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Facebook: I lettori di Domenico Losurdo

sabato 31 ottobre 2009

L'intervento di Hans Heinz Holz sullo Stalin di Losurdo


Pubblichiamo l'atteso intervento del filosofo materialista tedesco Hans Heinz Holz sullo Stalin di Domenico Losurdo. Nei prossimi giorni dovremmo essere in grado di pubblicare la traduzione italiana [SGA].

Hans Heinz Holz
Zu Domenico Losurdos Stalin-Buch
„Topos“ n. 31: Mythologie, Oktober 2009

Es ist wohl kaum zu bestreiten, daß die Person Stalins und das Phä-nomen des sog. »Stalinismus« in der öffentlichen, auch in der wissen-schaftlichen Diskussion von einem Hohen Maß von Emotionalität geprägt sind. Zumeist werden dabei die im Klassen- und Machtkampf der dreißiger Jahre und dann auch noch einmal nach dem 2. Weltkrieg begangenen Unrechtshandlungen, die gewalttätige Ausübung der Staatsmacht und die Willkür der Repressionsmaßnahmen ins Zentrum gerückt. Die ungeheuere ökonomische, soziale und kulturelle Aufbau-leistung, der historische Fortschritt für die Menschen in der Sowjet-union treten in der Analyse zurück oder bleiben gar unberücksichtigt. Daß es ein Desiderat historischer Forschung ist, die Ursprünge dieser Ambivalenz und Widersprüchlichkeit zu begreifen, versteht sich von selbst. Der Aufstieg der Sowjetunion zur zweiten Weltmacht läßt sich ja nicht durch »Massenterrorismus« erklären. Die Lücke im ge-schichtswissenschaftlichen Diskurs ist offenkundig. Verdammungs-dekrete und Apologien sind ungeeignet, diese Lücke zu füllen. Ihre Ursache liegt allerdings in den propagandistischen und ideologischen Strategien des Antikommunismus...
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Dino Cofrancesco su Zizek e Losurdo


Veniamo a sapere in ritardo di questo articolo. Per quanto alcuni dei giudizi contenuti nell'articolo, in particolare quelli volti a criticare Zizek, ci appaiano decisamente faziosi e strumentali, abbiamo deciso di segnalarlo in quanto contiene alcuni significativi spunti di riflessione.

Slavoj Zizek. Chic e incomprensibile: così si diventa un guru
di Dino Cofrancesco, “Libero”, sabato 19 settembre 2009, pp. 34-5

Per la “società aperta” è forse una fortuna che i suoi “nemici” non abbiano lo stile, la chiarezza concettuale e la capacità comunicativa della lingua inglese - una «lingua onesta», la definiva Gaetano Salvemini... - ma parlino con la voce di Giorgio Agamben o di Slavoj Zizek, avvolgendo i loro discorsi iniziatici in una fitta nube misterico-filosofica in cui la impenetrabile (talora) oscurità di Martin Heidegger viene centuplicata dalle letture e interpretazioni dei suoi lettori francesi postfreudiani, da Lacan a Derida a Rancière. Forse è un’atroce beffa della storia che per comprendere un vedovo del totalitarismo comunista, come Slavoj Zizek, autore del davvero anticonformista Il soggetto scabroso (Raffaello Cortina), non basti una laurea in filosofia, ma occorra un master sul pensiero francese dopo Sartre [...]
Domenico Losurdo, nei suoi numerosi, godibili e istruttivi saggi - che per ricchezza di documentazione e limpidezza espositiva hanno molto da insegnare anche a quanti come me non ne condividono le tesi - aveva esposto le stesse critiche all’Occidente liberale, all’imperialismo americano, all’invadenza del mercato, senza mai assurgere al rango di star di prima grandezza nella repubblica delle lettere. Forse perché porta un cognome meridionale e insegna in una Università che i suoi colleghi ritengono ai confini dell’Impero...

martedì 20 ottobre 2009

Barack Obama e la scalata della guerra contro l’Iran


Chi nutrisse illusioni sul nuovo presidente degli Stati Uniti farebbe bene a leggere su «la Stampa» del 19 ottobre l’articolo di Maurizio Molinari [DL]:

«Esplosioni, agguati, sequestri e una raffica di misteriosi disastri aerei. Da almeno quattro anni gli apparati di sicurezza della Repubblica Islamica sono bersagliati da attacchi e incidenti. Una strategia che due reporter investigativi, l’americano Seympur Hersh e l’israeliano Ronen Bergman, riconducono a una guerra segreta che i servizi occidentali avrebbero iniziato [contro l’Iran. Si tenga presente] la decisione del Congresso di Washington di rendere pubbblica una spesa di 400 milioni di dollari a sostegno delle operazioni clandestine in Iran […] Avvenne nell’ultima fase dell’amministrazione Bush ma la Casa Binaca non ha finora chiesto a Capitol Hill di bloccare quei fondi […] Ciò che conta per i servzi occidentali è aiutare chiunque possa indebolire il potere di Khamenei […] Un tassello a parte delle “Black Operations” è quello degli incidenti aerei che dal 2002 bersagliano scienziati, militari e pasdaran, in maniera talmente misteriosa da suggerire una matrice israeliana. Si tratta di oltre una dozzina di incidenti la cui sequenza è impressionante…».

venerdì 16 ottobre 2009

Il Niezsche di Losurdo recensito su "Junge Welt"


Su «Junge Welt» del 16 ottobre 2009 (pp. 10 e 11) è apparsa una lunga recensione al libro di Domenico Losurdo, Nietzsche, il ribelle aristocratico. Biografia intellettuale e bilancio critico. Riportiamo qui la traduzione del primo capoverso. [SGA]

Apologeta del dominio
Smascheramento politico di un filosofo radicalmente aristocratico: con i suoi due volumi su Nietzsche, Domenico Losurdo ha fornito una ricerca che stabilisce nuovi parametri di giudizio

di Moshe Zuckermann, "Junge Welt" 16.10.2009 / Thema / SS10/11
(Sociologo, Zuckermann insegna al Cohn Institute for the History and Philosophy of Science and Ideas dell'Università di Tel Aviv ed è stato Direttore dell'Institut für Deutsche Geschichte di Tel Aviv. Im primavera è uscito il suo Sechzig Jahre Israel. Die Genesis einer politischen Krise des Zionismus, Pahl-Rugenstein Nachfolger, Bonn 2009.)

Ci sono libri che si possono recensire solo con difficoltà: il lavoro di ricerca da essi compiuto è così ampio e lo sforzo concettuale che li caratterizza è così impressionante che si può temere di far torto alla complessità dell’opera mediante una recensione che, per sua natura, comporta un procedimento drasticamente riduttivo. Un tale libro è l’opus in due volumi di Domenico Losurdo (Nietzsche, il ribelle aristocratico. Biografia intellettuale e bilancio critico), apparso in Italia per la prima volta nel 2002 e che ora è disponibile anche in traduzione tedesca. Si tratta di un’impresa magistrale, non a caso definita una pietra miliare nella ricezione di Nietzsche, un risultato scientifico che potrebbe rapidamente divenire un’opera di riferimento nell’ambito della storia spirituale europea. In effetti, in futuro nessuno che si occupi della dimensione politica del pensiero di Nietzsche potrà trascurare questo libro. Esso definisce nuovi parametri di giudizio e presenta coordinate analitiche troppo persuasive e troppo pregnanti perché sia lecito ignorarlo. Per questo l’opera non dev’essere qui recensita nel senso stretto del termine; mi limito ad alcune riflessioni su ciò che essa potrà significare d’ora in poi per la generale comprensione di Nietzsche e per il nostro rapporto con questo pensatore eminente e inquietante della Germania del Diciannovesimo secolo...
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Il libro su Stalin recensito dalla rivista dell'ANPI


di Tiziano Tussi
su "Patria Indipendente" n. 8, 27 settembre 2009, p. 63

Denso e preciso nelle argomentazioni, riferimenti, citazioni, Stalin di Domenico Losurdo ha molti pregi. Innanzi tutto rilancia il discorso su Stalin senza nessuna accondiscendenza verso la solita demonizzazione che oramai accompagna il suo nome. Senza nessun sentenza o giudizio morale o moraleggiante...
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mercoledì 14 ottobre 2009

Come nacque e come morì il «marxismo occidentale»


di Domenico Losurdo
("Wie der «westliche Marxismus» geboren wurde und gestorben ist", in Erich Hahn, Silvia Holz-Markun (eds.), Die Lust am Widerspruch. Theorie der Dialektik-Dialektik der Theorie. Symposium aus Anlass des 80. Geburtstag von Hans Heinz Holz, Trafo, Berlin, 2008, pp. 35-60. In corso di pubblicazione in Italia)
Nella foto: Louis Althusser

1. Il «marxismo occidentale» e la rimozione della questione coloniale


Perché, dopo aver goduto una straordinaria fortuna sino a diventare la koiné degli anni ’60 e ’70, il marxismo è caduto in Occidente in una crisi così profonda? Certo, in questa vicenda hanno giocato un ruolo essenziale gli avvenimenti storici che tutti conosciamo, culminati nel crollo dell’Unione Sovietica e del «campo socialista». E, tuttavia, pur ineludibile, questo tipo di spiegazione non è esaustivo: occorre approfondire l’analisi, concentrando l’attenzione sulle debolezze intrinseche che il marxismo rivela in Occidente anche negli anni in cui la sua egemonia sembra incontrastata. Ciò è più che mai vero per l’Italia...
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lunedì 12 ottobre 2009

Tutte sbagliate le "profezie terroristiche" dell'Occidente sulla Cina


Rinviamo qui alle pagine di un'analisi pubblicata dall'Accademia cinese delle Scienze sociali e ripresa e tradotta in inglese dal sito Chinascope [SGA].

