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Facebook: I lettori di Domenico Losurdo

giovedì 3 settembre 2009

L'anniversario dell'invasione nazista della Polonia riaccende la polemica su Stalin. Anche a sinistra domina ormai la Dottrina Truman

L'anniversario dell'invasione nazista della Polonia è stato occasione, nei giorni scorsi, di numerosi interventi pubblici in ambito storiografico. Sia nelle celebrazioni ufficiali che nelle ricostruzioni giornalistiche, l'interesse dominante non è stato però quello di richiamare alla memoria la barbarie del Terzo Reich quanto quello di puntare l'indice contro Stalin e l'Urss.
La Dottrina Truman è diventata lingua comune nell'opinione pubblica: nazismo e comunismo sono stati due mostri totalitari gemelli e il patto di non aggressione firmato da Molotov e von Ribbentrop lo dimostra in maniera lampante. Fino a qualche anno fa, questo genere di argomentazioni era il cavallo di battaglia di intellettuali come Indro Montanelli. Oggi è una tesi condivisa da "il manifesto" (e questo non stupisce affatto) e ripresa persino da aree culturali che si richiamano alla storia del movimento operaio: "essere stati comunisti", si potrebbe dire.
E' il sintomo di quanto siano arretrati i rapporti di forza politico-sociali e di quanto lunga e incerta, ingrata e minoritaria, sarà la resistenza culturale di coloro che, in questo paese, ritengono ancora importante un approccio materialistico alla realtà storica.
Per contribuire al dibattito in corso, ripubblichiamo uno stralcio dal libro di Domenico Losurdo su Stalin.
SGA


Stalin, il nazismo e la guerra
di Domenico Losurdo
(da Stalin. Storia e critica di una leggenda nera, Carocci, Roma 2008)

[...] Nella gara per giungere ad un compromesso o ad un’intesa col nuovo regime insediatosi a Berlino, Stalin arriva decisamente ultimo. E’ del 20 luglio 1933 il Concordato tra la Germania e la Santa Sede, che garantisce la fedeltà dei cattolici tedeschi al nuovo «governo formatosi in conformità alla Costituzione» (verfassungsmässig gebildete Regierung): un riconoscimento che avviene a poca distanza di tempo dal varo delle leggi eccezionali, col ricorso al terrore, e dall’emergere dello Stato razziale, con le prime misure a carico dei funzionari di «origine non ariana»...
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Versione francese

giovedì 20 agosto 2009

I DUE VOLTI DEL DALAI LAMA: il mite tibetano e il suo regime antidemocratico

Tenzin Gyatso con Heinrich Harrer

Portatore di luce con lati oscuri
"Stern", n° 32 del 30.07.2009, pp. 27-39
Durante la sua visita in Germania di questa settimana il Dalai Lama verrá di nuovo festeggiato come un salvatore. La guida del Tibet é riconosciuta come simbolo di tolleranza. Tuttavia voci critiche dalla comunitá dei tibetani in esilio in India richiedono inutilmente libertá religiosa e democrazia.
Di Tilman Müller e Janis Vougioukas
Trad. it. di Ercole Erculei

Arriva sempre preceduto da una grossa colonna di auto, come un presidente di stato. Guardie del corpo lo circondano, star del cinema e boss di aziende fanno benevolmente da ali, governanti si affrettano nel venirlo a salutare. Questa settimana a Francoforte sará molto probabilmente come l'anno passato a Norinberga. Il Dalai Lama salutó allora i presenti con il suo amabile, infantile
gesto. Tuttavia durante il suo discorso al palazzo comunale i presenti rimasero sconcertati, senza parole, come riportó il giornale locale il giorno successivo...
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domenica 2 agosto 2009

Miguel Urbano Rodrigues recensisce il libro su Stalin

STALIN, HISTÓRIA E CRÍTICA DE UMA LENDA NEGRA
Um livro de Domenico Losurdo

Por Miguel Urbano Rodrigues

Há meses que me sento diante do computador para escrever este artigo. Mas o projecto foi adiado dia após dia.
Quando Domenico Losurdo me ofereceu Stalin -Storia e critica de una leggenda nera*, já lera criticas sobre a obra. Mas não a imaginava.Qualquer texto sobre pessoas que deixaram marcas profundas na história, quando escrito sem o suficiente distanciamento temporal, cria sempre grandes problemas ao autor...

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lunedì 20 luglio 2009

Ancora sullo Xingjiang

antonio ha detto...
Rispetto alla discriminazione raziale che gli uguri sono costreti a subire nel resto della Cina, c'è chi sostiene che sono dovuti sopratutto al fatto che i lavoratori uguri che emigrano dallo Xingjiang accettano delle paghe ancora più misere delle già povere paghe medie cinesi e condizioni di lavoro pesantissime. Questo succede in partcolare nelle regioni più industrializzate. Proprio in una di queste regioni ci sarebbe stato uno scontro che poi ha fatto da scintilla per le tensioni nello Xinjiang. Cosa ne pensi rispetto a questa chiave di lettura che ripresenta in salsa cinese la consolidata guerra tra poveri che ha generato e genera tanti scontri celati da motivazioni raziali?
17 luglio 2009 3.39

Caro Antonio,
Nel corso di quello che è stato definito il più colossale processo diurbanizzazione della storia (e di rimescolamento della popolazione),non mancano certo i conflitti tra gli immigrati delle diverse etnie, equesto sia per ragioni economiche (come quelle da te indicate) sia perragioni culturali e religiose. In effetti, nei giorni precedenti itragici avvenimenti di Urumqi, nel Guangdong la falsa diceria, secondocui una operaia han era stata stuprata da immigrati uiguri, avevaprovocato scontri tra i due gruppi etnici con la morte di due operaiuiguri. Ma ciò non basta a spiegare la feroce caccia allo han chequalche giorno dopo si scatena nella capitale del Xinjang. L’ultimonumero della rivista tedesca «Die Zeit» (16 luglio, p. 7) hapubblicato la testimonianza di una uigura: la caccia allo han èiniziata dopo che su internet era stata bombardata la falsa «notizia», in base alla quale nel Guangdong erano stati uccisi cento uiguri, lapolizia aveva lasciato fare e non si erano viste neppure le ambulanze…E’ così che è iniziato il massacro. E’ stato tutto casuale espontaneo, oppure almeno la seconda «notizia» è in realtà una vera epropria disinformazione fatta circolare da centrali che sono collocateal di fuori della Cina e che hanno interesse a destabilizzarla e adisgregarla?
Domenico Losurdo

martedì 14 luglio 2009

Risposta a un lettore sullo Xingjiang

RB ha detto...
Mi perdoni, ma definire immigrazione l'arrivo degli han nello Xinjiang mi sembra un po' eccessivo. E' come dire che in provincia di Latina al tempo dei fascisti c'è stata una forte immigrazione veneta. In realtà se uno stato dà incentivi per trasferirsi in un'altra regione, non si può più parlare di immigrazione semplice, che sarebbe un fenomeno volontario, ma di immigrazione controllata. Ora la domanda è: perché questa volontà di spostare gli han in un territorio di uiguri? Per poter far sì che non scoppi una guerra etnica e separatista contro il potere centrale di Pechino. Certo è che se gli uiguri vedono gli ultimi arrivati arricchirsi e prendere il comando della loro regione grazie agli aiuti di Pechino, poi mi sembra normale che si ribellino. Non sono un localista, ma questo, visto che di mezzo ci sono fattori politici, economici, religiosi ed etnici, potrebbe quasi essere definito colonialismo.
9 luglio 2009 5.46

Caro RB,
Grazie per l'interessamento e per le questioni che pone. Cerco di dare qui alcune risposte.

1) Nella politica del governo cinese svolgono un ruolo anche lepreoccupazioni per l’integrità territoriale e la sicurezza nazionale:il Xinjiang è collocato al confine in un’area di grande volatilità edi rischio elevato (dove, a partire dall’11 settembre 2001, si fasentire anche la presenza delle basi militari statunitensi). Ma se cifosse da parte del governo centrale la volontà di sommergere gliuiguri, non si capirebbe allora perché esso consente loro di avere due o tre figli mentre impone la politica del figlio unico agli han.
2) In Cina è in corso un gigantesco processo di emigrazione e diurbanizzazione. Ogni anno dai 10 ai 15 milioni di persone affluiscononelle città dove lo sviluppo economico è più rapido (tra di esse èUrumqi, la capitale del Xinjiang).
3) L’emarginazione degli uiguri è un mito. Ho già riportato importanti testimonianze. Eccone un’altra. Sono le dichiarazioni rilasciate a «LaStampa» (11 luglio 2009, p. 19) da Nicola Di Cosmo, «professore alcentro di studi avanzati di Princeton» (Usa) e «considerato il massimoesperto al mondo di storia dell’Asia centrale». Così è descritta lasituazione nel Xinjiang:«Gli han sono in città, i kazaki sono nel Nord, gli uiguri sono nelSud. In realtà però gli han di più di seconda o terza generazionesentono una differenza forte con gli han di immigrazione più recente esentono maggiore vicinanza con gli uiguri, sono cresciuti con loro espesso parlano anche uiguro. Loro si definiscono Xinjiangren, gentedello Xinjiang, non han o uiguri, e in questo termine si riconosconoanche molti uiguri […]Le politiche centrali che favoriscono gli uiguri di fatto separano ledue comunità. Ci sono quote per gli uiguri negli uffici pubblici,nelle università […] Gli han in Xinjiang in realtà fanno molti passiper adeguarsi a costumi e necessità locali».Come si vede, ad essere qui oggetto di critica è semmai la politica di«azione affermativa» a favore degli uiguri…
4) Non che manchino i problemi. Leggiamo ancora Di Cosmo:«Gli uiguri si sentono discriminati quando escono dalla Xinjiang. C’èuna forma crescente di razzismo verso gli uiguri fuori dello Xinjiangche accende sempre di più i sentimenti nazionalistici tra gli uiguriin Xinjiang». E cioè, gli immigrati uiguri nel resto della Cinasubiscono spesso i pregiudizi che accompagnano gli immigrati. Ma questo è il risulato non della politica del governo centrale ma ditendenze presenti nella società civile di ogni paese. Si può chiedere al governo centrale cinese di fare di più contro i pregiudizi provocati dal processo migratorio forse più massiccio della storia mondiale – proprio in questi giorni è stato introdotto nelle scuolel’insegnamento dell’«armonia etnica» – ma il quadro tracciato dai media occidentale è espressione della guerra fredda scatenatadall’imperialismo contro un paese diretto da un partito comunista e protagonista di un’ascesa prodigiosa e inarrestabile.

