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Facebook: I lettori di Domenico Losurdo

domenica 12 aprile 2009

Una lettera e una risposta

ATTENZIONE!!!
Il blog di Domenico Losurdo si appoggia spesso alla piattaforma di Alice. Eventuali problemi di visualizzazione sono dovuti all'instabilità di questa piattaforma. Preghiamo i lettori, con i quali ci scusiamo, di segnalarci di volta in volta i disguidi.

Gentile Professore,
ho appena finito di leggere il suo libro "Stalin: storia e critica di una leggenda nera": e sento il bisogno di ringraziarla di cuore.In tutta sincerità ho sempre guardato con malcelato fastidio le tesi dissolutorie relative alla storia dell'URSS,presenti, purtroppo, anche nel campo del movimento operaio italiano e mondiale.In particolare il suo libro mi è prezioso perchè mi ha fornito due chiavi di lettura utilissime:- la prima è quella che lega l'Ottobre alle rivolte anti-coloniali: tanta parte della storia del novecento ora mi sembra più chiara- la seconda, invece, rimanda alle attese messianiche scatenate dalla rivoluzione bolscevica, atteggiamento che, a mio avviso, tanto hanno danneggiato tutti i tentativi di creare società diverse da quelle dominate dal modo di produzione capitalistico.Vorrei infine chiederle, gentilmente, qualche indicazioni bibliografica che mi consenta di leggere qualcosa di interessante e realisticosulle repubbliche socialiste dell'Europa dell'Est. Magari potrebbe essere un suo prossimo libro....
Con stima sincera,
Gian Piero Sera

P.S.
Trovo molto interessanti i suoi interventi sul suo blog. Ogni matttina lo visito nella speranza di trovare qualcosa di nuovo...


Il modo migliore per rispondere alla lettera di Gian Piero Sera, che ringrazio per le belle parole, è pubblicare sul blog queste riflessioni sul socialismo reale e la crisi d'Ungheria del 1956.
DL

Il 1956, la questione nazionale e la guerra fredda
di Domenico Losurdo

1. Una, due, tre dottrine Monroe
Mentre, respingendo e ricacciando indietro l’esercito hitleriano d’invasione, l’Armata Rossa avanza in Europa orientale, Stalin osserva: «Questa guerra è diversa da tutte quelle del passato; chiunque occupa un territorio gli impone anche il suo sistema sociale. Ciascuno impone il suo sistema sociale, fin dove riesce ad arrivare il suo esercito; non potrebbe essere diversamente» (Gilas, 1978, p. 121)...
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venerdì 3 aprile 2009

Prospettive rivoluzionarie nel XXI secolo

di Domenico Losurdo
(pubblicato in lingua portoghese in «Alentejo popular» del 12 marzo 2009, pp. 8-11)Nel 1938

Trotskij fondava la Quarta internazionale a partire da un presupposto: come nel corso del primo conflitto mondiale, così nel corso del secondo conflitto mondiale che ormai si profilava si sarebbe verificata la trasformazione della guerra imperialista in guerra civile rivoluzionaria e ne sarebbe derivata un’ondata rivoluzionaria ancora più gigantesca di quella che aveva segnato la nascita della Russia sovietica. In effetti, un’ondata rivoluzionaria scuoteva l’intero pianeta ma si sviluppava secondo modalità diverse e contrapposte, a partire da guerre di resistenza e liberazione nazionale contro l’imperialismo...
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giovedì 12 marzo 2009

Presentazione del libro su Stalin a Roma: martedì 17 alla libreria Odradek, ore 18

E' stata pubblicata l'edizione spagnola del Linguaggio dell'impero

Domenico Losurdo, El linguaje del imperio, Escolar y Mayo, Madrid 2009

Autore prolifico, polemista impietoso, scrittore pungente, Domenico Losurdo (Sannicandro di Bari, 1941) ha saputo mettere in chiaro e per iscritto le ambivalenze, le zone d’ombra e i chiaroscuri della filosofia classica tedesca. Lo dimostrano bene libri come Autocensura e compromesso nel pensiero politico di Kant (di prossima pubblicazione presso Escolar y Mayo), La comunità, la morte, l’Occidente. Heidegger e l’ideologia della guerra (ed. in lingua spagnola, Losada, Buenos Aires, 2003) ovvero Nietzsche, il ribelle aristocratico (Bollati Boringhieri 2004, 2° ed.): in essi Losurdo intreccia il rigore nella documentazione e la lucidità interpretativa che gli hanno dato fama internazionale – non a caso le sue opere sono state tradotte nelle principali lingue europee – con un indomabile spirito critico che svela gli aspetti ideologici, ancora poco noti, dei grandi classici della filosofia politica.

Questo medesimo spirito critico assume tuttavia una maggiore intensità, senza intaccare la solidità argomentativa che ricorre in tutte le opere di Losurdo, nei saggi in cui egli si adopera a smascherare le crepe e le incoerenze, le manchevolezze argomentative di un’ideologia imperiosa e dominante, che non è disposta – come avviene in tutte le ideologie – a applicare a se stessa i criteri di giudizio, di legittimazione e di esemplarità che fa valere per gli altri. In tal modo Losurdo ha messo a nudo l’altra faccia del liberalismo, tutt’altro che individualista e umanitaria, come pretendono invece i suoi mentori (Controstoria del liberalismo, ed. in lingua spagnola, El Viejo Topo, 2007), o ha svelato le falsificazioni di un revisionismo storico impegnato a negare o a liquidare l’eredità delle grandi rivoluzioni europee (Il revisionismo storico, Laterza, 2002, 5° ed.).

In Il linguaggio dell’Impero il filo critico di Losurdo prende di mira, in modo se possibile ancora più vigoroso e squillante, l’ideologia della guerra che difende e promuove, esalta e giustifica la crociata politica, religiosa e militare diretta da Washington contro chiunque contesti o metta in questione l’egemonia statunitense; e Losurdo prende di mira questa ideologia della guerra con la destrezza necessaria per mostrare che tutte le accuse rivolte contro il nemico – Terrorismo, Fondamentalismo, Antimericanismo, Antisemitismo, Antisionismo, Filoislamismo, Odio contro l’Occidente – sono assai dubbiose, quando non sono a rigore imputabili a quello stesso impero planetario che pretende di essere al riparo da qualsiasi incriminazione.

