sabato 31 ottobre 2009
Dino Cofrancesco su Zizek e Losurdo
martedì 20 ottobre 2009
Barack Obama e la scalata della guerra contro l’Iran
«Esplosioni, agguati, sequestri e una raffica di misteriosi disastri aerei. Da almeno quattro anni gli apparati di sicurezza della Repubblica Islamica sono bersagliati da attacchi e incidenti. Una strategia che due reporter investigativi, l’americano Seympur Hersh e l’israeliano Ronen Bergman, riconducono a una guerra segreta che i servizi occidentali avrebbero iniziato [contro l’Iran. Si tenga presente] la decisione del Congresso di Washington di rendere pubbblica una spesa di 400 milioni di dollari a sostegno delle operazioni clandestine in Iran […] Avvenne nell’ultima fase dell’amministrazione Bush ma la Casa Binaca non ha finora chiesto a Capitol Hill di bloccare quei fondi […] Ciò che conta per i servzi occidentali è aiutare chiunque possa indebolire il potere di Khamenei […] Un tassello a parte delle “Black Operations” è quello degli incidenti aerei che dal 2002 bersagliano scienziati, militari e pasdaran, in maniera talmente misteriosa da suggerire una matrice israeliana. Si tratta di oltre una dozzina di incidenti la cui sequenza è impressionante…».
venerdì 16 ottobre 2009
Il Niezsche di Losurdo recensito su "Junge Welt"
Apologeta del dominio
Smascheramento politico di un filosofo radicalmente aristocratico: con i suoi due volumi su Nietzsche, Domenico Losurdo ha fornito una ricerca che stabilisce nuovi parametri di giudizio
di Moshe Zuckermann, "Junge Welt" 16.10.2009 / Thema / SS10/11
(Sociologo, Zuckermann insegna al Cohn Institute for the History and Philosophy of Science and Ideas dell'Università di Tel Aviv ed è stato Direttore dell'Institut für Deutsche Geschichte di Tel Aviv. Im primavera è uscito il suo Sechzig Jahre Israel. Die Genesis einer politischen Krise des Zionismus, Pahl-Rugenstein Nachfolger, Bonn 2009.)
Ci sono libri che si possono recensire solo con difficoltà: il lavoro di ricerca da essi compiuto è così ampio e lo sforzo concettuale che li caratterizza è così impressionante che si può temere di far torto alla complessità dell’opera mediante una recensione che, per sua natura, comporta un procedimento drasticamente riduttivo. Un tale libro è l’opus in due volumi di Domenico Losurdo (Nietzsche, il ribelle aristocratico. Biografia intellettuale e bilancio critico), apparso in Italia per la prima volta nel 2002 e che ora è disponibile anche in traduzione tedesca. Si tratta di un’impresa magistrale, non a caso definita una pietra miliare nella ricezione di Nietzsche, un risultato scientifico che potrebbe rapidamente divenire un’opera di riferimento nell’ambito della storia spirituale europea. In effetti, in futuro nessuno che si occupi della dimensione politica del pensiero di Nietzsche potrà trascurare questo libro. Esso definisce nuovi parametri di giudizio e presenta coordinate analitiche troppo persuasive e troppo pregnanti perché sia lecito ignorarlo. Per questo l’opera non dev’essere qui recensita nel senso stretto del termine; mi limito ad alcune riflessioni su ciò che essa potrà significare d’ora in poi per la generale comprensione di Nietzsche e per il nostro rapporto con questo pensatore eminente e inquietante della Germania del Diciannovesimo secolo...
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Il libro su Stalin recensito dalla rivista dell'ANPI
su "Patria Indipendente" n. 8, 27 settembre 2009, p. 63
Denso e preciso nelle argomentazioni, riferimenti, citazioni, Stalin di Domenico Losurdo ha molti pregi. Innanzi tutto rilancia il discorso su Stalin senza nessuna accondiscendenza verso la solita demonizzazione che oramai accompagna il suo nome. Senza nessun sentenza o giudizio morale o moraleggiante...
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mercoledì 14 ottobre 2009
Come nacque e come morì il «marxismo occidentale»
("Wie der «westliche Marxismus» geboren wurde und gestorben ist", in Erich Hahn, Silvia Holz-Markun (eds.), Die Lust am Widerspruch. Theorie der Dialektik-Dialektik der Theorie. Symposium aus Anlass des 80. Geburtstag von Hans Heinz Holz, Trafo, Berlin, 2008, pp. 35-60. In corso di pubblicazione in Italia)
Nella foto: Louis Althusser
1. Il «marxismo occidentale» e la rimozione della questione coloniale
Perché, dopo aver goduto una straordinaria fortuna sino a diventare la koiné degli anni ’60 e ’70, il marxismo è caduto in Occidente in una crisi così profonda? Certo, in questa vicenda hanno giocato un ruolo essenziale gli avvenimenti storici che tutti conosciamo, culminati nel crollo dell’Unione Sovietica e del «campo socialista». E, tuttavia, pur ineludibile, questo tipo di spiegazione non è esaustivo: occorre approfondire l’analisi, concentrando l’attenzione sulle debolezze intrinseche che il marxismo rivela in Occidente anche negli anni in cui la sua egemonia sembra incontrastata. Ciò è più che mai vero per l’Italia...
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lunedì 12 ottobre 2009
Tutte sbagliate le "profezie terroristiche" dell'Occidente sulla Cina
On July 21, 2009, the Chinese Academy of Social Sciences published an article series titled The Western World’s Five Major Failed Predictions about China. The following is the translation of the entire article series.
The Western World’s Five Major Failed Predictions about China (Abstract)
By reporters Li Bo and Xi Ping
In the past 60 years, since the new China was founded, especially during the recent 31 years after the implementation of the “reform and open-door policy,” China has created a miracle in the history of mankind. There has never been any other country that could rapidly lead a society with so large a population from poverty and being backward to prosperity in such a short time! As we walk on our path, in addition to acclamations and praise, we have also heard criticism and curses, as well as a variety of “terror predictions.” However, after all, history will not change because of curses and so-called “predictions.”
It is a general impression that the western world’s comments on China are always negative. Nonetheless, that was not the case at the very beginning. During the era of the Enlightenment Movement in France, Chinese were considered a group of gentle people with high morality, living in a country permeated with an artistic atmosphere.
In 1895, Wilhelm II of Germany gave a painting The Yellow Peril to Nicholas II of Russia as a gift. This was the origin of the “Yellow Peril” theory...
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Altro che Nobel! In Iran, Obama è come Bush e di fatto la guerra è già iniziata
Nulla di nuovo sotto il sole. Da Il Linguaggio dell’Impero, p. 6:
[...] Un problema peculiare pongono le cosiddette «esecuzioni extragiudiziarie»: è noto il ricorso sistematico di Israele all’eliminazione fisica ovvero all’assassinio dei palestinesi accusati o sospettati di compiere azioni terroristiche. Si tratta di una pratica essa stessa terroristica? Tanto più lecita è la domanda, se si riflette sul fatto che, «in perfetta identità di vedute con Washington», i servizi segreti israeliani hanno il compito di «eliminare», assieme ai «capi dei gruppi palestinesi ovunque si trovino» anche gli «scienziati iraniani impegnati nel progetto per la Bomba» e persino coloro che in altri Paesi sono «sospettati di collaborare con l’Iran» . Come si vede, la licenza di uccidere è assai ampia: a provocare la condanna a morte basta il sospetto del coinvolgimento anche indiretto nel progetto rimproverato all’Iran di… voler rincorrere Israele per quanto riguarda l’armamento nucleare!
Il terrorismo Usa-Israele continua a infuriare tra l’indifferenza o il plauso della grande stampa d’informazione, che per un altro verso non si stanca di esibire la sua nobile dedizione alla causa dei diritti dell’uomo. Adesso ci si è messa pure l'Accademia di Svezia... [SGA]
mercoledì 7 ottobre 2009
Ancora su Israele, l'antisemitismo e l'antisemitismo antiarabo
[…] A sottolineare la preoccupante somiglianza col ragime razzista bianco di infausta memoria è una parte considerevole della stessa comunità ebraica sud-africana, sono in primo luogo gli «eroi ebraici» della lotta contro il regime bianco di segregazione e oppressione razziale . D’altro canto, gli stessi circoli governativi israeliani finiscono col rivelare il modello che agisce alle loro spalle...