Domenico Losurdo

giovedì 9 luglio 2009

Le menzogne dell’imperialismo sullo Xinjiang

Sulla «Stampa» dell’ 8 luglio Francesco Sisci riferisce da Pechino:
«Molti han di Urumqi si lamentano per i privilegi di cui godono gli uiguri. Questi infatti, come minoranza nazionale musulmana, a parità di livello hanno condizioni di lavoro e di vita molto miglori dei loro colleghi han. Un uiguro in ufficio ha il permesso di sospendere il lavoro più volte al giorno per adempiere alle cinque tradizionali preghiere musulmane della giornata […] Inoltre possono non lavorare il venerdì, giorno di festa musulmana. In teoria dovrebbero recuperare la domenica. Di fatto la domenica gli uffici sono deserti […] Un altro tasto doloroso per gli han, sottoposti alla dura politica di unificazione familiare che ancora impone l’unigenito, è il fatto che gli uiguri possono avere due o tre figli. Come musulmani, poi, hanno rimborsi in più nello stipendio, visto che, non potendo mangiare maiale, devono ripiegare sull’agnello, che è più caro».Ho già scritto nel precdente intervento che il Partito comunista cinese è impegnato a lottare anche contro lo sciovinismo han. E, tuttavia dal quadro riportato da Sisci emerge charamente che non ha senso accusare il governo di Pechino di voler cancellare l’identità nazionale e religiosa degli uiguri. Anche in questo caso la propaganda filo-imperialista si rivela menzognera.

Domenico Losurdo

martedì 7 luglio 2009

Che succede nello Xinjiang?

Ricordate quello che avveniva negli anni della guerra fredda e soprattutto nella sua fase finale? La stampa occidentale non era mai stanca di agitare il tema dei profughi che fuggivano la dittatura comunista al fine di conquistare la libertà [...] Oggi, tutti possono vedere che dalle regioni orientali della Germania, dalla Polonia, Romania, Albania ecc., nonostante la libertà finalmente conquistata, il flusso migratorio verso l’Occidente continua e anzi si accentua ulteriormente. Solo che questi migranti non sono più accolti come combattenti per la causa della libertà, ma sono spesso respinti come delinquenti per lo meno potenziali [...] Un’analoga manipolazione è in corso sotto i nostri occhi. Come spiegare i gravi incidenti che nel marzo 2008 si sono verificati in Tibet e che, su scala più larga, in questi giorni stanno divampando nello Xinjiang? In Occidente la «grande» stampa di «informazione» ma anche la «piccola» stampa di «sinistra» non hanno dubbi: tutto si spiega con la politica liberticida del governo di Pechino...
Novità!
Versione francese
Traduzione di Marie-Ange Patrizio
Versione tedesca
Übersetzung aus dem Italienischen: Erdmute Brielmayer
Versione portoghese (brasiliano)
Tradução de Jaime Clasen

lunedì 6 luglio 2009

Pubblicato in Turchia un saggio di Domenico Losurdo




Si tratta del saggio Le categorie della rivoluzione nella filosofia classica tedesca. La rivista è "Baykus", n. 4. Il saggio è stato tradotto dal tedesco da Doğan Goecmen.

sabato 27 giugno 2009

In Iran un tentativo di colpo di Stato filo-imperialista

Il presidente iraniano Ahmadinejad insieme a Hugo Chavez. Il Venezuela ha subito denunciato le ingerenze occidentali in Iran.

Versione francese
Traduit de l’italien par Marie-Ange Patrizio

Non c'è dubbio che in questi giorni si è assistito a un tentativo di colpo di Stato, fomentato e appoggiato dall'esterno. Ovviamente,tentativi del genere possono aver chances di successo solo in presenza di una consistente opposizione interna. E, tuttavia, la sostanza del problema non cambia.
La tecnica dei colpi di Stato filo-imperialisti, camuffati da «rivoluzioni colorate», segue ormai uno schema ben consolidato...

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Presentato in Germania "Nietzsche der aristokratische Rebell"



Nietzsche der aristokratische Rebell è stato presentato in diverse città della Germania.
Nella foto, la presentazione a Berlino, con (da sinistra)Wolf Fritz Haug, professore emerito della FreieUniversität di Berlino, Arnold Schölzel, Chef Redakteur di "Junge Welt", Losurdo e Jan Rehmann.

Nietzsche der aristokratische Rebell è pubblicato in Germania da Argument Verlag in un'edizione in due volumi. Per informazioni o per l'acquisto scrivere a verlag@argument.de

venerdì 19 giugno 2009

Esaurita la prima edizione del libro su Stalin

Le prime 2.500 copie del libro su Stalin sono andate esaurite e il libro è stato appena ristampato da Carocci.
Ringraziamo i lettori, che hanno apprezzato il libro e che si sono impegnati nel farlo conoscere il più possibile.
Nei prossimi mesi sarà pronta l’edizione in lingua francese, pubblicata dalla casa editrice Aden di Bruxelles, presso la quale è già uscita l'edizione in francese de Il peccato originale del Novecento.

Nietzsche der aristokratische Rebell: è uscita la traduzione tedesca del Nietzsche di Losurdo

E' appena stata pubblicata la traduzione tedesca, a cura di Jan Rehman, del libro di Domenico Losurdo su Nietzsche. Il titolo di questa edizione in due volumi pubblicata da Argument Verlag è: Nietzsche der aristokratische Rebell. Intellektuelle Biographie und kritische Bilanz.

Domenico Losurdo presenterà il suo libro in Germania secondo questo calendario:

- Domenica 21 giugno, ore 11: intervista a Jan Rehmann, in occasione della Pressefest di "Unsere Zeit", Revierpark, Dortmund.

- Lunedì 22 giugno, ore 18; Università Hamburg, Fachbereich Sozialökonomie, Raum S. 30, Von Melle Park 9; Presenta Prof. Dr. Lars Lambrecht.

- Martedì 23 giugno, ore 19, Berlino, Ladengalerie di Junge Welt, Torstraße 6, Berlino; Podumdiskussion con Prof Dr. Wolfgang Fritz Haug .

lunedì 1 giugno 2009

Tienanmen 20 anni dopo

di Domenico Losurdo

In questi giorni, la grande stampa di «informazione» è impegnata a ricordare il ventesimo anniversario del «massacro» di piazza Tienanmen. Le rievocazioni «commosse» degli avvenimenti, le interviste ai «dissidenti» e gli editoriali «indignati», i molteplici articoli che si sussseguono e si preparano mirano a ricoprire di perpetua infamia la Repubblica Popolare Cinese e a rendere solenne omaggio alla superiore civiltà dell’Occidente liberale. Ma cosa è realmente avvenuto venti anni fa?...
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La statua in cartapesta della "Dea della Democrazia" eretta sotto il ritratto di Mao durante la rivolta del 1989 e la sua replica nel Freedom Park di Arlington, Virginia (USA).
A destra, la Statua della Libertà a New York.

domenica 24 maggio 2009

A Lisbona dal 28 al 30 maggio il congresso della Internationale Gesellschaft Hegel-Marx: Universalismo, questione nazionale, conflitto per l'egemonia

Internationale Gesellschaft Hegel-Marx für dialektisches Denken
"Universalism, national questions and conflicts concerning hegemony"
International congress
Lisbon, 28, 29, 30 May 2009


Presentazione di Stefano G. Azzarà

La grave crisi del capitalismo globalizzato che oggi è in atto si svolge in un contesto di grandi trasformazioni che hanno alle spalle una preparazione di lunga durata storica e che riguardano non solo lo scenario economico ma anche quello politico e culturale.

L'annuncio della "fine della storia" e del definitivo avvento di un nuovo ordine mondiale pacifico e consensuale di tipo neoliberale, lanciato all'indomani della fine della Guerra fredda, è stato smentito da due decenni di guerre e di tensioni internazionali ininterrotte ma anche da gravi scompensi all'interno di ogni singolo Stato. Entrati in crisi gli auspici ottimistici di Francis Fukuyama, è stato lo slogan bellicoso dello "scontro di civiltà", diffuso da Samuel P. Huntington e dagli intellettuali neoconservatori americani, a caratterizzare questo periodo. Esso continua ancora oggi a ispirare l'atteggiamento di molte elite occidentali, alla ricerca di un'idea-guida che chiarisca la natura dei rapporti tra le nazioni e le aree del mondo ma che consenta al tempo stesso di gestire il consenso all'interno di ciascun paese. Fornendo identità fondamentalistiche e semplificate e costruendo di volta in volta strumentali immagini del nemico - l'Islam, la Cina, l'ondata migratoria dei barbari del Terzo Mondo , questo slogan si è rivelato molto efficace: esso occulta i profondi squilibri nella distribuzione della ricchezza, del potere, dei diritti e delle opportunità all'interno dei paesi industrializzati e favorisce l'esternalizzazione del conflitto.
Con queste basi ideologiche, l'Occidente - e gli Stati Uniti in particolare - si è identificato con la civiltà in quanto tale e con l'idea stessa di democrazia e ha cercato di governare in maniera aggressiva le impetuose trasformazioni in corso, imponendo ad ogni latitudine la propria visione del mondo e le proprie priorità. Tutto questo, però, ha messo in discussione la portata universalistica di quel pensiero che l'Occidente ostenta con fierezza e che pretende di esportare. Come ammette lo stesso Huntington, «i non occidentali definiscono occidentale ciò che gli occidentali definiscono universale».