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La cronaca della XIV Conferenza Internazionale della Rosa Luxemburg Stiftung

XIV. Internationale Rosa-Luxemburg-Konferenz, 10. Januar 2009 in Berlin

Die alljährliche Rosa-Luxemburg-Konferenz der Tageszeitung junge Welt hat Tradition: Bereits im 14. Jahr bot sie am Vortag der Gedenkfeiern für die von Freikorpssoldaten ermordeten KPD-Mitbegründer Rosa Luxemburg und Karl Liebknecht dem Spektrum der Linkskräfte ein Forum der Begegnung und Diskussion...
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Una recensione dell'edizione tedesca del libro di Losurdo sul Revisionismo storico

Domenico Losurdo, Kampf um die Geschichte
PapyRossa Verlag, Köln 2007, 304 S., 17,90 Euro - ISBN 978-3-89438-365-7

Wie Domenico Losurdo bereits im Titel seines Buches "Kampf um die Geschichte" hervorhebt, kann von einer objektiven, einheitlichen und unveränderlichen historischen Faktenlage keine Rede sein. Als Marxist geht der italienische Publizist und Professor für Philosophie an der Universität Urbino nicht nur von einer Entfaltung und Zuspitzung gesellschaftlicher Widersprüche aus, die sich im Entwicklungsverlauf menschlicher Geschichte niederschlagen, sondern faßt auch die Geschichtswissenschaft als Feld derselben Auseinandersetzung auf, das von den Protagonisten der widerstreitenden Lager und Fraktionen heftig umkämpft ist...
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venerdì 6 marzo 2009

Tre lezioni sul Novecento. Un nuovo seminario di Domenico Losurdo a Napoli


Napoli, 18-20 marzo 2009,
Società di studi politici, piazza Santa Maria degli Angeli, 1 - Napoli

Domenico Losurdo: Tre lezioni sul Novecento

mercoledì 18, ore 16.00: Un secolo breve?
giovedì 19, ore 16.00: La crisi della white supremacy
venerdì 20, ore 15.00: Violenza e non violenza

Fondazione «Società di studi politici», piazza Santa Maria degli Angeli 1, 80132 - Napoli • Tel./fax 081 2452183 • www. studipolitici.it • info@studipolitici.it

lunedì 2 marzo 2009

Un intervento di Dario Briganti sull'ultimo libro di Luciano Pellicani

Luciano Pellicani, Lenin e Hitler. I due volti del totalitarismo, Rubbettino, 2009

Recensione di Dario Briganti

Il piano di Pellicani (perché si tratta chiaramente di un progetto preciso studiato con lucidità e rigore) è di demolire definitivamente la tradizione leninista, non soltanto criminalizzando il marxismo nella rielaborazione (filosofica prima ancora che rivoluzionaria) di Lenin, ma addirittura arrivando ad equiparare la figura storica di Lenin a quella di Hitler. Si dimostra la radice giacobina ed antiborghese del bolscevismo (e del nazismo) per affermare, senza alcun imbarazzo, senza vergogna, che Lenin e Hitler sono la stessa cosa. Senza alcun fondamento storico, senza alcuna analisi scientifica, Pellicani dibatte su argomenti delicati e complessi come questi, col solo fine di consegnare all’oblio definitivo una figura così importante, e determinante, per l’intera storia del movimento operaio...
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lunedì 16 febbraio 2009

Dilemmi morali e promesse non mantenute Un bilancio storico-filosofico del movimento non-violento

di Domenico Losurdo (in corso di pubblicazione)

1. Guerra, rivoluzione e «serietà del negativo»

Soprattutto in Germania un clima festoso accompagnò lo scoppio della prima guerra mondiale: le foto ci consegnano l’immagine di giovani che corrono ad arruolarsi con l’entusiasmo col quale si va incontro ad un appuntamento erotico. Tutto ciò non si verificò più nei paesi (quali l’Italia e gli Usa) che nel gigantesco conflitto intervennero più tardi, quando ormai era sotto gli occhi di tutti che nelle trincee ad attendere erano il fango, l’irreggimentazione totale e la morte. In seguito, neppure le iniziali trionfali vittorie del Blitzkrieg hitleriano riuscirono a resuscitare l’entusiasmo del luglio-agosto 1914...
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Leggi la presentazione di Maurizio Canfora nel gruppo di Facebook "I lettori di Domenico Losurdo"

In memoria di Georges Labica

Domenico Losurdo
pubblicato su "l'Humanité" del 16 febbraio 2009

Ho conosciuto tardi Georges Labica. Erano gli anni in cui infuriava il revisionismo storico e maturavano la crisi e la dissoluzione dell’Unione Sovietica. Ci siamo incontrati discutendo in modo animato, e tavolta con prospettive diverse, sulle cause di quella crisi e di quella dissoluzione. Su un punto però ci siamo subito trovati d’accordo: nel difendere l’eredità della rivoluzione francese e della rivoluzione d’ottobre, le due grandi rivoluzioni che hanno promosso l’abolizione della schiavitù nera e l’emancipazione dei popoli coloniali. Di conseguenza, assieme ci siamo impegnati a denunciare la rinnovata aggressività dell’imperialismo e a condannare le guerre contro l’Irak, la Jugoslavia e il popolo palestinese. Rendo omaggio ad un compagno e amico che, nella sua prosa pungente e brillante, ha sempre dato prova di coraggio politico, lucidità intellettuale e rigore morale, senza mai lasciarsi sedurre dalle mode ideologiche.