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Pianetta mette poi in guardia contro «le teorie della cospirazione», che in passato hanno avuto un ruolo importante nella diffusione dell'antisemitismo. Va notato, tuttavia, come ai giorni nostri queste teorie prendano di mira in primo luogo l’islam e siano spesso messe in circolazione dagli amici più acritici di Israele, come ad esempio Oriana Fallaci [SGA]:
[…] Com’è noto, la denuncia del complotto ebraico attraversa in profondità la storia della giudeofobia e dell’antisemitismo. Questo motivo non è scomparso, ma ora prende di mira l’islam: è in pieno svolgimento «il più squallido complotto»...
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martedì 6 ottobre 2009
Sergio Romano sul discorso di Ahmadinejad all'ONU
IL DISCORSO DI AHMADINEJAD ALL' ASSEMBLEA DELL' ONU
"Corriere della Sera", 29 settembre 2009, p. 55
Riguardo all' intervento di Ahmadinejad e Gheddafi all' Onu, un lettore scrive che certi personaggi non dovrebbero essere autorizzati a servirsi del proprio seggio per minacciare e calunniare un altro Paese o per attaccare l' Onu stessa (Corriere, 25 settembre). Io penso invece che per raggiungere la pace qualche volta bisogna dar voce anche al più atroce «nemico». D' altro canto...
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FRASI DI AHMADINEJAD
"Corriere della sera", 1 Ottobre 2009
Caro Romano, mi preme di contestare il suo «breve saggio» relativamente benevolo sul discorso di Ahmadinejad all’Assemblea dell’Onu...
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AHMADINEJAD ALL’ONU COME LEGGERE LE SUE PAROLE
"Corriere della sera", Lunedi' 5 Ottobre 2009
Contrariamente al lettore Silvano Stoppa ( Corriere , 29 settembre), lei non si dichiara d’accordo con la delegazione italiana che ha abbandonato l’aula dell’Assemblea dell’Onu a seguito delle affermazioni di Ahmadinejad contro Israele. Eppure tali affermazioni sono espressione di un evidente antisemitismo e incitamento all’odio...
Caro Pianetta,
Nella traduzione dalla versione inglese la frase «antisemita» del discorso di Ahmadinejad è la seguente: «Ancora più pericoloso è che certi circoli (in inglese: parties), facendo uso del loro potere e della loro ricchezza, cerchino d’imporre un clima d’intimidazione e d’ingiustizia nel mondo e agiscano con prepotenza, mentre rappresentano se stessi, grazie alle loro enormi risorse mediatiche, come difensori della libertà, della democrazia e dei diritti umani». È un’allusione a quegli ambienti ebraici che negli scorsi anni hanno strenuamente difeso, negli Stati Uniti e in Europa, le posizioni del governo israeliano? E’ possibile. E’ una manifestazione di antisemitismo?...
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In italiano! Le interviste su Nietzsche rilasciate da Domenico Losurdo a Reinhard Jellen
"Junge Welt", 12.09.2009 / Wochenendbeilage / Seite 1 (Beilage)
Interview: Reinhard Jellen
«Se si vogliono schiavi, si è stolti a educarli da padroni»
"Telepolis", 19.09.2009
«L’ultimo Nietzsche è dogmatico»
"Telepolis", 20.09.2009
martedì 22 settembre 2009
Ancora un'intervista di Domenico Losurdo su Nietzsche
L'intervista in due parti, che integra quella uscita su "Junge Welt", è stata rilasciata a Reinhard Jellen e pubblicata sulla rivista telematica Telepolis.Parte prima
"Will man Sklaven, so ist man ein Narr, wenn man sie zu Herren erzieht"
Parte seconda
"Der späte Nietzsche ist dogmatisch"
Nei prossimi giorni sarà disponibile la traduzione italiana dell'intervista
mercoledì 16 settembre 2009
E' uscita la terza ristampa del libro su Stalin!
In 10 mesi questo libro ha avuto dunque ben tre edizioni, a dimostrazione che esiste ancora in questo Paese uno spazio per la cultura critica.
Da Domenico Losurdo un ringraziamento sincero ai suoi lettori.
"Nietzsche rivela il segreto dell'accumulazione capitalistica": l'intervista di Domenico Losurdo su "Junge Welt"
[...] Warum ist für Sie die Philosophie Friedrich Nietzsches so interessant, daß sie ihm eine 1100seitige Monographie widmen?
Dafür gibt es zwei Gründe. Der erste ist persönlicher Natur. Nachdem ich der großen philosophischen Epoche, die von Kant bis zu Marx reicht, eine Reihe von Untersuchungen gewidmet und außerdem ein Buch über Heidegger geschrieben hatte, verspürte ich das Bedürfnis, die Rekonstruktion der geistigen Geschichte Deutschlands mit einer intensiven Beschäftigung mit Nietzsche gewissermaßen zu vervollständigen. Die vor kurzem vom Argument-Verlag veröffentliche Monographie bildet das Gegenstück zu meiner Monographie »Hegel und das deutsche Erbe« von 1989...
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Nei prossimi giorni sarà disponibile la traduzione italiana dell'intervista.
sabato 5 settembre 2009
Risposta a un lettore su Stalin
Premetto che è lungi da me paragonare l'Unione sovietica al nazismo, tuttavia credo che il patto con la Germania sia stato un errore politico fondamentale, non solo perché gettò, come era ovvio, confusione tra i partiti comunisti di mezza Europa, ma soprattutto perché, come viene giustamente sostenuto anche nel pezzo citato, l'obiettivo principale di Hitler non era l'Europa, ma l'Urss, di conseguenza era chiaro che quel patto sarebbe stato solamente un tentativo di Hitler di ingannare Stalin e che sarebbe stato puntualmente disatteso, come poi è avvenuto.
Condivido l'opinione sull'atteggiamento decisamente miope delle potenze europee, Gran Bretagna in testa, circa la politica della Germania e le loro responsabilità nel non aver arrestato per tempo l'espansione nazista, ma anzi nell'averla agevolata, tuttavia non si può non riconoscere parimenti una responsabilità da parte sovietica nel non aver tentato una via diplomatica con Usa e Gran Bretagna, visto che dalla Germania non ci si poteva aspettare altro che un'invasione, iniziativa che invece quantomeno non sarebbe partita dai paesi anglosassoni.
Domenico Losurdo:
Non c’è dubbio che l’Alleanza tra Urss e democrazie occidentali sarebbe stata la strategia ideale per fronteggiare il Terzo Reich e il nazifascismo. E’ la linea proposta dal VII Congresso dell’Internazionale Comunista nel 1935. Negli anni immediatamente successivi, però, c’è l’espansione del nazi-fascismo in Spagna, Etiopia, Austria, Albania, l’aggravarsi dell’aggressione giapponese in Cina e ai confini dell’Urss, lo smembramento della Cecoslovacchia, il tutto con la complicità o passività delle democrazie occidentali e della Polonia, che ostinatamente rifiutano le proposte di allenza provenienti da Mosca. E’ a questo punto, in questa situazione tragica, che l’Urss si decide al patto con la Germania.
L’atteggiamento in particolare dell’Inghilterra ben si spiega. Non si tratta di singole personalità «miopi» (Chamberlain). Circoli importanti dell’imperialismo britannico comprendevano un punto essenziale: l’alleanza con l’Urss (e i comunisti) avrebbe significato sì la sconfitta del progetto hitleriano di edificare le «Indie tedesche» in Europa orientale, ma questa sconfitta avrebbe trascinato anche il crollo dell’India coloniale britannica e dell’Impero britannico nel suo complesso, come in effetti è avvenuto! Ancora oggi non mancano gli storici inglesi che rimpiangono il mancato accordo tra Impero britannico e Impero germanico…
La firma del patto con la Germania non mette fine all’azione dell’Urss e di Stalin per indebolire il Terzo Reich: rinvio a tale proposito alle pp. 183-187 del mio libro.
giovedì 3 settembre 2009
L'anniversario dell'invasione nazista della Polonia riaccende la polemica su Stalin. Anche a sinistra domina ormai la Dottrina Truman
L'anniversario dell'invasione nazista della Polonia è stato occasione, nei giorni scorsi, di numerosi interventi pubblici in ambito storiografico. Sia nelle celebrazioni ufficiali che nelle ricostruzioni giornalistiche, l'interesse dominante non è stato però quello di richiamare alla memoria la barbarie del Terzo Reich quanto quello di puntare l'indice contro Stalin e l'Urss.La Dottrina Truman è diventata lingua comune nell'opinione pubblica: nazismo e comunismo sono stati due mostri totalitari gemelli e il patto di non aggressione firmato da Molotov e von Ribbentrop lo dimostra in maniera lampante. Fino a qualche anno fa, questo genere di argomentazioni era il cavallo di battaglia di intellettuali come Indro Montanelli. Oggi è una tesi condivisa da "il manifesto" (e questo non stupisce affatto) e ripresa persino da aree culturali che si richiamano alla storia del movimento operaio: "essere stati comunisti", si potrebbe dire.