Cosa è successo? Nella seconda parte del Novecento, gli ideali della democrazia e dei diritti universali - giunti a coscienza con la Rivoluzione francese e arricchiti dall'esperienza del movimento socialista ma ancora ben lontani da una piena realizzazione - sono stati profondamente indeboliti. La loro ridefinizione in chiave unilateralmente liberale, infatti, ha rimosso tutte quelle esperienze filosofiche e politiche, interne ed esterne all'Occidente stesso, critiche ed autocritiche, che ancora fino a qualche decennio prima erano considerate componenti imprescindibili di un universalismo pieno e compiuto. Anche l'esperienza filosofica postmodernista ha avuto in ciò un suo ruolo. Nata dalla pretesa di una critica radicale del potere e dello Stato, essa è segnata da un attegiamento antidialettico distruttivo nei confronti di ogni forma di universalismo in quanto tale. La sua esaltazione spesso acritica delle differenze particolari rimane perciò sempre in bilico tra il relativismo assoluto e l'apologia della legge del più forte.
Ne è emersa una forma di universalismo particolaristica e dimidiata, che tende a negare ogni riconoscimento nei confronti di altri complessi di cultura e forme di coscienza e che ha tentato, più che di dialogare con essi e di sforzarsi di realizzare una sintesi superiore, di sottometterli. Ma la chiave dello "scontro di civiltà" è inservibile per comprendere la situazione in atto. Molto più proficuo è guardare a questi fenomeni in una prospettiva diversa.

La fine del mondo bipolare non ha soltanto posto le premesse per l'imposizione mondializzata del modello di sviluppo capitalistco e dei valori occidentali. Ha anche creato le condizioni per l'avvio di un processo più complesso, nel quale intere aree del mondo - fino a quel momento inserite in un ordine rigido - hanno intrapreso un percorso di sviluppo autonomo e di sganciamento nei confronti dell'ordine economico capitalistico e nei confronti dell'egemonia culturale statunitense e occidentale. Al di sotto del conflitto tra le civiltà e del crescente richiamo alla storia, alla tradizione e alla religione, c'è dunque un più concreto e materiale contenzioso politico e geopolitico nel quale è in gioco la partita che ridefinirà gli equilibri mondiali nel XXI secolo. All'emergere di aree che sono uscite dall'epoca coloniale e rivendicano la propria autonomia, fa da contraltare il progetto neocoloniale di un mondo occidentale che cerca di far fronte alla crisi della propria autorità non esitando ad utilizzare lo strumento militare. E' il conflitto per l'egemonia, dunque, a caratterizzare questa fase. E in questo conflitto, la questione nazionale - a lungo considerata inattuale dagli ideologi della globalizzazione - riafferma la propria centralità.

Gli strumenti critici e dialettici messi a disposizione da Hegel e da Marx - e in particolare la loro riflessione sul rapporto tra universalità e particolarità, sulla natura del conflitto e sul ruolo dei ceti intellettuali - possono aiutare ad orientarci meglio in questo mondo e di comprenderlo in maniera più razionale. E' quanto si propone il nostro congresso, che si svolgerà dal 28 al 30 maggio a Lisbona e viene organizzato in collaborazione con l'Università di Lisbona, il Dipartimento di Scienze umane dell'Università di Urbino, l'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici e la Fundação Calouste Gulbenkian.

Leggi in inglese
Home page del congresso
Programma del congresso
Abstracts delle relazioni presentate

venerdì 22 maggio 2009

In Francia si discute del libro su Stalin

Dal sito "Réveil Communiste"

Note de lecture d'un nouveau livre de Losurdo
par Gilles Questiaux:

Domenico Losurdo est un philosophe communiste italien, né en 1941, spécialiste réputé de Hegel et de Gramsci, professeur d'histoire de la philosophie à l'université d'Urbino, auteur en 1999 de « Fuir l'Histoire » où il critique « l'autophobie » des communistes, qui est à la fois une sorte d'aliénation psychologique qui a fait des ravages chez nous depuis le chute du mur, et une composante de l'idéologie de nos groupes dirigeants postcommunistes en France et en Italie.

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Dal sito "Caius Gracchus"
ALERTE! ALERTE! LE DEMON, LE DEMON!

Alerte ! alerte ! - le démon, le démon !!! Anges purs, anges radieux, portez mon âme au sein des cieux ! (Faust, Gounod, acte V, air de Marguerite)"

Ces dernières semaines un débat s'est développé autour du dernier ouvrage de Domenico Losurdo publié en Italie (Stalin, Storia e critica di una leggenda nera, Carocci)...
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giovedì 23 aprile 2009

La lettera in sostegno di Domenico Losurdo che "Liberazione" ha rifiutato di pubblicare

Inviare le adesioni a: domenicolosurdoblog@libero.it

«E’ ancora troppo presto per dare un giudizio definitivo sulla Rivoluzione Francese»
(Zhou Enlai)

Il 10 aprile il quotidiano “Liberazione” pubblica una recensione critica di Guido Liguori sul libro di Domenico Losurdo Stalin. storia e critica di una leggenda nera (Carocci, Roma 2008). Nei giorni successivi appaiono sul quotidiano una lettera di 20 redattori e altri interventi contrari alla pubblicazione della recensione. Le motivazioni? Il solo parlare del libro di Losurdo, messo tout court sullo stesso piano dei negazionisti dell’Olocausto, significherebbe riabilitare Stalin, che non solo è stato un «dittatore feroce e brutale», protagonista di una «storia fatta [..] di mostri e orrori», ma è anche figura di fronte alla quale «non c'è interpretazione storica che tenga». Quindi, bando ad «inaccettabili riletture degli anni Trenta-Quaranta»: su Stalin e lo stalinismo «abbiamo dato molti anni fa risposte nette senza equivoci. Perché dunque tornarci sopra?». Perché in altre parole proseguire la ricerca storica?

Al centro di queste accuse c'è il «fatale (e letale) giustificazionismo» di Losurdo, imputato di praticare una forma di «storicismo assoluto» e di proporre una «deterministica concatenazione di cause ed effetti». E però all’autore del libro, al quale non si contestano tesi specifiche ma che viene attaccato per l’impostazione generale del suo lavoro di ricerca, è stato sino ad oggi negato lo spazio di una risposta e di un chiarimento.

Qual è il crimine di cui è imputato Domenico Losurdo? Quello di “storicizzare” il fenomeno dello stalinismo. Quello cioè di ritornare a lavorare sui documenti per analizzarli filologicamente e contestualizzarli nella totalità della storia mondiale dei popoli, delle classi, degli stati, piuttosto che limitarsi alla demonizzazione, alla rimozione e, in altre parole, a quella “storiografia dell’ineffabile” oggi così in voga.

Un quotidiano che voglia svolgere la funzione di educare al libero esercizio della critica, fondamentale per la crescita culturale e politica dei suoi lettori, non ha nulla da temere da interventi seri e ragionati, argomentati e documentati, sulla storia del movimento operaio del ‘900.
La memoria e la ricerca storica non si possono soffocare in nome di tabù, dogmi e verità che si ritengono accertate una volta per tutte. Abbiamo oggi il problema di comprendere la storia del movimento operaio e della tradizione rivoluzionaria nella sua genesi, nei suoi processi contraddittori, negli enormi problemi che si posero a quei ceti subalterni che per la prima volta si erano trovati di fronte al difficilissimo compito di divenire classe dirigente. E di studiare questa storia senza apologia acritica e senza anatemi, con grande libertà di ricerca e di pensiero.

