.

.
Facebook: I lettori di Domenico Losurdo

martedì 27 agosto 2013

Siria: le "armi chimiche". E la storia alle loro spalle

Mentre la guerra civile in Siria divampava da un anno, in Italia «la Repubblica» pubblicava un articolo corredato da foto e da didascalie che alla versione strombazzata dai media facevano immediatamente seguire la verità nel frattempo emersa: 
«15 marzo 2011. Inizio ufficiale della rivolta, manifestazione nella città di Dara’a.
L’opposizione sostiene di manifestare contro l’arresto di alcuni bambini autori di graffiti anti-regime. Ma nessuno finora ha incontrato quei bambini.
[…] 6 giugno. Amina, la blogger “Gay Girl in Damascus” viene rapita dalla sicurezza siriana. La notizia appare sui media internazionali.
Pochi giorni dopo un giornalista britannico rivela l’identità della blogger. In realtà è un maschio americano che scrive dalla Svizzera.
8 agosto. La foto dei cadaveri di 8 neonati prematuri in un’incubatrice, uccisi da un black out fa il giro del mondo. L’originale della foto rispunta in Egitto: sono neonati addormentati in un’incubatrice
[…] Febbraio. Il direttore del “Syrian observatory for human rights”, di stanza a Londra, è la fonte principale per le notizie sulla Siria. Gli stessi attivisti ammettono che il sedicente direttore Rami Abdel Rahman non esiste» (Alberto Stabile, L’orrore online come arma di lotta. Tra regime e ribelli è guerra mediatica, in «la Repubblica» del 14 marzo 2012, pp. 14-15).
Purtroppo, il giornalista qui citato sciupava il suo meritorio lavoro con un commento all’insegna al tempo stesso dell’ovvietà e della manipolazione: a condurre la guerra mediatica erano e sono entrambi le parti! E chi mai potrebbe mettere in dubbio che la guerra presuppone uno scontro tra due parti contrapposte? Ma fermarsi a questa ovvietà significherebbe non pronunciare la verità bensì deformarla. Anche per quanto riguarda la guerra mediatica occorre procedere all’analisi dei rapporti di forza, distinguendo tra grandi potenze da un lato e un paese piccolo e sostanzialmente indifeso dall’altro, tra aggressori e aggrediti: appoggiati com’erano dall’Occidente, i «ribelli» potevano vantare una schiacciante superiorità per quanto riguardava la produzione del falso e la capacità di diffonderlo e bombardarlo in ogni direzione.




Syrie : les « armes chimiques ». Et ce qui les précède

Domenico Losurdo

Alors que la guerre civile faisait rage depuis un an en Syrie, en Italie La Repubblica publiait un article assorti de photos et légendes qui faisaient succéder à la version tonitruante des medias la vérité qui avait émergé dans l’intervalle :
« 15 mars 2011. Commencement officiel de la révolte, manifestation dans la ville de Dera’a. L’opposition affirme manifester contre l’arrestation de quelques enfants auteurs de graffitis anti-régime. Mais personne n’a jusqu’ici rencontré ces enfants.
[…]
6 juin. Amina, la blogueuse « Gay girl in Damascus » est enlevée par les services de la sécurité syrienne. En réalité il s’agit d’un homme, étasunien, écrivant depuis la Suisse.
8 août. La photo des cadavres de 8 nouveaux-nés prématurés dans une couveuse, tués par un black out fait le tour du monde. L’original de la photo resurgit en Egypte : il s’agit de nouveaux-nés dormant dans leur couveuse.
[ …] Février 2012. Le directeur de l’Observatoire syrien des droits de l’homme », basé à Londres, est la source principale des informations sur la Syrie. Les activistes eux-mêmes admettent que le soi-disant directeur Rami Abdel Rahman n’existe pas ».  (Alberto Stabile, L’horreur en ligne comme arme de lutte. Entre régime et rebelles c’est la guerre médiatique, in La Repubblica, 14 mars 2012, p. 14-15).

Malheureusement, le journaliste cité ici gâche son travail méritoire par un commentaire relevant à la fois de l’évidence et de la manipulation : ce sont les deux parties qui mènent une guerre médiatique : qui pourrait douter que la guerre suppose un affrontement entre deux parties opposées ? Mais s’arrêter à cette évidence signifierait non pas prononcer la vérité mais la déformer. Pour la guerre médiatique également il convient de procéder à l’analyse des rapports de force, en faisant une distinction entre des grandes puissances d’une part et un pays petit et substantiellement sans défense de l’autre, entre agresseurs et agressés : appuyés comme ils l’étaient par l’Occident, les « rebelles » pouvaient se vanter d’une écrasante supériorité en ce qui concernait la production du faux et la capacité de le diffuser et de le bombarder tous azimuts.

