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Facebook: I lettori di Domenico Losurdo

lunedì 15 dicembre 2014

L'edizione tascabile della versione francese della Controstoria del liberalismo


Contre-histoiredu libéralisme

La Découverte/Poche

Le libéralisme continue aujourd'hui d'exercer une influence décisive sur la politique mondiale et de jouir d'un crédit rarement remis en cause. Si les " travers " de l'économie de marché peuvent à l'occasion lui être imputés, les bienfaits de sa philosophie politique semblent évidents. Il est généralement admis que celle-ci relève d'un idéal universel réclamant l'émancipation de tous. Or c'est une tout autre histoire que nous raconte ici Domenico Losurdo, une histoire de sang et de larmes, de meurtres et d'exploitation. Selon lui, le libéralisme est, depuis ses origines, une idéologie de classe au service d'un petit groupe d'hommes blancs, intimement liée aux politiques les plus illibérales qui soient : l'esclavage, le colonialisme, le génocide, le racisme et le mépris du peuple. Dans cette enquête historique magistrale qui couvre trois siècles, du XVII e au XX e, Losurdo analyse de manière incisive l'oeuvre des principaux penseurs libéraux, tels que Locke, Burke, Tocqueville, Constant, Bentham ou Sieyès, et en révèle les contradictions internes. L'un était possesseur d'esclaves, l'autre défendait l'extermination des Indiens, un autre prônait l'enfermement et l'exploitation des pauvres, un quatrième s'enthousiasmait de l'écrasement des peuples colonisés... Assumer l'héritage du libéralisme et dépasser ses clauses d'exclusion est une tâche incontournable. Les mérites du libéralisme sont trop importants et trop évidents pour qu'on ait besoin de lui en attribuer d'autres, complètement imaginaires.

La catastrofe della Germania e l'immagine di Hegel: l'edizione tedesca con una nuova introduzione

Losurdo, Domenico: Von Hegel zu Hitler?L'introduzione sarà presto pubblicata su Critica Marxista [DL].

Losurdo, Domenico: Von Hegel zu Hitler? Geschichte und Kritik eines Zerrbildes, PapyRossa Verlag
Paperback, 181 Seiten ISBN 978-3-89438-564-4 18,00 €

Nach der Katastrophe des Nazismus wurde von Autoren wie Karl Popper eine Kontinuitätslinie von Hegel bis Hitler behauptet. Dies erweist sich bei sachgerechter historischer Rekonstruktion als bloßer Mythos. Die nazistische »Blut und Boden«-Ideologie steht in absolutem Gegensatz zur Philosophie Hegels. Sie findet ihre Synthese in der Kategorie der »Untermenschen«, die dazu ausersehen sind, als Sklaven im Dienst der »Herrenrasse« zu arbeiten oder vernichtet zu werden. Für Hegel dagegen ist die Sklaverei das »absolute Verbrechen« und wird die Überwindung von Diskriminierungen nach »Rasse«, Kaste, Klasse oder jeder anderen Art zum Leitfaden der Weltgeschichte. So war es denn nur konsequent, wenn ein ideologischer Wegbereiter und Begleiter des Faschismus wie Carl Schmitt formulierte, mit der Machtübernahme Hitlers sei »Hegel gestorben«. Mit Hegel rehabilitiert Losurdo einen Philosophen, der unvermeidlicher Bezugspunkt jener Denktradition ist, die die Welt zu verstehen und zu verändern trachtet.

War and Revolution: l'edizione inglese - aumentata! - del libro sul Revisionismo storico




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War and Revolution: Rethinking the Twentieth Century

Author of the acclaimed Liberalism: A Counter-History dissects the revisionist attempts to expunge or criminalize revolutions
War and Revolution identifies and takes to task a reactionary trend among contemporary historians, one that’s grown increasingly apparent in recent years. It’s a revisionist tendency discernible in the work of authors such as Ernst Nolte, who traces the impetus behind the Holocaust to the excesses of the Russian Revolution; or François Furet, who links the Stalinist purges to an “illness” originating with the French Revolution.

The intention of these revisionists is to eradicate the revolutionary tradition. Their true motives have little to do with the quest for a greater understanding of the past, but lie in the climate of the present day and the ideological needs of the political classes, as is most clearly seen now in the work of the Anglophone imperial revivalists Paul Johnson and Niall Ferguson.