Primi firmatari

Oscar Niemayer, architetto, Rio de JaneiroGianni Vattimo, filosofo, Università di Torino
Hans Heinz Holz, filosofo, Università di Groningen
José Barata Moura, filosofo, ex Rettore dell'Università di Lisbona
Tom Rockmore, filosofo, Duquesne University (USA)
Renato Guimarães, editore, Rio de Janeiro

Silviu Şomîcu, docteur en histoire, Professeur associe a l’Université de Craiova - Roumanie

João Quartim de Moraes, università di Campinas
Aymeric Monville, Editions Delga, Paris
Stefano G. Azzarà, Università di Urbino
Bassam Saleh’ – giornalista palestinese

Costanzo Preve, filosofo, Torino

Maurizio Canfora

Jürgen Harrer, Papyrossa Verlag, Köln


Marcos Del Roio - professore di Scienze Politiche,UNESP - Universidade Estadual Paulista


Alessandra Riccio – docente Università Orientale di Napoli – Condiretterice di LatinoAmerica Luigi Alberto Sanchi, Professore Associato CNRS, Parigi
Orestis Floros, Medico, Dipartimento di Neuroscienze, Istituto Karolinska, Stoccolma


Enzo Apicella - vignettista


Sergio Cararo – direttore di “Contropiano”


Luciano Vasapollo –economista – Docente Universtà “La Sapienza” Roma


Gianni Fresu – storico- Università di Cagliari


Ruggero Giacomini - storico


Manlio Dinucci – saggista – collaboratore de “ Il Manifesto”


Enzo Apicella, vignettista, Londra


Maurizio Belligoni, primario di psichiatria, criminologo, Ancona


Wilfredo Caimmi, partigiano, medaglia d'argento al valor militare nella lotta di Liberazione


Maria Rosa Calderoni, redazione di “Liberazione”
Andrea Catone, Centro Studi sulla transizione al socialismo, Bari


Vladimiro Giacché, saggista, Roma


Alessandro Hobel, storico del movimento operaio, Napoli


Federico Martino, Docente di Storia del Diritto, Università di Messina


Fabio Minazzi, ordinario di Filosofia teoretica, Università degli Studi dell'Insubria


Domenico Moro, economista


Guido Oldrini, docente di Filosofia, Università di Bologna


Nico Perrone, docente di Storia dell'America, Università di Bari


Salvatore Tinè , storico del movimento operaio - Catania


Delfina Tromboni, femminista, storica del movimento delle donne, Ferrara


Luciano Vasapollo, economista, Università "La Sapienza", Roma


Stellina Vecchio Vaia, deputata Prima Legislatura della Repubblica, partigiana, Milano


Mario Vegetti, docente di Filosofia, Università di Pavia


Sergio Ricaldone - Partigiano, Consiglio Mondiale per la pace

Boris Bellone

Gregory Elliott, writer and translator, Edinburgh

Giorgio Grimaldi, Università di Urbino

Massimo Cimbali, ingegnere, Segreteria provinciale PdCI Milano

Manuela Ausilio, Resistenza Universitaria, studentessa di filosofia, Roma

gorluc@inwind.it

Juan Brando

Andrea Navoni, Utopia Concreta

Gianni Cadoppi e Andrea Parti, a nome del forum (non ufficiale) on line di Rifondazione Comunista

Leggi la lettera in sostegno di Losurdo inviata dal forum on line di Rifondazione Comunista (scorrere la pagina per leggere)

Paolo Torretta, giornalista freelance

Massimiliano Ay, studente presso l'Università di Lucerna (Svizzera) e membro del Partito Comunista del Canton Ticino

Gabriele Rèpaci, "Diorama letterario"

Giuseppe Sini, studente di Lettere all'Università di Sassari

Anna Maria Ricotta, casalinga, Roma

Maurizio Neri, rivista "Comunismo e Comunità"

Aldo Trotta, Bologna

marco@paranoici.org

Antonio J. Antòn Fernandez, traduttore e filosofo, Madrid

David Becerra Mayor http://rincon.uam.es/cgi-bin/v2/dir.cgi?cw=811996459960937

domenica 12 aprile 2009

Una lettera e una risposta

ATTENZIONE!!!
Il blog di Domenico Losurdo si appoggia spesso alla piattaforma di Alice. Eventuali problemi di visualizzazione sono dovuti all'instabilità di questa piattaforma. Preghiamo i lettori, con i quali ci scusiamo, di segnalarci di volta in volta i disguidi.

Gentile Professore,
ho appena finito di leggere il suo libro "Stalin: storia e critica di una leggenda nera": e sento il bisogno di ringraziarla di cuore.In tutta sincerità ho sempre guardato con malcelato fastidio le tesi dissolutorie relative alla storia dell'URSS,presenti, purtroppo, anche nel campo del movimento operaio italiano e mondiale.In particolare il suo libro mi è prezioso perchè mi ha fornito due chiavi di lettura utilissime:- la prima è quella che lega l'Ottobre alle rivolte anti-coloniali: tanta parte della storia del novecento ora mi sembra più chiara- la seconda, invece, rimanda alle attese messianiche scatenate dalla rivoluzione bolscevica, atteggiamento che, a mio avviso, tanto hanno danneggiato tutti i tentativi di creare società diverse da quelle dominate dal modo di produzione capitalistico.Vorrei infine chiederle, gentilmente, qualche indicazioni bibliografica che mi consenta di leggere qualcosa di interessante e realisticosulle repubbliche socialiste dell'Europa dell'Est. Magari potrebbe essere un suo prossimo libro....
Con stima sincera,
Gian Piero Sera

P.S.
Trovo molto interessanti i suoi interventi sul suo blog. Ogni matttina lo visito nella speranza di trovare qualcosa di nuovo...


Il modo migliore per rispondere alla lettera di Gian Piero Sera, che ringrazio per le belle parole, è pubblicare sul blog queste riflessioni sul socialismo reale e la crisi d'Ungheria del 1956.
DL

Il 1956, la questione nazionale e la guerra fredda
di Domenico Losurdo

1. Una, due, tre dottrine Monroe
Mentre, respingendo e ricacciando indietro l’esercito hitleriano d’invasione, l’Armata Rossa avanza in Europa orientale, Stalin osserva: «Questa guerra è diversa da tutte quelle del passato; chiunque occupa un territorio gli impone anche il suo sistema sociale. Ciascuno impone il suo sistema sociale, fin dove riesce ad arrivare il suo esercito; non potrebbe essere diversamente» (Gilas, 1978, p. 121)...
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venerdì 3 aprile 2009

Prospettive rivoluzionarie nel XXI secolo

di Domenico Losurdo
(pubblicato in lingua portoghese in «Alentejo popular» del 12 marzo 2009, pp. 8-11)Nel 1938

Trotskij fondava la Quarta internazionale a partire da un presupposto: come nel corso del primo conflitto mondiale, così nel corso del secondo conflitto mondiale che ormai si profilava si sarebbe verificata la trasformazione della guerra imperialista in guerra civile rivoluzionaria e ne sarebbe derivata un’ondata rivoluzionaria ancora più gigantesca di quella che aveva segnato la nascita della Russia sovietica. In effetti, un’ondata rivoluzionaria scuoteva l’intero pianeta ma si sviluppava secondo modalità diverse e contrapposte, a partire da guerre di resistenza e liberazione nazionale contro l’imperialismo...
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giovedì 12 marzo 2009

Presentazione del libro su Stalin a Roma: martedì 17 alla libreria Odradek, ore 18

E' stata pubblicata l'edizione spagnola del Linguaggio dell'impero

Domenico Losurdo, El linguaje del imperio, Escolar y Mayo, Madrid 2009

Autore prolifico, polemista impietoso, scrittore pungente, Domenico Losurdo (Sannicandro di Bari, 1941) ha saputo mettere in chiaro e per iscritto le ambivalenze, le zone d’ombra e i chiaroscuri della filosofia classica tedesca. Lo dimostrano bene libri come Autocensura e compromesso nel pensiero politico di Kant (di prossima pubblicazione presso Escolar y Mayo), La comunità, la morte, l’Occidente. Heidegger e l’ideologia della guerra (ed. in lingua spagnola, Losada, Buenos Aires, 2003) ovvero Nietzsche, il ribelle aristocratico (Bollati Boringhieri 2004, 2° ed.): in essi Losurdo intreccia il rigore nella documentazione e la lucidità interpretativa che gli hanno dato fama internazionale – non a caso le sue opere sono state tradotte nelle principali lingue europee – con un indomabile spirito critico che svela gli aspetti ideologici, ancora poco noti, dei grandi classici della filosofia politica.

Questo medesimo spirito critico assume tuttavia una maggiore intensità, senza intaccare la solidità argomentativa che ricorre in tutte le opere di Losurdo, nei saggi in cui egli si adopera a smascherare le crepe e le incoerenze, le manchevolezze argomentative di un’ideologia imperiosa e dominante, che non è disposta – come avviene in tutte le ideologie – a applicare a se stessa i criteri di giudizio, di legittimazione e di esemplarità che fa valere per gli altri. In tal modo Losurdo ha messo a nudo l’altra faccia del liberalismo, tutt’altro che individualista e umanitaria, come pretendono invece i suoi mentori (Controstoria del liberalismo, ed. in lingua spagnola, El Viejo Topo, 2007), o ha svelato le falsificazioni di un revisionismo storico impegnato a negare o a liquidare l’eredità delle grandi rivoluzioni europee (Il revisionismo storico, Laterza, 2002, 5° ed.).

In Il linguaggio dell’Impero il filo critico di Losurdo prende di mira, in modo se possibile ancora più vigoroso e squillante, l’ideologia della guerra che difende e promuove, esalta e giustifica la crociata politica, religiosa e militare diretta da Washington contro chiunque contesti o metta in questione l’egemonia statunitense; e Losurdo prende di mira questa ideologia della guerra con la destrezza necessaria per mostrare che tutte le accuse rivolte contro il nemico – Terrorismo, Fondamentalismo, Antimericanismo, Antisemitismo, Antisionismo, Filoislamismo, Odio contro l’Occidente – sono assai dubbiose, quando non sono a rigore imputabili a quello stesso impero planetario che pretende di essere al riparo da qualsiasi incriminazione.