Stalin: la recensione di A. Ramirez sul sito di Yorick Libri

di Antonio Ramirez

L’ultimo libro di Domenico Losurdo si presenta senz’ombra di dubbio come uno degli studi più complessi e affascinanti nell’ambito della storiografia filosofica. Ciò deriva da una indiscutibile quanto invidiabile conoscenza del filosofo dell’intera storia europea e internazionale, ma anche dall’argomento stavolta affrontato...
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Stalin: la recensione di L. Pegoraro su "Contropiano" (e il commento di Gianni Vattimo)

di Leonardo Pegoraro, "Contropiano", n° 1 2009

Vien da pensare al ritratto di Robespierre quale mostro genocida, tracciato in modo concordante - nella Francia del 1794 - dai suoi oppositori di sinistra (i babeufiani) e di destra (i termidoriani). Solo che ora sono gli “antistalinisti comunisti” (più o meno trockijisti e chrusceviani) e gli “antistalinisti liberali” a ritrarre il successore di Lenin come un «enorme, cupo, capriccioso, degenerato mostro umano»...
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"Caro Pegoraro, grazie della recensione concordo in pieno con la sua
lettura Un saluto cordiale GVattimo"

sabato 7 febbraio 2009

Ancora Vattimo su Stalin "leggenda nera"

di Annamaria Gargani

Professore Vattimo, come mai solo oggi si parla di Stalin come “leggenda nera”?
Perché solo oggi il nome di Stalin viene associato a delitti, tirannia, deportazioni e incapacità. Grazie ai documenti e citazioni presenti nel libro riusciamo a capire come Stalin fosse sopravalutato da moltissimi statisti: quali Churchill e De Gasperi e da filosofi come Croce, i quali hanno sempre guardato Stalin con rispetto, simpatia e persino con ammirazione fino a quando, dopo il rapporto Cruscev, Stalin diviene invece un "mostro", paragonabile forse solo a Hitler.
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sabato 31 gennaio 2009

Un'altra recensione del libro su Stalin

Stalin. Storia e critica di una leggenda nera
recensione di Andrea Maggi

Finalmente, nel periodo in cui va di moda sparare a zero sui comunisti, sulla Resistenza, sulla storia dell'URSS, senza neanche curarsi se è vero o meno ciò che si afferma, un libro, scritto dall'insigne Professore Domenico Losurdo, apre uno spunto di riflessione sulla figura più controversa e demonizzata della storia del movimento operaio: il rivoluzionario giorgiano Iosif Vissarionovič Džugašvili, meglio conosciuto come Stalin. Un nome, che è ormai sinonimo di gulag, tirannia, deportazioni: insomma una spietato e sanguinario dittatore, temuto e amato in vita quanto osteggiato e deriso dopo la morte...
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giovedì 29 gennaio 2009

Hannah Arendt contre Marx?

di Domenico Losurdo
pubblicato su «l’Humanité» del 26 gennaio 2009)

Hannah Arendt contre Marx? – si chiede Arno Münster già nel titolo del suo libro (Hermann, pp. 412). Il punto interrogativo è giustificato, se si riflette sull’evoluzione della filosofa qui indagata. Subito dopo la fine della seconda guerra mondiale Arendt si esprime positivamente non solo su Marx, cui attribuisce il merito di aver espresso il meglio della «tradizione ebraica» (con il «suo zelo fanatico per la giustizia»), ma anche per l’Urss di Stalin...
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Versione francese (da www.lafauteadiderot.net)

mercoledì 28 gennaio 2009

Giovedì a Poggibonsi presentazione del libro su Stalin

Giovedì 29 gennaio, ore 21.15, Poggibonsi
Circolo PRC, via Trento 47

Presentazione del libro
Stalin. Storia e critica di una leggenda nera
di Domenico Losurdo

partecipano:
Alessandro Leoni, CPN del PRC
Nino Frosini, Segretario regionale PdCI

martedì 27 gennaio 2009

Due interventi su "Stalin. Storia e critica di una leggenda nera"

Rimettere in discussione la categoria di "stalinismo"
di Paola Pellegrini, responsabile cultura PdCI
in corso di pubblicazione su "la Rinascita"

Domenico Losurdo riapre la riflessione sulla figura più demonizzata del movimento operaio: il rivoluzionario giorgiano Iosif Vissarionovič Džugašvili. Lo fa analizzando il 900 con una comparatistica a tutto campo, decostruendo e contestualizzando le accuse mosse a Stalin. È un libro importante, appassionante, in grado di riaprire la discussione su Stalin e l’Urss in questa fase segnata solo dall’anticomunismo e dal revisionismo più becero sull’intera vicenda europea di resistenza al nazifascismo...
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La storia del Novecento e il socialismo reale di fronte al postmodernismo storiografico

di Stefano G. Azzarà
in corso di pubblicazione su "Marxismo Oggi"

Vediamo quali sono i titoli di alcuni dei lavori su Stalin e la storia dell’Unione Sovietica di più recente pubblicazione nel panorama accademico internazionale. The European dictatorships: Hitler, Stalin, Mussolini, di Alan Todd; Stalin und Hitler: das Pokerspiel der Diktatoren, di Lew Besymensky; The dictators: Hitler’s Germany and Stalin’s Russia, di Richard Overy; Schlachtfeld der Diktatoren: Osteuropa in Schatten von Hitler und Stalin, di Dietrich Beyrau…: sono testi – e potremmo continuare a lungo con il nostro elenco - che sin dal titolo si rifanno allo studio sulle «vite parallele» di Stalin e Hitler scritto a suo tempo da Alan Bullock e che mirano esplicitamente a un’equiparazione di queste figure...
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lunedì 26 gennaio 2009

Gianni Vattimo su Stalin "leggenda nera"

Tra Stalin e la Palestina
"Repubblica" — 10 gennaio 2009, pagina 38, sezione: ALMANACCO DEI LIBRI

Sto leggendo, non casualmente, due libri in parallelo. Il primo è quello dello storico Ilan Pappe, La pulizia etnica della Palestina (Fazi, pagg. 364, euro 19; a cura di Luisa Corbetta e Alfredo Tradardi), mentre l' altro è la "storia e critica di una leggenda nera", quella raccontata dallo Stalin di Domenico Losurdo (Carocci, pagg. 384, euro 29,50). Di Pappe avevo già letto la Storia della Palestina moderna, ma il suo ultimo coraggioso testo, in queste tragiche settimane, si rivela drammaticamente d' attualità. Sono morte centinaia di persone, dopo che da mesi i palestinesi erano tenuti senza rifornimenti, a conferma, una volta di più, del fatto che quella che Israele opera nei Territori, come scrive Pappe, un israeliano anticonformista, è un' autentica pulizia etnica. Pianificata, contrariamente a quanto tramandato, già nel 1948, dalla classe dirigente del futuro Stato israeliano (in particolare, da David Ben Gurion). Del saggio di Losurdo, invece, mi ha impressionato moltissimo come, prima di diventare un "mostro", Stalin fosse stato corteggiato da numerosissimi statisti e intellettuali occidentali. Sto facendo, dunque, delle letture estremamente politicizzate, e scarsamente amichevoli nei confronti del mio stomaco.
Gianni Vattimo, dichiarazione rilasciata a Massimiliano Panarari

venerdì 23 gennaio 2009

Losurdo contesta la teoria dominante del totalitarismo. Manfred Funke recensisce sulla "FAZ" l'edizione tedesca del Revisionismo Storico