E' il sintomo di quanto siano arretrati i rapporti di forza politico-sociali e di quanto lunga e incerta, ingrata e minoritaria, sarà la resistenza culturale di coloro che, in questo paese, ritengono ancora importante un approccio materialistico alla realtà storica.
Per contribuire al dibattito in corso, ripubblichiamo uno stralcio dal libro di Domenico Losurdo su Stalin.
SGA
Stalin, il nazismo e la guerra
di Domenico Losurdo
(da Stalin. Storia e critica di una leggenda nera, Carocci, Roma 2008)
[...] Nella gara per giungere ad un compromesso o ad un’intesa col nuovo regime insediatosi a Berlino, Stalin arriva decisamente ultimo. E’ del 20 luglio 1933 il Concordato tra la Germania e la Santa Sede, che garantisce la fedeltà dei cattolici tedeschi al nuovo «governo formatosi in conformità alla Costituzione» (verfassungsmässig gebildete Regierung): un riconoscimento che avviene a poca distanza di tempo dal varo delle leggi eccezionali, col ricorso al terrore, e dall’emergere dello Stato razziale, con le prime misure a carico dei funzionari di «origine non ariana»...
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Versione francese
giovedì 20 agosto 2009
I DUE VOLTI DEL DALAI LAMA: il mite tibetano e il suo regime antidemocratico

Portatore di luce con lati oscuri
"Stern", n° 32 del 30.07.2009, pp. 27-39
Durante la sua visita in Germania di questa settimana il Dalai Lama verrá di nuovo festeggiato come un salvatore. La guida del Tibet é riconosciuta come simbolo di tolleranza. Tuttavia voci critiche dalla comunitá dei tibetani in esilio in India richiedono inutilmente libertá religiosa e democrazia.
Di Tilman Müller e Janis Vougioukas
Trad. it. di Ercole Erculei
Arriva sempre preceduto da una grossa colonna di auto, come un presidente di stato. Guardie del corpo lo circondano, star del cinema e boss di aziende fanno benevolmente da ali, governanti si affrettano nel venirlo a salutare. Questa settimana a Francoforte sará molto probabilmente come l'anno passato a Norinberga. Il Dalai Lama salutó allora i presenti con il suo amabile, infantile
gesto. Tuttavia durante il suo discorso al palazzo comunale i presenti rimasero sconcertati, senza parole, come riportó il giornale locale il giorno successivo...
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domenica 2 agosto 2009
Miguel Urbano Rodrigues recensisce il libro su Stalin
STALIN, HISTÓRIA E CRÍTICA DE UMA LENDA NEGRA
Um livro de Domenico Losurdo
Por Miguel Urbano Rodrigues
Há meses que me sento diante do computador para escrever este artigo. Mas o projecto foi adiado dia após dia.
Quando Domenico Losurdo me ofereceu Stalin -Storia e critica de una leggenda nera*, já lera criticas sobre a obra. Mas não a imaginava.Qualquer texto sobre pessoas que deixaram marcas profundas na história, quando escrito sem o suficiente distanciamento temporal, cria sempre grandes problemas ao autor...
lunedì 20 luglio 2009
Ancora sullo Xingjiang
Rispetto alla discriminazione raziale che gli uguri sono costreti a subire nel resto della Cina, c'è chi sostiene che sono dovuti sopratutto al fatto che i lavoratori uguri che emigrano dallo Xingjiang accettano delle paghe ancora più misere delle già povere paghe medie cinesi e condizioni di lavoro pesantissime. Questo succede in partcolare nelle regioni più industrializzate. Proprio in una di queste regioni ci sarebbe stato uno scontro che poi ha fatto da scintilla per le tensioni nello Xinjiang. Cosa ne pensi rispetto a questa chiave di lettura che ripresenta in salsa cinese la consolidata guerra tra poveri che ha generato e genera tanti scontri celati da motivazioni raziali?
17 luglio 2009 3.39
Caro Antonio,
Nel corso di quello che è stato definito il più colossale processo diurbanizzazione della storia (e di rimescolamento della popolazione),non mancano certo i conflitti tra gli immigrati delle diverse etnie, equesto sia per ragioni economiche (come quelle da te indicate) sia perragioni culturali e religiose. In effetti, nei giorni precedenti itragici avvenimenti di Urumqi, nel Guangdong la falsa diceria, secondocui una operaia han era stata stuprata da immigrati uiguri, avevaprovocato scontri tra i due gruppi etnici con la morte di due operaiuiguri. Ma ciò non basta a spiegare la feroce caccia allo han chequalche giorno dopo si scatena nella capitale del Xinjang. L’ultimonumero della rivista tedesca «Die Zeit» (16 luglio, p. 7) hapubblicato la testimonianza di una uigura: la caccia allo han èiniziata dopo che su internet era stata bombardata la falsa «notizia», in base alla quale nel Guangdong erano stati uccisi cento uiguri, lapolizia aveva lasciato fare e non si erano viste neppure le ambulanze…E’ così che è iniziato il massacro. E’ stato tutto casuale espontaneo, oppure almeno la seconda «notizia» è in realtà una vera epropria disinformazione fatta circolare da centrali che sono collocateal di fuori della Cina e che hanno interesse a destabilizzarla e adisgregarla?
Domenico Losurdo
martedì 14 luglio 2009
Risposta a un lettore sullo Xingjiang
RB ha detto...
Mi perdoni, ma definire immigrazione l'arrivo degli han nello Xinjiang mi sembra un po' eccessivo. E' come dire che in provincia di Latina al tempo dei fascisti c'è stata una forte immigrazione veneta. In realtà se uno stato dà incentivi per trasferirsi in un'altra regione, non si può più parlare di immigrazione semplice, che sarebbe un fenomeno volontario, ma di immigrazione controllata. Ora la domanda è: perché questa volontà di spostare gli han in un territorio di uiguri? Per poter far sì che non scoppi una guerra etnica e separatista contro il potere centrale di Pechino. Certo è che se gli uiguri vedono gli ultimi arrivati arricchirsi e prendere il comando della loro regione grazie agli aiuti di Pechino, poi mi sembra normale che si ribellino. Non sono un localista, ma questo, visto che di mezzo ci sono fattori politici, economici, religiosi ed etnici, potrebbe quasi essere definito colonialismo.
9 luglio 2009 5.46
Grazie per l'interessamento e per le questioni che pone. Cerco di dare qui alcune risposte.
1) Nella politica del governo cinese svolgono un ruolo anche lepreoccupazioni per l’integrità territoriale e la sicurezza nazionale:il Xinjiang è collocato al confine in un’area di grande volatilità edi rischio elevato (dove, a partire dall’11 settembre 2001, si fasentire anche la presenza delle basi militari statunitensi). Ma se cifosse da parte del governo centrale la volontà di sommergere gliuiguri, non si capirebbe allora perché esso consente loro di avere due o tre figli mentre impone la politica del figlio unico agli han.
2) In Cina è in corso un gigantesco processo di emigrazione e diurbanizzazione. Ogni anno dai 10 ai 15 milioni di persone affluiscononelle città dove lo sviluppo economico è più rapido (tra di esse èUrumqi, la capitale del Xinjiang).
