.

.
Facebook: I lettori di Domenico Losurdo

domenica 6 dicembre 2009

Un consiglio a Gianni Minà


di Domenico Losurdo

Da anni Gianni Minà contrasta con una documentatissima e ammirevole contro-informazione la campagna mediatica da Washington e da Bruxelles scatenata contro Cuba. Anche sul caso di Yoani Sanchez, l’odierna «bloguera« e campionessa della contro-«rivoluzione colorata» che l’imperialismo da tempo è impegnato a scatenare contro l’isola ribelle, Minà interviene con precisione e tempestività. L’articolo pubblicato su «il manifesto» del 6 dicembre è eloquente già nel titolo: Cyberwar a Cuba. In effetti, la campagna in corso per la «libertà di espressione» è solo una continuazione della guerra con altri mezzi, così come una continuazione con altri mezzi della Baia dei porci e dell’aggressione militare sono l’embargo e il blocco che infuriano da decenni.

Peccato però che questa presa di posizione, che avrebbe potuto essere di grande efficacia, è irrimediabilmente rovinata dall’incipit dell’articolo. Leggiamo...
- La Chine, l’environnement et la faim dans le monde. Un conseil à Gianni Minà (traduit par Marie-Ange Patrizio)

L'articolo di Gianni Minà
Cyberwar a Cuba

di Gianni Minà, su il manifesto del 06/12/2009
Il ruolo di Yoani Sanchez, la «bloguera» cubana che l'informazione occidentale ha scelto come testimonial dell'anticastrismo militante, in una guerra informatica che più che il nuovo Obama ricorda il vecchio Rumsfeld

L'annuncio dell'accordo degli Stati uniti con la Cina, che rinvia la riduzione delle emissioni di biossido di carbonio da parte delle due più grandi nazioni inquinatrici dell'atmosfera, non ha molto preoccupato la grande informazione occidentale, e nemmeno la constatazione, dopo il vertice Fao, che i milioni di morti per fame aumenteranno a breve per l'egoismo e la cinica noncuranza delle cosiddette «nazioni forti». Quello che ha veramente impressionato l'ipocrita informazione del mondo che conta, specie in Italia e in Spagna, è stata la notizia che alla bloguera anticastrista Yoani Sanchez è stato vietato un viaggio negli Stati uniti per prendere il consueto premio che, ormai sistematicamente, le viene assegnato dal bizzarro mercato della cultura occidentale per l'unico merito palese di possedere un blog a Cuba, assistito però da un server poderoso in azione dalla Germania, registrato come «Strato» dal munifico mecenate Josef Biechele, che ospita il blog Generazione Y e ha un'ampiezza di banda 60 volte superiore a quelli che forniscono la rete a tutta l'isola...

giovedì 3 dicembre 2009

On line numerose conferenze e interventi di Domenico Losurdo


Sul sito di Radio Radicale è in corso la digitalizzazione del ricchissimo patrimonio audiovisivo dell'emittente. Tra i materiali, numerosi interventi di Domenico Losurdo.
Avvisiamo che alcuni di questi non sono ancora del tutto disponibili. Se non funziona il link al singolo intervento aggiornare Real Player o spostare il cursore seguendo l'indicazione dei minuti [SGA].


- Milano una tranquilla storia di regime
Autostop! Libere serate contro tutti gli autoritarismi" organizzato nell'ambito della Festa di Rifondazione Comunista
MILANO , 25 luglio 1992

- "Europa"
Convegno internazionale in onore di Egon Alfred Klepsch Presidente del Parlamento Europeo organizzato dalla Regione Campania e dall'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici con il patrocinio del Parlamento Europeo
Napoli, 9 settembre 1993

- La battaglia delle idee. Soggetti sociali e cultura comunista
Org. nell'ambito della Festa Nazionale di Liberazione sulla cultura e l'informazione
VENEZIA, 12 settembre 1993

- "Una forza comunista per una sinistra di alternativa"
II Congresso Nazionale del Partito della Rifondazione Comunista
ROMA , 21 gennaio 1994

- «Interpretazione della guerra. Politiche per la pace»
Seminario organizzato dalla Associazione Centro Riforma dello Stato presso la Sala della Biblioteca della sede del CNEL in Viale David Lubin, 2
Roma, 31 maggio 1999

- L'uso politico della storia: storia bugiarda, storia condivisa, revisionismo, antirevisionismo
Convegno promosso dal Centro Studi Stampa Romana "Francesco De Sanctis" e dalla Provincia di Roma
Roma, 29-31 maggio 1999, Sala Centro Stampa Giubileo

- Controstoria del liberalismo
Presentazione del libro di Domenico Losurdo (Edizioni Laterza)
Bologna, 14 dicembre 2005

- Il futuro delle nuove generazioni: che fare?
Napoli, 7 luglio 2006
Organizza: Istituto Italiano per gli Studi Filosofici e Feltrinelli nell'ambito del corso di formazione in storia e problemi del pensiero politico dal titolo: "I venerdì della politica"

- Le democrazie occidentali e la pulizia etnica della Palestina
Torino, 6 maggio 2008
Organizza: International Solidarity Movement

- Scontro di civiltà o incontro tra culture? Le olimpiadi di Pechino, la Cina e l'Occidente
Napoli, 10 maggio 2008
Organizza: Società di Studi Politici

lunedì 30 novembre 2009

Che cos'è la destra, cos'è la sinistra

ATTENZIONE!!!

QUESTI MATERIALI SONO LIBERAMENTE FRUIBILI IN RETE E LINKABILI INDICANDO LA FONTE MA NON SONO RIPRODUCIBILI SENZA IL CONSENSO DELLA FAMIGLIA E DEL CURATORE DEL BLOG. IN PARTICOLARE, OGNI EVENTUALE EDIZIONE A STAMPA PRIVA DELLE NECESSARIE AUTORIZZAZIONI SARA' IMMEDIATAMENTE PERSEGUITA PER VIOLAZIONE DEI DIRITTI D'AUTORE.


NEGLI ULTIMI MESI ABBIAMO RICEVUTO MOLTE RICHIESTE DA PARTE DI CASE EDITRICI DI DIVERSO ORIENTAMENTO PER UNA PUBBLICAZIONE DEL DIBATTITO TRA LOSURDO E PREVE.

LA RISPOSTA E' STATA SEMPRE NEGATIVA E CONTINUERA' AD ESSERLO.
 
QUESTO CONFRONTO VERRA' CERTAMENTE PUBBLICATO A STAMPA MA LO SARA' NEI TEMPI E NEI MODI GIUSTI, AL FINE DI EVITARE QUALUNQUE STRUMENTALIZZAZIONE E QUALUNQUE UTILIZZO INDEBITO DEL PENSIERO DI LOSURDO NELL'AMBITO DI OPERAZIONI EGEMONICHE DI TAGLIO EURASIATISTA O TRANSPOLITICO O COMUNQUE DI DESTRA PARTICOLARISTICA.

QUANDO LA PUBBLICAZIONE AVVERRA', AVVERRA' PER RIBADIRE LA DIFFERENZA TRA DESTAR E SINISTRA E PER RILANCIARE LE POSIZIONI DI UNA SINISTRA DEGNA DI QUESTO NOME, COME LOSURDO AVREBBE VOLUTO [sga].


Qualche settimana fa Domenico Losurdo ha incontrato alcuni studenti di filosofia dell'Università di Pisa per una discussione informale. I materiali di questo incontro sono molto interessanti perché chiariscono alcuni aspetti delle tesi di Losurdo e le collocano in maniera più diretta - e anche polemica - nel panorama del marxismo contemporaneo e delle sue espressioni italiane. Pubblichiamo perciò volentieri questo testo, per il quale ringraziamo gli studenti che hanno dimostrato un notevole fervore intellettuale e che con le loro domande tempestive e pertinenti hanno individuato i nodi più importanti del lavoro di Losurdo mettendoli in relazione con il clima politico e culturale del nostro tempo.
Il colloquio verrà pubblicato sulla rivista "l'Ernesto". Per mostrare concretamente i punti di riferimento del dibattito, pubblichiamo di seguito anche la recensione di Toni Negri al recente libro di Augusto Illuminati Per farla finita con l'idea di sinistra, nel quale vengono espresse posizioni molto diverse [SGA].