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La cronaca della XIV Conferenza Internazionale della Rosa Luxemburg Stiftung

XIV. Internationale Rosa-Luxemburg-Konferenz, 10. Januar 2009 in Berlin

Die alljährliche Rosa-Luxemburg-Konferenz der Tageszeitung junge Welt hat Tradition: Bereits im 14. Jahr bot sie am Vortag der Gedenkfeiern für die von Freikorpssoldaten ermordeten KPD-Mitbegründer Rosa Luxemburg und Karl Liebknecht dem Spektrum der Linkskräfte ein Forum der Begegnung und Diskussion...
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Una recensione dell'edizione tedesca del libro di Losurdo sul Revisionismo storico

Domenico Losurdo, Kampf um die Geschichte
PapyRossa Verlag, Köln 2007, 304 S., 17,90 Euro - ISBN 978-3-89438-365-7

Wie Domenico Losurdo bereits im Titel seines Buches "Kampf um die Geschichte" hervorhebt, kann von einer objektiven, einheitlichen und unveränderlichen historischen Faktenlage keine Rede sein. Als Marxist geht der italienische Publizist und Professor für Philosophie an der Universität Urbino nicht nur von einer Entfaltung und Zuspitzung gesellschaftlicher Widersprüche aus, die sich im Entwicklungsverlauf menschlicher Geschichte niederschlagen, sondern faßt auch die Geschichtswissenschaft als Feld derselben Auseinandersetzung auf, das von den Protagonisten der widerstreitenden Lager und Fraktionen heftig umkämpft ist...
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venerdì 6 marzo 2009

Tre lezioni sul Novecento. Un nuovo seminario di Domenico Losurdo a Napoli


Napoli, 18-20 marzo 2009,
Società di studi politici, piazza Santa Maria degli Angeli, 1 - Napoli

Domenico Losurdo: Tre lezioni sul Novecento

mercoledì 18, ore 16.00: Un secolo breve?
giovedì 19, ore 16.00: La crisi della white supremacy
venerdì 20, ore 15.00: Violenza e non violenza

Fondazione «Società di studi politici», piazza Santa Maria degli Angeli 1, 80132 - Napoli • Tel./fax 081 2452183 • www. studipolitici.it • info@studipolitici.it

lunedì 2 marzo 2009

Un intervento di Dario Briganti sull'ultimo libro di Luciano Pellicani

Luciano Pellicani, Lenin e Hitler. I due volti del totalitarismo, Rubbettino, 2009

Recensione di Dario Briganti

Il piano di Pellicani (perché si tratta chiaramente di un progetto preciso studiato con lucidità e rigore) è di demolire definitivamente la tradizione leninista, non soltanto criminalizzando il marxismo nella rielaborazione (filosofica prima ancora che rivoluzionaria) di Lenin, ma addirittura arrivando ad equiparare la figura storica di Lenin a quella di Hitler. Si dimostra la radice giacobina ed antiborghese del bolscevismo (e del nazismo) per affermare, senza alcun imbarazzo, senza vergogna, che Lenin e Hitler sono la stessa cosa. Senza alcun fondamento storico, senza alcuna analisi scientifica, Pellicani dibatte su argomenti delicati e complessi come questi, col solo fine di consegnare all’oblio definitivo una figura così importante, e determinante, per l’intera storia del movimento operaio...
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lunedì 16 febbraio 2009

Dilemmi morali e promesse non mantenute Un bilancio storico-filosofico del movimento non-violento

di Domenico Losurdo (in corso di pubblicazione)

1. Guerra, rivoluzione e «serietà del negativo»

Soprattutto in Germania un clima festoso accompagnò lo scoppio della prima guerra mondiale: le foto ci consegnano l’immagine di giovani che corrono ad arruolarsi con l’entusiasmo col quale si va incontro ad un appuntamento erotico. Tutto ciò non si verificò più nei paesi (quali l’Italia e gli Usa) che nel gigantesco conflitto intervennero più tardi, quando ormai era sotto gli occhi di tutti che nelle trincee ad attendere erano il fango, l’irreggimentazione totale e la morte. In seguito, neppure le iniziali trionfali vittorie del Blitzkrieg hitleriano riuscirono a resuscitare l’entusiasmo del luglio-agosto 1914...
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Leggi la presentazione di Maurizio Canfora nel gruppo di Facebook "I lettori di Domenico Losurdo"

In memoria di Georges Labica

Domenico Losurdo
pubblicato su "l'Humanité" del 16 febbraio 2009

Ho conosciuto tardi Georges Labica. Erano gli anni in cui infuriava il revisionismo storico e maturavano la crisi e la dissoluzione dell’Unione Sovietica. Ci siamo incontrati discutendo in modo animato, e tavolta con prospettive diverse, sulle cause di quella crisi e di quella dissoluzione. Su un punto però ci siamo subito trovati d’accordo: nel difendere l’eredità della rivoluzione francese e della rivoluzione d’ottobre, le due grandi rivoluzioni che hanno promosso l’abolizione della schiavitù nera e l’emancipazione dei popoli coloniali. Di conseguenza, assieme ci siamo impegnati a denunciare la rinnovata aggressività dell’imperialismo e a condannare le guerre contro l’Irak, la Jugoslavia e il popolo palestinese. Rendo omaggio ad un compagno e amico che, nella sua prosa pungente e brillante, ha sempre dato prova di coraggio politico, lucidità intellettuale e rigore morale, senza mai lasciarsi sedurre dalle mode ideologiche.

Stalin: la recensione di A. Ramirez sul sito di Yorick Libri

di Antonio Ramirez

L’ultimo libro di Domenico Losurdo si presenta senz’ombra di dubbio come uno degli studi più complessi e affascinanti nell’ambito della storiografia filosofica. Ciò deriva da una indiscutibile quanto invidiabile conoscenza del filosofo dell’intera storia europea e internazionale, ma anche dall’argomento stavolta affrontato...
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Stalin: la recensione di L. Pegoraro su "Contropiano" (e il commento di Gianni Vattimo)

di Leonardo Pegoraro, "Contropiano", n° 1 2009

Vien da pensare al ritratto di Robespierre quale mostro genocida, tracciato in modo concordante - nella Francia del 1794 - dai suoi oppositori di sinistra (i babeufiani) e di destra (i termidoriani). Solo che ora sono gli “antistalinisti comunisti” (più o meno trockijisti e chrusceviani) e gli “antistalinisti liberali” a ritrarre il successore di Lenin come un «enorme, cupo, capriccioso, degenerato mostro umano»...
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"Caro Pegoraro, grazie della recensione concordo in pieno con la sua
lettura Un saluto cordiale GVattimo"

sabato 7 febbraio 2009

Ancora Vattimo su Stalin "leggenda nera"

di Annamaria Gargani

Professore Vattimo, come mai solo oggi si parla di Stalin come “leggenda nera”?
Perché solo oggi il nome di Stalin viene associato a delitti, tirannia, deportazioni e incapacità. Grazie ai documenti e citazioni presenti nel libro riusciamo a capire come Stalin fosse sopravalutato da moltissimi statisti: quali Churchill e De Gasperi e da filosofi come Croce, i quali hanno sempre guardato Stalin con rispetto, simpatia e persino con ammirazione fino a quando, dopo il rapporto Cruscev, Stalin diviene invece un "mostro", paragonabile forse solo a Hitler.
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sabato 31 gennaio 2009

Un'altra recensione del libro su Stalin

Stalin. Storia e critica di una leggenda nera
recensione di Andrea Maggi

Finalmente, nel periodo in cui va di moda sparare a zero sui comunisti, sulla Resistenza, sulla storia dell'URSS, senza neanche curarsi se è vero o meno ciò che si afferma, un libro, scritto dall'insigne Professore Domenico Losurdo, apre uno spunto di riflessione sulla figura più controversa e demonizzata della storia del movimento operaio: il rivoluzionario giorgiano Iosif Vissarionovič Džugašvili, meglio conosciuto come Stalin. Un nome, che è ormai sinonimo di gulag, tirannia, deportazioni: insomma una spietato e sanguinario dittatore, temuto e amato in vita quanto osteggiato e deriso dopo la morte...
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giovedì 29 gennaio 2009

Hannah Arendt contre Marx?

di Domenico Losurdo
pubblicato su «l’Humanité» del 26 gennaio 2009)

Hannah Arendt contre Marx? – si chiede Arno Münster già nel titolo del suo libro (Hermann, pp. 412). Il punto interrogativo è giustificato, se si riflette sull’evoluzione della filosofa qui indagata. Subito dopo la fine della seconda guerra mondiale Arendt si esprime positivamente non solo su Marx, cui attribuisce il merito di aver espresso il meglio della «tradizione ebraica» (con il «suo zelo fanatico per la giustizia»), ma anche per l’Urss di Stalin...
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Versione francese (da www.lafauteadiderot.net)

mercoledì 28 gennaio 2009

Giovedì a Poggibonsi presentazione del libro su Stalin

Giovedì 29 gennaio, ore 21.15, Poggibonsi
Circolo PRC, via Trento 47

Presentazione del libro
Stalin. Storia e critica di una leggenda nera
di Domenico Losurdo

partecipano:
Alessandro Leoni, CPN del PRC
Nino Frosini, Segretario regionale PdCI

martedì 27 gennaio 2009

Due interventi su "Stalin. Storia e critica di una leggenda nera"

Rimettere in discussione la categoria di "stalinismo"
di Paola Pellegrini, responsabile cultura PdCI
in corso di pubblicazione su "la Rinascita"

Domenico Losurdo riapre la riflessione sulla figura più demonizzata del movimento operaio: il rivoluzionario giorgiano Iosif Vissarionovič Džugašvili. Lo fa analizzando il 900 con una comparatistica a tutto campo, decostruendo e contestualizzando le accuse mosse a Stalin. È un libro importante, appassionante, in grado di riaprire la discussione su Stalin e l’Urss in questa fase segnata solo dall’anticomunismo e dal revisionismo più becero sull’intera vicenda europea di resistenza al nazifascismo...
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La storia del Novecento e il socialismo reale di fronte al postmodernismo storiografico

di Stefano G. Azzarà
in corso di pubblicazione su "Marxismo Oggi"