Absolute Verfügbarkeit
Losurdo lehnt
übergreifende Totalitarismustheorie ab

14. Januar 2009 In seinem Frankreich-Buch "Die wunderbare Illusion" fasst Ulrich Wickert die Folgen aus 1789 in der Frage zusammen...
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Manfred Funke
"Frankfurter Allgemeine Zeitung", 14. Januar 2009

lunedì 19 gennaio 2009

Su facebook le risposte di Domenico Losurdo ai lettori

Sulle pagine del gruppo "I lettori di Domenico Losurdo" le risposte a una serie di domande e commenti dei lettori su Stalin, Nietzsche e il conflitto israelo-palestinese.

Chi fa ricorso agli scudi umani: Hamas o Israele?

Versione francese

In questi giorni, nel tentativo di deviare l’indignazione dell’opinione pubblica per il massacro della popolazione civile perpetrato dai bombardamenti terroristici dell’aviazione israeliana, una campagna multimediale chiaramente pianificata da Tel Aviv martella in modo ossessivo questo motivo: sì, è vero, donne e bambini palestinesi vengono uccisi e martoriati in massa dalle bombe israeliane (e statunitensi), col ricorso anche ad armi vietate dalle convenzioni internazionali, ma è tutta colpa di… Hamas, che si serve di donne e bambini come di scudi umani.

Ma ecco cosa sull’«International Herald Tribune» del 22 giugno 2006 scriveva Haim Watzman, che in precedenza aveva militato nelle file dell’esercito di tel Aviv:

«Nove mesi fa la Corte Suprema di Israele ha vietato all’esercito israeliano di usare civili [palestinesi] come scudo umano allorché faceva irruzione nelle case per arrestare combattenti palestinesi. La scorsa settimana il quotidiano israeliano “Haaretz” ha riferito che la conseguenza di questa decisione è stata di collocare i civili palestinesi in una situazione di pericolo più grave: i soldati non entrano più nelle case per cercare i loro bersagli; l’esercito usa bulldozer per abbattere le case».

Dunque, da fonte insospettabile veniamo a sapere che a utilizzare quali scudi umani gli Untermenschen palestinesi sono proprio coloro che oggi pretendono di bollare come barbara la resistenza. Quando l’esercito di Tel Aviv dismette questa pratica, è solo per poter seppellire più rapidamente e senza distinzioni le sue vittime.

E, tuttavia, a giudicare dalla campagna multimediale in corso, non è lecito mettere in dubbio la verità ufficiale, in base alla quale a far ricorso alla pratica degli scudi umani possono essere solo i barbari di Hamas, e i palestinesi, gli arabi e gli islamici in genere, incapaci di comprendere il valore della vita umana.

Come spiegare il successo di questo stereotipo? Poche settimane dopo l’inizio dell’operazione Barbarossa, stupito dall’accanita resistenza incontrata in Unione Sovietica dall’esercito hitleriano, l’11 agosto 1941 Goebbels annota nel suo diario: «Per i russi la vita stessa gioca un ruolo assai subordinato, vale meno di una limonata. Essi perciò rinunciano alla vita senza un lamento. In gran parte si spiega così l’ottusa resistenza che i bolscevichi oppongono all’attacco tedesco». Sui grandi mezzi di “informazione” italiani e occidentali Gobbels celebra in questi giorni il suo trionfo postumo.

(Per una più ampia trattazione dei temi qui accennati rinvio al mio libro: «Il linguaggio dell’Impero», Laterza, 2009).

Domenico Losurdo

mercoledì 14 gennaio 2009

Domenico Losurdo al convegno internazionale su Praga '68

Giovedì 15 gennaio
Roma, Palazzo delle Esposizioni
Sala Cinema – ingresso scalinata di via Milano 9A

L'UTOPIA NEGATA DELLA PRIMAVERA DI PRAGA. PROSPETTIVE STORICHE E FILOSOFICHE
convegno internazionale di studi

h. 16.30 intervento di Domenico Losurdo:
Le dottrine Monroe, la crisi cecoslovacca e l'intervento sovietico

Fra gli altri relatori: Silvio Pons, Augusto Illuminati, Georges Labica...
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martedì 6 gennaio 2009

I «Protocolli dei Savi dell’Islam» ovvero come si costruiscono le leggende nere

Versione francese:
Comment se construisent les légendes noires. Les «Protocoles des Sages de l'Islam»

Versione portoghese
Como se constroen as lendas negras. Os "Protocolos dos Sàbios do Isla
ã"

Sfogliando su Internet le reazioni al mio ultimo libro (Stalin. Storia e critica di una leggenda nera, Carocci 2008), accanto ai commenti positivi e a quelli più critici se ne notano altri contrassegnati da incredulità: è mai possibile che le infamie attribuite a Stalin e accreditate da un consenso generale siano molto spesso il risultato di distorsioni e a volte di vere e proprie falsificazioni storiche?

A questi lettori in particolare voglio suggerire una riflessione a partire dalla cronaca di questi giorni. E’ sotto gli occhi di tutti la tragedia del popolo palestinese a Gaza, prima affamato dal blocco e ora invaso e massacrato dalla terribile macchina da guerra israeliana. Vediamo come reagiscono i grandi organi di «informazione». Sul «Corriere della Sera» del 29 dicembre l’editoriale di Piero Ostellino sentenzia: «L’articolo 7 della Carta di Hamas non propugna solo la distruzione di Israele, ma lo sterminio degli ebrei, così come sostiene il presidente iraniano Ahmadinejad». Vale la pena di notare che, pur facendo un’affermazione estremamente grave, il giornalista non riporta alcuna citazione testuale: esige di essere creduto sulla parola.