Una presentazione degli dell'intervistatori:
"Io, Guido Frilli, ho 22 anni e studio filosofia al IV anno; Guglielmo Califano e Bruno Settis hanno 20 anni, sono entrambi al II anno e studiano rispettivamente filosofia e storia. Studiamo tutti a Pisa, Bruno e Guglielmo sono pisani mentre io sono di Firenze. Ci sta cuore la questione di Toni Negri perché molti nostri amici e l'esperienza pisana dell'Onda si rifanno a lui e ad Uniriot, ma il nostro interesse è semmai polemico; non si può dire che abbiamo una collocazione politica precisa in riferimento ai gruppi universitari né ai partiti, quello che ci accomuna semmai è l'interesse per Marx ed Hegel: sarebbe significativo far sapere su di noi che sulla base di questo interesse stiamo cercando di costruire un lavoro di ricerca e d'elaborazione che passi anche attraverso i colloqui come quello con il prof. Losurdo".

Guglielmo Califano – Guido Frilli – Bruno Settis
Colloquio con Domenico Losurdo
Firenze, 31 ottobre 2009
A cura di Stefano G. Azzarà

Bruno - Rispetto alla concezione dominante della democrazia come pluralismo debole e “pensiero zero” e all’aridità dell’elaborazione filosofica contemporanea, le sue opere si pongono come “pensiero forte”, anzi (giustamente) orgoglioso e aggressivo. Quindi: in che modo i grandi classici sono utili o necessari a questo atteggiamento di pensiero forte verso il presente? Perché la Rivoluzione Francese, Hegel, Marx ed il marxismo piuttosto che Nietzsche, Heidegger, Habermas o Negri?

D.L.- Credo che si debba partire dalla Rivoluzione francese perché, non c’è dubbio, è stata la prima grande rivoluzione a porre il problema della democrazia. E’ noto come ci siano oggi alcuni storici statunitensi di orientamento liberal che contestano persino il carattere “rivoluzionario” della Guerra d’Indipendenza che sfocia nella fondazione degli Stati Uniti...
_____________________________________________
 
Da: materialismostorico.it
Per farla finita con l'idea di sinistra è il nuovo libro di Augusto Illuminati, che ha chiuso la scorsa estate la sua lunga carriera accademica qui ad Urbino, che ancora torna spesso in questa città per i seminari del Dipartimento di Filosofia e con il quale io ed altri continuiamo ad avere frequenti conversazioni.
Non condivido le tesi di Augusto e nei prossimi giorni cercherò di mostrare anche posizioni diverse. Quello che lui pone è comunque un tema di grande rilievo e persino decisivo, sia nella sfera della politica che in quella della cultura. Segnalo qua un'anticipazione del libro di Illuminati e la recensione - molto solidale, visto che si tratta della stessa scuola - di Toni Negri [SGA].

sabato 28 novembre 2009

Avviso ai lettori: nuovo indirizzo per il blog di Domenico Losurdo

Da oggi il blog di Domenico Losurdo ha un nuovo indirizzo. Un più semplice e reperibile


Il vecchio indirizzo, http://domenicolosurdo.blogspot.com/ rimane comunque valido e funzionante.

giovedì 26 novembre 2009

L'intervento di Domenico Losurdo al dibattito del Campo Antimperialista sull'Afghanistan

AFGHANISTAN
INCONTRO NAZIONALE
Intervengono: Abdullah A. Salah (Afghanistan), Franco Cardini, Domenico Losurdo, Massimo Fini, Fernando Rossi, Leonardo Mazzei
Introduce Moreno Pasquinelli

FIRENZE, Sabato 31 ottobre, ore 10,00

Sala del dopolavoro ferroviario di S. Maria Novella (Via Alamanni 4)

(solo audio; l'intervento di Domenico Losurdo è preceduto da quello di Massimo Fini)


domenica 22 novembre 2009

Alcuni commenti dei lettori e una risposta sul ventennale


Alla frontiera tra USA e Messico

Domenico Losurdo risponde qui ai commenti di alcuni lettori al post pubblicato in occasione del ventennale del Muro. Tutto si può dire dei nostri lettori tranne che non siano mattinieri... [SGA].

http://pillandia.blogspot.com ha detto... 18 novembre 2009 8.36
Mio nonno nacque nel 1912 nel paese delle Alpi Giulie HEIDENSCHAFT, che a quell’epoca apparteneva all’Impero d’Austria. Mia madre nacque in quello stesso paese nel 1941...

Niccolò Zanotelli ha detto... 19 novembre 2009 5.30
Sarebbe bello se la ragione della soppressione di quei confini fosse realmente lo sviluppo di rapporti di vicinato incentrati sulla pace ed il rispetto reciproco e non l'attuazione della politica del libero spostamento delle merci e dei lavoratori...

http://pillandia.blogspot.com ha detto... 19 novembre 2009 7.02
L'evoluzione, il miglioramento, la libertà di poter fare oggi quello che era soggetto a proibizione ieri è comunque un fattore positivo e non importa da che cosa sia causato...

Risposta di Domenico Losurdo:
Allorché si esaminano gli avvenimenti che vanno dl 1989 al 1991, occorre tener presti quattro diversi aspetti...

sabato 21 novembre 2009

Critiche americane alla «riabilitazione» di Stalin in Cina


Pubblichiamo un interessante resoconto sul dibattito cinese relativo alla sconfitta del campo socialista sovietico e sulle successive critiche di parte americana [SGA].

Chinese Analyses of Soviet Failure: The Party

China Brief Volume: 9 Issue: 23November 19, 2009
By: Arthur Waldron

When Westerners examine the events of 20 years ago that led to the collapse of the Soviet Union—or even when they try to look at how China may change in the years ahead—their approach is very different from that officially followed in China today. Westerners almost without exception look instinctively for deep trends and deep causes—such things as rising literacy, increasing social complexity, or ethnic problems. Chinese officialdom approaches the dissolution of the Soviet Union in quite a different way...

mercoledì 18 novembre 2009

Per il ventennale della caduta del Muro di Berlino


Palestina, 2009

Da Stalin. Storia e critica di una leggenda nera, Carocci, Roma 2008
Cap. VIII, § 7. La storia universale come «grottesca vicenda di mostri» e come «teratologia»?

Condannato alla damnatio memoriae è il movimento storico che più radicalmente di ogni altro ha messo in discussione l’arroganza della «razza dei signori», la quale ha infuriato per secoli, dalla tradizione coloniale classica sino al tentativo del Terzo Reich di radicalizzarla e di farla valere nel seno stesso dell’Europa.

Sennonché, non c’è movimento storico che non possa essere sottoposto ad analoga criminalizzazione. Si prenda il liberalismo. Se si ignorano le pagine alte da esso scritte (l’affermazione della necessità della limitazione del potere e del governo della legge, ovvero la comprensione del potente stimolo che allo sviluppo delle forze produttive e della ricchezza sociale può derivare dal mercato, dalla concorrenza e dall’emulazione individuale), e ci si concentra esclusivamente sulla sorte inflitta ai popoli coloniali o di origine coloniale (per secoli sottoposti a schiavizzazione, a forme più o meno brutali di lavoro coatto e a pratiche genocide o addirittura a «olocausti», secondo l’espressione più volte utilizzata dagli storici), anche il liberalismo può essere letto in chiave più o meno criminale.

lunedì 16 novembre 2009

Sullo “Stalin” di Domenico Losurdo. In italiano l'intervento di Hans Heinz Holz


Hans Heinz Holz
Sullo “Stalin” di Domenico Losurdo

traduzione italiana di Andrea Mihaiu

C'è poco da discutere sul fatto che la figura di Stalin ed il fenomeno del cosiddetto “stalinismo” sono influenzati, nel dibattito pubblico ma anche in quello scientifico, da un alto grado di emotività. In entrambi i casi ad essere poste al centro sono per lo più le ingiustizie verificatesi nella lotta di classe e di potenza negli anni Trenta e poi ancora nel secondo dopoguerra, il brutale esercizio del potere dello Stato e l'arbitrarietà delle misure di repressione. La colossale opera di costruzione economica, sociale e culturale, lo sviluppo storico per gli uomini dell'Unione Sovietica passano in secondo piano o non vengono nemmeno considerati...

lunedì 9 novembre 2009

Il Nietzsche di Losurdo nella "top ten" dei libri in Germania


L'edizione tedesca del libro di Losurdo su Nietzsche è stata inserita nella "top ten" dei libri pubblicati in lingua tedesca nel mese di novembre. Particolarmente significativa è la giuria che ha deciso l'inserimento, composta da rappresentanti dei più grandi organi di stampa tedeschi o di lingua tedesca [SGA].