3) L’emarginazione degli uiguri è un mito. Ho già riportato importanti testimonianze. Eccone un’altra. Sono le dichiarazioni rilasciate a «LaStampa» (11 luglio 2009, p. 19) da Nicola Di Cosmo, «professore alcentro di studi avanzati di Princeton» (Usa) e «considerato il massimoesperto al mondo di storia dell’Asia centrale». Così è descritta lasituazione nel Xinjiang:«Gli han sono in città, i kazaki sono nel Nord, gli uiguri sono nelSud. In realtà però gli han di più di seconda o terza generazionesentono una differenza forte con gli han di immigrazione più recente esentono maggiore vicinanza con gli uiguri, sono cresciuti con loro espesso parlano anche uiguro. Loro si definiscono Xinjiangren, gentedello Xinjiang, non han o uiguri, e in questo termine si riconosconoanche molti uiguri […]Le politiche centrali che favoriscono gli uiguri di fatto separano ledue comunità. Ci sono quote per gli uiguri negli uffici pubblici,nelle università […] Gli han in Xinjiang in realtà fanno molti passiper adeguarsi a costumi e necessità locali».Come si vede, ad essere qui oggetto di critica è semmai la politica di«azione affermativa» a favore degli uiguri…
4) Non che manchino i problemi. Leggiamo ancora Di Cosmo:«Gli uiguri si sentono discriminati quando escono dalla Xinjiang. C’èuna forma crescente di razzismo verso gli uiguri fuori dello Xinjiangche accende sempre di più i sentimenti nazionalistici tra gli uiguriin Xinjiang». E cioè, gli immigrati uiguri nel resto della Cinasubiscono spesso i pregiudizi che accompagnano gli immigrati. Ma questo è il risulato non della politica del governo centrale ma ditendenze presenti nella società civile di ogni paese. Si può chiedere al governo centrale cinese di fare di più contro i pregiudizi provocati dal processo migratorio forse più massiccio della storia mondiale – proprio in questi giorni è stato introdotto nelle scuolel’insegnamento dell’«armonia etnica» – ma il quadro tracciato dai media occidentale è espressione della guerra fredda scatenatadall’imperialismo contro un paese diretto da un partito comunista e protagonista di un’ascesa prodigiosa e inarrestabile.
Domenico Losurdo
giovedì 9 luglio 2009
Le menzogne dell’imperialismo sullo Xinjiang
Sulla «Stampa» dell’ 8 luglio Francesco Sisci riferisce da Pechino:«Molti han di Urumqi si lamentano per i privilegi di cui godono gli uiguri. Questi infatti, come minoranza nazionale musulmana, a parità di livello hanno condizioni di lavoro e di vita molto miglori dei loro colleghi han. Un uiguro in ufficio ha il permesso di sospendere il lavoro più volte al giorno per adempiere alle cinque tradizionali preghiere musulmane della giornata […] Inoltre possono non lavorare il venerdì, giorno di festa musulmana. In teoria dovrebbero recuperare la domenica. Di fatto la domenica gli uffici sono deserti […] Un altro tasto doloroso per gli han, sottoposti alla dura politica di unificazione familiare che ancora impone l’unigenito, è il fatto che gli uiguri possono avere due o tre figli. Come musulmani, poi, hanno rimborsi in più nello stipendio, visto che, non potendo mangiare maiale, devono ripiegare sull’agnello, che è più caro».Ho già scritto nel precdente intervento che il Partito comunista cinese è impegnato a lottare anche contro lo sciovinismo han. E, tuttavia dal quadro riportato da Sisci emerge charamente che non ha senso accusare il governo di Pechino di voler cancellare l’identità nazionale e religiosa degli uiguri. Anche in questo caso la propaganda filo-imperialista si rivela menzognera.
martedì 7 luglio 2009
Che succede nello Xinjiang?
Ricordate quello che avveniva negli anni della guerra fredda e soprattutto nella sua fase finale? La stampa occidentale non era mai stanca di agitare il tema dei profughi che fuggivano la dittatura comunista al fine di conquistare la libertà [...] Oggi, tutti possono vedere che dalle regioni orientali della Germania, dalla Polonia, Romania, Albania ecc., nonostante la libertà finalmente conquistata, il flusso migratorio verso l’Occidente continua e anzi si accentua ulteriormente. Solo che questi migranti non sono più accolti come combattenti per la causa della libertà, ma sono spesso respinti come delinquenti per lo meno potenziali [...] Un’analoga manipolazione è in corso sotto i nostri occhi. Come spiegare i gravi incidenti che nel marzo 2008 si sono verificati in Tibet e che, su scala più larga, in questi giorni stanno divampando nello Xinjiang? In Occidente la «grande» stampa di «informazione» ma anche la «piccola» stampa di «sinistra» non hanno dubbi: tutto si spiega con la politica liberticida del governo di Pechino...lunedì 6 luglio 2009
sabato 27 giugno 2009
In Iran un tentativo di colpo di Stato filo-imperialista
Il presidente iraniano Ahmadinejad insieme a Hugo Chavez. Il Venezuela ha subito denunciato le ingerenze occidentali in Iran.Versione francese
Traduit de l’italien par Marie-Ange Patrizio
Non c'è dubbio che in questi giorni si è assistito a un tentativo di colpo di Stato, fomentato e appoggiato dall'esterno. Ovviamente,tentativi del genere possono aver chances di successo solo in presenza di una consistente opposizione interna. E, tuttavia, la sostanza del problema non cambia.
La tecnica dei colpi di Stato filo-imperialisti, camuffati da «rivoluzioni colorate», segue ormai uno schema ben consolidato...
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Presentato in Germania "Nietzsche der aristokratische Rebell"

Nietzsche der aristokratische Rebell è pubblicato in Germania da Argument Verlag in un'edizione in due volumi. Per informazioni o per l'acquisto scrivere a verlag@argument.de
venerdì 19 giugno 2009
Esaurita la prima edizione del libro su Stalin
Nietzsche der aristokratische Rebell: è uscita la traduzione tedesca del Nietzsche di Losurdo
E' appena stata pubblicata la traduzione tedesca, a cura di Jan Rehman, del libro di Domenico Losurdo su Nietzsche. Il titolo di questa edizione in due volumi pubblicata da Argument Verlag è: Nietzsche der aristokratische Rebell. Intellektuelle Biographie und kritische Bilanz.Domenico Losurdo presenterà il suo libro in Germania secondo questo calendario:
- Domenica 21 giugno, ore 11: intervista a Jan Rehmann, in occasione della Pressefest di "Unsere Zeit", Revierpark, Dortmund.
- Lunedì 22 giugno, ore 18; Università Hamburg, Fachbereich Sozialökonomie, Raum S. 30, Von Melle Park 9; Presenta Prof. Dr. Lars Lambrecht.
- Martedì 23 giugno, ore 19, Berlino, Ladengalerie di Junge Welt, Torstraße 6, Berlino; Podumdiskussion con Prof Dr. Wolfgang Fritz Haug .
martedì 2 giugno 2009
Il dibattito tra Domenico Losurdo e i lettori sulla Forum Community di Rifondazione
I comunisti e la storia
Occidente, Rivoluzione etc...
L'egemonia culturale comunista nella società italiana/ Gli eventi di Piazza Tienanmen del 1989
Praga '68
Crisi del marxismo
La polemica di Liberazione
Revisionismo o storicismo?
Fascismo e prospettive socialiste e anti-imperialiste
Unità dei comunisti e Politica locale
Riprendere il dialogo
Israele
Forma-partito
Una riflessione sulla cultura politica
"Consumismo"
Prospettive rivoluzionarie del XXI secolo
Stalin e l'Occidente
I comunisti e lo Stato
Trotzkysmo e movimento comunista internazionale
Un partito comunista di massa?
PRC e mondo cristiano italiano
Gramsci e Togliatti oggi
Una strada diversa
Yugoslavia e Autogestione Principali differenze col modello sovietico
Cina e Rapporto Kruscev
Speranza per il futuro
Questione Foibe
Sulla Wikipedia marxista pubblicate le voci "Domenico Losurdo" e "Autofobia comunista"
Ringraziamo Fuyet e Cocowikipedia per l'attenzione dimostrata.
lunedì 1 giugno 2009
Tienanmen 20 anni dopo
In questi giorni, la grande stampa di «informazione» è impegnata a ricordare il ventesimo anniversario del «massacro» di piazza Tienanmen. Le rievocazioni «commosse» degli avvenimenti, le interviste ai «dissidenti» e gli editoriali «indignati», i molteplici articoli che si sussseguono e si preparano mirano a ricoprire di perpetua infamia la Repubblica Popolare Cinese e a rendere solenne omaggio alla superiore civiltà dell’Occidente liberale. Ma cosa è realmente avvenuto venti anni fa?...
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La statua in cartapesta della "Dea della Democrazia" eretta sotto il ritratto di Mao durante la rivolta del 1989 e la sua replica nel Freedom Park di Arlington, Virginia (USA).A destra, la Statua della Libertà a New York.
domenica 24 maggio 2009
A Lisbona dal 28 al 30 maggio il congresso della Internationale Gesellschaft Hegel-Marx: Universalismo, questione nazionale, conflitto per l'egemonia
"Universalism, national questions and conflicts concerning hegemony"
International congress
Lisbon, 28, 29, 30 May 2009
Presentazione di Stefano G. Azzarà
La grave crisi del capitalismo globalizzato che oggi è in atto si svolge in un contesto di grandi trasformazioni che hanno alle spalle una preparazione di lunga durata storica e che riguardano non solo lo scenario economico ma anche quello politico e culturale.
