"Affari", maggio 2014, intervista a Luciana Lana
lunedì 25 agosto 2014
lunedì 18 agosto 2014
Antisemita! Una sistematica criminalizzazione e diffamazione verso chi ha firmato l'appello "Una Norimberga per Israele"
L’appello
(«Una Norimberga per Israele») per porre fine all’interminabile
martirio di Gaza e del popolo palestinese è oggetto di una campagna
all’insegna della disinformazione, della diffamazione e del
terrorismo ideologico. Non sono stupito. Mi limito qui a riprendere
quanto avevo riferito e scritto in un libro pubblicato già 7 anni fa
(Il linguaggio dell’Impero, Laterza, 2007, pp. 162 e 120) [DL].
Alla fine del 1948, in occasione della visita di Begin negli Usa,
in una lettera aperta al «New York Times» firmata anche da Albert
Einstein, Arendt chiama alla mobilitazione contro il responsabile
della strage di Deir Yassin, facendo notare che il partito da lui
diretto risulta «strettamente imparentato coi partiti
nazionalsocialisti e fascisti»
[…]
Allorché,
nel 1963, pubblica Eichmann a Gerusalemme, coi
suoi strali contro il sionismo e contro il tentativo di Israele di
strumentalizzare il processo a carico del criminale nazista in senso
antiarabo, Hannah Arendt diviene il bersaglio di un’odiosa campagna
internazionale che pretende di bollarla in quanto antisemita. In
Francia, il settimanale «Nouvel Observateur», nel pubblicare
stralci del libro (scelti con perfidia), si chiede dell’autrice:
Est-elle nazie? E’ nazista? Siamo in presenza
di un capo d’imputazione dal quale nessuno è al riparo,
paradossalmente neppure il governo israeliano. Contro le forze
dell’ordine da esso inviate, gli esponenti più fanatici del
fondamentalismo ebraico non esitano a gridare: «Siete come i
nazisti, odiate gli ebrei». Così nel 1996, ma questo fenomeno si è
manifestato su scala ancora più larga nel 2005, in occasione del
ritiro da Gaza...
lunedì 4 agosto 2014
Sulla resistenza palestinese: omaggio ai fedayyin palestinesi di Gaza
Riprendiamo da ism-italia.org, il gruppo di supporto italiano dell‘International Solidarity Movement (ISM)
palestinese. [DL].
In questi giorni l'attenzione si è concentrata sulle vittime civili del
massacro genocidario israeliano a Gaza. Secondo i dati del 3 agosto del
Palestinian Center for Human Rights sono stati assassinati da un esercito di
criminali 1.545 civili, mentre 272 sarebbero i guerriglieri palestinesi
uccisi.
Non possiamo, non dobbiamo dimenticare che la Resistenza dei
fedayyin palestinesi è stata superiore ad ogni previsione provocando, secondo i
dati ufficiali israeliani, almeno 64 morti tra i soldati israeliani.
La Resistenza palestinese non si è lasciata trovare
impreparata, ha adottato le tecniche di guerriglia degli Hezbollah e dei
Vietcong e ha tenuto in scacco uno degli eserciti più forti del mondo.
Ci siamo trovati di fronte a una Intifada dei razzi, come l'ha
chiamata Abdel Bari Atwan, a una Intifada dei tunnel e a una Intifada popolare.
Il morale e la determinazione dei palestinesi di Gaza non è stato fiaccato dalla
ferocia dell'attacco israeliano.
Il massacro continua. La Resistenza continua.
Noi assistiamo da lontano, nelle pieghe di un mese estivo e
festivo, misurando nel quotidiano la nostra impotenza e il cinismo della nostra
classe politica (un miserabile è andato al Cairo a incontrare l'autore di un
colpo di stato militare, ripetendo una richiesta risibile e vergognosa di un
altro miserabile, il presidente americano, di liberare il soldato israeliano che
sembrava essere stato fatto prigioniero - rapito nel lessico osceno dei
miserabili -, mentre in Italia in combutta con un noto pregiudicato sta
attentando alla nostra costituzione).
La Resistenza palestinese costituisce, in questi tempi oscuri,
una lezione morale e una lezione politica.
In silenzio le rendiamo un omaggio commosso e consapevole.
Alfredo Tradardi
Torino, 3 agosto 2014
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