La giuria:
Prof. Dr. Rainer Blasius, FAZ; Dr. Eike Gebhardt; Fritz Göttler, Süddeutsche Zeitung; Dr. Wolfgang Hagen, DeutschlandRadio Kultur, Daniel Haufler, Berliner Zeitung; Dr. Otto Kallscheuer; Petra Kammann, Guido Kalberer, Tages Anzeiger; Elisabeth Kiderlen; Jörg-Dieter Kogel, Nordwestradio; Hans Martin Lohmann; Prof. Dr. Ludger Lütkehaus; Prof. Dr. Herfried Münkler, Humboldt Universität zu Berlin; Wolfgang Ritschl, ORF Wien; Florian Rötzer, Telepolis; Dr. Johannes Saltzwedel, Der Spiegel, Albert von Schirnding; Dr. Jacques Schuster, DIE WELT; Norbert Seitz, Deutschlandfunk Köln; Hilal Sezgin; Dr. Elisabeth von Thadden, DIE ZEIT; Dr. Andreas Wang, NDR Kultur; Dr. Uwe Justus Wenzel, Neue Zürcher Zeitung.

venerdì 6 novembre 2009

Apologeta del dominio. La traduzione italiana dell'articolo di Zuckermann sul Nietzsche di Losurdo


Ringraziamo Andrea Mihaiu per essersi gentilmente prestato a tradurre il testo tedesco [DL].

Apologeta del dominio

Smascheramento politico di un filosofo radicalmente aristocratico: con i suoi due volumi su Nietzsche Domenico Losurdo ha fornito una ricerca che stabilisce nuovi parametri di giudizio
di Moshe Zuckermann, "Junge Welt" 16.10.2009 / Thema / SS10/11

(Sociologo, Zuckermann insegna al Cohn Institute for the History and Philosophy of Science and Ideas dell'Università di Tel Aviv ed è stato Direttore dell'Institut für Deutsche Geschichte di Tel Aviv. In primavera è uscito il suo Sechzig Jahre Israel. Die Genesis einer politischen Krise des Zionismus, Pahl-Rugenstein Nachfolger, Bonn 2009)

Ci sono libri che si possono recensire solo con difficoltà, il lavoro di ricerca da essi compiuto è così ampio e lo sforzo concettuale che li caratterizza è così impressionante che si può temere di far torto alla complessità dell’opera mediante una recensione che, per sua natura, comporta un procedimento drasticamente riduttivo. Un tale libro è l’opus in due volumi di Domenico Losurdo (Nietzsche, il ribelle aristocratico. Biografia intellettuale e bilancio critico), apparso in Italia per la prima volta nel 2002 e che ora è disponibile anche in traduzione tedesca. Si tratta di un’impresa magistrale, non a caso definita una pietra miliare nella ricezione di Nietzsche, un risultato scientifico che potrebbe rapidamente divenire un’opera di riferimento nell’ambito della storia spirituale europea. In effetti, in futuro nessuno che si occupi della dimensione politica del pensiero di Nietzsche potrà trascurare questo libro. Esso definisce nuovi parametri di giudizio e presenta coordinate analitiche troppo persuasive e troppo pregnanti perché sia lecito ignorarlo. Per questo l’opera non dev’essere qui recensita nel senso stretto del termine; mi limito ad alcune riflessioni su ciò che essa potrà significare d’ora in poi per la generale comprensione di Nietzsche e per il nostro rapporto con questo pensatore eminente e inquietante della Germania del Diciannovesimo secolo...

lunedì 2 novembre 2009

Il libro su Stalin un'opera "revisionistica"?


Riceviamo una lettera critica da un lettore del blog e volentieri la pubblichiamo, con la replica di Domenico Losurdo [SGA].

Luigi Corrias a Domenico Losurdo, 2 novembre 2009


L'opera di Domenico Losurdo: "Stalin storia e critica di una leggenda nera" deve essere inquadrata in un quel genere definito di: "Revisonismo Storico".
Con questo termine si intende riferirsi principalmente a quelle opere di storiografia minore ispirate dai grandi movimenti politici del secolo scorso, segnatamente comunismo fascismo e nazismo, allo scopo di rilegittamarli, rivedendo, ovvero attenuando o negando, gli aspetti più tragici e terribili della loro concreta realizzazione storica.
L'opera di Domenico Losurdo nel tentativo di riabilitare Josip Stalin recepisce in pieno gli stilemi tipici del genere...

La replica di Domenico Losurdo:

E’ «curioso» il mondo di argomentare del mio polemico interlocutore.

1) Mi rimprovera di far ricorso a indicazioni bibliografiche fuorvianti o di «scarso rigore», ma a dimostrazione di questa affermazione non adduce non dico una prova ma neppure un esempio: a Luigi Corrias bisogna credere sulla parola!
2) Mi rimprovera di aver bagattellizzato l’orrore del gulag, ma sorvola sul fatto che la mia ricostruzione si fonda su due autori (Applebaum e Chlevnjuk) decisamente anticomunisti e in Italia tradotti da due Case editrici (Mondadori e Einaudi) che non possono essere sospettate di indulgenza nei confronti di Stalin. Sono questi due libri, acclamati in Occidente e da me ampiamente citati, a rivelarsi di «scarso rigore»?
3) Paragona e anzi assimila tranquillamente «comunismo, fascismo e nazismo», ma ritiene intollerabile che nella comparatistica io faccia intervenire anche l’universo concentrazionario sviluppato dai paesi liberali nelle colonie...

sabato 31 ottobre 2009

L'intervento di Hans Heinz Holz sullo Stalin di Losurdo


Pubblichiamo l'atteso intervento del filosofo materialista tedesco Hans Heinz Holz sullo Stalin di Domenico Losurdo. Nei prossimi giorni dovremmo essere in grado di pubblicare la traduzione italiana [SGA].

Hans Heinz Holz
Zu Domenico Losurdos Stalin-Buch
„Topos“ n. 31: Mythologie, Oktober 2009

Es ist wohl kaum zu bestreiten, daß die Person Stalins und das Phä-nomen des sog. »Stalinismus« in der öffentlichen, auch in der wissen-schaftlichen Diskussion von einem Hohen Maß von Emotionalität geprägt sind. Zumeist werden dabei die im Klassen- und Machtkampf der dreißiger Jahre und dann auch noch einmal nach dem 2. Weltkrieg begangenen Unrechtshandlungen, die gewalttätige Ausübung der Staatsmacht und die Willkür der Repressionsmaßnahmen ins Zentrum gerückt. Die ungeheuere ökonomische, soziale und kulturelle Aufbau-leistung, der historische Fortschritt für die Menschen in der Sowjet-union treten in der Analyse zurück oder bleiben gar unberücksichtigt. Daß es ein Desiderat historischer Forschung ist, die Ursprünge dieser Ambivalenz und Widersprüchlichkeit zu begreifen, versteht sich von selbst. Der Aufstieg der Sowjetunion zur zweiten Weltmacht läßt sich ja nicht durch »Massenterrorismus« erklären. Die Lücke im ge-schichtswissenschaftlichen Diskurs ist offenkundig. Verdammungs-dekrete und Apologien sind ungeeignet, diese Lücke zu füllen. Ihre Ursache liegt allerdings in den propagandistischen und ideologischen Strategien des Antikommunismus...
Leggi tutto (in tedesco)

Dino Cofrancesco su Zizek e Losurdo


Veniamo a sapere in ritardo di questo articolo. Per quanto alcuni dei giudizi contenuti nell'articolo, in particolare quelli volti a criticare Zizek, ci appaiano decisamente faziosi e strumentali, abbiamo deciso di segnalarlo in quanto contiene alcuni significativi spunti di riflessione.