L'annuncio della "fine della storia" e del definitivo avvento di un nuovo ordine mondiale pacifico e consensuale di tipo neoliberale, lanciato all'indomani della fine della Guerra fredda, è stato smentito da due decenni di guerre e di tensioni internazionali ininterrotte ma anche da gravi scompensi all'interno di ogni singolo Stato. Entrati in crisi gli auspici ottimistici di Francis Fukuyama, è stato lo slogan bellicoso dello "scontro di civiltà", diffuso da Samuel P. Huntington e dagli intellettuali neoconservatori americani, a caratterizzare questo periodo. Esso continua ancora oggi a ispirare l'atteggiamento di molte elite occidentali, alla ricerca di un'idea-guida che chiarisca la natura dei rapporti tra le nazioni e le aree del mondo ma che consenta al tempo stesso di gestire il consenso all'interno di ciascun paese. Fornendo identità fondamentalistiche e semplificate e costruendo di volta in volta strumentali immagini del nemico - l'Islam, la Cina, l'ondata migratoria dei barbari del Terzo Mondo , questo slogan si è rivelato molto efficace: esso occulta i profondi squilibri nella distribuzione della ricchezza, del potere, dei diritti e delle opportunità all'interno dei paesi industrializzati e favorisce l'esternalizzazione del conflitto.
Con queste basi ideologiche, l'Occidente - e gli Stati Uniti in particolare - si è identificato con la civiltà in quanto tale e con l'idea stessa di democrazia e ha cercato di governare in maniera aggressiva le impetuose trasformazioni in corso, imponendo ad ogni latitudine la propria visione del mondo e le proprie priorità. Tutto questo, però, ha messo in discussione la portata universalistica di quel pensiero che l'Occidente ostenta con fierezza e che pretende di esportare. Come ammette lo stesso Huntington, «i non occidentali definiscono occidentale ciò che gli occidentali definiscono universale».
Cosa è successo? Nella seconda parte del Novecento, gli ideali della democrazia e dei diritti universali - giunti a coscienza con la Rivoluzione francese e arricchiti dall'esperienza del movimento socialista ma ancora ben lontani da una piena realizzazione - sono stati profondamente indeboliti. La loro ridefinizione in chiave unilateralmente liberale, infatti, ha rimosso tutte quelle esperienze filosofiche e politiche, interne ed esterne all'Occidente stesso, critiche ed autocritiche, che ancora fino a qualche decennio prima erano considerate componenti imprescindibili di un universalismo pieno e compiuto. Anche l'esperienza filosofica postmodernista ha avuto in ciò un suo ruolo. Nata dalla pretesa di una critica radicale del potere e dello Stato, essa è segnata da un attegiamento antidialettico distruttivo nei confronti di ogni forma di universalismo in quanto tale. La sua esaltazione spesso acritica delle differenze particolari rimane perciò sempre in bilico tra il relativismo assoluto e l'apologia della legge del più forte.
Ne è emersa una forma di universalismo particolaristica e dimidiata, che tende a negare ogni riconoscimento nei confronti di altri complessi di cultura e forme di coscienza e che ha tentato, più che di dialogare con essi e di sforzarsi di realizzare una sintesi superiore, di sottometterli. Ma la chiave dello "scontro di civiltà" è inservibile per comprendere la situazione in atto. Molto più proficuo è guardare a questi fenomeni in una prospettiva diversa.
La fine del mondo bipolare non ha soltanto posto le premesse per l'imposizione mondializzata del modello di sviluppo capitalistco e dei valori occidentali. Ha anche creato le condizioni per l'avvio di un processo più complesso, nel quale intere aree del mondo - fino a quel momento inserite in un ordine rigido - hanno intrapreso un percorso di sviluppo autonomo e di sganciamento nei confronti dell'ordine economico capitalistico e nei confronti dell'egemonia culturale statunitense e occidentale. Al di sotto del conflitto tra le civiltà e del crescente richiamo alla storia, alla tradizione e alla religione, c'è dunque un più concreto e materiale contenzioso politico e geopolitico nel quale è in gioco la partita che ridefinirà gli equilibri mondiali nel XXI secolo. All'emergere di aree che sono uscite dall'epoca coloniale e rivendicano la propria autonomia, fa da contraltare il progetto neocoloniale di un mondo occidentale che cerca di far fronte alla crisi della propria autorità non esitando ad utilizzare lo strumento militare. E' il conflitto per l'egemonia, dunque, a caratterizzare questa fase. E in questo conflitto, la questione nazionale - a lungo considerata inattuale dagli ideologi della globalizzazione - riafferma la propria centralità.
Gli strumenti critici e dialettici messi a disposizione da Hegel e da Marx - e in particolare la loro riflessione sul rapporto tra universalità e particolarità, sulla natura del conflitto e sul ruolo dei ceti intellettuali - possono aiutare ad orientarci meglio in questo mondo e di comprenderlo in maniera più razionale. E' quanto si propone il nostro congresso, che si svolgerà dal 28 al 30 maggio a Lisbona e viene organizzato in collaborazione con l'Università di Lisbona, il Dipartimento di Scienze umane dell'Università di Urbino, l'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici e la Fundação Calouste Gulbenkian.
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Home page del congresso
Programma del congresso
Abstracts delle relazioni presentate
venerdì 22 maggio 2009
In Francia si discute del libro su Stalin
Dal sito "Réveil Communiste"
Note de lecture d'un nouveau livre de Losurdo
par Gilles Questiaux:
Domenico Losurdo est un philosophe communiste italien, né en 1941, spécialiste réputé de Hegel et de Gramsci, professeur d'histoire de la philosophie à l'université d'Urbino, auteur en 1999 de « Fuir l'Histoire » où il critique « l'autophobie » des communistes, qui est à la fois une sorte d'aliénation psychologique qui a fait des ravages chez nous depuis le chute du mur, et une composante de l'idéologie de nos groupes dirigeants postcommunistes en France et en Italie.
ALERTE! ALERTE! LE DEMON, LE DEMON!
Alerte ! alerte ! - le démon, le démon !!! Anges purs, anges radieux, portez mon âme au sein des cieux ! (Faust, Gounod, acte V, air de Marguerite)"
Ces dernières semaines un débat s'est développé autour du dernier ouvrage de Domenico Losurdo publié en Italie (Stalin, Storia e critica di una leggenda nera, Carocci)...
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giovedì 23 aprile 2009
La lettera in sostegno di Domenico Losurdo che "Liberazione" ha rifiutato di pubblicare
«E’ ancora troppo presto per dare un giudizio definitivo sulla Rivoluzione Francese»
(Zhou Enlai)
Al centro di queste accuse c'è il «fatale (e letale) giustificazionismo» di Losurdo, imputato di praticare una forma di «storicismo assoluto» e di proporre una «deterministica concatenazione di cause ed effetti». E però all’autore del libro, al quale non si contestano tesi specifiche ma che viene attaccato per l’impostazione generale del suo lavoro di ricerca, è stato sino ad oggi negato lo spazio di una risposta e di un chiarimento.
Qual è il crimine di cui è imputato Domenico Losurdo? Quello di “storicizzare” il fenomeno dello stalinismo. Quello cioè di ritornare a lavorare sui documenti per analizzarli filologicamente e contestualizzarli nella totalità della storia mondiale dei popoli, delle classi, degli stati, piuttosto che limitarsi alla demonizzazione, alla rimozione e, in altre parole, a quella “storiografia dell’ineffabile” oggi così in voga.
Un quotidiano che voglia svolgere la funzione di educare al libero esercizio della critica, fondamentale per la crescita culturale e politica dei suoi lettori, non ha nulla da temere da interventi seri e ragionati, argomentati e documentati, sulla storia del movimento operaio del ‘900.
La memoria e la ricerca storica non si possono soffocare in nome di tabù, dogmi e verità che si ritengono accertate una volta per tutte. Abbiamo oggi il problema di comprendere la storia del movimento operaio e della tradizione rivoluzionaria nella sua genesi, nei suoi processi contraddittori, negli enormi problemi che si posero a quei ceti subalterni che per la prima volta si erano trovati di fronte al difficilissimo compito di divenire classe dirigente. E di studiare questa storia senza apologia acritica e senza anatemi, con grande libertà di ricerca e di pensiero.