Vediamo quali sono i titoli di alcuni dei lavori su Stalin e la storia dell’Unione Sovietica di più recente pubblicazione nel panorama accademico internazionale. The European dictatorships: Hitler, Stalin, Mussolini, di Alan Todd; Stalin und Hitler: das Pokerspiel der Diktatoren, di Lew Besymensky; The dictators: Hitler’s Germany and Stalin’s Russia, di Richard Overy; Schlachtfeld der Diktatoren: Osteuropa in Schatten von Hitler und Stalin, di Dietrich Beyrau…: sono testi – e potremmo continuare a lungo con il nostro elenco - che sin dal titolo si rifanno allo studio sulle «vite parallele» di Stalin e Hitler scritto a suo tempo da Alan Bullock e che mirano esplicitamente a un’equiparazione di queste figure...
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lunedì 26 gennaio 2009

Gianni Vattimo su Stalin "leggenda nera"

Tra Stalin e la Palestina
"Repubblica" — 10 gennaio 2009, pagina 38, sezione: ALMANACCO DEI LIBRI

Sto leggendo, non casualmente, due libri in parallelo. Il primo è quello dello storico Ilan Pappe, La pulizia etnica della Palestina (Fazi, pagg. 364, euro 19; a cura di Luisa Corbetta e Alfredo Tradardi), mentre l' altro è la "storia e critica di una leggenda nera", quella raccontata dallo Stalin di Domenico Losurdo (Carocci, pagg. 384, euro 29,50). Di Pappe avevo già letto la Storia della Palestina moderna, ma il suo ultimo coraggioso testo, in queste tragiche settimane, si rivela drammaticamente d' attualità. Sono morte centinaia di persone, dopo che da mesi i palestinesi erano tenuti senza rifornimenti, a conferma, una volta di più, del fatto che quella che Israele opera nei Territori, come scrive Pappe, un israeliano anticonformista, è un' autentica pulizia etnica. Pianificata, contrariamente a quanto tramandato, già nel 1948, dalla classe dirigente del futuro Stato israeliano (in particolare, da David Ben Gurion). Del saggio di Losurdo, invece, mi ha impressionato moltissimo come, prima di diventare un "mostro", Stalin fosse stato corteggiato da numerosissimi statisti e intellettuali occidentali. Sto facendo, dunque, delle letture estremamente politicizzate, e scarsamente amichevoli nei confronti del mio stomaco.
Gianni Vattimo, dichiarazione rilasciata a Massimiliano Panarari

venerdì 23 gennaio 2009

Losurdo contesta la teoria dominante del totalitarismo. Manfred Funke recensisce sulla "FAZ" l'edizione tedesca del Revisionismo Storico

Absolute Verfügbarkeit
Losurdo lehnt
übergreifende Totalitarismustheorie ab

14. Januar 2009 In seinem Frankreich-Buch "Die wunderbare Illusion" fasst Ulrich Wickert die Folgen aus 1789 in der Frage zusammen...
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Manfred Funke
"Frankfurter Allgemeine Zeitung", 14. Januar 2009

lunedì 19 gennaio 2009

Su facebook le risposte di Domenico Losurdo ai lettori

Sulle pagine del gruppo "I lettori di Domenico Losurdo" le risposte a una serie di domande e commenti dei lettori su Stalin, Nietzsche e il conflitto israelo-palestinese.

Chi fa ricorso agli scudi umani: Hamas o Israele?

Versione francese

In questi giorni, nel tentativo di deviare l’indignazione dell’opinione pubblica per il massacro della popolazione civile perpetrato dai bombardamenti terroristici dell’aviazione israeliana, una campagna multimediale chiaramente pianificata da Tel Aviv martella in modo ossessivo questo motivo: sì, è vero, donne e bambini palestinesi vengono uccisi e martoriati in massa dalle bombe israeliane (e statunitensi), col ricorso anche ad armi vietate dalle convenzioni internazionali, ma è tutta colpa di… Hamas, che si serve di donne e bambini come di scudi umani.

Ma ecco cosa sull’«International Herald Tribune» del 22 giugno 2006 scriveva Haim Watzman, che in precedenza aveva militato nelle file dell’esercito di tel Aviv:

«Nove mesi fa la Corte Suprema di Israele ha vietato all’esercito israeliano di usare civili [palestinesi] come scudo umano allorché faceva irruzione nelle case per arrestare combattenti palestinesi. La scorsa settimana il quotidiano israeliano “Haaretz” ha riferito che la conseguenza di questa decisione è stata di collocare i civili palestinesi in una situazione di pericolo più grave: i soldati non entrano più nelle case per cercare i loro bersagli; l’esercito usa bulldozer per abbattere le case».

Dunque, da fonte insospettabile veniamo a sapere che a utilizzare quali scudi umani gli Untermenschen palestinesi sono proprio coloro che oggi pretendono di bollare come barbara la resistenza. Quando l’esercito di Tel Aviv dismette questa pratica, è solo per poter seppellire più rapidamente e senza distinzioni le sue vittime.

E, tuttavia, a giudicare dalla campagna multimediale in corso, non è lecito mettere in dubbio la verità ufficiale, in base alla quale a far ricorso alla pratica degli scudi umani possono essere solo i barbari di Hamas, e i palestinesi, gli arabi e gli islamici in genere, incapaci di comprendere il valore della vita umana.

Come spiegare il successo di questo stereotipo? Poche settimane dopo l’inizio dell’operazione Barbarossa, stupito dall’accanita resistenza incontrata in Unione Sovietica dall’esercito hitleriano, l’11 agosto 1941 Goebbels annota nel suo diario: «Per i russi la vita stessa gioca un ruolo assai subordinato, vale meno di una limonata. Essi perciò rinunciano alla vita senza un lamento. In gran parte si spiega così l’ottusa resistenza che i bolscevichi oppongono all’attacco tedesco». Sui grandi mezzi di “informazione” italiani e occidentali Gobbels celebra in questi giorni il suo trionfo postumo.

(Per una più ampia trattazione dei temi qui accennati rinvio al mio libro: «Il linguaggio dell’Impero», Laterza, 2009).

Domenico Losurdo

mercoledì 14 gennaio 2009

Domenico Losurdo al convegno internazionale su Praga '68

Giovedì 15 gennaio
Roma, Palazzo delle Esposizioni
Sala Cinema – ingresso scalinata di via Milano 9A

L'UTOPIA NEGATA DELLA PRIMAVERA DI PRAGA. PROSPETTIVE STORICHE E FILOSOFICHE
convegno internazionale di studi

h. 16.30 intervento di Domenico Losurdo:
Le dottrine Monroe, la crisi cecoslovacca e l'intervento sovietico

Fra gli altri relatori: Silvio Pons, Augusto Illuminati, Georges Labica...
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martedì 6 gennaio 2009

I «Protocolli dei Savi dell’Islam» ovvero come si costruiscono le leggende nere

Versione francese:
Comment se construisent les légendes noires. Les «Protocoles des Sages de l'Islam»

Versione portoghese
Como se constroen as lendas negras. Os "Protocolos dos Sàbios do Isla
ã"

Sfogliando su Internet le reazioni al mio ultimo libro (Stalin. Storia e critica di una leggenda nera, Carocci 2008), accanto ai commenti positivi e a quelli più critici se ne notano altri contrassegnati da incredulità: è mai possibile che le infamie attribuite a Stalin e accreditate da un consenso generale siano molto spesso il risultato di distorsioni e a volte di vere e proprie falsificazioni storiche?

A questi lettori in particolare voglio suggerire una riflessione a partire dalla cronaca di questi giorni. E’ sotto gli occhi di tutti la tragedia del popolo palestinese a Gaza, prima affamato dal blocco e ora invaso e massacrato dalla terribile macchina da guerra israeliana. Vediamo come reagiscono i grandi organi di «informazione». Sul «Corriere della Sera» del 29 dicembre l’editoriale di Piero Ostellino sentenzia: «L’articolo 7 della Carta di Hamas non propugna solo la distruzione di Israele, ma lo sterminio degli ebrei, così come sostiene il presidente iraniano Ahmadinejad». Vale la pena di notare che, pur facendo un’affermazione estremamente grave, il giornalista non riporta alcuna citazione testuale: esige di essere creduto sulla parola.

Qualche giorno dopo (3 gennaio) sullo stesso quotidiano incalza Ernesto Galli della Loggia. Per la verità, egli non parla più di Ahmadinejad. Forse si deve esser reso conto dell’infortunio del suo collega. Dopo Israele l’Iran è il paese in Medio Oriente che ospita il maggior numero di ebrei (20 mila), ed essi non sembrano subire persecuzioni. In ogni caso, i palestinesi dei territori occupati potrebbero solo invidiare la sorte degli ebrei che vivono in Iran, i quali ultimi non solo non sono stati sterminati ma non devono neppure fronteggiare la minaccia del «trasferimento», che i sionisti più radicali progettano per gli arabi israeliani.

Ovviamente, Galli della Loggia sorvola su tutto ciò. Si limita a tacere su Ahmadinejad. In compenso rincara la dose su un altro punto essenziale: Hamas non si limita a esigere «lo sterminio degli ebrei» israeliani, come sostiene Ostellino. Occorre non fermarsi a metà strada nella denuncia delle malefatte dei barbari: «Hamas auspica l’eliminazione di tutti gli ebrei dalla faccia della terra» («Corriere della Sera» del 3 gennaio). Anche in questo caso non viene apportato uno straccio di dimostrazione: il rigore scientifico è l’ultima delle preoccupazioni di Galli della Loggia, al quale però bisogna riconoscere il coraggio di sfidare il ridicolo: secondo la sua analisi, i «terroristi» palestinesi si propongono di liquidare la macchina bellica non solo di Israele ma anche degli Usa, in modo da portare a termine le infamie di cui l’editorialista del «Corriere della Sera» denuncia l’ampiezza planetaria. Peraltro, chi è in grado di infliggere una disfatta decisiva alla solitaria superpotenza mondiale, oltre che a Israele, può ben aspirare al dominio mondiale. Insomma: è come se Galli della Loggia avesse finalmente portato alla luce I protocolli dei Savi dell’Islam!