Slavoj Zizek. Chic e incomprensibile: così si diventa un guru
di Dino Cofrancesco, “Libero”, sabato 19 settembre 2009, pp. 34-5

Per la “società aperta” è forse una fortuna che i suoi “nemici” non abbiano lo stile, la chiarezza concettuale e la capacità comunicativa della lingua inglese - una «lingua onesta», la definiva Gaetano Salvemini... - ma parlino con la voce di Giorgio Agamben o di Slavoj Zizek, avvolgendo i loro discorsi iniziatici in una fitta nube misterico-filosofica in cui la impenetrabile (talora) oscurità di Martin Heidegger viene centuplicata dalle letture e interpretazioni dei suoi lettori francesi postfreudiani, da Lacan a Derida a Rancière. Forse è un’atroce beffa della storia che per comprendere un vedovo del totalitarismo comunista, come Slavoj Zizek, autore del davvero anticonformista Il soggetto scabroso (Raffaello Cortina), non basti una laurea in filosofia, ma occorra un master sul pensiero francese dopo Sartre [...]
Domenico Losurdo, nei suoi numerosi, godibili e istruttivi saggi - che per ricchezza di documentazione e limpidezza espositiva hanno molto da insegnare anche a quanti come me non ne condividono le tesi - aveva esposto le stesse critiche all’Occidente liberale, all’imperialismo americano, all’invadenza del mercato, senza mai assurgere al rango di star di prima grandezza nella repubblica delle lettere. Forse perché porta un cognome meridionale e insegna in una Università che i suoi colleghi ritengono ai confini dell’Impero...

martedì 20 ottobre 2009

Barack Obama e la scalata della guerra contro l’Iran


Chi nutrisse illusioni sul nuovo presidente degli Stati Uniti farebbe bene a leggere su «la Stampa» del 19 ottobre l’articolo di Maurizio Molinari [DL]:

«Esplosioni, agguati, sequestri e una raffica di misteriosi disastri aerei. Da almeno quattro anni gli apparati di sicurezza della Repubblica Islamica sono bersagliati da attacchi e incidenti. Una strategia che due reporter investigativi, l’americano Seympur Hersh e l’israeliano Ronen Bergman, riconducono a una guerra segreta che i servizi occidentali avrebbero iniziato [contro l’Iran. Si tenga presente] la decisione del Congresso di Washington di rendere pubbblica una spesa di 400 milioni di dollari a sostegno delle operazioni clandestine in Iran […] Avvenne nell’ultima fase dell’amministrazione Bush ma la Casa Binaca non ha finora chiesto a Capitol Hill di bloccare quei fondi […] Ciò che conta per i servzi occidentali è aiutare chiunque possa indebolire il potere di Khamenei […] Un tassello a parte delle “Black Operations” è quello degli incidenti aerei che dal 2002 bersagliano scienziati, militari e pasdaran, in maniera talmente misteriosa da suggerire una matrice israeliana. Si tratta di oltre una dozzina di incidenti la cui sequenza è impressionante…».

venerdì 16 ottobre 2009

Il Niezsche di Losurdo recensito su "Junge Welt"


Su «Junge Welt» del 16 ottobre 2009 (pp. 10 e 11) è apparsa una lunga recensione al libro di Domenico Losurdo, Nietzsche, il ribelle aristocratico. Biografia intellettuale e bilancio critico. Riportiamo qui la traduzione del primo capoverso. [SGA]

Apologeta del dominio
Smascheramento politico di un filosofo radicalmente aristocratico: con i suoi due volumi su Nietzsche, Domenico Losurdo ha fornito una ricerca che stabilisce nuovi parametri di giudizio

di Moshe Zuckermann, "Junge Welt" 16.10.2009 / Thema / SS10/11
(Sociologo, Zuckermann insegna al Cohn Institute for the History and Philosophy of Science and Ideas dell'Università di Tel Aviv ed è stato Direttore dell'Institut für Deutsche Geschichte di Tel Aviv. Im primavera è uscito il suo Sechzig Jahre Israel. Die Genesis einer politischen Krise des Zionismus, Pahl-Rugenstein Nachfolger, Bonn 2009.)

Ci sono libri che si possono recensire solo con difficoltà: il lavoro di ricerca da essi compiuto è così ampio e lo sforzo concettuale che li caratterizza è così impressionante che si può temere di far torto alla complessità dell’opera mediante una recensione che, per sua natura, comporta un procedimento drasticamente riduttivo. Un tale libro è l’opus in due volumi di Domenico Losurdo (Nietzsche, il ribelle aristocratico. Biografia intellettuale e bilancio critico), apparso in Italia per la prima volta nel 2002 e che ora è disponibile anche in traduzione tedesca. Si tratta di un’impresa magistrale, non a caso definita una pietra miliare nella ricezione di Nietzsche, un risultato scientifico che potrebbe rapidamente divenire un’opera di riferimento nell’ambito della storia spirituale europea. In effetti, in futuro nessuno che si occupi della dimensione politica del pensiero di Nietzsche potrà trascurare questo libro. Esso definisce nuovi parametri di giudizio e presenta coordinate analitiche troppo persuasive e troppo pregnanti perché sia lecito ignorarlo. Per questo l’opera non dev’essere qui recensita nel senso stretto del termine; mi limito ad alcune riflessioni su ciò che essa potrà significare d’ora in poi per la generale comprensione di Nietzsche e per il nostro rapporto con questo pensatore eminente e inquietante della Germania del Diciannovesimo secolo...
Leggi tutto in tedesco
Leggi tutto in italiano

Il libro su Stalin recensito dalla rivista dell'ANPI


di Tiziano Tussi
su "Patria Indipendente" n. 8, 27 settembre 2009, p. 63

Denso e preciso nelle argomentazioni, riferimenti, citazioni, Stalin di Domenico Losurdo ha molti pregi. Innanzi tutto rilancia il discorso su Stalin senza nessuna accondiscendenza verso la solita demonizzazione che oramai accompagna il suo nome. Senza nessun sentenza o giudizio morale o moraleggiante...
Leggi tutto

mercoledì 14 ottobre 2009

Come nacque e come morì il «marxismo occidentale»


di Domenico Losurdo
("Wie der «westliche Marxismus» geboren wurde und gestorben ist", in Erich Hahn, Silvia Holz-Markun (eds.), Die Lust am Widerspruch. Theorie der Dialektik-Dialektik der Theorie. Symposium aus Anlass des 80. Geburtstag von Hans Heinz Holz, Trafo, Berlin, 2008, pp. 35-60. In corso di pubblicazione in Italia)
Nella foto: Louis Althusser

1. Il «marxismo occidentale» e la rimozione della questione coloniale


Perché, dopo aver goduto una straordinaria fortuna sino a diventare la koiné degli anni ’60 e ’70, il marxismo è caduto in Occidente in una crisi così profonda? Certo, in questa vicenda hanno giocato un ruolo essenziale gli avvenimenti storici che tutti conosciamo, culminati nel crollo dell’Unione Sovietica e del «campo socialista». E, tuttavia, pur ineludibile, questo tipo di spiegazione non è esaustivo: occorre approfondire l’analisi, concentrando l’attenzione sulle debolezze intrinseche che il marxismo rivela in Occidente anche negli anni in cui la sua egemonia sembra incontrastata. Ciò è più che mai vero per l’Italia...
Leggi tutto

lunedì 12 ottobre 2009

Tutte sbagliate le "profezie terroristiche" dell'Occidente sulla Cina


Rinviamo qui alle pagine di un'analisi pubblicata dall'Accademia cinese delle Scienze sociali e ripresa e tradotta in inglese dal sito Chinascope [SGA].

On July 21, 2009, the Chinese Academy of Social Sciences published an article series titled The Western World’s Five Major Failed Predictions about China. The following is the translation of the entire article series.
The Western World’s Five Major Failed Predictions about China (Abstract)
By reporters Li Bo and Xi Ping

In the past 60 years, since the new China was founded, especially during the recent 31 years after the implementation of the “reform and open-door policy,” China has created a miracle in the history of mankind. There has never been any other country that could rapidly lead a society with so large a population from poverty and being backward to prosperity in such a short time! As we walk on our path, in addition to acclamations and praise, we have also heard criticism and curses, as well as a variety of “terror predictions.” However, after all, history will not change because of curses and so-called “predictions.”

It is a general impression that the western world’s comments on China are always negative. Nonetheless, that was not the case at the very beginning. During the era of the Enlightenment Movement in France, Chinese were considered a group of gentle people with high morality, living in a country permeated with an artistic atmosphere.

In 1895, Wilhelm II of Germany gave a painting The Yellow Peril to Nicholas II of Russia as a gift. This was the origin of the “Yellow Peril” theory...
Leggi tutto

Altro che Nobel! In Iran, Obama è come Bush e di fatto la guerra è già iniziata


«Due scienziati nucleari iraniani scomparsi nel nulla e altri sette morti in un incidente aereo misterioso. A suggerire lo scenario che sia in atto una guerra segreta contro Teheran è il ministro degli Esteri della Repubblica islamica»: così Maurizio Molinari in «La Stampa» dell’ottobre.

Nulla di nuovo sotto il sole. Da Il Linguaggio dell’Impero, p. 6:

[...] Un problema peculiare pongono le cosiddette «esecuzioni extragiudiziarie»: è noto il ricorso sistematico di Israele all’eliminazione fisica ovvero all’assassinio dei palestinesi accusati o sospettati di compiere azioni terroristiche. Si tratta di una pratica essa stessa terroristica? Tanto più lecita è la domanda, se si riflette sul fatto che, «in perfetta identità di vedute con Washington», i servizi segreti israeliani hanno il compito di «eliminare», assieme ai «capi dei gruppi palestinesi ovunque si trovino» anche gli «scienziati iraniani impegnati nel progetto per la Bomba» e persino coloro che in altri Paesi sono «sospettati di collaborare con l’Iran» . Come si vede, la licenza di uccidere è assai ampia: a provocare la condanna a morte basta il sospetto del coinvolgimento anche indiretto nel progetto rimproverato all’Iran di… voler rincorrere Israele per quanto riguarda l’armamento nucleare!