On July 21, 2009, the Chinese Academy of Social Sciences published an article series titled The Western World’s Five Major Failed Predictions about China. The following is the translation of the entire article series.
The Western World’s Five Major Failed Predictions about China (Abstract)
By reporters Li Bo and Xi Ping

In the past 60 years, since the new China was founded, especially during the recent 31 years after the implementation of the “reform and open-door policy,” China has created a miracle in the history of mankind. There has never been any other country that could rapidly lead a society with so large a population from poverty and being backward to prosperity in such a short time! As we walk on our path, in addition to acclamations and praise, we have also heard criticism and curses, as well as a variety of “terror predictions.” However, after all, history will not change because of curses and so-called “predictions.”

It is a general impression that the western world’s comments on China are always negative. Nonetheless, that was not the case at the very beginning. During the era of the Enlightenment Movement in France, Chinese were considered a group of gentle people with high morality, living in a country permeated with an artistic atmosphere.

In 1895, Wilhelm II of Germany gave a painting The Yellow Peril to Nicholas II of Russia as a gift. This was the origin of the “Yellow Peril” theory...
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Altro che Nobel! In Iran, Obama è come Bush e di fatto la guerra è già iniziata


«Due scienziati nucleari iraniani scomparsi nel nulla e altri sette morti in un incidente aereo misterioso. A suggerire lo scenario che sia in atto una guerra segreta contro Teheran è il ministro degli Esteri della Repubblica islamica»: così Maurizio Molinari in «La Stampa» dell’ottobre.

Nulla di nuovo sotto il sole. Da Il Linguaggio dell’Impero, p. 6:

[...] Un problema peculiare pongono le cosiddette «esecuzioni extragiudiziarie»: è noto il ricorso sistematico di Israele all’eliminazione fisica ovvero all’assassinio dei palestinesi accusati o sospettati di compiere azioni terroristiche. Si tratta di una pratica essa stessa terroristica? Tanto più lecita è la domanda, se si riflette sul fatto che, «in perfetta identità di vedute con Washington», i servizi segreti israeliani hanno il compito di «eliminare», assieme ai «capi dei gruppi palestinesi ovunque si trovino» anche gli «scienziati iraniani impegnati nel progetto per la Bomba» e persino coloro che in altri Paesi sono «sospettati di collaborare con l’Iran» . Come si vede, la licenza di uccidere è assai ampia: a provocare la condanna a morte basta il sospetto del coinvolgimento anche indiretto nel progetto rimproverato all’Iran di… voler rincorrere Israele per quanto riguarda l’armamento nucleare!

Il terrorismo Usa-Israele continua a infuriare tra l’indifferenza o il plauso della grande stampa d’informazione, che per un altro verso non si stanca di esibire la sua nobile dedizione alla causa dei diritti dell’uomo. Adesso ci si è messa pure l'Accademia di Svezia... [SGA]

mercoledì 7 ottobre 2009

Ancora su Israele, l'antisemitismo e l'antisemitismo antiarabo

L’on. Enrico Pianetta è giustamente preoccupato di denunciare qualsiasi manifestazione di antisemitismo anti-ebraico. Nel polemizzare con Sergio Romano, però, non dovrebbe trascurare del tutto l’«antisemitismo» anti-palestinese e antiarabo, che purtroppo è oggi presente anche (e soprattutto) in Israele. Rinviamo a questo proposito al libro di Domenico Losurdo Il linguaggio dell’Impero. Lessico dell’ideologia americana (Laterza 2007, II ed.), del quale riportiamo alcuni passaggi [SGA]:

[…] A sottolineare la preoccupante somiglianza col ragime razzista bianco di infausta memoria è una parte considerevole della stessa comunità ebraica sud-africana, sono in primo luogo gli «eroi ebraici» della lotta contro il regime bianco di segregazione e oppressione razziale . D’altro canto, gli stessi circoli governativi israeliani finiscono col rivelare il modello che agisce alle loro spalle...
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Pianetta mette poi in guardia contro «le teorie della cospirazione», che in passato hanno avuto un ruolo importante nella diffusione dell'antisemitismo. Va notato, tuttavia, come ai giorni nostri queste teorie prendano di mira in primo luogo l’islam e siano spesso messe in circolazione dagli amici più acritici di Israele, come ad esempio Oriana Fallaci [SGA]:

[…] Com’è noto, la denuncia del complotto ebraico attraversa in profondità la storia della giudeofobia e dell’antisemitismo. Questo motivo non è scomparso, ma ora prende di mira l’islam: è in pieno svolgimento «il più squallido complotto»...
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martedì 6 ottobre 2009

Sergio Romano sul discorso di Ahmadinejad all'ONU


Riportiamo qui le interessanti riflessioni, in risposta ad alcuni lettori, pubblicate da Sergio Romano sul "Corriere della sera" dell'ultima settimana. Con la sua consueta onestà intellettuale - oltre che con la nota competenza di questioni geopolitiche -, l'ex ambasciatore Romano discute del discorso tenuto dal presidente iraniano Ahmadinejad all'ONU e fa piazza pulita di molti luoghi comuni. SGA

IL DISCORSO DI AHMADINEJAD ALL' ASSEMBLEA DELL' ONU
"Corriere della Sera", 29 settembre 2009, p. 55
Riguardo all' intervento di Ahmadinejad e Gheddafi all' Onu, un lettore scrive che certi personaggi non dovrebbero essere autorizzati a servirsi del proprio seggio per minacciare e calunniare un altro Paese o per attaccare l' Onu stessa (Corriere, 25 settembre). Io penso invece che per raggiungere la pace qualche volta bisogna dar voce anche al più atroce «nemico». D' altro canto...
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FRASI DI AHMADINEJAD
"Corriere della sera", 1 Ottobre 2009
Caro Romano, mi preme di contestare il suo «breve saggio» relativamente benevolo sul discorso di Ahmadinejad all’Assemblea dell’Onu...
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AHMADINEJAD ALL’ONU COME LEGGERE LE SUE PAROLE
"Corriere della sera", Lunedi' 5 Ottobre 2009
Contrariamente al lettore Silvano Stoppa ( Corriere , 29 settembre), lei non si dichiara d’accordo con la delegazione italiana che ha abbandonato l’aula dell’Assemblea dell’Onu a seguito delle affermazioni di Ahmadinejad contro Israele. Eppure tali affermazioni sono espressione di un evidente antisemitismo e incitamento all’odio...


Caro Pianetta,
Nella traduzione dalla versione inglese la fra­se «antisemita» del di­scorso di Ahmadinejad è la se­guente: «Ancora più pericoloso è che certi circoli (in inglese: parties), facendo uso del loro potere e della loro ricchezza, cerchino d’imporre un clima d’intimidazione e d’ingiustizia nel mondo e agiscano con pre­potenza, mentre rappresentano se stessi, grazie alle loro enor­mi risorse mediatiche, come di­fensori della libertà, della de­mocrazia e dei diritti umani». È un’allusione a quegli ambienti ebraici che negli scorsi anni hanno strenuamente difeso, ne­gli Stati Uniti e in Europa, le po­sizioni del governo israeliano? E’ possibile. E’ una manifesta­zione di antisemitismo?...
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In italiano! Le interviste su Nietzsche rilasciate da Domenico Losurdo a Reinhard Jellen


Nietzsche rivela il segreto dell'accumulazione capitalistica
"Junge Welt", 12.09.2009 / Wochenendbeilage / Seite 1 (Beilage)

Interview: Reinhard Jellen

«Se si vogliono schiavi, si è stolti a educarli da padroni»
"Telepolis", 19.09.2009

«L’ultimo Nietzsche è dogmatico»
"Telepolis", 20.09.2009

martedì 22 settembre 2009

Ancora un'intervista di Domenico Losurdo su Nietzsche

L'intervista in due parti, che integra quella uscita su "Junge Welt", è stata rilasciata a Reinhard Jellen e pubblicata sulla rivista telematica Telepolis.

Parte prima
"Will man Sklaven, so ist man ein Narr, wenn man sie zu Herren erzieht"


Parte seconda
"Der späte Nietzsche ist dogmatisch"

Nei prossimi giorni sarà disponibile la traduzione italiana dell'intervista

mercoledì 16 settembre 2009

E' uscita la terza ristampa del libro su Stalin!

La seconda ristampa del libro Stalin. Storia e critica di una leggenda nera è esaurita. La casa editrice Carocci ha già reso disponibile in libreria la terza ristampa.
In 10 mesi questo libro ha avuto dunque ben tre edizioni, a dimostrazione che esiste ancora in questo Paese uno spazio per la cultura critica.

Da Domenico Losurdo un ringraziamento sincero ai suoi lettori.

"Nietzsche rivela il segreto dell'accumulazione capitalistica": l'intervista di Domenico Losurdo su "Junge Welt"


12.09.2009 / Wochenendbeilage / Seite 1 (Beilage)
»Nietzsche spricht das Geheimnis der Kapitalakkumulation aus«
Gespräch mit Domenico Losurdo. Über die Konzepte des deutschen Philosophen, seinen Rassismus und seinen Gegensatz zu sozialistischer Kapitalismuskritik
Interview: Reinhard Jellen

[...] Warum ist für Sie die Philosophie Friedrich Nietzsches so interessant, daß sie ihm eine 1100seitige Monographie widmen?