E come a suo tempo I protocolli dei Savi di Sion, anche I protocolli dei Savi dell’Islam valgono ormai come verità acquisita e non bisognosa di alcuna dimostrazione. Su «La Stampa» del 5 gennaio Enzo Bettiza chiarisce subito il reale significato dei bombardamenti massicci da Israele scatenati dal cielo, dal mare e dalla terra, col ricorso peraltro ad armi vietate dalle convenzioni internazionali, contro una popolazione sostanzialmente indifesa: «E’ una drastica e violentissima operazione di gendarmeria di un Paese minacciato di sterminio da una setta che ha giurato di estirparlo dalla faccia della terra».

Questa tesi, ossessivamente ripetuta, si colloca nell’ambito di una tradizione ben precisa. Tra Sette e Ottocento il mite abate Grégoire si batteva per l’abolizione della schiavitù nelle colonie francesi: ecco che dai proprietari di schiavi è bollato quale leader dei «biancofagi», i neri barbari e smaniosi di pascersi della carne degli uomini bianchi. Qualche decennio più tardi qualcosa di simile avveniva negli Stati Uniti: gli abolizionisti, spesso di fede cristiana e di orientamento non-violento, esigevano «la completa distruzione dell’istituto della schiavitù»; essi erano prontamente accusati di voler sterminare la razza bianca. Ancora a metà del Novecento, in Sudafrica i campioni dell’apartheid negavano i diritti politici ai neri, con l’argomento che l’eventuale governo nero avrebbe significato lo sterminio sistematico dei coloni bianchi e dei bianchi nel loro complesso.

La leggenda nera in voga ai giorni nostri è particolarmente ridicola: più volte Hamas ha accennato alla possibilità di un compromesso, se Israele accettasse di ritornare ai confini del 1967. Come tutti sanno o dovrebbero sapere, a rendere sempre più problematica e forse ormai impossibile la soluzione dei due Stati è l’espansione ininterrotta delle colonie israeliane nei territori occupati. E comunque, la sostituzione dell’odierno Israele quale «Stato degli ebrei» con uno Stato binazionale, che abbracci al tempo stesso ebrei e palestinesi garantendo loro eguaglianza di diritti, non comporterebbe in alcun modo lo sterminio degli ebrei, esattamente come la distruzione dello Stato razziale bianco prima nel sud degli Usa e poi in Sudafrica non ha certo significato l’annientamento dei bianchi. In realtà, coloro che idealmente agitano I protocolli dei savi dell’Islam mirano a trasformare le vittime in carnefici e i carnefici in vittime.

Non meno grottesche e non meno strumentali sono le mitologie oggi in voga in relazione a Stalin e al movimento comunista nel suo complesso. Si prenda la tesi dell’«olocausto della fame» ovvero della «carestia terroristica» che l’Unione sovietica avrebbe imposto al popolo ucraino negli anni ’30. A sostegno di questa tesi non c’è e non viene apportata alcuna prova. Ma non è neppure questo il punto essenziale. La leggenda nera diffusa in modo pianificato ai tempi di Reagan e nel momento culminante della guerra fredda serve a mettere in ombra il fatto che la «carestia terroristica» rimproverata a Stalin è da secoli messa in atto dall’Occidente liberale in particolare contro i popoli coloniali o che esso vorrebbe ridurre in condizioni coloniali o semicoloniali.

E’ quello che ho cercato di dimostrare nel mio libro. Subito dopo la grande rivoluzione nera che alla fine del Settecento a Santo Domingo/Haiti spezzava al tempo stesso le catene del dominio coloniale e dell’istituto della schiavitù, gli Stati Uniti rispondevano per bocca di Thomas Jefferson, dichiarando di voler ridurre all’inedia (starvation) il paese che aveva avuto la sfrontatezza di abolire la schiavitù. Questa medesima vicenda si è riproposta nel Novecento. Già subito dopo l’ottobre 1917, Herbert Hoover, in quel momento alto esponente dell’amministrazione Wilson e più tardi presidente degli Usa, agitava in modo esplicito la minaccia della «fame assoluta» e della «morte per inedia» non solo contro la Russia sovietica ma contro tutti popoli inclini a lasciarsi contagiare dalla rivoluzione bolscevica. Agli inizi degli anni ’60 un collaboratore dell’amministrazione Kennedy, e cioè Walt W. Rostow, si vantava per il fatto che gli Stati Uniti erano rusciti a ritardare per «decine di anni» lo sviluppo economico della Repubblica Popolare Cinese!

E’ una politica che continua ancora oggi: è noto a tutti che l’imperalismo cerca di strangolare economicamente Cuba e possibilmente di ridurla alla condizione di Gaza, dove gli oppressori possono esercitare il loro potere di vita e di morte, prima ancora che coi bombardamenti terroristici, già col controllo delle risorse vitali.

Siamo così ritornati alla Palestina. Prima di subire l’orrore che sta subendo in questi giorni, il popolo di Gaza era stato colpito da una prolungata politica che cercava di affamarlo, assetarlo, privarlo della luce elettrica, delle medicine, di ridurlo ad una condizione di sfinimento e di disperazione. Tanto più che il governo di Tel Aviv si riservava il diritto di procedere come al solito, nonostante la «tregua», alle esecuzioni extragiudiziarie dei suoi nemici. E cioè, prima ancora di essere invasa da un esercito simile ad un gigantesco e sperimentato plotone di esecuzione, Gaza era già oggetto di una politica di aggressione e di guerra. Sennonché, una concentrata potenza di fuoco multimediale è scatenata soprattutto in Occidente per annientare ogni resistenza critica alla tesi falsa e bugiarda, secondo cui Israele sarebbe in questi giorni impegnata in un’operazione di autodifesa: che nessuno osi mettere in dubbio l’autenticità dei «Protocolli dei Savi dell’Islam»! E’ così che si costruiscono le leggende nere, quella che oggi suggella la tragedia del popolo palestinese (il popolo-martire per eccellenza dei giorni nostri), così come quelle che, dipingendo Stalin come un mostro e riducendo a storia criminale la vicenda iniziata con la rivoluzione d’Ottobre, intendono privare i popoli oppressi di ogni speranza o prospettiva di emancipazione.

venerdì 2 gennaio 2009

Domenico Losurdo alla Internationale Rosa Luxemburg Konferenz 2009

Berlino, 10 gennaio, Urania Haus, An der Urania 17, 10787

Domenico Losurdo sarà presente alla Internationale Rosa Luxemburg Konferenz 2009, dedicata al tema: Internationalismus und Gegenmacht heute

Il suo intervento è previsto alle h. 12.50
Alle ore 18.00 parteciperà alla tavola rotonda su Europaeische Union-Das nette Imperium von nebenan, assieme a Michael Kronawitter, Lothar Bisky e Stefanos Loukas

Il programma completo e altre informazioni su: http://www.rosa-luxemburg-konferenz.de

martedì 28 ottobre 2008

Stalin: Storia e critica di una leggenda nera. Il nuovo libro di Domenico Losurdo

André Tosel, professore emerito di filosofia alla Sorbona:
"Grazie infinite per il tuo libro su Stalin che leggo con passione. Consentimi di esprimerti tutta la mia ammirazione per latua opera così rettificatrice, così pertinente. Tu hai compiuto un lavoro fondamentale che segnerà una svolta, conferendo alla storia critica una dimensione potentemente teorica e filosofica. Sono stupefatto per la tua capacità di lavoro e la tua fecondità".

George Elliott
, autore di Ends in Sight. Marx, Fukuyama, Hobsbawm, Anderson (Pluto Press):
"Just to say that I've now had a chance to give your extremely book an initial read - and found food for thought on almost every page! I shall certainly need to re-read it, and reflect at lenght, before I can arrive at a considerer judgement"
.

Presentazioni:


Firenze, mercoledì 17 dicembre, h. 21,15
Circolo Arci "Casa della Cultura"
via Forlanini, zona universitaria ex Fiat/Ponte di Mezzo
Organizza: PDC
Milano, venerdì 19 dicembre, h. 17,30
via Spallanzani 6, MM 1 P.ta Venezia
Organizza: PdCI


Carocci - Saggi, pp. 388, Euro 29,50
Con un saggio di Luciano Canfora

C'è stato un tempo in cui statisti illustri - quali Churchill e De Gasperi - e intellettuali di primissimo piano - quali Croce, Arendt, Bobbio, Thomas Mann, Kojève, Laski - hanno guardato con rispetto, simpatia e persino con ammirazione a Stalin e al paese da lui guidato. Con lo scoppio della Guerra fredda prima e soprattutto col Rapporto Cruscev poi, Stalin diviene invece un "mostro", paragonabile forse solo a Hitler. Darebbe prova di sprovvedutezza chi volesse individuare in questa svolta il momento della rivelazione definitiva e ultima dell'identità del leader sovietico, sorvolando disinvoltamente sui conflitti e gli interessi alle origini della svolta.

Il contrasto radicale tra le diverse immagini di Stalin dovrebbe spingere lo storico non già ad assolutizzarne una, bensì a problematizzarle tutte. Ed è quanto fa Domenico Losurdo, analizzando le tragedie del Novecento con una comparatistica a tutto campo e contestualizzando molte delle accuse mosse a Stalin, in questo volume - saggio storico, storiografico e filosofico a un tempo - che non mancherà di suscitare vivaci polemiche.