Il terrorismo Usa-Israele continua a infuriare tra l’indifferenza o il plauso della grande stampa d’informazione, che per un altro verso non si stanca di esibire la sua nobile dedizione alla causa dei diritti dell’uomo. Adesso ci si è messa pure l'Accademia di Svezia... [SGA]

mercoledì 7 ottobre 2009

Ancora su Israele, l'antisemitismo e l'antisemitismo antiarabo

L’on. Enrico Pianetta è giustamente preoccupato di denunciare qualsiasi manifestazione di antisemitismo anti-ebraico. Nel polemizzare con Sergio Romano, però, non dovrebbe trascurare del tutto l’«antisemitismo» anti-palestinese e antiarabo, che purtroppo è oggi presente anche (e soprattutto) in Israele. Rinviamo a questo proposito al libro di Domenico Losurdo Il linguaggio dell’Impero. Lessico dell’ideologia americana (Laterza 2007, II ed.), del quale riportiamo alcuni passaggi [SGA]:

[…] A sottolineare la preoccupante somiglianza col ragime razzista bianco di infausta memoria è una parte considerevole della stessa comunità ebraica sud-africana, sono in primo luogo gli «eroi ebraici» della lotta contro il regime bianco di segregazione e oppressione razziale . D’altro canto, gli stessi circoli governativi israeliani finiscono col rivelare il modello che agisce alle loro spalle...
Leggi tutto

Pianetta mette poi in guardia contro «le teorie della cospirazione», che in passato hanno avuto un ruolo importante nella diffusione dell'antisemitismo. Va notato, tuttavia, come ai giorni nostri queste teorie prendano di mira in primo luogo l’islam e siano spesso messe in circolazione dagli amici più acritici di Israele, come ad esempio Oriana Fallaci [SGA]:

[…] Com’è noto, la denuncia del complotto ebraico attraversa in profondità la storia della giudeofobia e dell’antisemitismo. Questo motivo non è scomparso, ma ora prende di mira l’islam: è in pieno svolgimento «il più squallido complotto»...
Leggi tutto

martedì 6 ottobre 2009

Sergio Romano sul discorso di Ahmadinejad all'ONU


Riportiamo qui le interessanti riflessioni, in risposta ad alcuni lettori, pubblicate da Sergio Romano sul "Corriere della sera" dell'ultima settimana. Con la sua consueta onestà intellettuale - oltre che con la nota competenza di questioni geopolitiche -, l'ex ambasciatore Romano discute del discorso tenuto dal presidente iraniano Ahmadinejad all'ONU e fa piazza pulita di molti luoghi comuni. SGA

IL DISCORSO DI AHMADINEJAD ALL' ASSEMBLEA DELL' ONU
"Corriere della Sera", 29 settembre 2009, p. 55
Riguardo all' intervento di Ahmadinejad e Gheddafi all' Onu, un lettore scrive che certi personaggi non dovrebbero essere autorizzati a servirsi del proprio seggio per minacciare e calunniare un altro Paese o per attaccare l' Onu stessa (Corriere, 25 settembre). Io penso invece che per raggiungere la pace qualche volta bisogna dar voce anche al più atroce «nemico». D' altro canto...
Leggi tutto


FRASI DI AHMADINEJAD
"Corriere della sera", 1 Ottobre 2009
Caro Romano, mi preme di contestare il suo «breve saggio» relativamente benevolo sul discorso di Ahmadinejad all’Assemblea dell’Onu...
Leggi tutto

AHMADINEJAD ALL’ONU COME LEGGERE LE SUE PAROLE
"Corriere della sera", Lunedi' 5 Ottobre 2009
Contrariamente al lettore Silvano Stoppa ( Corriere , 29 settembre), lei non si dichiara d’accordo con la delegazione italiana che ha abbandonato l’aula dell’Assemblea dell’Onu a seguito delle affermazioni di Ahmadinejad contro Israele. Eppure tali affermazioni sono espressione di un evidente antisemitismo e incitamento all’odio...


Caro Pianetta,
Nella traduzione dalla versione inglese la fra­se «antisemita» del di­scorso di Ahmadinejad è la se­guente: «Ancora più pericoloso è che certi circoli (in inglese: parties), facendo uso del loro potere e della loro ricchezza, cerchino d’imporre un clima d’intimidazione e d’ingiustizia nel mondo e agiscano con pre­potenza, mentre rappresentano se stessi, grazie alle loro enor­mi risorse mediatiche, come di­fensori della libertà, della de­mocrazia e dei diritti umani». È un’allusione a quegli ambienti ebraici che negli scorsi anni hanno strenuamente difeso, ne­gli Stati Uniti e in Europa, le po­sizioni del governo israeliano? E’ possibile. E’ una manifesta­zione di antisemitismo?...
Leggi tutto

In italiano! Le interviste su Nietzsche rilasciate da Domenico Losurdo a Reinhard Jellen


Nietzsche rivela il segreto dell'accumulazione capitalistica
"Junge Welt", 12.09.2009 / Wochenendbeilage / Seite 1 (Beilage)

Interview: Reinhard Jellen

«Se si vogliono schiavi, si è stolti a educarli da padroni»
"Telepolis", 19.09.2009

«L’ultimo Nietzsche è dogmatico»
"Telepolis", 20.09.2009

martedì 22 settembre 2009

Ancora un'intervista di Domenico Losurdo su Nietzsche

L'intervista in due parti, che integra quella uscita su "Junge Welt", è stata rilasciata a Reinhard Jellen e pubblicata sulla rivista telematica Telepolis.

Parte prima
"Will man Sklaven, so ist man ein Narr, wenn man sie zu Herren erzieht"


Parte seconda
"Der späte Nietzsche ist dogmatisch"

Nei prossimi giorni sarà disponibile la traduzione italiana dell'intervista

mercoledì 16 settembre 2009

E' uscita la terza ristampa del libro su Stalin!

La seconda ristampa del libro Stalin. Storia e critica di una leggenda nera è esaurita. La casa editrice Carocci ha già reso disponibile in libreria la terza ristampa.
In 10 mesi questo libro ha avuto dunque ben tre edizioni, a dimostrazione che esiste ancora in questo Paese uno spazio per la cultura critica.

Da Domenico Losurdo un ringraziamento sincero ai suoi lettori.

"Nietzsche rivela il segreto dell'accumulazione capitalistica": l'intervista di Domenico Losurdo su "Junge Welt"


12.09.2009 / Wochenendbeilage / Seite 1 (Beilage)
»Nietzsche spricht das Geheimnis der Kapitalakkumulation aus«
Gespräch mit Domenico Losurdo. Über die Konzepte des deutschen Philosophen, seinen Rassismus und seinen Gegensatz zu sozialistischer Kapitalismuskritik
Interview: Reinhard Jellen

[...] Warum ist für Sie die Philosophie Friedrich Nietzsches so interessant, daß sie ihm eine 1100seitige Monographie widmen?

Dafür gibt es zwei Gründe. Der erste ist persönlicher Natur. Nachdem ich der großen philosophischen Epoche, die von Kant bis zu Marx reicht, eine Reihe von Untersuchungen gewidmet und außerdem ein Buch über Heidegger geschrieben hatte, verspürte ich das Bedürfnis, die Rekonstruktion der geistigen Geschichte Deutschlands mit einer intensiven Beschäftigung mit Nietzsche gewissermaßen zu vervollständigen. Die vor kurzem vom Argument-Verlag veröffentliche Monographie bildet das Gegenstück zu meiner Monographie »Hegel und das deutsche Erbe« von 1989...
Leggi tutto
Nei prossimi giorni sarà disponibile la traduzione italiana dell'intervista.

sabato 5 settembre 2009

Risposta a un lettore su Stalin

3 settembre 2009 11.44,  Matteo ha detto...