Primi firmatari
Oscar Niemayer, architetto, Rio de JaneiroGianni Vattimo, filosofo, Università di Torino
Hans Heinz Holz, filosofo, Università di Groningen
José Barata Moura, filosofo, ex Rettore dell'Università di Lisbona
Tom Rockmore, filosofo, Duquesne University (USA)
Renato Guimarães, editore, Rio de Janeiro
João Quartim de Moraes, università di Campinas
Aymeric Monville, Editions Delga, Paris
Stefano G. Azzarà, Università di Urbino
Bassam Saleh’ – giornalista palestinese
Costanzo Preve, filosofo, Torino
Maurizio CanforaJürgen Harrer, Papyrossa Verlag, Köln
Marcos Del Roio - professore di Scienze Politiche,UNESP - Universidade Estadual Paulista
Alessandra Riccio – docente Università Orientale di Napoli – Condiretterice di LatinoAmerica Luigi Alberto Sanchi, Professore Associato CNRS, Parigi
Orestis Floros, Medico, Dipartimento di Neuroscienze, Istituto Karolinska, Stoccolma
Enzo Apicella - vignettista
Sergio Cararo – direttore di “Contropiano”
Luciano Vasapollo –economista – Docente Universtà “La Sapienza” Roma
Gianni Fresu – storico- Università di Cagliari
Ruggero Giacomini - storico
Manlio Dinucci – saggista – collaboratore de “ Il Manifesto”
Enzo Apicella, vignettista, Londra
Maurizio Belligoni, primario di psichiatria, criminologo, Ancona
Wilfredo Caimmi, partigiano, medaglia d'argento al valor militare nella lotta di Liberazione
Maria Rosa Calderoni, redazione di “Liberazione”
Andrea Catone, Centro Studi sulla transizione al socialismo, Bari
Vladimiro Giacché, saggista, Roma
Alessandro Hobel, storico del movimento operaio, Napoli
Federico Martino, Docente di Storia del Diritto, Università di Messina
Fabio Minazzi, ordinario di Filosofia teoretica, Università degli Studi dell'Insubria
Domenico Moro, economista
Guido Oldrini, docente di Filosofia, Università di Bologna
Nico Perrone, docente di Storia dell'America, Università di Bari
Salvatore Tinè , storico del movimento operaio - Catania
Delfina Tromboni, femminista, storica del movimento delle donne, Ferrara
Luciano Vasapollo, economista, Università "La Sapienza", Roma
Stellina Vecchio Vaia, deputata Prima Legislatura della Repubblica, partigiana, Milano
Mario Vegetti, docente di Filosofia, Università di Pavia
Sergio Ricaldone - Partigiano, Consiglio Mondiale per la pace
Boris Bellone
Gregory Elliott, writer and translator, Edinburgh
Giorgio Grimaldi, Università di Urbino
Massimo Cimbali, ingegnere, Segreteria provinciale PdCI Milano
Manuela Ausilio, Resistenza Universitaria, studentessa di filosofia, Roma
Juan Brando
Andrea Navoni, Utopia Concreta
Gianni Cadoppi e Andrea Parti, a nome del forum (non ufficiale) on line di Rifondazione Comunista
Leggi la lettera in sostegno di Losurdo inviata dal forum on line di Rifondazione Comunista (scorrere la pagina per leggere)
Paolo Torretta, giornalista freelance
Massimiliano Ay, studente presso l'Università di Lucerna (Svizzera) e membro del Partito Comunista del Canton Ticino
Gabriele Rèpaci, "Diorama letterario"
Giuseppe Sini, studente di Lettere all'Università di Sassari
Anna Maria Ricotta, casalinga, Roma
Maurizio Neri, rivista "Comunismo e Comunità"
Aldo Trotta, Bologna
Antonio J. Antòn Fernandez, traduttore e filosofo, Madrid
David Becerra Mayor http://rincon.uam.es/cgi-bin/v2/dir.cgi?cw=811996459960937
domenica 12 aprile 2009
Una lettera e una risposta
Il blog di Domenico Losurdo si appoggia spesso alla piattaforma di Alice. Eventuali problemi di visualizzazione sono dovuti all'instabilità di questa piattaforma. Preghiamo i lettori, con i quali ci scusiamo, di segnalarci di volta in volta i disguidi.
Gentile Professore,
ho appena finito di leggere il suo libro "Stalin: storia e critica di una leggenda nera": e sento il bisogno di ringraziarla di cuore.In tutta sincerità ho sempre guardato con malcelato fastidio le tesi dissolutorie relative alla storia dell'URSS,presenti, purtroppo, anche nel campo del movimento operaio italiano e mondiale.In particolare il suo libro mi è prezioso perchè mi ha fornito due chiavi di lettura utilissime:- la prima è quella che lega l'Ottobre alle rivolte anti-coloniali: tanta parte della storia del novecento ora mi sembra più chiara- la seconda, invece, rimanda alle attese messianiche scatenate dalla rivoluzione bolscevica, atteggiamento che, a mio avviso, tanto hanno danneggiato tutti i tentativi di creare società diverse da quelle dominate dal modo di produzione capitalistico.Vorrei infine chiederle, gentilmente, qualche indicazioni bibliografica che mi consenta di leggere qualcosa di interessante e realisticosulle repubbliche socialiste dell'Europa dell'Est. Magari potrebbe essere un suo prossimo libro....
Con stima sincera,
Gian Piero Sera
P.S.
Trovo molto interessanti i suoi interventi sul suo blog. Ogni matttina lo visito nella speranza di trovare qualcosa di nuovo...
Il modo migliore per rispondere alla lettera di Gian Piero Sera, che ringrazio per le belle parole, è pubblicare sul blog queste riflessioni sul socialismo reale e la crisi d'Ungheria del 1956.
DL
Il 1956, la questione nazionale e la guerra fredda
di Domenico Losurdo
1. Una, due, tre dottrine Monroe
Mentre, respingendo e ricacciando indietro l’esercito hitleriano d’invasione, l’Armata Rossa avanza in Europa orientale, Stalin osserva: «Questa guerra è diversa da tutte quelle del passato; chiunque occupa un territorio gli impone anche il suo sistema sociale. Ciascuno impone il suo sistema sociale, fin dove riesce ad arrivare il suo esercito; non potrebbe essere diversamente» (Gilas, 1978, p. 121)...
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venerdì 3 aprile 2009
Prospettive rivoluzionarie nel XXI secolo
(pubblicato in lingua portoghese in «Alentejo popular» del 12 marzo 2009, pp. 8-11)Nel 1938
Trotskij fondava la Quarta internazionale a partire da un presupposto: come nel corso del primo conflitto mondiale, così nel corso del secondo conflitto mondiale che ormai si profilava si sarebbe verificata la trasformazione della guerra imperialista in guerra civile rivoluzionaria e ne sarebbe derivata un’ondata rivoluzionaria ancora più gigantesca di quella che aveva segnato la nascita della Russia sovietica. In effetti, un’ondata rivoluzionaria scuoteva l’intero pianeta ma si sviluppava secondo modalità diverse e contrapposte, a partire da guerre di resistenza e liberazione nazionale contro l’imperialismo...
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giovedì 12 marzo 2009
E' stata pubblicata l'edizione spagnola del Linguaggio dell'impero
Autore prolifico, polemista impietoso, scrittore pungente, Domenico Losurdo (Sannicandro di Bari, 1941) ha saputo mettere in chiaro e per iscritto le ambivalenze, le zone d’ombra e i chiaroscuri della filosofia classica tedesca. Lo dimostrano bene libri come Autocensura e compromesso nel pensiero politico di Kant (di prossima pubblicazione presso Escolar y Mayo), La comunità, la morte, l’Occidente. Heidegger e l’ideologia della guerra (ed. in lingua spagnola, Losada, Buenos Aires, 2003) ovvero Nietzsche, il ribelle aristocratico (Bollati Boringhieri 2004, 2° ed.): in essi Losurdo intreccia il rigore nella documentazione e la lucidità interpretativa che gli hanno dato fama internazionale – non a caso le sue opere sono state tradotte nelle principali lingue europee – con un indomabile spirito critico che svela gli aspetti ideologici, ancora poco noti, dei grandi classici della filosofia politica.