Qualche giorno dopo (3 gennaio) sullo stesso quotidiano incalza Ernesto Galli della Loggia. Per la verità, egli non parla più di Ahmadinejad. Forse si deve esser reso conto dell’infortunio del suo collega. Dopo Israele l’Iran è il paese in Medio Oriente che ospita il maggior numero di ebrei (20 mila), ed essi non sembrano subire persecuzioni. In ogni caso, i palestinesi dei territori occupati potrebbero solo invidiare la sorte degli ebrei che vivono in Iran, i quali ultimi non solo non sono stati sterminati ma non devono neppure fronteggiare la minaccia del «trasferimento», che i sionisti più radicali progettano per gli arabi israeliani.

Ovviamente, Galli della Loggia sorvola su tutto ciò. Si limita a tacere su Ahmadinejad. In compenso rincara la dose su un altro punto essenziale: Hamas non si limita a esigere «lo sterminio degli ebrei» israeliani, come sostiene Ostellino. Occorre non fermarsi a metà strada nella denuncia delle malefatte dei barbari: «Hamas auspica l’eliminazione di tutti gli ebrei dalla faccia della terra» («Corriere della Sera» del 3 gennaio). Anche in questo caso non viene apportato uno straccio di dimostrazione: il rigore scientifico è l’ultima delle preoccupazioni di Galli della Loggia, al quale però bisogna riconoscere il coraggio di sfidare il ridicolo: secondo la sua analisi, i «terroristi» palestinesi si propongono di liquidare la macchina bellica non solo di Israele ma anche degli Usa, in modo da portare a termine le infamie di cui l’editorialista del «Corriere della Sera» denuncia l’ampiezza planetaria. Peraltro, chi è in grado di infliggere una disfatta decisiva alla solitaria superpotenza mondiale, oltre che a Israele, può ben aspirare al dominio mondiale. Insomma: è come se Galli della Loggia avesse finalmente portato alla luce I protocolli dei Savi dell’Islam!

E come a suo tempo I protocolli dei Savi di Sion, anche I protocolli dei Savi dell’Islam valgono ormai come verità acquisita e non bisognosa di alcuna dimostrazione. Su «La Stampa» del 5 gennaio Enzo Bettiza chiarisce subito il reale significato dei bombardamenti massicci da Israele scatenati dal cielo, dal mare e dalla terra, col ricorso peraltro ad armi vietate dalle convenzioni internazionali, contro una popolazione sostanzialmente indifesa: «E’ una drastica e violentissima operazione di gendarmeria di un Paese minacciato di sterminio da una setta che ha giurato di estirparlo dalla faccia della terra».

Questa tesi, ossessivamente ripetuta, si colloca nell’ambito di una tradizione ben precisa. Tra Sette e Ottocento il mite abate Grégoire si batteva per l’abolizione della schiavitù nelle colonie francesi: ecco che dai proprietari di schiavi è bollato quale leader dei «biancofagi», i neri barbari e smaniosi di pascersi della carne degli uomini bianchi. Qualche decennio più tardi qualcosa di simile avveniva negli Stati Uniti: gli abolizionisti, spesso di fede cristiana e di orientamento non-violento, esigevano «la completa distruzione dell’istituto della schiavitù»; essi erano prontamente accusati di voler sterminare la razza bianca. Ancora a metà del Novecento, in Sudafrica i campioni dell’apartheid negavano i diritti politici ai neri, con l’argomento che l’eventuale governo nero avrebbe significato lo sterminio sistematico dei coloni bianchi e dei bianchi nel loro complesso.

La leggenda nera in voga ai giorni nostri è particolarmente ridicola: più volte Hamas ha accennato alla possibilità di un compromesso, se Israele accettasse di ritornare ai confini del 1967. Come tutti sanno o dovrebbero sapere, a rendere sempre più problematica e forse ormai impossibile la soluzione dei due Stati è l’espansione ininterrotta delle colonie israeliane nei territori occupati. E comunque, la sostituzione dell’odierno Israele quale «Stato degli ebrei» con uno Stato binazionale, che abbracci al tempo stesso ebrei e palestinesi garantendo loro eguaglianza di diritti, non comporterebbe in alcun modo lo sterminio degli ebrei, esattamente come la distruzione dello Stato razziale bianco prima nel sud degli Usa e poi in Sudafrica non ha certo significato l’annientamento dei bianchi. In realtà, coloro che idealmente agitano I protocolli dei savi dell’Islam mirano a trasformare le vittime in carnefici e i carnefici in vittime.

Non meno grottesche e non meno strumentali sono le mitologie oggi in voga in relazione a Stalin e al movimento comunista nel suo complesso. Si prenda la tesi dell’«olocausto della fame» ovvero della «carestia terroristica» che l’Unione sovietica avrebbe imposto al popolo ucraino negli anni ’30. A sostegno di questa tesi non c’è e non viene apportata alcuna prova. Ma non è neppure questo il punto essenziale. La leggenda nera diffusa in modo pianificato ai tempi di Reagan e nel momento culminante della guerra fredda serve a mettere in ombra il fatto che la «carestia terroristica» rimproverata a Stalin è da secoli messa in atto dall’Occidente liberale in particolare contro i popoli coloniali o che esso vorrebbe ridurre in condizioni coloniali o semicoloniali.

E’ quello che ho cercato di dimostrare nel mio libro. Subito dopo la grande rivoluzione nera che alla fine del Settecento a Santo Domingo/Haiti spezzava al tempo stesso le catene del dominio coloniale e dell’istituto della schiavitù, gli Stati Uniti rispondevano per bocca di Thomas Jefferson, dichiarando di voler ridurre all’inedia (starvation) il paese che aveva avuto la sfrontatezza di abolire la schiavitù. Questa medesima vicenda si è riproposta nel Novecento. Già subito dopo l’ottobre 1917, Herbert Hoover, in quel momento alto esponente dell’amministrazione Wilson e più tardi presidente degli Usa, agitava in modo esplicito la minaccia della «fame assoluta» e della «morte per inedia» non solo contro la Russia sovietica ma contro tutti popoli inclini a lasciarsi contagiare dalla rivoluzione bolscevica. Agli inizi degli anni ’60 un collaboratore dell’amministrazione Kennedy, e cioè Walt W. Rostow, si vantava per il fatto che gli Stati Uniti erano rusciti a ritardare per «decine di anni» lo sviluppo economico della Repubblica Popolare Cinese!