Premetto che è lungi da me paragonare l'Unione sovietica al nazismo, tuttavia credo che il patto con la Germania sia stato un errore politico fondamentale, non solo perché gettò, come era ovvio, confusione tra i partiti comunisti di mezza Europa, ma soprattutto perché, come viene giustamente sostenuto anche nel pezzo citato, l'obiettivo principale di Hitler non era l'Europa, ma l'Urss, di conseguenza era chiaro che quel patto sarebbe stato solamente un tentativo di Hitler di ingannare Stalin e che sarebbe stato puntualmente disatteso, come poi è avvenuto.
Condivido l'opinione sull'atteggiamento decisamente miope delle potenze europee, Gran Bretagna in testa, circa la politica della Germania e le loro responsabilità nel non aver arrestato per tempo l'espansione nazista, ma anzi nell'averla agevolata, tuttavia non si può non riconoscere parimenti una responsabilità da parte sovietica nel non aver tentato una via diplomatica con Usa e Gran Bretagna, visto che dalla Germania non ci si poteva aspettare altro che un'invasione, iniziativa che invece quantomeno non sarebbe partita dai paesi anglosassoni.

Domenico Losurdo:
Non c’è dubbio che l’Alleanza tra Urss e democrazie occidentali sarebbe stata la strategia ideale per fronteggiare il Terzo Reich e il nazifascismo. E’ la linea proposta dal VII Congresso dell’Internazionale Comunista nel 1935. Negli anni immediatamente successivi, però, c’è l’espansione del nazi-fascismo in Spagna, Etiopia, Austria, Albania, l’aggravarsi dell’aggressione giapponese in Cina e ai confini dell’Urss, lo smembramento della Cecoslovacchia, il tutto con la complicità o passività delle democrazie occidentali e della Polonia, che ostinatamente rifiutano le proposte di allenza provenienti da Mosca. E’ a questo punto, in questa situazione tragica, che l’Urss si decide al patto con la Germania.
L’atteggiamento in particolare dell’Inghilterra ben si spiega. Non si tratta di singole personalità «miopi» (Chamberlain). Circoli importanti dell’imperialismo britannico comprendevano un punto essenziale: l’alleanza con l’Urss (e i comunisti) avrebbe significato sì la sconfitta del progetto hitleriano di edificare le «Indie tedesche» in Europa orientale, ma questa sconfitta avrebbe trascinato anche il crollo dell’India coloniale britannica e dell’Impero britannico nel suo complesso, come in effetti è avvenuto! Ancora oggi non mancano gli storici inglesi che rimpiangono il mancato accordo tra Impero britannico e Impero germanico…
La firma del patto con la Germania non mette fine all’azione dell’Urss e di Stalin per indebolire il Terzo Reich: rinvio a tale proposito alle pp. 183-187 del mio libro.

giovedì 3 settembre 2009

L'anniversario dell'invasione nazista della Polonia riaccende la polemica su Stalin. Anche a sinistra domina ormai la Dottrina Truman

L'anniversario dell'invasione nazista della Polonia è stato occasione, nei giorni scorsi, di numerosi interventi pubblici in ambito storiografico. Sia nelle celebrazioni ufficiali che nelle ricostruzioni giornalistiche, l'interesse dominante non è stato però quello di richiamare alla memoria la barbarie del Terzo Reich quanto quello di puntare l'indice contro Stalin e l'Urss.
La Dottrina Truman è diventata lingua comune nell'opinione pubblica: nazismo e comunismo sono stati due mostri totalitari gemelli e il patto di non aggressione firmato da Molotov e von Ribbentrop lo dimostra in maniera lampante. Fino a qualche anno fa, questo genere di argomentazioni era il cavallo di battaglia di intellettuali come Indro Montanelli. Oggi è una tesi condivisa da "il manifesto" (e questo non stupisce affatto) e ripresa persino da aree culturali che si richiamano alla storia del movimento operaio: "essere stati comunisti", si potrebbe dire.
E' il sintomo di quanto siano arretrati i rapporti di forza politico-sociali e di quanto lunga e incerta, ingrata e minoritaria, sarà la resistenza culturale di coloro che, in questo paese, ritengono ancora importante un approccio materialistico alla realtà storica.
Per contribuire al dibattito in corso, ripubblichiamo uno stralcio dal libro di Domenico Losurdo su Stalin.
SGA


Stalin, il nazismo e la guerra
di Domenico Losurdo
(da Stalin. Storia e critica di una leggenda nera, Carocci, Roma 2008)

[...] Nella gara per giungere ad un compromesso o ad un’intesa col nuovo regime insediatosi a Berlino, Stalin arriva decisamente ultimo. E’ del 20 luglio 1933 il Concordato tra la Germania e la Santa Sede, che garantisce la fedeltà dei cattolici tedeschi al nuovo «governo formatosi in conformità alla Costituzione» (verfassungsmässig gebildete Regierung): un riconoscimento che avviene a poca distanza di tempo dal varo delle leggi eccezionali, col ricorso al terrore, e dall’emergere dello Stato razziale, con le prime misure a carico dei funzionari di «origine non ariana»...
Leggi tutto
Versione francese

giovedì 20 agosto 2009

I DUE VOLTI DEL DALAI LAMA: il mite tibetano e il suo regime antidemocratico

Tenzin Gyatso con Heinrich Harrer

Portatore di luce con lati oscuri
"Stern", n° 32 del 30.07.2009, pp. 27-39
Durante la sua visita in Germania di questa settimana il Dalai Lama verrá di nuovo festeggiato come un salvatore. La guida del Tibet é riconosciuta come simbolo di tolleranza. Tuttavia voci critiche dalla comunitá dei tibetani in esilio in India richiedono inutilmente libertá religiosa e democrazia.
Di Tilman Müller e Janis Vougioukas
Trad. it. di Ercole Erculei

Arriva sempre preceduto da una grossa colonna di auto, come un presidente di stato. Guardie del corpo lo circondano, star del cinema e boss di aziende fanno benevolmente da ali, governanti si affrettano nel venirlo a salutare. Questa settimana a Francoforte sará molto probabilmente come l'anno passato a Norinberga. Il Dalai Lama salutó allora i presenti con il suo amabile, infantile
gesto. Tuttavia durante il suo discorso al palazzo comunale i presenti rimasero sconcertati, senza parole, come riportó il giornale locale il giorno successivo...
Leggi tutto

domenica 2 agosto 2009

Miguel Urbano Rodrigues recensisce il libro su Stalin

STALIN, HISTÓRIA E CRÍTICA DE UMA LENDA NEGRA
Um livro de Domenico Losurdo

Por Miguel Urbano Rodrigues

Há meses que me sento diante do computador para escrever este artigo. Mas o projecto foi adiado dia após dia.
Quando Domenico Losurdo me ofereceu Stalin -Storia e critica de una leggenda nera*, já lera criticas sobre a obra. Mas não a imaginava.Qualquer texto sobre pessoas que deixaram marcas profundas na história, quando escrito sem o suficiente distanciamento temporal, cria sempre grandes problemas ao autor...

Leggi tutto

lunedì 20 luglio 2009

Ancora sullo Xingjiang

antonio ha detto...
Rispetto alla discriminazione raziale che gli uguri sono costreti a subire nel resto della Cina, c'è chi sostiene che sono dovuti sopratutto al fatto che i lavoratori uguri che emigrano dallo Xingjiang accettano delle paghe ancora più misere delle già povere paghe medie cinesi e condizioni di lavoro pesantissime. Questo succede in partcolare nelle regioni più industrializzate. Proprio in una di queste regioni ci sarebbe stato uno scontro che poi ha fatto da scintilla per le tensioni nello Xinjiang. Cosa ne pensi rispetto a questa chiave di lettura che ripresenta in salsa cinese la consolidata guerra tra poveri che ha generato e genera tanti scontri celati da motivazioni raziali?
17 luglio 2009 3.39

Caro Antonio,
Nel corso di quello che è stato definito il più colossale processo diurbanizzazione della storia (e di rimescolamento della popolazione),non mancano certo i conflitti tra gli immigrati delle diverse etnie, equesto sia per ragioni economiche (come quelle da te indicate) sia perragioni culturali e religiose. In effetti, nei giorni precedenti itragici avvenimenti di Urumqi, nel Guangdong la falsa diceria, secondocui una operaia han era stata stuprata da immigrati uiguri, avevaprovocato scontri tra i due gruppi etnici con la morte di due operaiuiguri. Ma ciò non basta a spiegare la feroce caccia allo han chequalche giorno dopo si scatena nella capitale del Xinjang. L’ultimonumero della rivista tedesca «Die Zeit» (16 luglio, p. 7) hapubblicato la testimonianza di una uigura: la caccia allo han èiniziata dopo che su internet era stata bombardata la falsa «notizia», in base alla quale nel Guangdong erano stati uccisi cento uiguri, lapolizia aveva lasciato fare e non si erano viste neppure le ambulanze…E’ così che è iniziato il massacro. E’ stato tutto casuale espontaneo, oppure almeno la seconda «notizia» è in realtà una vera epropria disinformazione fatta circolare da centrali che sono collocateal di fuori della Cina e che hanno interesse a destabilizzarla e adisgregarla?
Domenico Losurdo

martedì 14 luglio 2009

Risposta a un lettore sullo Xingjiang

RB ha detto...
Mi perdoni, ma definire immigrazione l'arrivo degli han nello Xinjiang mi sembra un po' eccessivo. E' come dire che in provincia di Latina al tempo dei fascisti c'è stata una forte immigrazione veneta. In realtà se uno stato dà incentivi per trasferirsi in un'altra regione, non si può più parlare di immigrazione semplice, che sarebbe un fenomeno volontario, ma di immigrazione controllata. Ora la domanda è: perché questa volontà di spostare gli han in un territorio di uiguri? Per poter far sì che non scoppi una guerra etnica e separatista contro il potere centrale di Pechino. Certo è che se gli uiguri vedono gli ultimi arrivati arricchirsi e prendere il comando della loro regione grazie agli aiuti di Pechino, poi mi sembra normale che si ribellino. Non sono un localista, ma questo, visto che di mezzo ci sono fattori politici, economici, religiosi ed etnici, potrebbe quasi essere definito colonialismo.
9 luglio 2009 5.46