Dafür gibt es zwei Gründe. Der erste ist persönlicher Natur. Nachdem ich der großen philosophischen Epoche, die von Kant bis zu Marx reicht, eine Reihe von Untersuchungen gewidmet und außerdem ein Buch über Heidegger geschrieben hatte, verspürte ich das Bedürfnis, die Rekonstruktion der geistigen Geschichte Deutschlands mit einer intensiven Beschäftigung mit Nietzsche gewissermaßen zu vervollständigen. Die vor kurzem vom Argument-Verlag veröffentliche Monographie bildet das Gegenstück zu meiner Monographie »Hegel und das deutsche Erbe« von 1989...
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Nei prossimi giorni sarà disponibile la traduzione italiana dell'intervista.

sabato 5 settembre 2009

Risposta a un lettore su Stalin

3 settembre 2009 11.44,  Matteo ha detto...

Premetto che è lungi da me paragonare l'Unione sovietica al nazismo, tuttavia credo che il patto con la Germania sia stato un errore politico fondamentale, non solo perché gettò, come era ovvio, confusione tra i partiti comunisti di mezza Europa, ma soprattutto perché, come viene giustamente sostenuto anche nel pezzo citato, l'obiettivo principale di Hitler non era l'Europa, ma l'Urss, di conseguenza era chiaro che quel patto sarebbe stato solamente un tentativo di Hitler di ingannare Stalin e che sarebbe stato puntualmente disatteso, come poi è avvenuto.
Condivido l'opinione sull'atteggiamento decisamente miope delle potenze europee, Gran Bretagna in testa, circa la politica della Germania e le loro responsabilità nel non aver arrestato per tempo l'espansione nazista, ma anzi nell'averla agevolata, tuttavia non si può non riconoscere parimenti una responsabilità da parte sovietica nel non aver tentato una via diplomatica con Usa e Gran Bretagna, visto che dalla Germania non ci si poteva aspettare altro che un'invasione, iniziativa che invece quantomeno non sarebbe partita dai paesi anglosassoni.

Domenico Losurdo:
Non c’è dubbio che l’Alleanza tra Urss e democrazie occidentali sarebbe stata la strategia ideale per fronteggiare il Terzo Reich e il nazifascismo. E’ la linea proposta dal VII Congresso dell’Internazionale Comunista nel 1935. Negli anni immediatamente successivi, però, c’è l’espansione del nazi-fascismo in Spagna, Etiopia, Austria, Albania, l’aggravarsi dell’aggressione giapponese in Cina e ai confini dell’Urss, lo smembramento della Cecoslovacchia, il tutto con la complicità o passività delle democrazie occidentali e della Polonia, che ostinatamente rifiutano le proposte di allenza provenienti da Mosca. E’ a questo punto, in questa situazione tragica, che l’Urss si decide al patto con la Germania.
L’atteggiamento in particolare dell’Inghilterra ben si spiega. Non si tratta di singole personalità «miopi» (Chamberlain). Circoli importanti dell’imperialismo britannico comprendevano un punto essenziale: l’alleanza con l’Urss (e i comunisti) avrebbe significato sì la sconfitta del progetto hitleriano di edificare le «Indie tedesche» in Europa orientale, ma questa sconfitta avrebbe trascinato anche il crollo dell’India coloniale britannica e dell’Impero britannico nel suo complesso, come in effetti è avvenuto! Ancora oggi non mancano gli storici inglesi che rimpiangono il mancato accordo tra Impero britannico e Impero germanico…
La firma del patto con la Germania non mette fine all’azione dell’Urss e di Stalin per indebolire il Terzo Reich: rinvio a tale proposito alle pp. 183-187 del mio libro.

giovedì 3 settembre 2009

L'anniversario dell'invasione nazista della Polonia riaccende la polemica su Stalin. Anche a sinistra domina ormai la Dottrina Truman

L'anniversario dell'invasione nazista della Polonia è stato occasione, nei giorni scorsi, di numerosi interventi pubblici in ambito storiografico. Sia nelle celebrazioni ufficiali che nelle ricostruzioni giornalistiche, l'interesse dominante non è stato però quello di richiamare alla memoria la barbarie del Terzo Reich quanto quello di puntare l'indice contro Stalin e l'Urss.
La Dottrina Truman è diventata lingua comune nell'opinione pubblica: nazismo e comunismo sono stati due mostri totalitari gemelli e il patto di non aggressione firmato da Molotov e von Ribbentrop lo dimostra in maniera lampante. Fino a qualche anno fa, questo genere di argomentazioni era il cavallo di battaglia di intellettuali come Indro Montanelli. Oggi è una tesi condivisa da "il manifesto" (e questo non stupisce affatto) e ripresa persino da aree culturali che si richiamano alla storia del movimento operaio: "essere stati comunisti", si potrebbe dire.
E' il sintomo di quanto siano arretrati i rapporti di forza politico-sociali e di quanto lunga e incerta, ingrata e minoritaria, sarà la resistenza culturale di coloro che, in questo paese, ritengono ancora importante un approccio materialistico alla realtà storica.
Per contribuire al dibattito in corso, ripubblichiamo uno stralcio dal libro di Domenico Losurdo su Stalin.
SGA


Stalin, il nazismo e la guerra
di Domenico Losurdo
(da Stalin. Storia e critica di una leggenda nera, Carocci, Roma 2008)

[...] Nella gara per giungere ad un compromesso o ad un’intesa col nuovo regime insediatosi a Berlino, Stalin arriva decisamente ultimo. E’ del 20 luglio 1933 il Concordato tra la Germania e la Santa Sede, che garantisce la fedeltà dei cattolici tedeschi al nuovo «governo formatosi in conformità alla Costituzione» (verfassungsmässig gebildete Regierung): un riconoscimento che avviene a poca distanza di tempo dal varo delle leggi eccezionali, col ricorso al terrore, e dall’emergere dello Stato razziale, con le prime misure a carico dei funzionari di «origine non ariana»...
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Versione francese

giovedì 20 agosto 2009

I DUE VOLTI DEL DALAI LAMA: il mite tibetano e il suo regime antidemocratico

Tenzin Gyatso con Heinrich Harrer

Portatore di luce con lati oscuri
"Stern", n° 32 del 30.07.2009, pp. 27-39
Durante la sua visita in Germania di questa settimana il Dalai Lama verrá di nuovo festeggiato come un salvatore. La guida del Tibet é riconosciuta come simbolo di tolleranza. Tuttavia voci critiche dalla comunitá dei tibetani in esilio in India richiedono inutilmente libertá religiosa e democrazia.
Di Tilman Müller e Janis Vougioukas
Trad. it. di Ercole Erculei

Arriva sempre preceduto da una grossa colonna di auto, come un presidente di stato. Guardie del corpo lo circondano, star del cinema e boss di aziende fanno benevolmente da ali, governanti si affrettano nel venirlo a salutare. Questa settimana a Francoforte sará molto probabilmente come l'anno passato a Norinberga. Il Dalai Lama salutó allora i presenti con il suo amabile, infantile
gesto. Tuttavia durante il suo discorso al palazzo comunale i presenti rimasero sconcertati, senza parole, come riportó il giornale locale il giorno successivo...
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domenica 2 agosto 2009

Miguel Urbano Rodrigues recensisce il libro su Stalin

STALIN, HISTÓRIA E CRÍTICA DE UMA LENDA NEGRA
Um livro de Domenico Losurdo

Por Miguel Urbano Rodrigues

Há meses que me sento diante do computador para escrever este artigo. Mas o projecto foi adiado dia após dia.
Quando Domenico Losurdo me ofereceu Stalin -Storia e critica de una leggenda nera*, já lera criticas sobre a obra. Mas não a imaginava.Qualquer texto sobre pessoas que deixaram marcas profundas na história, quando escrito sem o suficiente distanciamento temporal, cria sempre grandes problemas ao autor...

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lunedì 20 luglio 2009

Ancora sullo Xingjiang

antonio ha detto...
Rispetto alla discriminazione raziale che gli uguri sono costreti a subire nel resto della Cina, c'è chi sostiene che sono dovuti sopratutto al fatto che i lavoratori uguri che emigrano dallo Xingjiang accettano delle paghe ancora più misere delle già povere paghe medie cinesi e condizioni di lavoro pesantissime. Questo succede in partcolare nelle regioni più industrializzate. Proprio in una di queste regioni ci sarebbe stato uno scontro che poi ha fatto da scintilla per le tensioni nello Xinjiang. Cosa ne pensi rispetto a questa chiave di lettura che ripresenta in salsa cinese la consolidata guerra tra poveri che ha generato e genera tanti scontri celati da motivazioni raziali?
17 luglio 2009 3.39