Questo medesimo spirito critico assume tuttavia una maggiore intensità, senza intaccare la solidità argomentativa che ricorre in tutte le opere di Losurdo, nei saggi in cui egli si adopera a smascherare le crepe e le incoerenze, le manchevolezze argomentative di un’ideologia imperiosa e dominante, che non è disposta – come avviene in tutte le ideologie – a applicare a se stessa i criteri di giudizio, di legittimazione e di esemplarità che fa valere per gli altri. In tal modo Losurdo ha messo a nudo l’altra faccia del liberalismo, tutt’altro che individualista e umanitaria, come pretendono invece i suoi mentori (Controstoria del liberalismo, ed. in lingua spagnola, El Viejo Topo, 2007), o ha svelato le falsificazioni di un revisionismo storico impegnato a negare o a liquidare l’eredità delle grandi rivoluzioni europee (Il revisionismo storico, Laterza, 2002, 5° ed.).
In Il linguaggio dell’Impero il filo critico di Losurdo prende di mira, in modo se possibile ancora più vigoroso e squillante, l’ideologia della guerra che difende e promuove, esalta e giustifica la crociata politica, religiosa e militare diretta da Washington contro chiunque contesti o metta in questione l’egemonia statunitense; e Losurdo prende di mira questa ideologia della guerra con la destrezza necessaria per mostrare che tutte le accuse rivolte contro il nemico – Terrorismo, Fondamentalismo, Antimericanismo, Antisemitismo, Antisionismo, Filoislamismo, Odio contro l’Occidente – sono assai dubbiose, quando non sono a rigore imputabili a quello stesso impero planetario che pretende di essere al riparo da qualsiasi incriminazione.
La cronaca della XIV Conferenza Internazionale della Rosa Luxemburg Stiftung
XIV. Internationale Rosa-Luxemburg-Konferenz, 10. Januar 2009 in BerlinDie alljährliche Rosa-Luxemburg-Konferenz der Tageszeitung junge Welt hat Tradition: Bereits im 14. Jahr bot sie am Vortag der Gedenkfeiern für die von Freikorpssoldaten ermordeten KPD-Mitbegründer Rosa Luxemburg und Karl Liebknecht dem Spektrum der Linkskräfte ein Forum der Begegnung und Diskussion...
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Una recensione dell'edizione tedesca del libro di Losurdo sul Revisionismo storico
Domenico Losurdo, Kampf um die GeschichtePapyRossa Verlag, Köln 2007, 304 S., 17,90 Euro - ISBN 978-3-89438-365-7
Wie Domenico Losurdo bereits im Titel seines Buches "Kampf um die Geschichte" hervorhebt, kann von einer objektiven, einheitlichen und unveränderlichen historischen Faktenlage keine Rede sein. Als Marxist geht der italienische Publizist und Professor für Philosophie an der Universität Urbino nicht nur von einer Entfaltung und Zuspitzung gesellschaftlicher Widersprüche aus, die sich im Entwicklungsverlauf menschlicher Geschichte niederschlagen, sondern faßt auch die Geschichtswissenschaft als Feld derselben Auseinandersetzung auf, das von den Protagonisten der widerstreitenden Lager und Fraktionen heftig umkämpft ist...
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venerdì 6 marzo 2009
Tre lezioni sul Novecento. Un nuovo seminario di Domenico Losurdo a Napoli

Napoli, 18-20 marzo 2009,
Società di studi politici, piazza Santa Maria degli Angeli, 1 - Napoli
Domenico Losurdo: Tre lezioni sul Novecento
mercoledì 18, ore 16.00: Un secolo breve?
giovedì 19, ore 16.00: La crisi della white supremacy
venerdì 20, ore 15.00: Violenza e non violenza
Fondazione «Società di studi politici», piazza Santa Maria degli Angeli 1, 80132 - Napoli • Tel./fax 081 2452183 • www. studipolitici.it • info@studipolitici.it
lunedì 2 marzo 2009
Un intervento di Dario Briganti sull'ultimo libro di Luciano Pellicani
Luciano Pellicani, Lenin e Hitler. I due volti del totalitarismo, Rubbettino, 2009
Recensione di Dario Briganti
Il piano di Pellicani (perché si tratta chiaramente di un progetto preciso studiato con lucidità e rigore) è di demolire definitivamente la tradizione leninista, non soltanto criminalizzando il marxismo nella rielaborazione (filosofica prima ancora che rivoluzionaria) di Lenin, ma addirittura arrivando ad equiparare la figura storica di Lenin a quella di Hitler. Si dimostra la radice giacobina ed antiborghese del bolscevismo (e del nazismo) per affermare, senza alcun imbarazzo, senza vergogna, che Lenin e Hitler sono la stessa cosa. Senza alcun fondamento storico, senza alcuna analisi scientifica, Pellicani dibatte su argomenti delicati e complessi come questi, col solo fine di consegnare all’oblio definitivo una figura così importante, e determinante, per l’intera storia del movimento operaio...
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lunedì 16 febbraio 2009
Dilemmi morali e promesse non mantenute Un bilancio storico-filosofico del movimento non-violento
di Domenico Losurdo (in corso di pubblicazione)
1. Guerra, rivoluzione e «serietà del negativo»
Soprattutto in Germania un clima festoso accompagnò lo scoppio della prima guerra mondiale: le foto ci consegnano l’immagine di giovani che corrono ad arruolarsi con l’entusiasmo col quale si va incontro ad un appuntamento erotico. Tutto ciò non si verificò più nei paesi (quali l’Italia e gli Usa) che nel gigantesco conflitto intervennero più tardi, quando ormai era sotto gli occhi di tutti che nelle trincee ad attendere erano il fango, l’irreggimentazione totale e la morte. In seguito, neppure le iniziali trionfali vittorie del Blitzkrieg hitleriano riuscirono a resuscitare l’entusiasmo del luglio-agosto 1914...Leggi tutto
Leggi la presentazione di Maurizio Canfora nel gruppo di Facebook "I lettori di Domenico Losurdo"
In memoria di Georges Labica
Domenico Losurdopubblicato su "l'Humanité" del 16 febbraio 2009
Ho conosciuto tardi Georges Labica. Erano gli anni in cui infuriava il revisionismo storico e maturavano la crisi e la dissoluzione dell’Unione Sovietica. Ci siamo incontrati discutendo in modo animato, e tavolta con prospettive diverse, sulle cause di quella crisi e di quella dissoluzione. Su un punto però ci siamo subito trovati d’accordo: nel difendere l’eredità della rivoluzione francese e della rivoluzione d’ottobre, le due grandi rivoluzioni che hanno promosso l’abolizione della schiavitù nera e l’emancipazione dei popoli coloniali. Di conseguenza, assieme ci siamo impegnati a denunciare la rinnovata aggressività dell’imperialismo e a condannare le guerre contro l’Irak, la Jugoslavia e il popolo palestinese. Rendo omaggio ad un compagno e amico che, nella sua prosa pungente e brillante, ha sempre dato prova di coraggio politico, lucidità intellettuale e rigore morale, senza mai lasciarsi sedurre dalle mode ideologiche.
Stalin: la recensione di A. Ramirez sul sito di Yorick Libri
L’ultimo libro di Domenico Losurdo si presenta senz’ombra di dubbio come uno degli studi più complessi e affascinanti nell’ambito della storiografia filosofica. Ciò deriva da una indiscutibile quanto invidiabile conoscenza del filosofo dell’intera storia europea e internazionale, ma anche dall’argomento stavolta affrontato...
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Stalin: la recensione di L. Pegoraro su "Contropiano" (e il commento di Gianni Vattimo)
Vien da pensare al ritratto di Robespierre quale mostro genocida, tracciato in modo concordante - nella Francia del 1794 - dai suoi oppositori di sinistra (i babeufiani) e di destra (i termidoriani). Solo che ora sono gli “antistalinisti comunisti” (più o meno trockijisti e chrusceviani) e gli “antistalinisti liberali” a ritrarre il successore di Lenin come un «enorme, cupo, capriccioso, degenerato mostro umano»...
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"Caro Pegoraro, grazie della recensione concordo in pieno con la sua
lettura Un saluto cordiale GVattimo"
sabato 7 febbraio 2009
Ancora Vattimo su Stalin "leggenda nera"
Professore Vattimo, come mai solo oggi si parla di Stalin come “leggenda nera”?
Perché solo oggi il nome di Stalin viene associato a delitti, tirannia, deportazioni e incapacità. Grazie ai documenti e citazioni presenti nel libro riusciamo a capire come Stalin fosse sopravalutato da moltissimi statisti: quali Churchill e De Gasperi e da filosofi come Croce, i quali hanno sempre guardato Stalin con rispetto, simpatia e persino con ammirazione fino a quando, dopo il rapporto Cruscev, Stalin diviene invece un "mostro", paragonabile forse solo a Hitler.