Caro RB,
Grazie per l'interessamento e per le questioni che pone. Cerco di dare qui alcune risposte.

1) Nella politica del governo cinese svolgono un ruolo anche lepreoccupazioni per l’integrità territoriale e la sicurezza nazionale:il Xinjiang è collocato al confine in un’area di grande volatilità edi rischio elevato (dove, a partire dall’11 settembre 2001, si fasentire anche la presenza delle basi militari statunitensi). Ma se cifosse da parte del governo centrale la volontà di sommergere gliuiguri, non si capirebbe allora perché esso consente loro di avere due o tre figli mentre impone la politica del figlio unico agli han.
2) In Cina è in corso un gigantesco processo di emigrazione e diurbanizzazione. Ogni anno dai 10 ai 15 milioni di persone affluiscononelle città dove lo sviluppo economico è più rapido (tra di esse èUrumqi, la capitale del Xinjiang).
3) L’emarginazione degli uiguri è un mito. Ho già riportato importanti testimonianze. Eccone un’altra. Sono le dichiarazioni rilasciate a «LaStampa» (11 luglio 2009, p. 19) da Nicola Di Cosmo, «professore alcentro di studi avanzati di Princeton» (Usa) e «considerato il massimoesperto al mondo di storia dell’Asia centrale». Così è descritta lasituazione nel Xinjiang:«Gli han sono in città, i kazaki sono nel Nord, gli uiguri sono nelSud. In realtà però gli han di più di seconda o terza generazionesentono una differenza forte con gli han di immigrazione più recente esentono maggiore vicinanza con gli uiguri, sono cresciuti con loro espesso parlano anche uiguro. Loro si definiscono Xinjiangren, gentedello Xinjiang, non han o uiguri, e in questo termine si riconosconoanche molti uiguri […]Le politiche centrali che favoriscono gli uiguri di fatto separano ledue comunità. Ci sono quote per gli uiguri negli uffici pubblici,nelle università […] Gli han in Xinjiang in realtà fanno molti passiper adeguarsi a costumi e necessità locali».Come si vede, ad essere qui oggetto di critica è semmai la politica di«azione affermativa» a favore degli uiguri…
4) Non che manchino i problemi. Leggiamo ancora Di Cosmo:«Gli uiguri si sentono discriminati quando escono dalla Xinjiang. C’èuna forma crescente di razzismo verso gli uiguri fuori dello Xinjiangche accende sempre di più i sentimenti nazionalistici tra gli uiguriin Xinjiang». E cioè, gli immigrati uiguri nel resto della Cinasubiscono spesso i pregiudizi che accompagnano gli immigrati. Ma questo è il risulato non della politica del governo centrale ma ditendenze presenti nella società civile di ogni paese. Si può chiedere al governo centrale cinese di fare di più contro i pregiudizi provocati dal processo migratorio forse più massiccio della storia mondiale – proprio in questi giorni è stato introdotto nelle scuolel’insegnamento dell’«armonia etnica» – ma il quadro tracciato dai media occidentale è espressione della guerra fredda scatenatadall’imperialismo contro un paese diretto da un partito comunista e protagonista di un’ascesa prodigiosa e inarrestabile.

Domenico Losurdo

giovedì 9 luglio 2009

Le menzogne dell’imperialismo sullo Xinjiang

Sulla «Stampa» dell’ 8 luglio Francesco Sisci riferisce da Pechino:
«Molti han di Urumqi si lamentano per i privilegi di cui godono gli uiguri. Questi infatti, come minoranza nazionale musulmana, a parità di livello hanno condizioni di lavoro e di vita molto miglori dei loro colleghi han. Un uiguro in ufficio ha il permesso di sospendere il lavoro più volte al giorno per adempiere alle cinque tradizionali preghiere musulmane della giornata […] Inoltre possono non lavorare il venerdì, giorno di festa musulmana. In teoria dovrebbero recuperare la domenica. Di fatto la domenica gli uffici sono deserti […] Un altro tasto doloroso per gli han, sottoposti alla dura politica di unificazione familiare che ancora impone l’unigenito, è il fatto che gli uiguri possono avere due o tre figli. Come musulmani, poi, hanno rimborsi in più nello stipendio, visto che, non potendo mangiare maiale, devono ripiegare sull’agnello, che è più caro».Ho già scritto nel precdente intervento che il Partito comunista cinese è impegnato a lottare anche contro lo sciovinismo han. E, tuttavia dal quadro riportato da Sisci emerge charamente che non ha senso accusare il governo di Pechino di voler cancellare l’identità nazionale e religiosa degli uiguri. Anche in questo caso la propaganda filo-imperialista si rivela menzognera.

Domenico Losurdo

martedì 7 luglio 2009

Che succede nello Xinjiang?

Ricordate quello che avveniva negli anni della guerra fredda e soprattutto nella sua fase finale? La stampa occidentale non era mai stanca di agitare il tema dei profughi che fuggivano la dittatura comunista al fine di conquistare la libertà [...] Oggi, tutti possono vedere che dalle regioni orientali della Germania, dalla Polonia, Romania, Albania ecc., nonostante la libertà finalmente conquistata, il flusso migratorio verso l’Occidente continua e anzi si accentua ulteriormente. Solo che questi migranti non sono più accolti come combattenti per la causa della libertà, ma sono spesso respinti come delinquenti per lo meno potenziali [...] Un’analoga manipolazione è in corso sotto i nostri occhi. Come spiegare i gravi incidenti che nel marzo 2008 si sono verificati in Tibet e che, su scala più larga, in questi giorni stanno divampando nello Xinjiang? In Occidente la «grande» stampa di «informazione» ma anche la «piccola» stampa di «sinistra» non hanno dubbi: tutto si spiega con la politica liberticida del governo di Pechino...
Novità!
Versione francese
Traduzione di Marie-Ange Patrizio
Versione tedesca
Übersetzung aus dem Italienischen: Erdmute Brielmayer
Versione portoghese (brasiliano)
Tradução de Jaime Clasen

lunedì 6 luglio 2009

Pubblicato in Turchia un saggio di Domenico Losurdo




Si tratta del saggio Le categorie della rivoluzione nella filosofia classica tedesca. La rivista è "Baykus", n. 4. Il saggio è stato tradotto dal tedesco da Doğan Goecmen.

sabato 27 giugno 2009

In Iran un tentativo di colpo di Stato filo-imperialista

Il presidente iraniano Ahmadinejad insieme a Hugo Chavez. Il Venezuela ha subito denunciato le ingerenze occidentali in Iran.

Versione francese
Traduit de l’italien par Marie-Ange Patrizio

Non c'è dubbio che in questi giorni si è assistito a un tentativo di colpo di Stato, fomentato e appoggiato dall'esterno. Ovviamente,tentativi del genere possono aver chances di successo solo in presenza di una consistente opposizione interna. E, tuttavia, la sostanza del problema non cambia.
La tecnica dei colpi di Stato filo-imperialisti, camuffati da «rivoluzioni colorate», segue ormai uno schema ben consolidato...

Leggi tutto

Presentato in Germania "Nietzsche der aristokratische Rebell"



Nietzsche der aristokratische Rebell è stato presentato in diverse città della Germania.
Nella foto, la presentazione a Berlino, con (da sinistra)Wolf Fritz Haug, professore emerito della FreieUniversität di Berlino, Arnold Schölzel, Chef Redakteur di "Junge Welt", Losurdo e Jan Rehmann.