Caro Antonio,
Nel corso di quello che è stato definito il più colossale processo diurbanizzazione della storia (e di rimescolamento della popolazione),non mancano certo i conflitti tra gli immigrati delle diverse etnie, equesto sia per ragioni economiche (come quelle da te indicate) sia perragioni culturali e religiose. In effetti, nei giorni precedenti itragici avvenimenti di Urumqi, nel Guangdong la falsa diceria, secondocui una operaia han era stata stuprata da immigrati uiguri, avevaprovocato scontri tra i due gruppi etnici con la morte di due operaiuiguri. Ma ciò non basta a spiegare la feroce caccia allo han chequalche giorno dopo si scatena nella capitale del Xinjang. L’ultimonumero della rivista tedesca «Die Zeit» (16 luglio, p. 7) hapubblicato la testimonianza di una uigura: la caccia allo han èiniziata dopo che su internet era stata bombardata la falsa «notizia», in base alla quale nel Guangdong erano stati uccisi cento uiguri, lapolizia aveva lasciato fare e non si erano viste neppure le ambulanze…E’ così che è iniziato il massacro. E’ stato tutto casuale espontaneo, oppure almeno la seconda «notizia» è in realtà una vera epropria disinformazione fatta circolare da centrali che sono collocateal di fuori della Cina e che hanno interesse a destabilizzarla e adisgregarla?
Domenico Losurdo

martedì 14 luglio 2009

Risposta a un lettore sullo Xingjiang

RB ha detto...
Mi perdoni, ma definire immigrazione l'arrivo degli han nello Xinjiang mi sembra un po' eccessivo. E' come dire che in provincia di Latina al tempo dei fascisti c'è stata una forte immigrazione veneta. In realtà se uno stato dà incentivi per trasferirsi in un'altra regione, non si può più parlare di immigrazione semplice, che sarebbe un fenomeno volontario, ma di immigrazione controllata. Ora la domanda è: perché questa volontà di spostare gli han in un territorio di uiguri? Per poter far sì che non scoppi una guerra etnica e separatista contro il potere centrale di Pechino. Certo è che se gli uiguri vedono gli ultimi arrivati arricchirsi e prendere il comando della loro regione grazie agli aiuti di Pechino, poi mi sembra normale che si ribellino. Non sono un localista, ma questo, visto che di mezzo ci sono fattori politici, economici, religiosi ed etnici, potrebbe quasi essere definito colonialismo.
9 luglio 2009 5.46

Caro RB,
Grazie per l'interessamento e per le questioni che pone. Cerco di dare qui alcune risposte.

1) Nella politica del governo cinese svolgono un ruolo anche lepreoccupazioni per l’integrità territoriale e la sicurezza nazionale:il Xinjiang è collocato al confine in un’area di grande volatilità edi rischio elevato (dove, a partire dall’11 settembre 2001, si fasentire anche la presenza delle basi militari statunitensi). Ma se cifosse da parte del governo centrale la volontà di sommergere gliuiguri, non si capirebbe allora perché esso consente loro di avere due o tre figli mentre impone la politica del figlio unico agli han.
2) In Cina è in corso un gigantesco processo di emigrazione e diurbanizzazione. Ogni anno dai 10 ai 15 milioni di persone affluiscononelle città dove lo sviluppo economico è più rapido (tra di esse èUrumqi, la capitale del Xinjiang).
3) L’emarginazione degli uiguri è un mito. Ho già riportato importanti testimonianze. Eccone un’altra. Sono le dichiarazioni rilasciate a «LaStampa» (11 luglio 2009, p. 19) da Nicola Di Cosmo, «professore alcentro di studi avanzati di Princeton» (Usa) e «considerato il massimoesperto al mondo di storia dell’Asia centrale». Così è descritta lasituazione nel Xinjiang:«Gli han sono in città, i kazaki sono nel Nord, gli uiguri sono nelSud. In realtà però gli han di più di seconda o terza generazionesentono una differenza forte con gli han di immigrazione più recente esentono maggiore vicinanza con gli uiguri, sono cresciuti con loro espesso parlano anche uiguro. Loro si definiscono Xinjiangren, gentedello Xinjiang, non han o uiguri, e in questo termine si riconosconoanche molti uiguri […]Le politiche centrali che favoriscono gli uiguri di fatto separano ledue comunità. Ci sono quote per gli uiguri negli uffici pubblici,nelle università […] Gli han in Xinjiang in realtà fanno molti passiper adeguarsi a costumi e necessità locali».Come si vede, ad essere qui oggetto di critica è semmai la politica di«azione affermativa» a favore degli uiguri…
4) Non che manchino i problemi. Leggiamo ancora Di Cosmo:«Gli uiguri si sentono discriminati quando escono dalla Xinjiang. C’èuna forma crescente di razzismo verso gli uiguri fuori dello Xinjiangche accende sempre di più i sentimenti nazionalistici tra gli uiguriin Xinjiang». E cioè, gli immigrati uiguri nel resto della Cinasubiscono spesso i pregiudizi che accompagnano gli immigrati. Ma questo è il risulato non della politica del governo centrale ma ditendenze presenti nella società civile di ogni paese. Si può chiedere al governo centrale cinese di fare di più contro i pregiudizi provocati dal processo migratorio forse più massiccio della storia mondiale – proprio in questi giorni è stato introdotto nelle scuolel’insegnamento dell’«armonia etnica» – ma il quadro tracciato dai media occidentale è espressione della guerra fredda scatenatadall’imperialismo contro un paese diretto da un partito comunista e protagonista di un’ascesa prodigiosa e inarrestabile.

Domenico Losurdo

giovedì 9 luglio 2009

Le menzogne dell’imperialismo sullo Xinjiang

Sulla «Stampa» dell’ 8 luglio Francesco Sisci riferisce da Pechino:
«Molti han di Urumqi si lamentano per i privilegi di cui godono gli uiguri. Questi infatti, come minoranza nazionale musulmana, a parità di livello hanno condizioni di lavoro e di vita molto miglori dei loro colleghi han. Un uiguro in ufficio ha il permesso di sospendere il lavoro più volte al giorno per adempiere alle cinque tradizionali preghiere musulmane della giornata […] Inoltre possono non lavorare il venerdì, giorno di festa musulmana. In teoria dovrebbero recuperare la domenica. Di fatto la domenica gli uffici sono deserti […] Un altro tasto doloroso per gli han, sottoposti alla dura politica di unificazione familiare che ancora impone l’unigenito, è il fatto che gli uiguri possono avere due o tre figli. Come musulmani, poi, hanno rimborsi in più nello stipendio, visto che, non potendo mangiare maiale, devono ripiegare sull’agnello, che è più caro».Ho già scritto nel precdente intervento che il Partito comunista cinese è impegnato a lottare anche contro lo sciovinismo han. E, tuttavia dal quadro riportato da Sisci emerge charamente che non ha senso accusare il governo di Pechino di voler cancellare l’identità nazionale e religiosa degli uiguri. Anche in questo caso la propaganda filo-imperialista si rivela menzognera.

Domenico Losurdo

martedì 7 luglio 2009

Che succede nello Xinjiang?

Ricordate quello che avveniva negli anni della guerra fredda e soprattutto nella sua fase finale? La stampa occidentale non era mai stanca di agitare il tema dei profughi che fuggivano la dittatura comunista al fine di conquistare la libertà [...] Oggi, tutti possono vedere che dalle regioni orientali della Germania, dalla Polonia, Romania, Albania ecc., nonostante la libertà finalmente conquistata, il flusso migratorio verso l’Occidente continua e anzi si accentua ulteriormente. Solo che questi migranti non sono più accolti come combattenti per la causa della libertà, ma sono spesso respinti come delinquenti per lo meno potenziali [...] Un’analoga manipolazione è in corso sotto i nostri occhi. Come spiegare i gravi incidenti che nel marzo 2008 si sono verificati in Tibet e che, su scala più larga, in questi giorni stanno divampando nello Xinjiang? In Occidente la «grande» stampa di «informazione» ma anche la «piccola» stampa di «sinistra» non hanno dubbi: tutto si spiega con la politica liberticida del governo di Pechino...
Novità!
Versione francese
Traduzione di Marie-Ange Patrizio
Versione tedesca
Übersetzung aus dem Italienischen: Erdmute Brielmayer
Versione portoghese (brasiliano)
Tradução de Jaime Clasen

lunedì 6 luglio 2009

Pubblicato in Turchia un saggio di Domenico Losurdo




Si tratta del saggio Le categorie della rivoluzione nella filosofia classica tedesca. La rivista è "Baykus", n. 4. Il saggio è stato tradotto dal tedesco da Doğan Goecmen.

sabato 27 giugno 2009

In Iran un tentativo di colpo di Stato filo-imperialista

Il presidente iraniano Ahmadinejad insieme a Hugo Chavez. Il Venezuela ha subito denunciato le ingerenze occidentali in Iran.

Versione francese
Traduit de l’italien par Marie-Ange Patrizio

Non c'è dubbio che in questi giorni si è assistito a un tentativo di colpo di Stato, fomentato e appoggiato dall'esterno. Ovviamente,tentativi del genere possono aver chances di successo solo in presenza di una consistente opposizione interna. E, tuttavia, la sostanza del problema non cambia.
La tecnica dei colpi di Stato filo-imperialisti, camuffati da «rivoluzioni colorate», segue ormai uno schema ben consolidato...

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Presentato in Germania "Nietzsche der aristokratische Rebell"



Nietzsche der aristokratische Rebell è stato presentato in diverse città della Germania.
Nella foto, la presentazione a Berlino, con (da sinistra)Wolf Fritz Haug, professore emerito della FreieUniversität di Berlino, Arnold Schölzel, Chef Redakteur di "Junge Welt", Losurdo e Jan Rehmann.

Nietzsche der aristokratische Rebell è pubblicato in Germania da Argument Verlag in un'edizione in due volumi. Per informazioni o per l'acquisto scrivere a verlag@argument.de

venerdì 19 giugno 2009

Esaurita la prima edizione del libro su Stalin

Le prime 2.500 copie del libro su Stalin sono andate esaurite e il libro è stato appena ristampato da Carocci.
Ringraziamo i lettori, che hanno apprezzato il libro e che si sono impegnati nel farlo conoscere il più possibile.
Nei prossimi mesi sarà pronta l’edizione in lingua francese, pubblicata dalla casa editrice Aden di Bruxelles, presso la quale è già uscita l'edizione in francese de Il peccato originale del Novecento.

