaggio. Venti ottobre 2010, Tunisi. Qui - scrive Franco Bechis su LIBERO - e' sceso con tutta la sua famiglia da un aereo della Lybian Airlines Nouri Mesmari, capo del protocollo della corte del colonnello Muammar El Gheddafi. E' uno dei piu' alti papaveri del regime libico, da sempre a fianco del colonnello. L'unico - per capirci - che insieme al ministro degli Esteri Mussa Koussa aveva accesso diretto alle residence del rai's senza bisogno di bussare. L'unico a potere varcare la soglia della suite 204 del vecchio circolo ufficiale di Bengasi, dove il colonnello libico ha ospitato con grandi onori il premier italiano Silvio Berlusconi durante le visite ufficiali in Libia...
Leggi tutto (da affaritaliani)

Guido Olimpio, Corriere della Sera, 31 marzo 2011

sabato 26 marzo 2011

Ancora sulla Cina e la guerra contro la Libia

In questi giorni, come era prevedibile, mi sono giunti numerosi commenti di lettori, amici e compagni. Sulla guerra contro Libia mi riservo di fare altri interventi. Qui mi limito ad alcune osservazioni relative all’atteggiamento assunto dalla Cina:
1) Alle critiche che leggo in diversi messaggi sembra rispondere un articolo-intervista apparso alcuni giorni fa su «Global Times» (quotidiano cinese in lingua inglese). Vi si riportano alcuni dati essenziali per comprendere la questione: a) «più della metà delle importazioni petrolifere della Cina provengono oggi dal Medio Oriente»; b) nel tentativo di ovviare a questa situazione, da qualche tempo la Cina ha cominciato ad accumulare riserve strategiche di petrolio, ma in questo campo è ancora piuttosto indietro. In caso di blocco delle esportazione dai paesi produttori di petrolio, la Cina potrebbe resistere al massimo per due settimane, mentre gli USA hanno riserve strategiche per 400 giorni! Se a ciò si aggiungono le migliaia di chilometri da attraversare (per le navi che trasportano il petrolio in Cina) e la presenza minacciosa della flotta Usa lungo tutto questo percorso, è evidente che «la sicurezza economica della Cina» – per citare sempre «Global Times» – è ancora piuttosto fragile.
E’ in questo contesto geopolitico e economico che è intervenuta la crisi libica. A sostenere la «no-fly zone» sono state purtroppo la Lega araba e in primo luogo l’Arabia Saudita, il paese dal quale proviene una parte assai cospicua del petrolio medio-orientale importato dalla Cina. E’ evidente che i dirigenti cinesi si sono posti un interrogativo: conviene rompere con l’Arabia saudita (già irritata per l’atteggiamento morbido assunto da Pechino nei confronti dell’Iran) e con gli stessi «ribelli» libici (condivido a questo proposito l’osservazione di Maurizio), facendo ricorso ad un veto che peraltro, come dimostra l’esperienza storica (Jugoslavia e Irak), non è in grado di bloccare l’intervento militare degli Usa e dell’Occidente?
Possiamo discutere il modo in cui i dirigenti cinesi hanno ritenuto di rispondere a tale interrogativo, ma esso è ineludibile. (Detto tra parentesi, la situazione geopolitica di Venezuela e Cuba è del tutto diversa, e non solo per la presenza di larghi giacimenti di petrolio e di gas nel primo paese!). Sarebbe ben strano un «internazionalismo» pronto ad esporre un paese di oltre 1 miliardo e 300 milioni di persone ad una devastante crisi economica (che fra l’altro – apro qui un’altra parentesi – colpirebbe in modo pesante anche Venezuela e Cuba!).
Il fatto è che certi compagni (da me assai stimati) assumono un atteggiamento che io considero contraddittorio: con lo sguardo rivolto al passato non hanno difficoltà a comprendere i compromessi anche più sgradevoli stipulati dai protagonisti del movimento comunista internazionale (Lenin e Brest-Litowsk; Stalin e il patto di non-aggressione con Hitler; Mao e gli accordi prima con Chiang-Kai-sheck e poi, con modalità diverse, con Nixon); ma, con lo sguardo rivolto al presente, per molto meno quei compagni hanno la tendenza a scandalizzarsi.
Infine. Mi sembra calzante l’osservazione «dialettica» di João Carlos Graça: è giusto analizzare in modo spregiudicato la politica estera della Cina, augurandosi che il grande paese asiatico faccia sentire maggiormente il suo peso sul piano internazionale; ma cosa fa la sinistra per rafforzare il prestigio, il soft power e quindi la capacità di azione dei dirigenti cinesi sul piano internazionale?
Domenico Losurdo

Encore sur la Chine et la guerre contre la Libye
Traduit de l’italien par Marie-Ange Patrizio, da mondialisation.ca

venerdì 25 marzo 2011

Effetti collaterali...

Ringraziamo Boris Bellone per la segnalazione.

MISSILI CRUISE ALL'URANIO IMPOVERITO SULLA LIBIA: STUDIO SULLE CONSEGUENZE
DI MASSIMO ZUCCHETTI, Politecnico di Torino
I cruise lanciati sulla Libia contengono Uranio impoverito. Sono state calcolate le conseguenze dell'inquinamento radioattivo. Fino a seimila morti.