Indice
Premessa. La svolta nella storia dell'immagine di Stalin
1. Come precipitare un dio nell'inferno: il Rapporto Cruscev
2. I bolscevichi dal conflitto ideologico alla guerra civile
3. Tra Novecento e lunga durata, tra storia del marxismo e storia della Russia: le origini dello "stalinismo"
4. L'andamento complesso e contraddittorio dell'era di Stalin
5. Rimozione della storia e costruzione della mitologia. Stalin e Hitler come mostri gemelli
6. Psicopatologia, morale e storia nella lettura dell'era di Stalin
7. L'immagine di Stalin tra storia e mitologia
8. Demonizzazione e agiografia nella lettura del mondo contemporaneo

Da Stalin a Gorbacev: come finisce un impero
di
Luciano Canfora

martedì 7 ottobre 2008

Ragione e storia

Tre libri di Domenico Losurdo e Rudolf Burger sul rapporto tra la storia e il conflitto sui valori. In particolare dopo la caduta del Muro del 1989.
di Sabine Kebir, da "Freitag 38: Die Ost-West-Wochenzeitung", 19 Settembre 2008, p. 17.

Bei dem ideologischen Wertekampf, der alle großen politischen Konflikte der Weltgeschichte begleitet, pflegen die streitenden Parteien meist die eigenen Werte als human und fortschrittlich und die des Gegners als inhuman und hinterwäldlerisch darzustellen...
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giovedì 21 agosto 2008

Una discussione su liberalismo e democrazia

Domenico Losurdo interviene sulla crisi della democrazia moderna alla Libreria Feltrinelli di Milano
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Il Dalai Lama campione della non-violenza?

Ai giorni nostri, la campagna anticinese in corso presenta e celebra il Dalai Lama come il campone della non-violenza, come il vero erede di Gandhi...
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Ancora sulla sinistra e l'idea di nazione

Nationale Frage, Kampf um die Hegemonie und Mythos vom deutschen Sonderweg
Domenico Losurdo
(«Marxistiche Blätter», 2008, n. 1, pp. 49-63)

1. Dialektik der Revolution und nationale Frage

Es lohnt sich, einen recht bekannten Text von Lenin zum Ausgangspunkt zu nehmen, einen Text, in dem er gegen den „linken Radikalismus“ polemisiert und „das Grundgesetz der Revolution“ erklärt...
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Domenico Losurdo
Deutscher Sonderweg und andere Sonderwege. Eine Antwort
(«Marxistische Blätter», 2008, n. 3, pp. 100-104)

1. In einem Klassiker des politischen Denkens liest man von einer “Nation, die im Gleichschritt marschiert und ganz in Reih und Glied steht”...
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sabato 16 agosto 2008

Warum Heute Noch Hegel?

Über den Charakter, die historische Rezeption und Wirkung, und die gegenwärtige Bedeutung der Hegelschen Philosophie

Pubblichiamo un 'intervista sull'attualità di Hegel che vede a confronto Domenico Losurdo e Andreas Arndt (rispettivamente, presidenti della „Internationale Gesellschaft Hegel-Marx für dialektisches Denken“ e della „Internationalen Hegel-Gesellschaft“). L'intervista, condotta da Doğan Göçmen, è stata pubblicata in lingua turca sul n. 2/2008 della rivista filosofica „Baykuş: Felsefe Yazıları Dergisi” (Minerva: Zeitschrift für philosophische Schriften) ed è in corso di traduzione anche in lingua ceca e polacca.

DG: Professor Arndt, Professor Losurdo, warum muss aus Ihrer Sicht Hegels Tradition fortgesetzt werden, wie Sie es durch Ihre Gesellschaften beabsichtigen? Also warum heute noch Hegel?
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lunedì 7 luglio 2008

La sinistra e il liberalismo

Entretien avec Domenico Losurdo Le libéralisme s’impose-t-il à la gauche? Domenico Losurdo, historien et philosophe, bat en brèche la prétention des libéraux d’hier et d’aujourd’hui à être reconnus comme dépositaires d’un projet d’émancipation humaine.
Pour penser la liberté et l’individu, la gauche doit puiser dans son propre corpus. Entretien avec l’auteur d’une « Contre-histoire du libéralisme ».
(da "l'Humanité-dimanche", 29 giugno 2008)

Le rapport au libéralisme est-il, ou devrait-il être effectivement, le clivage structurant de la gauche française et européenne ?

Domenico Losurdo. En 1948, la Déclaration des droits de l’homme établie par l’Organisation des nations unies (ONU) reconnaissait des droits économiques et sociaux (droit à l’éducation, droit au libre choix de son travail et à la protection contre le chômage, etc…)...

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La sinistra e l'idea di nazione

Kampf um ein Schlüsselwort
Die Linke sollte die Idee der Nation nicht preisgeben
Von Domenico Losurdo
(da "Junge Welt", 4 luglio 2008)

Es gibt ein Hobby, das bei den Intellektuellen oft großen Anklang findet: Man könnte es das Spiel der Analogien (und der Assonanzen) nennen. Eine breite Debatte hat vor drei Jahren ein Buch von Götz Aly ausgelöst, das mit Vergnügen die gewissermaßen linke Sprache hervorhob, die die Bonzen des »Dritten Reichs« benutzten: Sie forderten für Deutschland den »Sozialstaat« und sogar den »Sozialismus«. Angesichts dieser Analogie oder dieser Assonanz liefen diejenigen, die weiterhin diese Parolen ausgaben, Gefahr, wie Epigonen Hitlers auszusehen...

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martedì 3 giugno 2008

La leggenda del Dalai Lama. Gobineau, Terzo Reich e Hollywood

Sul nuovo numero di "Belfagor", Anno LXIII n. 3 - 31 maggio 2008 (n. 375)
nella sezione NOTERELLE E SCHERMAGLIE
a pag. 331: un nuovo saggio di Domenico Losurdo

Leggi l'indice di "Belfagor"

giovedì 29 maggio 2008

Il Dalai Lama è un moderato?

Una risposta parziale ai lettori che hanno commentato l'appello in sostegno della Cina e i miei interventi su http://www.domenicolosurdo.blogspot.com/
di Domenico Losurdo

Il Dalai Lama è un moderato? E’ questa la fama che egli ha saputo costruirsi con consumata abilità politica e mediatica. E, tuttavia, gli osservatori più attenti non si lasciano ingannare...

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lunedì 14 aprile 2008

"Vietate le Olimpiadi ai cani e ai cinesi"

Un appello in difesa della Cina: www.appellocina.blogspot.com
Per aderire: appellocina@libero.it

Un’indegna campagna di demonizzazione della Repubblica Popolare Cinese è in corso. A dirigerla e orchestrarla sono governi e organi di stampa più che mai decisi ad avallare il martirio interminabile del popolo palestinese e sempre pronti a scatenare e appoggiare guerre preventive come quella che in Irak ha già comportato centinaia di migliaia di morti e milioni di profughi...
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giovedì 10 aprile 2008

Losurdo e Vattimo: un appello in difesa della Cina

L'iniziativa dello storico Losurdo e del filosofo torinese
Vattimo, appello contro i monaci tibetani
«Informazione scorretta: non è altro che la versione aggiornata del piano imperialista inglese contro la Cina»

di Gianna Fregonara, "Corriere della Sera", 10 aprile 2008

E se i disordini di Lhasa del 14 marzo non fossero stati altro che «un pogrom anticinese»? Una «caccia all'uomo finita con donne, bambini e vecchi dati alle fiamme?» e se la stampa internazionale «quella europea in particolare» fosse impegnata in «una campagna anti-cinese dai connotati razzisti», degna continuazione del vecchio «piano imperialista contro Pechino e della guerra dell'Oppio?». A pensarlo sono due intellettuali di sinistra: il filosofo torinese del pensiero debole Gianni Vattimo e lo storico dell'Università di Urbino Domenico Losurdo...

Leggi tutto sul sito del "Corriere della Sera"

mercoledì 9 aprile 2008

Ecco chi sono veramente i "difensori del Tibet"

Il Tibet, l’imperialismo e la lotta tra progresso e reazione

di Domenico Losurdo
(versione francese: Quand et pourquoi les Etats-Unis ont changé de position sur le Tibet)

1. Gli Stati Uniti, il Dalai Lama e i macellai indonesiani

E' solo l’intervento della flotta americana, nel 1950, e il ricorso di Washington negli anni successivi alla minaccia nucleare ad impedire all’esercito popolare diretto dai comunisti di completare la liberazione e l’unificazione del paese, chiudendo così per sempre uno dei capitoli centrali della storia della «Cina crocifissa». Oltre a quella di Taiwan, l'imperialismo cerca di promuovere la secessione anche del Tibet. E anche in questo caso, la sinistra rivela la sua subalternità e mancanza di memoria storica...
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martedì 15 gennaio 2008

Domenico Losurdo: Come nacque e come morì il «marxismo occidentale»

1. Il «marxismo occidentale» e la rimozione della questione coloniale

Perché, dopo aver goduto una straordinaria fortuna sino a diventare la koiné degli anni ’60 e ’70, il marxismo è caduto in Occidente in una crisi così profonda? Certo, in questa vicenda hanno giocato un ruolo essenziale gli avvenimenti storici che tutti conosciamo, culminati nel crollo dell’Unione Sovietica e del «campo socialista». E, tuttavia, pur ineludibile, questo tipo di spiegazione non è esaustivo: occorre approfondire l’analisi, concentrando l’attenzione sulle debolezze intrinseche che il marxismo rivela in Occidente anche negli anni in cui la sua egemonia sembra incontrastata...
(In corso di pubblicazione su "Cosmopolis", maggio-giugno 2008)
Leggi tutto sul sito della Società Italiana di Filosofia Politica