Nietzsche der aristokratische Rebell: è uscita la traduzione tedesca del Nietzsche di Losurdo

E' appena stata pubblicata la traduzione tedesca, a cura di Jan Rehman, del libro di Domenico Losurdo su Nietzsche. Il titolo di questa edizione in due volumi pubblicata da Argument Verlag è: Nietzsche der aristokratische Rebell. Intellektuelle Biographie und kritische Bilanz.

Domenico Losurdo presenterà il suo libro in Germania secondo questo calendario:

- Domenica 21 giugno, ore 11: intervista a Jan Rehmann, in occasione della Pressefest di "Unsere Zeit", Revierpark, Dortmund.

- Lunedì 22 giugno, ore 18; Università Hamburg, Fachbereich Sozialökonomie, Raum S. 30, Von Melle Park 9; Presenta Prof. Dr. Lars Lambrecht.

- Martedì 23 giugno, ore 19, Berlino, Ladengalerie di Junge Welt, Torstraße 6, Berlino; Podumdiskussion con Prof Dr. Wolfgang Fritz Haug .

lunedì 1 giugno 2009

Tienanmen 20 anni dopo

di Domenico Losurdo

In questi giorni, la grande stampa di «informazione» è impegnata a ricordare il ventesimo anniversario del «massacro» di piazza Tienanmen. Le rievocazioni «commosse» degli avvenimenti, le interviste ai «dissidenti» e gli editoriali «indignati», i molteplici articoli che si sussseguono e si preparano mirano a ricoprire di perpetua infamia la Repubblica Popolare Cinese e a rendere solenne omaggio alla superiore civiltà dell’Occidente liberale. Ma cosa è realmente avvenuto venti anni fa?...
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La statua in cartapesta della "Dea della Democrazia" eretta sotto il ritratto di Mao durante la rivolta del 1989 e la sua replica nel Freedom Park di Arlington, Virginia (USA).
A destra, la Statua della Libertà a New York.

domenica 24 maggio 2009

A Lisbona dal 28 al 30 maggio il congresso della Internationale Gesellschaft Hegel-Marx: Universalismo, questione nazionale, conflitto per l'egemonia

Internationale Gesellschaft Hegel-Marx für dialektisches Denken
"Universalism, national questions and conflicts concerning hegemony"
International congress
Lisbon, 28, 29, 30 May 2009


Presentazione di Stefano G. Azzarà

La grave crisi del capitalismo globalizzato che oggi è in atto si svolge in un contesto di grandi trasformazioni che hanno alle spalle una preparazione di lunga durata storica e che riguardano non solo lo scenario economico ma anche quello politico e culturale.

L'annuncio della "fine della storia" e del definitivo avvento di un nuovo ordine mondiale pacifico e consensuale di tipo neoliberale, lanciato all'indomani della fine della Guerra fredda, è stato smentito da due decenni di guerre e di tensioni internazionali ininterrotte ma anche da gravi scompensi all'interno di ogni singolo Stato. Entrati in crisi gli auspici ottimistici di Francis Fukuyama, è stato lo slogan bellicoso dello "scontro di civiltà", diffuso da Samuel P. Huntington e dagli intellettuali neoconservatori americani, a caratterizzare questo periodo. Esso continua ancora oggi a ispirare l'atteggiamento di molte elite occidentali, alla ricerca di un'idea-guida che chiarisca la natura dei rapporti tra le nazioni e le aree del mondo ma che consenta al tempo stesso di gestire il consenso all'interno di ciascun paese. Fornendo identità fondamentalistiche e semplificate e costruendo di volta in volta strumentali immagini del nemico - l'Islam, la Cina, l'ondata migratoria dei barbari del Terzo Mondo , questo slogan si è rivelato molto efficace: esso occulta i profondi squilibri nella distribuzione della ricchezza, del potere, dei diritti e delle opportunità all'interno dei paesi industrializzati e favorisce l'esternalizzazione del conflitto.
Con queste basi ideologiche, l'Occidente - e gli Stati Uniti in particolare - si è identificato con la civiltà in quanto tale e con l'idea stessa di democrazia e ha cercato di governare in maniera aggressiva le impetuose trasformazioni in corso, imponendo ad ogni latitudine la propria visione del mondo e le proprie priorità. Tutto questo, però, ha messo in discussione la portata universalistica di quel pensiero che l'Occidente ostenta con fierezza e che pretende di esportare. Come ammette lo stesso Huntington, «i non occidentali definiscono occidentale ciò che gli occidentali definiscono universale».

Cosa è successo? Nella seconda parte del Novecento, gli ideali della democrazia e dei diritti universali - giunti a coscienza con la Rivoluzione francese e arricchiti dall'esperienza del movimento socialista ma ancora ben lontani da una piena realizzazione - sono stati profondamente indeboliti. La loro ridefinizione in chiave unilateralmente liberale, infatti, ha rimosso tutte quelle esperienze filosofiche e politiche, interne ed esterne all'Occidente stesso, critiche ed autocritiche, che ancora fino a qualche decennio prima erano considerate componenti imprescindibili di un universalismo pieno e compiuto. Anche l'esperienza filosofica postmodernista ha avuto in ciò un suo ruolo. Nata dalla pretesa di una critica radicale del potere e dello Stato, essa è segnata da un attegiamento antidialettico distruttivo nei confronti di ogni forma di universalismo in quanto tale. La sua esaltazione spesso acritica delle differenze particolari rimane perciò sempre in bilico tra il relativismo assoluto e l'apologia della legge del più forte.
Ne è emersa una forma di universalismo particolaristica e dimidiata, che tende a negare ogni riconoscimento nei confronti di altri complessi di cultura e forme di coscienza e che ha tentato, più che di dialogare con essi e di sforzarsi di realizzare una sintesi superiore, di sottometterli. Ma la chiave dello "scontro di civiltà" è inservibile per comprendere la situazione in atto. Molto più proficuo è guardare a questi fenomeni in una prospettiva diversa.

La fine del mondo bipolare non ha soltanto posto le premesse per l'imposizione mondializzata del modello di sviluppo capitalistco e dei valori occidentali. Ha anche creato le condizioni per l'avvio di un processo più complesso, nel quale intere aree del mondo - fino a quel momento inserite in un ordine rigido - hanno intrapreso un percorso di sviluppo autonomo e di sganciamento nei confronti dell'ordine economico capitalistico e nei confronti dell'egemonia culturale statunitense e occidentale. Al di sotto del conflitto tra le civiltà e del crescente richiamo alla storia, alla tradizione e alla religione, c'è dunque un più concreto e materiale contenzioso politico e geopolitico nel quale è in gioco la partita che ridefinirà gli equilibri mondiali nel XXI secolo. All'emergere di aree che sono uscite dall'epoca coloniale e rivendicano la propria autonomia, fa da contraltare il progetto neocoloniale di un mondo occidentale che cerca di far fronte alla crisi della propria autorità non esitando ad utilizzare lo strumento militare. E' il conflitto per l'egemonia, dunque, a caratterizzare questa fase. E in questo conflitto, la questione nazionale - a lungo considerata inattuale dagli ideologi della globalizzazione - riafferma la propria centralità.

Gli strumenti critici e dialettici messi a disposizione da Hegel e da Marx - e in particolare la loro riflessione sul rapporto tra universalità e particolarità, sulla natura del conflitto e sul ruolo dei ceti intellettuali - possono aiutare ad orientarci meglio in questo mondo e di comprenderlo in maniera più razionale. E' quanto si propone il nostro congresso, che si svolgerà dal 28 al 30 maggio a Lisbona e viene organizzato in collaborazione con l'Università di Lisbona, il Dipartimento di Scienze umane dell'Università di Urbino, l'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici e la Fundação Calouste Gulbenkian.

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Home page del congresso
Programma del congresso
Abstracts delle relazioni presentate

venerdì 22 maggio 2009

In Francia si discute del libro su Stalin

Dal sito "Réveil Communiste"

Note de lecture d'un nouveau livre de Losurdo
par Gilles Questiaux:

Domenico Losurdo est un philosophe communiste italien, né en 1941, spécialiste réputé de Hegel et de Gramsci, professeur d'histoire de la philosophie à l'université d'Urbino, auteur en 1999 de « Fuir l'Histoire » où il critique « l'autophobie » des communistes, qui est à la fois une sorte d'aliénation psychologique qui a fait des ravages chez nous depuis le chute du mur, et une composante de l'idéologie de nos groupes dirigeants postcommunistes en France et en Italie.

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Dal sito "Caius Gracchus"
ALERTE! ALERTE! LE DEMON, LE DEMON!

Alerte ! alerte ! - le démon, le démon !!! Anges purs, anges radieux, portez mon âme au sein des cieux ! (Faust, Gounod, acte V, air de Marguerite)"

Ces dernières semaines un débat s'est développé autour du dernier ouvrage de Domenico Losurdo publié en Italie (Stalin, Storia e critica di una leggenda nera, Carocci)...
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giovedì 23 aprile 2009

La lettera in sostegno di Domenico Losurdo che "Liberazione" ha rifiutato di pubblicare

Inviare le adesioni a: domenicolosurdoblog@libero.it

«E’ ancora troppo presto per dare un giudizio definitivo sulla Rivoluzione Francese»
(Zhou Enlai)

Il 10 aprile il quotidiano “Liberazione” pubblica una recensione critica di Guido Liguori sul libro di Domenico Losurdo Stalin. storia e critica di una leggenda nera (Carocci, Roma 2008). Nei giorni successivi appaiono sul quotidiano una lettera di 20 redattori e altri interventi contrari alla pubblicazione della recensione. Le motivazioni? Il solo parlare del libro di Losurdo, messo tout court sullo stesso piano dei negazionisti dell’Olocausto, significherebbe riabilitare Stalin, che non solo è stato un «dittatore feroce e brutale», protagonista di una «storia fatta [..] di mostri e orrori», ma è anche figura di fronte alla quale «non c'è interpretazione storica che tenga». Quindi, bando ad «inaccettabili riletture degli anni Trenta-Quaranta»: su Stalin e lo stalinismo «abbiamo dato molti anni fa risposte nette senza equivoci. Perché dunque tornarci sopra?». Perché in altre parole proseguire la ricerca storica?