In this vigorous riposte to those who would denigrate the history of emancipatory struggle, Losurdo captivates the reader with a tour de force account of modern revolt, providing a new perspective on the English, American, French and twentieth-century revolutions.
  • “A brilliant exercise in unmasking liberal pretensions, surveying over three centuries with magisterial command of the sources.”
  • “Stimulatingly uncovers the contradictions of an ideology that is much too self-righteously invoked.”
  • “A book of wide reference and real erudition.”
  • “The book is a historically grounded, very accessible critique of liberalism, complementing a growing literature critical of liberalism.”

sabato 6 dicembre 2014

Una presentazione de La Sinistra assente sabato 13 a Bologna

Sabato 13 Dicembre ore 10 presso la Fed. dei Comunisti Italiani in Via Lodovico Berti 15/a a Bologna 
Domenico Losurdo presenterà a Bologna il suo ultimo libro, La Sinistra Assente. 

In questa occasione sarà possibile acquistare una copia del libro e chiedere una dedica all'autore
La sede dell'iniziativa a 5 minuti a piedi dalla Stazione Centrale  e vicina al Parcheggio Tanari (uscita 5 della Tangenziale)

https://www.google.it/maps/place/Via+Lodovico+Berti,+15,+40131+Bologna/@44.5056361,11.3309853,16z/data=!4m2!3m1!1s0x477fd48447b3ca91:0xdefd29498959d8
 
Domenico Losurdo La sinistra assente Crisi, società dello spettacolo, guerra Pagine 303 Prezzo€ 23
Le promesse del 1989 di un mondo all’insegna del benessere e della pace non si sono realizzate. La crisi economica sancisce il ritorno della miseria di massa anche nei paesi più sviluppati e inasprisce la sperequazione sociale sino al punto di consentire alla grande ricchezza di monopolizzare le istituzioni politiche. Sul piano internazionale, a una “piccola guerra” (che però comporta decine di migliaia di morti per il paese di volta in volta investito) ne segue un’altra. Per di più, all’orizzonte si profila il pericolo di conflitti su larga scala, che potrebbero persino varcare la soglia del nucleare. Più che mai si avverte l’esigenza di una forza di opposizione: disgraziatamente in Occidente la sinistra è assente. Come spiegarlo? Come leggere il mondo che si è venuto delineando dopo il 1989? Attraverso quali meccanismi la “società dello spettacolo” riesce a legittimare guerra e politica di guerra? Come costruire l’alternativa? A queste domande l’autore risponde con un’analisi originale, spregiudicata e destinata a suscitare polemiche.