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sabato 31 gennaio 2009
Un'altra recensione del libro su Stalin
recensione di Andrea Maggi
Finalmente, nel periodo in cui va di moda sparare a zero sui comunisti, sulla Resistenza, sulla storia dell'URSS, senza neanche curarsi se è vero o meno ciò che si afferma, un libro, scritto dall'insigne Professore Domenico Losurdo, apre uno spunto di riflessione sulla figura più controversa e demonizzata della storia del movimento operaio: il rivoluzionario giorgiano Iosif Vissarionovič Džugašvili, meglio conosciuto come Stalin. Un nome, che è ormai sinonimo di gulag, tirannia, deportazioni: insomma una spietato e sanguinario dittatore, temuto e amato in vita quanto osteggiato e deriso dopo la morte...
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giovedì 29 gennaio 2009
Hannah Arendt contre Marx?
pubblicato su «l’Humanité» del 26 gennaio 2009)
Hannah Arendt contre Marx? – si chiede Arno Münster già nel titolo del suo libro (Hermann, pp. 412). Il punto interrogativo è giustificato, se si riflette sull’evoluzione della filosofa qui indagata. Subito dopo la fine della seconda guerra mondiale Arendt si esprime positivamente non solo su Marx, cui attribuisce il merito di aver espresso il meglio della «tradizione ebraica» (con il «suo zelo fanatico per la giustizia»), ma anche per l’Urss di Stalin...
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Versione francese (da www.lafauteadiderot.net)
mercoledì 28 gennaio 2009
Giovedì a Poggibonsi presentazione del libro su Stalin
Circolo PRC, via Trento 47
Presentazione del libro
Stalin. Storia e critica di una leggenda nera
di Domenico Losurdo
partecipano:
Alessandro Leoni, CPN del PRC
Nino Frosini, Segretario regionale PdCI
martedì 27 gennaio 2009
Due interventi su "Stalin. Storia e critica di una leggenda nera"
di Paola Pellegrini, responsabile cultura PdCI
in corso di pubblicazione su "la Rinascita"
Domenico Losurdo riapre la riflessione sulla figura più demonizzata del movimento operaio: il rivoluzionario giorgiano Iosif Vissarionovič Džugašvili. Lo fa analizzando il 900 con una comparatistica a tutto campo, decostruendo e contestualizzando le accuse mosse a Stalin. È un libro importante, appassionante, in grado di riaprire la discussione su Stalin e l’Urss in questa fase segnata solo dall’anticomunismo e dal revisionismo più becero sull’intera vicenda europea di resistenza al nazifascismo...
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La storia del Novecento e il socialismo reale di fronte al postmodernismo storiografico
di Stefano G. Azzarà
in corso di pubblicazione su "Marxismo Oggi"
Vediamo quali sono i titoli di alcuni dei lavori su Stalin e la storia dell’Unione Sovietica di più recente pubblicazione nel panorama accademico internazionale. The European dictatorships: Hitler, Stalin, Mussolini, di Alan Todd; Stalin und Hitler: das Pokerspiel der Diktatoren, di Lew Besymensky; The dictators: Hitler’s Germany and Stalin’s Russia, di Richard Overy; Schlachtfeld der Diktatoren: Osteuropa in Schatten von Hitler und Stalin, di Dietrich Beyrau…: sono testi – e potremmo continuare a lungo con il nostro elenco - che sin dal titolo si rifanno allo studio sulle «vite parallele» di Stalin e Hitler scritto a suo tempo da Alan Bullock e che mirano esplicitamente a un’equiparazione di queste figure...
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lunedì 26 gennaio 2009
Gianni Vattimo su Stalin "leggenda nera"
Tra Stalin e la Palestina"Repubblica" — 10 gennaio 2009, pagina 38, sezione: ALMANACCO DEI LIBRI
Sto leggendo, non casualmente, due libri in parallelo. Il primo è quello dello storico Ilan Pappe, La pulizia etnica della Palestina (Fazi, pagg. 364, euro 19; a cura di Luisa Corbetta e Alfredo Tradardi), mentre l' altro è la "storia e critica di una leggenda nera", quella raccontata dallo Stalin di Domenico Losurdo (Carocci, pagg. 384, euro 29,50). Di Pappe avevo già letto la Storia della Palestina moderna, ma il suo ultimo coraggioso testo, in queste tragiche settimane, si rivela drammaticamente d' attualità. Sono morte centinaia di persone, dopo che da mesi i palestinesi erano tenuti senza rifornimenti, a conferma, una volta di più, del fatto che quella che Israele opera nei Territori, come scrive Pappe, un israeliano anticonformista, è un' autentica pulizia etnica. Pianificata, contrariamente a quanto tramandato, già nel 1948, dalla classe dirigente del futuro Stato israeliano (in particolare, da David Ben Gurion). Del saggio di Losurdo, invece, mi ha impressionato moltissimo come, prima di diventare un "mostro", Stalin fosse stato corteggiato da numerosissimi statisti e intellettuali occidentali. Sto facendo, dunque, delle letture estremamente politicizzate, e scarsamente amichevoli nei confronti del mio stomaco.
Gianni Vattimo, dichiarazione rilasciata a Massimiliano Panarari
venerdì 23 gennaio 2009
Losurdo contesta la teoria dominante del totalitarismo. Manfred Funke recensisce sulla "FAZ" l'edizione tedesca del Revisionismo Storico
Losurdo lehnt übergreifende Totalitarismustheorie ab
14. Januar 2009 In seinem Frankreich-Buch "Die wunderbare Illusion" fasst Ulrich Wickert die Folgen aus 1789 in der Frage zusammen...
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Manfred Funke
"Frankfurter Allgemeine Zeitung", 14. Januar 2009
lunedì 19 gennaio 2009
Su facebook le risposte di Domenico Losurdo ai lettori
Chi fa ricorso agli scudi umani: Hamas o Israele?
In questi giorni, nel tentativo di deviare l’indignazione dell’opinione pubblica per il massacro della popolazione civile perpetrato dai bombardamenti terroristici dell’aviazione israeliana, una campagna multimediale chiaramente pianificata da Tel Aviv martella in modo ossessivo questo motivo: sì, è vero, donne e bambini palestinesi vengono uccisi e martoriati in massa dalle bombe israeliane (e statunitensi), col ricorso anche ad armi vietate dalle convenzioni internazionali, ma è tutta colpa di… Hamas, che si serve di donne e bambini come di scudi umani.
Ma ecco cosa sull’«International Herald Tribune» del 22 giugno 2006 scriveva Haim Watzman, che in precedenza aveva militato nelle file dell’esercito di tel Aviv:
«Nove mesi fa la Corte Suprema di Israele ha vietato all’esercito israeliano di usare civili [palestinesi] come scudo umano allorché faceva irruzione nelle case per arrestare combattenti palestinesi. La scorsa settimana il quotidiano israeliano “Haaretz” ha riferito che la conseguenza di questa decisione è stata di collocare i civili palestinesi in una situazione di pericolo più grave: i soldati non entrano più nelle case per cercare i loro bersagli; l’esercito usa bulldozer per abbattere le case».
Dunque, da fonte insospettabile veniamo a sapere che a utilizzare quali scudi umani gli Untermenschen palestinesi sono proprio coloro che oggi pretendono di bollare come barbara la resistenza. Quando l’esercito di Tel Aviv dismette questa pratica, è solo per poter seppellire più rapidamente e senza distinzioni le sue vittime.
E, tuttavia, a giudicare dalla campagna multimediale in corso, non è lecito mettere in dubbio la verità ufficiale, in base alla quale a far ricorso alla pratica degli scudi umani possono essere solo i barbari di Hamas, e i palestinesi, gli arabi e gli islamici in genere, incapaci di comprendere il valore della vita umana.
Come spiegare il successo di questo stereotipo? Poche settimane dopo l’inizio dell’operazione Barbarossa, stupito dall’accanita resistenza incontrata in Unione Sovietica dall’esercito hitleriano, l’11 agosto 1941 Goebbels annota nel suo diario: «Per i russi la vita stessa gioca un ruolo assai subordinato, vale meno di una limonata. Essi perciò rinunciano alla vita senza un lamento. In gran parte si spiega così l’ottusa resistenza che i bolscevichi oppongono all’attacco tedesco». Sui grandi mezzi di “informazione” italiani e occidentali Gobbels celebra in questi giorni il suo trionfo postumo.
(Per una più ampia trattazione dei temi qui accennati rinvio al mio libro: «Il linguaggio dell’Impero», Laterza, 2009).