Al centro di queste accuse c'è il «fatale (e letale) giustificazionismo» di Losurdo, imputato di praticare una forma di «storicismo assoluto» e di proporre una «deterministica concatenazione di cause ed effetti». E però all’autore del libro, al quale non si contestano tesi specifiche ma che viene attaccato per l’impostazione generale del suo lavoro di ricerca, è stato sino ad oggi negato lo spazio di una risposta e di un chiarimento.

Qual è il crimine di cui è imputato Domenico Losurdo? Quello di “storicizzare” il fenomeno dello stalinismo. Quello cioè di ritornare a lavorare sui documenti per analizzarli filologicamente e contestualizzarli nella totalità della storia mondiale dei popoli, delle classi, degli stati, piuttosto che limitarsi alla demonizzazione, alla rimozione e, in altre parole, a quella “storiografia dell’ineffabile” oggi così in voga.

Un quotidiano che voglia svolgere la funzione di educare al libero esercizio della critica, fondamentale per la crescita culturale e politica dei suoi lettori, non ha nulla da temere da interventi seri e ragionati, argomentati e documentati, sulla storia del movimento operaio del ‘900.
La memoria e la ricerca storica non si possono soffocare in nome di tabù, dogmi e verità che si ritengono accertate una volta per tutte. Abbiamo oggi il problema di comprendere la storia del movimento operaio e della tradizione rivoluzionaria nella sua genesi, nei suoi processi contraddittori, negli enormi problemi che si posero a quei ceti subalterni che per la prima volta si erano trovati di fronte al difficilissimo compito di divenire classe dirigente. E di studiare questa storia senza apologia acritica e senza anatemi, con grande libertà di ricerca e di pensiero.

Primi firmatari

Oscar Niemayer, architetto, Rio de JaneiroGianni Vattimo, filosofo, Università di Torino
Hans Heinz Holz, filosofo, Università di Groningen
José Barata Moura, filosofo, ex Rettore dell'Università di Lisbona
Tom Rockmore, filosofo, Duquesne University (USA)
Renato Guimarães, editore, Rio de Janeiro

Silviu Şomîcu, docteur en histoire, Professeur associe a l’Université de Craiova - Roumanie

João Quartim de Moraes, università di Campinas
Aymeric Monville, Editions Delga, Paris
Stefano G. Azzarà, Università di Urbino
Bassam Saleh’ – giornalista palestinese

Costanzo Preve, filosofo, Torino

Maurizio Canfora

Jürgen Harrer, Papyrossa Verlag, Köln


Marcos Del Roio - professore di Scienze Politiche,UNESP - Universidade Estadual Paulista


Alessandra Riccio – docente Università Orientale di Napoli – Condiretterice di LatinoAmerica Luigi Alberto Sanchi, Professore Associato CNRS, Parigi
Orestis Floros, Medico, Dipartimento di Neuroscienze, Istituto Karolinska, Stoccolma


Enzo Apicella - vignettista


Sergio Cararo – direttore di “Contropiano”


Luciano Vasapollo –economista – Docente Universtà “La Sapienza” Roma


Gianni Fresu – storico- Università di Cagliari


Ruggero Giacomini - storico


Manlio Dinucci – saggista – collaboratore de “ Il Manifesto”


Enzo Apicella, vignettista, Londra


Maurizio Belligoni, primario di psichiatria, criminologo, Ancona


Wilfredo Caimmi, partigiano, medaglia d'argento al valor militare nella lotta di Liberazione


Maria Rosa Calderoni, redazione di “Liberazione”
Andrea Catone, Centro Studi sulla transizione al socialismo, Bari


Vladimiro Giacché, saggista, Roma


Alessandro Hobel, storico del movimento operaio, Napoli


Federico Martino, Docente di Storia del Diritto, Università di Messina


Fabio Minazzi, ordinario di Filosofia teoretica, Università degli Studi dell'Insubria


Domenico Moro, economista


Guido Oldrini, docente di Filosofia, Università di Bologna


Nico Perrone, docente di Storia dell'America, Università di Bari


Salvatore Tinè , storico del movimento operaio - Catania


Delfina Tromboni, femminista, storica del movimento delle donne, Ferrara


Luciano Vasapollo, economista, Università "La Sapienza", Roma


Stellina Vecchio Vaia, deputata Prima Legislatura della Repubblica, partigiana, Milano


Mario Vegetti, docente di Filosofia, Università di Pavia


Sergio Ricaldone - Partigiano, Consiglio Mondiale per la pace

Boris Bellone

Gregory Elliott, writer and translator, Edinburgh

Giorgio Grimaldi, Università di Urbino

Massimo Cimbali, ingegnere, Segreteria provinciale PdCI Milano

Manuela Ausilio, Resistenza Universitaria, studentessa di filosofia, Roma

gorluc@inwind.it

Juan Brando

Andrea Navoni, Utopia Concreta

Gianni Cadoppi e Andrea Parti, a nome del forum (non ufficiale) on line di Rifondazione Comunista

Leggi la lettera in sostegno di Losurdo inviata dal forum on line di Rifondazione Comunista (scorrere la pagina per leggere)

Paolo Torretta, giornalista freelance

Massimiliano Ay, studente presso l'Università di Lucerna (Svizzera) e membro del Partito Comunista del Canton Ticino

Gabriele Rèpaci, "Diorama letterario"

Giuseppe Sini, studente di Lettere all'Università di Sassari

Anna Maria Ricotta, casalinga, Roma

Maurizio Neri, rivista "Comunismo e Comunità"

Aldo Trotta, Bologna

marco@paranoici.org

Antonio J. Antòn Fernandez, traduttore e filosofo, Madrid

David Becerra Mayor http://rincon.uam.es/cgi-bin/v2/dir.cgi?cw=811996459960937

domenica 12 aprile 2009

Una lettera e una risposta

ATTENZIONE!!!
Il blog di Domenico Losurdo si appoggia spesso alla piattaforma di Alice. Eventuali problemi di visualizzazione sono dovuti all'instabilità di questa piattaforma. Preghiamo i lettori, con i quali ci scusiamo, di segnalarci di volta in volta i disguidi.

Gentile Professore,
ho appena finito di leggere il suo libro "Stalin: storia e critica di una leggenda nera": e sento il bisogno di ringraziarla di cuore.In tutta sincerità ho sempre guardato con malcelato fastidio le tesi dissolutorie relative alla storia dell'URSS,presenti, purtroppo, anche nel campo del movimento operaio italiano e mondiale.In particolare il suo libro mi è prezioso perchè mi ha fornito due chiavi di lettura utilissime:- la prima è quella che lega l'Ottobre alle rivolte anti-coloniali: tanta parte della storia del novecento ora mi sembra più chiara- la seconda, invece, rimanda alle attese messianiche scatenate dalla rivoluzione bolscevica, atteggiamento che, a mio avviso, tanto hanno danneggiato tutti i tentativi di creare società diverse da quelle dominate dal modo di produzione capitalistico.Vorrei infine chiederle, gentilmente, qualche indicazioni bibliografica che mi consenta di leggere qualcosa di interessante e realisticosulle repubbliche socialiste dell'Europa dell'Est. Magari potrebbe essere un suo prossimo libro....
Con stima sincera,
Gian Piero Sera

P.S.
Trovo molto interessanti i suoi interventi sul suo blog. Ogni matttina lo visito nella speranza di trovare qualcosa di nuovo...


Il modo migliore per rispondere alla lettera di Gian Piero Sera, che ringrazio per le belle parole, è pubblicare sul blog queste riflessioni sul socialismo reale e la crisi d'Ungheria del 1956.
DL

Il 1956, la questione nazionale e la guerra fredda
di Domenico Losurdo

1. Una, due, tre dottrine Monroe
Mentre, respingendo e ricacciando indietro l’esercito hitleriano d’invasione, l’Armata Rossa avanza in Europa orientale, Stalin osserva: «Questa guerra è diversa da tutte quelle del passato; chiunque occupa un territorio gli impone anche il suo sistema sociale. Ciascuno impone il suo sistema sociale, fin dove riesce ad arrivare il suo esercito; non potrebbe essere diversamente» (Gilas, 1978, p. 121)...
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venerdì 3 aprile 2009

Prospettive rivoluzionarie nel XXI secolo

di Domenico Losurdo
(pubblicato in lingua portoghese in «Alentejo popular» del 12 marzo 2009, pp. 8-11)Nel 1938

Trotskij fondava la Quarta internazionale a partire da un presupposto: come nel corso del primo conflitto mondiale, così nel corso del secondo conflitto mondiale che ormai si profilava si sarebbe verificata la trasformazione della guerra imperialista in guerra civile rivoluzionaria e ne sarebbe derivata un’ondata rivoluzionaria ancora più gigantesca di quella che aveva segnato la nascita della Russia sovietica. In effetti, un’ondata rivoluzionaria scuoteva l’intero pianeta ma si sviluppava secondo modalità diverse e contrapposte, a partire da guerre di resistenza e liberazione nazionale contro l’imperialismo...
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giovedì 12 marzo 2009

Presentazione del libro su Stalin a Roma: martedì 17 alla libreria Odradek, ore 18

E' stata pubblicata l'edizione spagnola del Linguaggio dell'impero

Domenico Losurdo, El linguaje del imperio, Escolar y Mayo, Madrid 2009

Autore prolifico, polemista impietoso, scrittore pungente, Domenico Losurdo (Sannicandro di Bari, 1941) ha saputo mettere in chiaro e per iscritto le ambivalenze, le zone d’ombra e i chiaroscuri della filosofia classica tedesca. Lo dimostrano bene libri come Autocensura e compromesso nel pensiero politico di Kant (di prossima pubblicazione presso Escolar y Mayo), La comunità, la morte, l’Occidente. Heidegger e l’ideologia della guerra (ed. in lingua spagnola, Losada, Buenos Aires, 2003) ovvero Nietzsche, il ribelle aristocratico (Bollati Boringhieri 2004, 2° ed.): in essi Losurdo intreccia il rigore nella documentazione e la lucidità interpretativa che gli hanno dato fama internazionale – non a caso le sue opere sono state tradotte nelle principali lingue europee – con un indomabile spirito critico che svela gli aspetti ideologici, ancora poco noti, dei grandi classici della filosofia politica.