E’ una politica che continua ancora oggi: è noto a tutti che l’imperalismo cerca di strangolare economicamente Cuba e possibilmente di ridurla alla condizione di Gaza, dove gli oppressori possono esercitare il loro potere di vita e di morte, prima ancora che coi bombardamenti terroristici, già col controllo delle risorse vitali.

Siamo così ritornati alla Palestina. Prima di subire l’orrore che sta subendo in questi giorni, il popolo di Gaza era stato colpito da una prolungata politica che cercava di affamarlo, assetarlo, privarlo della luce elettrica, delle medicine, di ridurlo ad una condizione di sfinimento e di disperazione. Tanto più che il governo di Tel Aviv si riservava il diritto di procedere come al solito, nonostante la «tregua», alle esecuzioni extragiudiziarie dei suoi nemici. E cioè, prima ancora di essere invasa da un esercito simile ad un gigantesco e sperimentato plotone di esecuzione, Gaza era già oggetto di una politica di aggressione e di guerra. Sennonché, una concentrata potenza di fuoco multimediale è scatenata soprattutto in Occidente per annientare ogni resistenza critica alla tesi falsa e bugiarda, secondo cui Israele sarebbe in questi giorni impegnata in un’operazione di autodifesa: che nessuno osi mettere in dubbio l’autenticità dei «Protocolli dei Savi dell’Islam»! E’ così che si costruiscono le leggende nere, quella che oggi suggella la tragedia del popolo palestinese (il popolo-martire per eccellenza dei giorni nostri), così come quelle che, dipingendo Stalin come un mostro e riducendo a storia criminale la vicenda iniziata con la rivoluzione d’Ottobre, intendono privare i popoli oppressi di ogni speranza o prospettiva di emancipazione.

venerdì 2 gennaio 2009

Domenico Losurdo alla Internationale Rosa Luxemburg Konferenz 2009

Berlino, 10 gennaio, Urania Haus, An der Urania 17, 10787

Domenico Losurdo sarà presente alla Internationale Rosa Luxemburg Konferenz 2009, dedicata al tema: Internationalismus und Gegenmacht heute

Il suo intervento è previsto alle h. 12.50
Alle ore 18.00 parteciperà alla tavola rotonda su Europaeische Union-Das nette Imperium von nebenan, assieme a Michael Kronawitter, Lothar Bisky e Stefanos Loukas

Il programma completo e altre informazioni su: http://www.rosa-luxemburg-konferenz.de

martedì 28 ottobre 2008

Stalin: Storia e critica di una leggenda nera. Il nuovo libro di Domenico Losurdo

André Tosel, professore emerito di filosofia alla Sorbona:
"Grazie infinite per il tuo libro su Stalin che leggo con passione. Consentimi di esprimerti tutta la mia ammirazione per latua opera così rettificatrice, così pertinente. Tu hai compiuto un lavoro fondamentale che segnerà una svolta, conferendo alla storia critica una dimensione potentemente teorica e filosofica. Sono stupefatto per la tua capacità di lavoro e la tua fecondità".

George Elliott
, autore di Ends in Sight. Marx, Fukuyama, Hobsbawm, Anderson (Pluto Press):
"Just to say that I've now had a chance to give your extremely book an initial read - and found food for thought on almost every page! I shall certainly need to re-read it, and reflect at lenght, before I can arrive at a considerer judgement"
.

Presentazioni:


Firenze, mercoledì 17 dicembre, h. 21,15
Circolo Arci "Casa della Cultura"
via Forlanini, zona universitaria ex Fiat/Ponte di Mezzo
Organizza: PDC
Milano, venerdì 19 dicembre, h. 17,30
via Spallanzani 6, MM 1 P.ta Venezia
Organizza: PdCI


Carocci - Saggi, pp. 388, Euro 29,50
Con un saggio di Luciano Canfora

C'è stato un tempo in cui statisti illustri - quali Churchill e De Gasperi - e intellettuali di primissimo piano - quali Croce, Arendt, Bobbio, Thomas Mann, Kojève, Laski - hanno guardato con rispetto, simpatia e persino con ammirazione a Stalin e al paese da lui guidato. Con lo scoppio della Guerra fredda prima e soprattutto col Rapporto Cruscev poi, Stalin diviene invece un "mostro", paragonabile forse solo a Hitler. Darebbe prova di sprovvedutezza chi volesse individuare in questa svolta il momento della rivelazione definitiva e ultima dell'identità del leader sovietico, sorvolando disinvoltamente sui conflitti e gli interessi alle origini della svolta.

Il contrasto radicale tra le diverse immagini di Stalin dovrebbe spingere lo storico non già ad assolutizzarne una, bensì a problematizzarle tutte. Ed è quanto fa Domenico Losurdo, analizzando le tragedie del Novecento con una comparatistica a tutto campo e contestualizzando molte delle accuse mosse a Stalin, in questo volume - saggio storico, storiografico e filosofico a un tempo - che non mancherà di suscitare vivaci polemiche.

Indice
Premessa. La svolta nella storia dell'immagine di Stalin
1. Come precipitare un dio nell'inferno: il Rapporto Cruscev
2. I bolscevichi dal conflitto ideologico alla guerra civile
3. Tra Novecento e lunga durata, tra storia del marxismo e storia della Russia: le origini dello "stalinismo"
4. L'andamento complesso e contraddittorio dell'era di Stalin
5. Rimozione della storia e costruzione della mitologia. Stalin e Hitler come mostri gemelli
6. Psicopatologia, morale e storia nella lettura dell'era di Stalin
7. L'immagine di Stalin tra storia e mitologia
8. Demonizzazione e agiografia nella lettura del mondo contemporaneo

Da Stalin a Gorbacev: come finisce un impero
di
Luciano Canfora

martedì 7 ottobre 2008

Ragione e storia

Tre libri di Domenico Losurdo e Rudolf Burger sul rapporto tra la storia e il conflitto sui valori. In particolare dopo la caduta del Muro del 1989.
di Sabine Kebir, da "Freitag 38: Die Ost-West-Wochenzeitung", 19 Settembre 2008, p. 17.