Nietzsche der aristokratische Rebell è pubblicato in Germania da Argument Verlag in un'edizione in due volumi. Per informazioni o per l'acquisto scrivere a verlag@argument.de

venerdì 19 giugno 2009

Esaurita la prima edizione del libro su Stalin

Le prime 2.500 copie del libro su Stalin sono andate esaurite e il libro è stato appena ristampato da Carocci.
Ringraziamo i lettori, che hanno apprezzato il libro e che si sono impegnati nel farlo conoscere il più possibile.
Nei prossimi mesi sarà pronta l’edizione in lingua francese, pubblicata dalla casa editrice Aden di Bruxelles, presso la quale è già uscita l'edizione in francese de Il peccato originale del Novecento.

Nietzsche der aristokratische Rebell: è uscita la traduzione tedesca del Nietzsche di Losurdo

E' appena stata pubblicata la traduzione tedesca, a cura di Jan Rehman, del libro di Domenico Losurdo su Nietzsche. Il titolo di questa edizione in due volumi pubblicata da Argument Verlag è: Nietzsche der aristokratische Rebell. Intellektuelle Biographie und kritische Bilanz.

Domenico Losurdo presenterà il suo libro in Germania secondo questo calendario:

- Domenica 21 giugno, ore 11: intervista a Jan Rehmann, in occasione della Pressefest di "Unsere Zeit", Revierpark, Dortmund.

- Lunedì 22 giugno, ore 18; Università Hamburg, Fachbereich Sozialökonomie, Raum S. 30, Von Melle Park 9; Presenta Prof. Dr. Lars Lambrecht.

- Martedì 23 giugno, ore 19, Berlino, Ladengalerie di Junge Welt, Torstraße 6, Berlino; Podumdiskussion con Prof Dr. Wolfgang Fritz Haug .

lunedì 1 giugno 2009

Tienanmen 20 anni dopo

di Domenico Losurdo

In questi giorni, la grande stampa di «informazione» è impegnata a ricordare il ventesimo anniversario del «massacro» di piazza Tienanmen. Le rievocazioni «commosse» degli avvenimenti, le interviste ai «dissidenti» e gli editoriali «indignati», i molteplici articoli che si sussseguono e si preparano mirano a ricoprire di perpetua infamia la Repubblica Popolare Cinese e a rendere solenne omaggio alla superiore civiltà dell’Occidente liberale. Ma cosa è realmente avvenuto venti anni fa?...
Leggi tutto
Leggi in francese
Leggi in tedesco


La statua in cartapesta della "Dea della Democrazia" eretta sotto il ritratto di Mao durante la rivolta del 1989 e la sua replica nel Freedom Park di Arlington, Virginia (USA).
A destra, la Statua della Libertà a New York.

domenica 24 maggio 2009

A Lisbona dal 28 al 30 maggio il congresso della Internationale Gesellschaft Hegel-Marx: Universalismo, questione nazionale, conflitto per l'egemonia

Internationale Gesellschaft Hegel-Marx für dialektisches Denken
"Universalism, national questions and conflicts concerning hegemony"
International congress
Lisbon, 28, 29, 30 May 2009


Presentazione di Stefano G. Azzarà

La grave crisi del capitalismo globalizzato che oggi è in atto si svolge in un contesto di grandi trasformazioni che hanno alle spalle una preparazione di lunga durata storica e che riguardano non solo lo scenario economico ma anche quello politico e culturale.

L'annuncio della "fine della storia" e del definitivo avvento di un nuovo ordine mondiale pacifico e consensuale di tipo neoliberale, lanciato all'indomani della fine della Guerra fredda, è stato smentito da due decenni di guerre e di tensioni internazionali ininterrotte ma anche da gravi scompensi all'interno di ogni singolo Stato. Entrati in crisi gli auspici ottimistici di Francis Fukuyama, è stato lo slogan bellicoso dello "scontro di civiltà", diffuso da Samuel P. Huntington e dagli intellettuali neoconservatori americani, a caratterizzare questo periodo. Esso continua ancora oggi a ispirare l'atteggiamento di molte elite occidentali, alla ricerca di un'idea-guida che chiarisca la natura dei rapporti tra le nazioni e le aree del mondo ma che consenta al tempo stesso di gestire il consenso all'interno di ciascun paese. Fornendo identità fondamentalistiche e semplificate e costruendo di volta in volta strumentali immagini del nemico - l'Islam, la Cina, l'ondata migratoria dei barbari del Terzo Mondo , questo slogan si è rivelato molto efficace: esso occulta i profondi squilibri nella distribuzione della ricchezza, del potere, dei diritti e delle opportunità all'interno dei paesi industrializzati e favorisce l'esternalizzazione del conflitto.
Con queste basi ideologiche, l'Occidente - e gli Stati Uniti in particolare - si è identificato con la civiltà in quanto tale e con l'idea stessa di democrazia e ha cercato di governare in maniera aggressiva le impetuose trasformazioni in corso, imponendo ad ogni latitudine la propria visione del mondo e le proprie priorità. Tutto questo, però, ha messo in discussione la portata universalistica di quel pensiero che l'Occidente ostenta con fierezza e che pretende di esportare. Come ammette lo stesso Huntington, «i non occidentali definiscono occidentale ciò che gli occidentali definiscono universale».

Cosa è successo? Nella seconda parte del Novecento, gli ideali della democrazia e dei diritti universali - giunti a coscienza con la Rivoluzione francese e arricchiti dall'esperienza del movimento socialista ma ancora ben lontani da una piena realizzazione - sono stati profondamente indeboliti. La loro ridefinizione in chiave unilateralmente liberale, infatti, ha rimosso tutte quelle esperienze filosofiche e politiche, interne ed esterne all'Occidente stesso, critiche ed autocritiche, che ancora fino a qualche decennio prima erano considerate componenti imprescindibili di un universalismo pieno e compiuto. Anche l'esperienza filosofica postmodernista ha avuto in ciò un suo ruolo. Nata dalla pretesa di una critica radicale del potere e dello Stato, essa è segnata da un attegiamento antidialettico distruttivo nei confronti di ogni forma di universalismo in quanto tale. La sua esaltazione spesso acritica delle differenze particolari rimane perciò sempre in bilico tra il relativismo assoluto e l'apologia della legge del più forte.
Ne è emersa una forma di universalismo particolaristica e dimidiata, che tende a negare ogni riconoscimento nei confronti di altri complessi di cultura e forme di coscienza e che ha tentato, più che di dialogare con essi e di sforzarsi di realizzare una sintesi superiore, di sottometterli. Ma la chiave dello "scontro di civiltà" è inservibile per comprendere la situazione in atto. Molto più proficuo è guardare a questi fenomeni in una prospettiva diversa.

La fine del mondo bipolare non ha soltanto posto le premesse per l'imposizione mondializzata del modello di sviluppo capitalistco e dei valori occidentali. Ha anche creato le condizioni per l'avvio di un processo più complesso, nel quale intere aree del mondo - fino a quel momento inserite in un ordine rigido - hanno intrapreso un percorso di sviluppo autonomo e di sganciamento nei confronti dell'ordine economico capitalistico e nei confronti dell'egemonia culturale statunitense e occidentale. Al di sotto del conflitto tra le civiltà e del crescente richiamo alla storia, alla tradizione e alla religione, c'è dunque un più concreto e materiale contenzioso politico e geopolitico nel quale è in gioco la partita che ridefinirà gli equilibri mondiali nel XXI secolo. All'emergere di aree che sono uscite dall'epoca coloniale e rivendicano la propria autonomia, fa da contraltare il progetto neocoloniale di un mondo occidentale che cerca di far fronte alla crisi della propria autorità non esitando ad utilizzare lo strumento militare. E' il conflitto per l'egemonia, dunque, a caratterizzare questa fase. E in questo conflitto, la questione nazionale - a lungo considerata inattuale dagli ideologi della globalizzazione - riafferma la propria centralità.

Gli strumenti critici e dialettici messi a disposizione da Hegel e da Marx - e in particolare la loro riflessione sul rapporto tra universalità e particolarità, sulla natura del conflitto e sul ruolo dei ceti intellettuali - possono aiutare ad orientarci meglio in questo mondo e di comprenderlo in maniera più razionale. E' quanto si propone il nostro congresso, che si svolgerà dal 28 al 30 maggio a Lisbona e viene organizzato in collaborazione con l'Università di Lisbona, il Dipartimento di Scienze umane dell'Università di Urbino, l'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici e la Fundação Calouste Gulbenkian.

Leggi in inglese
Home page del congresso
Programma del congresso
Abstracts delle relazioni presentate