Questo medesimo spirito critico assume tuttavia una maggiore intensità, senza intaccare la solidità argomentativa che ricorre in tutte le opere di Losurdo, nei saggi in cui egli si adopera a smascherare le crepe e le incoerenze, le manchevolezze argomentative di un’ideologia imperiosa e dominante, che non è disposta – come avviene in tutte le ideologie – a applicare a se stessa i criteri di giudizio, di legittimazione e di esemplarità che fa valere per gli altri. In tal modo Losurdo ha messo a nudo l’altra faccia del liberalismo, tutt’altro che individualista e umanitaria, come pretendono invece i suoi mentori (Controstoria del liberalismo, ed. in lingua spagnola, El Viejo Topo, 2007), o ha svelato le falsificazioni di un revisionismo storico impegnato a negare o a liquidare l’eredità delle grandi rivoluzioni europee (Il revisionismo storico, Laterza, 2002, 5° ed.).

In Il linguaggio dell’Impero il filo critico di Losurdo prende di mira, in modo se possibile ancora più vigoroso e squillante, l’ideologia della guerra che difende e promuove, esalta e giustifica la crociata politica, religiosa e militare diretta da Washington contro chiunque contesti o metta in questione l’egemonia statunitense; e Losurdo prende di mira questa ideologia della guerra con la destrezza necessaria per mostrare che tutte le accuse rivolte contro il nemico – Terrorismo, Fondamentalismo, Antimericanismo, Antisemitismo, Antisionismo, Filoislamismo, Odio contro l’Occidente – sono assai dubbiose, quando non sono a rigore imputabili a quello stesso impero planetario che pretende di essere al riparo da qualsiasi incriminazione.

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La cronaca della XIV Conferenza Internazionale della Rosa Luxemburg Stiftung

XIV. Internationale Rosa-Luxemburg-Konferenz, 10. Januar 2009 in Berlin

Die alljährliche Rosa-Luxemburg-Konferenz der Tageszeitung junge Welt hat Tradition: Bereits im 14. Jahr bot sie am Vortag der Gedenkfeiern für die von Freikorpssoldaten ermordeten KPD-Mitbegründer Rosa Luxemburg und Karl Liebknecht dem Spektrum der Linkskräfte ein Forum der Begegnung und Diskussion...
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Una recensione dell'edizione tedesca del libro di Losurdo sul Revisionismo storico

Domenico Losurdo, Kampf um die Geschichte
PapyRossa Verlag, Köln 2007, 304 S., 17,90 Euro - ISBN 978-3-89438-365-7

Wie Domenico Losurdo bereits im Titel seines Buches "Kampf um die Geschichte" hervorhebt, kann von einer objektiven, einheitlichen und unveränderlichen historischen Faktenlage keine Rede sein. Als Marxist geht der italienische Publizist und Professor für Philosophie an der Universität Urbino nicht nur von einer Entfaltung und Zuspitzung gesellschaftlicher Widersprüche aus, die sich im Entwicklungsverlauf menschlicher Geschichte niederschlagen, sondern faßt auch die Geschichtswissenschaft als Feld derselben Auseinandersetzung auf, das von den Protagonisten der widerstreitenden Lager und Fraktionen heftig umkämpft ist...
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venerdì 6 marzo 2009

Tre lezioni sul Novecento. Un nuovo seminario di Domenico Losurdo a Napoli


Napoli, 18-20 marzo 2009,
Società di studi politici, piazza Santa Maria degli Angeli, 1 - Napoli

Domenico Losurdo: Tre lezioni sul Novecento

mercoledì 18, ore 16.00: Un secolo breve?
giovedì 19, ore 16.00: La crisi della white supremacy
venerdì 20, ore 15.00: Violenza e non violenza

Fondazione «Società di studi politici», piazza Santa Maria degli Angeli 1, 80132 - Napoli • Tel./fax 081 2452183 • www. studipolitici.it • info@studipolitici.it

lunedì 2 marzo 2009

Un intervento di Dario Briganti sull'ultimo libro di Luciano Pellicani

Luciano Pellicani, Lenin e Hitler. I due volti del totalitarismo, Rubbettino, 2009

Recensione di Dario Briganti

Il piano di Pellicani (perché si tratta chiaramente di un progetto preciso studiato con lucidità e rigore) è di demolire definitivamente la tradizione leninista, non soltanto criminalizzando il marxismo nella rielaborazione (filosofica prima ancora che rivoluzionaria) di Lenin, ma addirittura arrivando ad equiparare la figura storica di Lenin a quella di Hitler. Si dimostra la radice giacobina ed antiborghese del bolscevismo (e del nazismo) per affermare, senza alcun imbarazzo, senza vergogna, che Lenin e Hitler sono la stessa cosa. Senza alcun fondamento storico, senza alcuna analisi scientifica, Pellicani dibatte su argomenti delicati e complessi come questi, col solo fine di consegnare all’oblio definitivo una figura così importante, e determinante, per l’intera storia del movimento operaio...
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lunedì 16 febbraio 2009

Dilemmi morali e promesse non mantenute Un bilancio storico-filosofico del movimento non-violento

di Domenico Losurdo (in corso di pubblicazione)

1. Guerra, rivoluzione e «serietà del negativo»

Soprattutto in Germania un clima festoso accompagnò lo scoppio della prima guerra mondiale: le foto ci consegnano l’immagine di giovani che corrono ad arruolarsi con l’entusiasmo col quale si va incontro ad un appuntamento erotico. Tutto ciò non si verificò più nei paesi (quali l’Italia e gli Usa) che nel gigantesco conflitto intervennero più tardi, quando ormai era sotto gli occhi di tutti che nelle trincee ad attendere erano il fango, l’irreggimentazione totale e la morte. In seguito, neppure le iniziali trionfali vittorie del Blitzkrieg hitleriano riuscirono a resuscitare l’entusiasmo del luglio-agosto 1914...
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Leggi la presentazione di Maurizio Canfora nel gruppo di Facebook "I lettori di Domenico Losurdo"

In memoria di Georges Labica

Domenico Losurdo
pubblicato su "l'Humanité" del 16 febbraio 2009

Ho conosciuto tardi Georges Labica. Erano gli anni in cui infuriava il revisionismo storico e maturavano la crisi e la dissoluzione dell’Unione Sovietica. Ci siamo incontrati discutendo in modo animato, e tavolta con prospettive diverse, sulle cause di quella crisi e di quella dissoluzione. Su un punto però ci siamo subito trovati d’accordo: nel difendere l’eredità della rivoluzione francese e della rivoluzione d’ottobre, le due grandi rivoluzioni che hanno promosso l’abolizione della schiavitù nera e l’emancipazione dei popoli coloniali. Di conseguenza, assieme ci siamo impegnati a denunciare la rinnovata aggressività dell’imperialismo e a condannare le guerre contro l’Irak, la Jugoslavia e il popolo palestinese. Rendo omaggio ad un compagno e amico che, nella sua prosa pungente e brillante, ha sempre dato prova di coraggio politico, lucidità intellettuale e rigore morale, senza mai lasciarsi sedurre dalle mode ideologiche.