Le questioni che riguardano l’Uranio impoverito e la sua tossicità hanno talvolta, negli anni recenti, esulato dal campo della scienza. Lo scrivente[1] si occupa di radioprotezione da circa un ventennio e di uranio impoverito dal 1999. Dopo un’esperienza di pubblicazione di lavori scientifici su riviste, atti di convegni internazionali e conferenze in Italia, sul Uranio impoverito, questo articolo cerca di fare una stima del possibile impatto ambientale e sulla salute dell’uso di uranio impoverito nella guerra di Libia (2011). Notizie riguardanti il suo utilizzo sono apparse nei mezzi di informazione fin dall’inizio del conflitto.[2]
Per le sue peculiari caratteristiche fisiche, in particolare la densità che lo rende estremamente penetrante, ma anche il basso costo (il DU costa alla produzione circa 2$ al kg) e la scomodità di trattarlo come rifiuto radioattivo, il DU ha trovato eccellenti modalità di utilizzo in campo militare...
Leggi tutto, da comedonchisciotte

"... alle spiagge di Tripoli"

"From the Halls of Montezuma,

To the shores of Tripoli;
We fight our country's battles
In the air, on land, and sea;
First to fight for right and freedom
And to keep our honor clean:
We are proud to claim the title
Of United States Marine..."

L'inno dei Marines è stato scritto nel 1911. Le "spiagge di Tripoli" citate sono quelle verso le quali i Marines si recarono nella loro prima prova del fuoco, agli inizi dell'800, durante la prima delle Barbary War. Evidentemente, c'è nostalgia... [SGA].

giovedì 24 marzo 2011

Sempre più evidenti le menzogne dell’imperialismo

By Huang Xiangyang, «China Daily», 2011-03-22
«L’azione militare congiunta delle potenze occidentali contro le forze del colonnello Gheddafi equivale a una guerra non dichiarata contro una nazione sovrana». «I discorsi sulle “indicicibili atrocità” commesse da Gheddafi hanno un suono simile alle accuse (di alcuni anni fa) relative allo sviluppo delle armi di distruziione di massa ad opera di Saddam Hussein».

Völkerrecht contra Bürgerkrieg
Ob man Diktatoren zum Teufel jagen soll, ist die eine Frage - selbstverständlich soll man das, so gut es geht. Man muss sich aber auch dem trostlosen Befund aussetzen: Die Intervention der Alliierten in Libyen steht auf brüchigem normativem Boden.
Von Reinhard Merkel, «Frankfurter Allgemeine Zeitung», 22. März 2011 2011-03-22
"Gheddafi non combatte contro civili. E’ illegale l’intervento militare dell’Occidente nella guerra civile libica"
[Ringraziamo Andreas Wehr per la segnalazione, DL]

di Andrea Malaguti, Stampa di lunedì 21 marzo 2011, pagina 7

by Mike Hamilton, Sunday Mirror 20/03/2011

Carissimo Prof.
condivido quanto dici su Libia e Obama. Sembri mio padre Sergio. Sei purtroppo uno dei pochi che dicono le cose come stanno. Che tristezza Napolitano! Ricordo sempre le parole di Sergio Bellone: "speriamo che Napolitano non faccia carriera, è il peggior compagno che conosco".
un caro saluto
Boris Bellone

[Sergio Bellone, condannato a 14 anni di carcere dal Tribunale speciale fascista, nel 1940, in quanto iscritto al partito comunista d'Italia. Liberato dopo il 25 luglio 1943, fu tra gli organizzatori della Resistenza in Piemonte, tra le formazioni Garibaldine. Esperto in esplosivi in quanto ingegnere minerario, fu protagonista nel sabotaggio delle linee ferroviarie che collegano l'Italia alla Francia. Nominato responsabile quindi del sabotaggio e controsabotaggio per il Piemonte dal CLNAI. Libertario e terzomondista e anticolonialista, ha lavorato come ingegnere nelle miniere jugoslave dopo la Liberazione. Testimone della grande tolleranza in Kosovo, dove lavorava a fianco di Serbi, Croati, Albanesi e altre minoranze immerso nell'entusiasmo e nella fratellanza. Scandalizzato per l'attacco infame alla Jugoslavia durante il governo D'Alema]

DL Il presidente naplitano sta svolgendo un ruolo molto positivo nel contrastare le manvre secessioniste della Lega. Ma, per quanto riguarda la poltica internazionale… Rinvio a quello che ho scritto nel 1991, in occasione della prima guerra del Golfo (lo si può leggere ora in: «Marx e l bilancio storico del Novecento», La scuola di Pitagora editrice, Napoli 2009):

« In Italia, la spedizione anti-irakena ha coinciso con la fondazione del Partito Democratico della Sinistra e l'emergere nel suo seno di un'agguerrita ala «riformista» che si è distinta per la netta presa di distanza da un'agitazione pacifista subito bollata come demagogica e priva di senso di responsabilità nei confronti della nazione e dei suoi impegni di politica internazionale. Napolitano e i suoi ideologi sono venuti così a collocarsi nel solco di una tradizione che ha conosciuto il suo momento culminante nel corso del primo conflitto mondiale»