Bei dem ideologischen Wertekampf, der alle großen politischen Konflikte der Weltgeschichte begleitet, pflegen die streitenden Parteien meist die eigenen Werte als human und fortschrittlich und die des Gegners als inhuman und hinterwäldlerisch darzustellen...
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giovedì 21 agosto 2008

Una discussione su liberalismo e democrazia

Domenico Losurdo interviene sulla crisi della democrazia moderna alla Libreria Feltrinelli di Milano
Ascolta il file mp3

Il Dalai Lama campione della non-violenza?

Ai giorni nostri, la campagna anticinese in corso presenta e celebra il Dalai Lama come il campone della non-violenza, come il vero erede di Gandhi...
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Ancora sulla sinistra e l'idea di nazione

Nationale Frage, Kampf um die Hegemonie und Mythos vom deutschen Sonderweg
Domenico Losurdo
(«Marxistiche Blätter», 2008, n. 1, pp. 49-63)

1. Dialektik der Revolution und nationale Frage

Es lohnt sich, einen recht bekannten Text von Lenin zum Ausgangspunkt zu nehmen, einen Text, in dem er gegen den „linken Radikalismus“ polemisiert und „das Grundgesetz der Revolution“ erklärt...
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Domenico Losurdo
Deutscher Sonderweg und andere Sonderwege. Eine Antwort
(«Marxistische Blätter», 2008, n. 3, pp. 100-104)

1. In einem Klassiker des politischen Denkens liest man von einer “Nation, die im Gleichschritt marschiert und ganz in Reih und Glied steht”...
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sabato 16 agosto 2008

Warum Heute Noch Hegel?

Über den Charakter, die historische Rezeption und Wirkung, und die gegenwärtige Bedeutung der Hegelschen Philosophie

Pubblichiamo un 'intervista sull'attualità di Hegel che vede a confronto Domenico Losurdo e Andreas Arndt (rispettivamente, presidenti della „Internationale Gesellschaft Hegel-Marx für dialektisches Denken“ e della „Internationalen Hegel-Gesellschaft“). L'intervista, condotta da Doğan Göçmen, è stata pubblicata in lingua turca sul n. 2/2008 della rivista filosofica „Baykuş: Felsefe Yazıları Dergisi” (Minerva: Zeitschrift für philosophische Schriften) ed è in corso di traduzione anche in lingua ceca e polacca.

DG: Professor Arndt, Professor Losurdo, warum muss aus Ihrer Sicht Hegels Tradition fortgesetzt werden, wie Sie es durch Ihre Gesellschaften beabsichtigen? Also warum heute noch Hegel?
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lunedì 7 luglio 2008

La sinistra e il liberalismo

Entretien avec Domenico Losurdo Le libéralisme s’impose-t-il à la gauche? Domenico Losurdo, historien et philosophe, bat en brèche la prétention des libéraux d’hier et d’aujourd’hui à être reconnus comme dépositaires d’un projet d’émancipation humaine.
Pour penser la liberté et l’individu, la gauche doit puiser dans son propre corpus. Entretien avec l’auteur d’une « Contre-histoire du libéralisme ».
(da "l'Humanité-dimanche", 29 giugno 2008)

Le rapport au libéralisme est-il, ou devrait-il être effectivement, le clivage structurant de la gauche française et européenne ?

Domenico Losurdo. En 1948, la Déclaration des droits de l’homme établie par l’Organisation des nations unies (ONU) reconnaissait des droits économiques et sociaux (droit à l’éducation, droit au libre choix de son travail et à la protection contre le chômage, etc…)...

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La sinistra e l'idea di nazione

Kampf um ein Schlüsselwort
Die Linke sollte die Idee der Nation nicht preisgeben
Von Domenico Losurdo
(da "Junge Welt", 4 luglio 2008)

Es gibt ein Hobby, das bei den Intellektuellen oft großen Anklang findet: Man könnte es das Spiel der Analogien (und der Assonanzen) nennen. Eine breite Debatte hat vor drei Jahren ein Buch von Götz Aly ausgelöst, das mit Vergnügen die gewissermaßen linke Sprache hervorhob, die die Bonzen des »Dritten Reichs« benutzten: Sie forderten für Deutschland den »Sozialstaat« und sogar den »Sozialismus«. Angesichts dieser Analogie oder dieser Assonanz liefen diejenigen, die weiterhin diese Parolen ausgaben, Gefahr, wie Epigonen Hitlers auszusehen...

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martedì 3 giugno 2008

La leggenda del Dalai Lama. Gobineau, Terzo Reich e Hollywood

Sul nuovo numero di "Belfagor", Anno LXIII n. 3 - 31 maggio 2008 (n. 375)
nella sezione NOTERELLE E SCHERMAGLIE
a pag. 331: un nuovo saggio di Domenico Losurdo

Leggi l'indice di "Belfagor"

giovedì 29 maggio 2008

Il Dalai Lama è un moderato?

Una risposta parziale ai lettori che hanno commentato l'appello in sostegno della Cina e i miei interventi su http://www.domenicolosurdo.blogspot.com/
di Domenico Losurdo

Il Dalai Lama è un moderato? E’ questa la fama che egli ha saputo costruirsi con consumata abilità politica e mediatica. E, tuttavia, gli osservatori più attenti non si lasciano ingannare...

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lunedì 14 aprile 2008

"Vietate le Olimpiadi ai cani e ai cinesi"

Un appello in difesa della Cina: www.appellocina.blogspot.com
Per aderire: appellocina@libero.it

Un’indegna campagna di demonizzazione della Repubblica Popolare Cinese è in corso. A dirigerla e orchestrarla sono governi e organi di stampa più che mai decisi ad avallare il martirio interminabile del popolo palestinese e sempre pronti a scatenare e appoggiare guerre preventive come quella che in Irak ha già comportato centinaia di migliaia di morti e milioni di profughi...
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giovedì 10 aprile 2008

Losurdo e Vattimo: un appello in difesa della Cina

L'iniziativa dello storico Losurdo e del filosofo torinese
Vattimo, appello contro i monaci tibetani
«Informazione scorretta: non è altro che la versione aggiornata del piano imperialista inglese contro la Cina»

di Gianna Fregonara, "Corriere della Sera", 10 aprile 2008

E se i disordini di Lhasa del 14 marzo non fossero stati altro che «un pogrom anticinese»? Una «caccia all'uomo finita con donne, bambini e vecchi dati alle fiamme?» e se la stampa internazionale «quella europea in particolare» fosse impegnata in «una campagna anti-cinese dai connotati razzisti», degna continuazione del vecchio «piano imperialista contro Pechino e della guerra dell'Oppio?». A pensarlo sono due intellettuali di sinistra: il filosofo torinese del pensiero debole Gianni Vattimo e lo storico dell'Università di Urbino Domenico Losurdo...