Stalin: la recensione di A. Ramirez sul sito di Yorick Libri

di Antonio Ramirez

L’ultimo libro di Domenico Losurdo si presenta senz’ombra di dubbio come uno degli studi più complessi e affascinanti nell’ambito della storiografia filosofica. Ciò deriva da una indiscutibile quanto invidiabile conoscenza del filosofo dell’intera storia europea e internazionale, ma anche dall’argomento stavolta affrontato...
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Stalin: la recensione di L. Pegoraro su "Contropiano" (e il commento di Gianni Vattimo)

di Leonardo Pegoraro, "Contropiano", n° 1 2009

Vien da pensare al ritratto di Robespierre quale mostro genocida, tracciato in modo concordante - nella Francia del 1794 - dai suoi oppositori di sinistra (i babeufiani) e di destra (i termidoriani). Solo che ora sono gli “antistalinisti comunisti” (più o meno trockijisti e chrusceviani) e gli “antistalinisti liberali” a ritrarre il successore di Lenin come un «enorme, cupo, capriccioso, degenerato mostro umano»...
Leggi tutto

"Caro Pegoraro, grazie della recensione concordo in pieno con la sua
lettura Un saluto cordiale GVattimo"

sabato 7 febbraio 2009

Ancora Vattimo su Stalin "leggenda nera"

di Annamaria Gargani

Professore Vattimo, come mai solo oggi si parla di Stalin come “leggenda nera”?
Perché solo oggi il nome di Stalin viene associato a delitti, tirannia, deportazioni e incapacità. Grazie ai documenti e citazioni presenti nel libro riusciamo a capire come Stalin fosse sopravalutato da moltissimi statisti: quali Churchill e De Gasperi e da filosofi come Croce, i quali hanno sempre guardato Stalin con rispetto, simpatia e persino con ammirazione fino a quando, dopo il rapporto Cruscev, Stalin diviene invece un "mostro", paragonabile forse solo a Hitler.
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sabato 31 gennaio 2009

Un'altra recensione del libro su Stalin

Stalin. Storia e critica di una leggenda nera
recensione di Andrea Maggi

Finalmente, nel periodo in cui va di moda sparare a zero sui comunisti, sulla Resistenza, sulla storia dell'URSS, senza neanche curarsi se è vero o meno ciò che si afferma, un libro, scritto dall'insigne Professore Domenico Losurdo, apre uno spunto di riflessione sulla figura più controversa e demonizzata della storia del movimento operaio: il rivoluzionario giorgiano Iosif Vissarionovič Džugašvili, meglio conosciuto come Stalin. Un nome, che è ormai sinonimo di gulag, tirannia, deportazioni: insomma una spietato e sanguinario dittatore, temuto e amato in vita quanto osteggiato e deriso dopo la morte...
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giovedì 29 gennaio 2009

Hannah Arendt contre Marx?

di Domenico Losurdo
pubblicato su «l’Humanité» del 26 gennaio 2009)

Hannah Arendt contre Marx? – si chiede Arno Münster già nel titolo del suo libro (Hermann, pp. 412). Il punto interrogativo è giustificato, se si riflette sull’evoluzione della filosofa qui indagata. Subito dopo la fine della seconda guerra mondiale Arendt si esprime positivamente non solo su Marx, cui attribuisce il merito di aver espresso il meglio della «tradizione ebraica» (con il «suo zelo fanatico per la giustizia»), ma anche per l’Urss di Stalin...
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Versione francese (da www.lafauteadiderot.net)

mercoledì 28 gennaio 2009

Giovedì a Poggibonsi presentazione del libro su Stalin

Giovedì 29 gennaio, ore 21.15, Poggibonsi
Circolo PRC, via Trento 47

Presentazione del libro
Stalin. Storia e critica di una leggenda nera
di Domenico Losurdo

partecipano:
Alessandro Leoni, CPN del PRC
Nino Frosini, Segretario regionale PdCI

martedì 27 gennaio 2009

Due interventi su "Stalin. Storia e critica di una leggenda nera"

Rimettere in discussione la categoria di "stalinismo"
di Paola Pellegrini, responsabile cultura PdCI
in corso di pubblicazione su "la Rinascita"

Domenico Losurdo riapre la riflessione sulla figura più demonizzata del movimento operaio: il rivoluzionario giorgiano Iosif Vissarionovič Džugašvili. Lo fa analizzando il 900 con una comparatistica a tutto campo, decostruendo e contestualizzando le accuse mosse a Stalin. È un libro importante, appassionante, in grado di riaprire la discussione su Stalin e l’Urss in questa fase segnata solo dall’anticomunismo e dal revisionismo più becero sull’intera vicenda europea di resistenza al nazifascismo...
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La storia del Novecento e il socialismo reale di fronte al postmodernismo storiografico

di Stefano G. Azzarà
in corso di pubblicazione su "Marxismo Oggi"

Vediamo quali sono i titoli di alcuni dei lavori su Stalin e la storia dell’Unione Sovietica di più recente pubblicazione nel panorama accademico internazionale. The European dictatorships: Hitler, Stalin, Mussolini, di Alan Todd; Stalin und Hitler: das Pokerspiel der Diktatoren, di Lew Besymensky; The dictators: Hitler’s Germany and Stalin’s Russia, di Richard Overy; Schlachtfeld der Diktatoren: Osteuropa in Schatten von Hitler und Stalin, di Dietrich Beyrau…: sono testi – e potremmo continuare a lungo con il nostro elenco - che sin dal titolo si rifanno allo studio sulle «vite parallele» di Stalin e Hitler scritto a suo tempo da Alan Bullock e che mirano esplicitamente a un’equiparazione di queste figure...
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lunedì 26 gennaio 2009

Gianni Vattimo su Stalin "leggenda nera"

Tra Stalin e la Palestina
"Repubblica" — 10 gennaio 2009, pagina 38, sezione: ALMANACCO DEI LIBRI

Sto leggendo, non casualmente, due libri in parallelo. Il primo è quello dello storico Ilan Pappe, La pulizia etnica della Palestina (Fazi, pagg. 364, euro 19; a cura di Luisa Corbetta e Alfredo Tradardi), mentre l' altro è la "storia e critica di una leggenda nera", quella raccontata dallo Stalin di Domenico Losurdo (Carocci, pagg. 384, euro 29,50). Di Pappe avevo già letto la Storia della Palestina moderna, ma il suo ultimo coraggioso testo, in queste tragiche settimane, si rivela drammaticamente d' attualità. Sono morte centinaia di persone, dopo che da mesi i palestinesi erano tenuti senza rifornimenti, a conferma, una volta di più, del fatto che quella che Israele opera nei Territori, come scrive Pappe, un israeliano anticonformista, è un' autentica pulizia etnica. Pianificata, contrariamente a quanto tramandato, già nel 1948, dalla classe dirigente del futuro Stato israeliano (in particolare, da David Ben Gurion). Del saggio di Losurdo, invece, mi ha impressionato moltissimo come, prima di diventare un "mostro", Stalin fosse stato corteggiato da numerosissimi statisti e intellettuali occidentali. Sto facendo, dunque, delle letture estremamente politicizzate, e scarsamente amichevoli nei confronti del mio stomaco.
Gianni Vattimo, dichiarazione rilasciata a Massimiliano Panarari

venerdì 23 gennaio 2009

Losurdo contesta la teoria dominante del totalitarismo. Manfred Funke recensisce sulla "FAZ" l'edizione tedesca del Revisionismo Storico

Absolute Verfügbarkeit
Losurdo lehnt
übergreifende Totalitarismustheorie ab

14. Januar 2009 In seinem Frankreich-Buch "Die wunderbare Illusion" fasst Ulrich Wickert die Folgen aus 1789 in der Frage zusammen...
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Manfred Funke
"Frankfurter Allgemeine Zeitung", 14. Januar 2009

lunedì 19 gennaio 2009

Su facebook le risposte di Domenico Losurdo ai lettori

Sulle pagine del gruppo "I lettori di Domenico Losurdo" le risposte a una serie di domande e commenti dei lettori su Stalin, Nietzsche e il conflitto israelo-palestinese.

Chi fa ricorso agli scudi umani: Hamas o Israele?

Versione francese

In questi giorni, nel tentativo di deviare l’indignazione dell’opinione pubblica per il massacro della popolazione civile perpetrato dai bombardamenti terroristici dell’aviazione israeliana, una campagna multimediale chiaramente pianificata da Tel Aviv martella in modo ossessivo questo motivo: sì, è vero, donne e bambini palestinesi vengono uccisi e martoriati in massa dalle bombe israeliane (e statunitensi), col ricorso anche ad armi vietate dalle convenzioni internazionali, ma è tutta colpa di… Hamas, che si serve di donne e bambini come di scudi umani.

Ma ecco cosa sull’«International Herald Tribune» del 22 giugno 2006 scriveva Haim Watzman, che in precedenza aveva militato nelle file dell’esercito di tel Aviv:

«Nove mesi fa la Corte Suprema di Israele ha vietato all’esercito israeliano di usare civili [palestinesi] come scudo umano allorché faceva irruzione nelle case per arrestare combattenti palestinesi. La scorsa settimana il quotidiano israeliano “Haaretz” ha riferito che la conseguenza di questa decisione è stata di collocare i civili palestinesi in una situazione di pericolo più grave: i soldati non entrano più nelle case per cercare i loro bersagli; l’esercito usa bulldozer per abbattere le case».

Dunque, da fonte insospettabile veniamo a sapere che a utilizzare quali scudi umani gli Untermenschen palestinesi sono proprio coloro che oggi pretendono di bollare come barbara la resistenza. Quando l’esercito di Tel Aviv dismette questa pratica, è solo per poter seppellire più rapidamente e senza distinzioni le sue vittime.

E, tuttavia, a giudicare dalla campagna multimediale in corso, non è lecito mettere in dubbio la verità ufficiale, in base alla quale a far ricorso alla pratica degli scudi umani possono essere solo i barbari di Hamas, e i palestinesi, gli arabi e gli islamici in genere, incapaci di comprendere il valore della vita umana.

Come spiegare il successo di questo stereotipo? Poche settimane dopo l’inizio dell’operazione Barbarossa, stupito dall’accanita resistenza incontrata in Unione Sovietica dall’esercito hitleriano, l’11 agosto 1941 Goebbels annota nel suo diario: «Per i russi la vita stessa gioca un ruolo assai subordinato, vale meno di una limonata. Essi perciò rinunciano alla vita senza un lamento. In gran parte si spiega così l’ottusa resistenza che i bolscevichi oppongono all’attacco tedesco». Sui grandi mezzi di “informazione” italiani e occidentali Gobbels celebra in questi giorni il suo trionfo postumo.

(Per una più ampia trattazione dei temi qui accennati rinvio al mio libro: «Il linguaggio dell’Impero», Laterza, 2009).

Domenico Losurdo