venerdì 5 dicembre 2014

La Sinistra e la Cina: Gianni Cadoppi replica alla recensione di Luciano Canfora

Gianni Cadoppi, 5 dicembre 2014

Non mi sento di gettare la croce addosso a Luciano Canfora per quello che ha scritto sulla Cina.Così la pensano pessoché tutti, non solo a destra ma anche a sinistra. Non mi sento nemmeno di condannare Canfora oppure la compianta Collotti Pischel per avere definito “fascista” il governo cinese che reprimeva la prima rivoluzione colorata a Tienanmen nel 1989. Tutti la pensavano così.Poi la Colotti Pischel si è ampiamente riscattata e Canfora ha scritto quello splendido saggio “La democrazia. Storia di un'ideologia”.
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Bisogna risalire a molto prima per capire la percezione che la sinistra ha avuto della Cina. Già negli anni '50 per alcuni (Edoarda Masi ad esempio) Mao era addirittura l'anti Stalin nonostante si sapesse benissimo che egli ne difese addirittura l’opera contro Kruschev e applicò fino al 1959 una variante dell'economia pianificata sovietica equivalente a quella che si stava attuando nelle Democrazie Popolari. Mao era diventato un apostolo del pauperismo nonostante che con il grande balzo in vanti volesse raggiungere il benessere della Gran Bretagna in dieci anni e avesse promosso la Rivoluzione Culturale anche per promuovere la produzione. Poi divenne il teorico dell'anarco-populismo giovanilista nonostante avesse chiamato l'esercito per sedare la guerra civile scoppiata tra le frange estreme delle Guardie Rosse. Con la morte di Mao e l'inizio della riforma Deng diventa l'incarnazione del male perché aveva concesso (in usufrutto per un tempo limitato) un orticello ai contadini trasformandoli in avidi capitalisti. Tranne poi accusare i dirigenti cinesi di essere feroci predatori perché riprendevano la terra di proprietà comune (per utilizzarla per lo sviluppo e dunque per il bene comune) dando in cambio un compenso di qualche decina di anni di redditi da lavoro. Con il nuovo secolo abbiamo assistito all'era del sansonettismo in cui i paesi socialisti diventavano il nemico giurato della sinistra. Qualsiasi regime change era il benvenuto purché contro paesi antimperialisti. Nell’informazione di sinistra le cose non sono andate meglio con l'allontanamento dell'inguardabile Sansonetti. Il Manifesto ha spesso ospitato articoli contro la Libia di Gheddafi e la Siria. Sulla Cina non ne parliamo. Il Nobel assegnato ad un apologeta del neocolonialismo diventa un “benvenuta oscenità” e nel mentre si continua a descrivere il grande paese asiatico come un vulcano sociale. Le fonti? Il Dipartimento di Stato americano e la CIA che il Manifesto considera più attendibili del governo cinese. Feuerbach recensendo un saggio di Moleschott scriveva “ L'uomo è ciò che mangia”. Beh l'uomo è sempre di più ciò che sente e che legge. E ciò che legge è, parafrasando Marx, “la solita a merda”.
Dopo Tienanmen la sinistra e in particolare quella radicale ha conteso alla destra la posizione d'avanguardia nel regime change. Cioè la sinistra ha accusato la destra di non perseguire fino in fondo, a causa dei suoi legami economici con Pechino, la sovversione colorata nei confronti del Partito Comunista Cinese. L'antiglobalizzazione è diventata, come già aveva sospettato Giovanni Arrighi, una sorta di corporativismo in cui la sinistra si oppone allo sviluppo dei paesi poveri con la scusa che la loro classe operaia sarebbe sfruttata e senza diritti.
Il problema è che ormai c'è una divaricazione netta tra una sinistra che al di là delle terminologie esoteriche rivela una tendenza disarmante alla semplificazione e chi invece si ritiene l'erede di una tradizione complessa com'è quella comunismo internazionale la cui esperienza storica costituisce il materiale indispensabile per il marxismo vivente. Se prendiamo una guru della sinistra radicale del nuovo millennio come Naomi Klein questa ha molto più a che vedere con la controcultura americana che con il marxismo. La sinistra occidentale ha pensato di potere insegnare le sue puerili ideuzze tipo fare “la rivoluzione senza prendere il potere” a coloro che nella pratica hanno sollevato 640 milioni di persone dalla povertà. Sì, perché il senso del marxismo sta almeno in due cose. La prima è che esso si ritiene una scienza è quindi a livello pragmatico i risultati devono essere tenuti in conto dato che “le filosofie hanno solo diversamente interpretato il mondo mentre si dovrebbe trasformarlo”. In pratica la proposta epistemologica semplificata si può ridurre a “fatti e non pugnette”. Di fatti i comunisti cinesi ne hanno prodotti parecchi. Un teoria inoltre diventa una forza materiale quando penetra tra le masse. Già, perché Marx scriveva per la maggioranze mentre i gruppi della sinistra radicale occidentale si attaccano solo a cause iperminoritarie.
Ma la domanda che tutti dovrebbero porsi a sinistra è: se il Partito Comunista Cinese gode di una popolarità superiore al 90% e la sinistra più o meno radicale occidentale gode di altrettanta impopolarità come mai è quest'ultima che vuole insegnare ai primi della classe? La diagnosi è delirio di onni(im)potenza!!!!
Puntuale invece l'analisi che fa Losurdo ne “La sinistra assente” che è poi la continuazione diretta de “La lotta di classe”: l'aspetto principale della lotta di classe a livello mondiale è costituito dall'emergere della nazioni che vogliono emanciparsi dalla povertà e dalla insignificanza a cui le ha destinate l'imperialismo. In questa lotta la Cina svolge d’avanguardia. Il compito dei comunisti è di inserirsi all'interno di questa lotta formando un blocco storico tra tutte le classi di che si oppongono agli interessi imperiali per la dignità nazionale e la democrazia economica.