Leggi tutto sul sito del "Corriere della Sera"

mercoledì 9 aprile 2008

Ecco chi sono veramente i "difensori del Tibet"

Il Tibet, l’imperialismo e la lotta tra progresso e reazione

di Domenico Losurdo
(versione francese: Quand et pourquoi les Etats-Unis ont changé de position sur le Tibet)

1. Gli Stati Uniti, il Dalai Lama e i macellai indonesiani

E' solo l’intervento della flotta americana, nel 1950, e il ricorso di Washington negli anni successivi alla minaccia nucleare ad impedire all’esercito popolare diretto dai comunisti di completare la liberazione e l’unificazione del paese, chiudendo così per sempre uno dei capitoli centrali della storia della «Cina crocifissa». Oltre a quella di Taiwan, l'imperialismo cerca di promuovere la secessione anche del Tibet. E anche in questo caso, la sinistra rivela la sua subalternità e mancanza di memoria storica...
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martedì 15 gennaio 2008

Domenico Losurdo: Come nacque e come morì il «marxismo occidentale»

1. Il «marxismo occidentale» e la rimozione della questione coloniale

Perché, dopo aver goduto una straordinaria fortuna sino a diventare la koiné degli anni ’60 e ’70, il marxismo è caduto in Occidente in una crisi così profonda? Certo, in questa vicenda hanno giocato un ruolo essenziale gli avvenimenti storici che tutti conosciamo, culminati nel crollo dell’Unione Sovietica e del «campo socialista». E, tuttavia, pur ineludibile, questo tipo di spiegazione non è esaustivo: occorre approfondire l’analisi, concentrando l’attenzione sulle debolezze intrinseche che il marxismo rivela in Occidente anche negli anni in cui la sua egemonia sembra incontrastata...
(In corso di pubblicazione su "Cosmopolis", maggio-giugno 2008)
Leggi tutto sul sito della Società Italiana di Filosofia Politica

domenica 23 dicembre 2007

Boycotter les Jeux Olympiques de Pékin? Asor Rosa et l’idéologie de la guerre

DOMENICO LOSURDO
Quand me sont arrivées les premières informations sur l’invitation d’Alberto Asor Rosa à boycotter les Jeux Olympiques, j’ai pensé que c‘était les Jeux de Londres de 2012 qui étaient dans le collimateur. En effet, tout aussi discutable est leur assignation à un pays qui depuis des années se distingue par la violation de la charte de l’ONU et qui, pour finir, s’est rendu responsable, aux côtés des Etats-Unis, de l’agression contre l’Irak...

(Traduit de l’italien par Marie-Ange Patrizio)

Cambodge. Des demies vérités qui sont comme de complets mensonges : Veltroni et Pol Pot

DOMENICO LOSURDO
Les crimes de Pol Pot sont semblables à ceux pratiqués par le Troisième Reich à Auschwitz, et communisme et nazisme sont les deux faces de l’horreur du 20ème siècle : ces déclarations de Walter Veltroni (maire de Rome et président du tout « nouveau » Partito Democratico, ndt) ne pouvaient pas ne pas susciter les applaudissements de la « grande » presse d’information...

(Traduit de l’italien par Marie-Ange Patrizio)

lunedì 15 ottobre 2007

SMASCHERARE I MITI STORICI. La presentazione di "Kampf um die Geschichte" a Berlino. Un articolo di Thomas Wagner da "Junge Welt" (1/10/2007)

Geschichtsmythen entlarven
Mit einem Vortrag von Domenico Losurdo eröffnete die junge Welt die in Deutschland längst überfällige Debatte zum historischen Revisionismus
Von Thomas Wagner


»Kampf um die Geschichte« – Domenico Losurdo am Freitag in der neueröffneten Ladengalerie der jungen Welt
Foto: Gabriele SenftDie Umstände hätten widriger kaum sein können: Draußen focht mancher Regenschirm einen vergeblichen Kampf gegen Regengüsse und Windböen.
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domenica 22 luglio 2007

PUBBLICATA L'EDIZIONE TEDESCA DEL "REVISIONISMO STORICO": LE PRIME RECENSIONI



Der rote Oktober in der historischer Bilanz. Zu Domenico Losurdos Buch "Kampf um die Geschichte"
von Andreas Wehr


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Widerlegung des historischen Revisionismus
Domenico Losurdo: Kampf um die Geschichte. Der historische Revisionismus und seine Mythen. PapyRossa, Köln 2007
von Bernhard H. F. Taureck

Wer den Zugriff auf vergangene politische Geschichte prägt, bestimmt mit über die politischen Entscheidungen von morgen...

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28.09.2007 / Feuilleton / Seite 12
Zur Diskussion
Heute stellt Domenico Losurdo in den Räumen der jungen Welt sein Buch »Kampf um die Geschichte« vor. Ein Anstoß zur Debatte
Von Gerhard Schäfer

giovedì 3 maggio 2007

Il linguaggio dell'Impero è già alla seconda edizione


Il linguaggio dell'Impero. Lessico dell'ideologia americana, Laterza, Roma-Bari 2007, pp. 336, € 20,00
Terrorismo, fondamentalismo, antiamericanismo, odio contro l’Occidente,
complicità con l’Islam e gli antisemiti: sono le accuse che l’impero americano
brandisce come armi affilate. In un clima mondiale di mobilitazione totale
contro i barbari alle porte, e anzi già insediati nella cittadella occidentale,
chiunque non sia con l’America è automaticamente nemico della pace e
della civiltà.
- Leggi le recensioni di Enzo Traverso su "il manifesto", di André Tosel su "l'ernesto", di Stefano G. Azzarà su "Contropiano"
- Leggi l'intervista di Micaela Latini sul Linguaggio dell'impero per www.filosofia.it
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