Su "Liberazione" una recensione a La lotta di classe

La lotta di classe alla fine della storia
Maria R. Calderoni "Liberazione" 21/08/2013

Chiarisco subito che il titolo non è mio, anzi è solo il titolo del capitolo X del nuovo libro di Domenico Losurdo - "La lotta di classe. Una storia politica e filosofica", editori Laterza, pag. 383, euro 24 - di cui mi piace in modo particolare presentare uno stralcio su "Liberazione". Un libro, questo di Losurdo, tutto da leggere e sottolineare con l'evidenziatore, caso mai occorresse ricordarne in fretta i passi significativi. Non è una recensione, la mia, ma se il libro non l'avete ancora comprato, non perdete tempo e andate in libreria. Quattrocento pagine circa e non una su cui vi annoierete; quattrocento pagine circa e non una che mancherà di coinvolgervi sotto il profilo storico, sociale, filosofico, politico. Anche personale. Anche sotto il profilo della nostra stretta attualità, proprio quella che stiamo vivendo qui ed ora. Un libro che fa per noi, da quei comunisti che siamo e che ci ostiniamo ad essere. Nemmeno vi sembri strano che cominci dal capitolo X. Quello che appunto ha per titolo "La lotta di classe alla fine della storia" e come primo sottotitolo "Finalmente ora torna il colonialismo, era ora!". Ve l'assicuro: questo capitolo ci riguarda molto. Ecco l'incipit...

domenica 18 agosto 2013

Sulla crisi in Egitto e sull'infamia dell'imperialismo

Caro professore,
... La crisi egiziana si sta rivelando di difficile interpretazione e come tutte le grandi crisi storiche sembra sfuggire ad una logica binaria, come lei ha mostrato nel suo libro sulla lotta di classe.
Rivoluzione? Colpo di Stato? Guerra civile? Modernita' e laicismo contro l'oscurantismo fondamentalista? Qual e'  il ruolo degli Usa e di Israele? E i fratelli musulmani sono una forza parafascista, come sembra sostenere ad esempio Samir Amin, oppure dobbiamo individuare al loro interno, come all'interno dell'esercito egiziano, una pluralita' di interessi e di spinte a volte contraddittorie?
I compagni si stanno dividendo in questa lettura e anche da parte di chi dovrebbe orientare se ne sentono di tutti i colori...
Antonio Santi, Fermignano, PU


Caro amico,
Chi avesse ancora dei dubbi sull’infamia dell’imperialismo farebbe bene a dare uno sguardo al Medio Oriente. Le guerre scatenate a partire dal 1991 dovevano apportare civiltà, democrazia, pace. Ora, dopo centinaia di migliaia di morti, milioni di feriti e milioni di profughi, la realtà è sotto gli occhi di tutti. Non si tratta solo delle terribili devastazioni materiali. In occasione della prima e della seconda guerra del Golfo gli Usa e l’Occidente hanno chiamato gli sciiti irakeni alla rivolta contro i sunniti; ora chiamano i sunniti a prendere le armi contro gli sciiti in Irak e soprattutto in Siria. In tutto il Medio Oriente nella lotta contro i regimi laici scaturiti da rivoluzioni anticoloniali e contro i movimenti di liberazione nazionali collocati su posizioni laiche, l’imperialismo ha fatto appello alla religione e al fondamentalismo religioso: così in Irak, Libia, Siria, Palestina, dove Israele appoggiò Hamas contro l’OLP di Arafat (successivamente assassinato). Impressionante è la scia di distruzione e di morte: paesi come l’Irak, la Libia, la Siria rischiano di cessare di esistere come Stati nazionali unitari e indipendenti, mentre priva ormai di qualsiasi credibilità è la fondazione di uno Stato nazionale per il popolo martire palestinese, la cui terra è sistematicamente espropriata. Ma c’è di peggio. In Medio Oriente
divampa la guerra civile tra laici e religiosi, nell’ambito del mondo religioso tra islamici e cristiani, nell’ambito dell’Islam tra sunniti e sciiti; la devastazione investe persino i rapporti tra uomini e donne, le quali vengono private o rischiano di essere private dei risultati conseguiti sull’onda della rivoluzione anticoloniale. Ecco la civiltà e la democrazia, la pace di cui l’imperialismo pretende di essere il portatore. E non cambia nulla se alla Casa Bianca siede Bush sr., Clinton, Bush jr., Obama…
Dinanzi a quest’opera barbarica di sistematica distruzione non solo degli apparati statali ma della stessa società civile, come devono atteggiarsi le forze antimperialiste? No, la contraddizione di fondo non è tra laici e religiosi, come vorrebbe far credere l’ideologia dominante: l’Iran e i combattenti di Hezbollah svolgono un ruolo indubbiamente progressivo; lo stesso Hamas, pur appoggiato in passato da Israele, è ora bersaglio dei suoi attacchi selvaggi.
E i Fratelli Musulmani? In Siria essi svolgono un ruolo profondamente reazionario e sono di fatto subalterni all’imperialismo e a Israele. Tuttavia in Arabia saudita conducono una lotta meritevole di attenzione contro una monarchia feudale che è profondamente parassitaria e corrotta, che ripone tutte le sue speranze nell’imperialismo e che in Medio Oriente è un pilastro fondamentale della reazione.
E come valutare i Fratelli Musulmani in Egitto? Non c’è dubbio che essi sono giunti al potere con l’avallo di Washington, che sperava di utilizzarli e li ha utilizzati nella lotta contro la Siria. Ma è altrettanto indubbio che anche il recente golpe è avvenuto con l’avallo di Washington e Tel Aviv. Imperialismo e sionismo cominciavano a diffidare: Morsi aveva consolidato notevolmente i rapporti tra Egitto e Cina; personalità di rilievo dei Fratelli Musulmani si erano espressi negativamente sugli accordi di Camp David (e cioè sulla capitolazione dell’Egitto nei confronti di Israele, col conseguente isolamento della resistenza palestinese); agli occhi dell’Occidente erano motivo di diffidenza i permanenti rapporti tra Fratelli Musulmani e Hamas, che continua a opporsi alla farsa di un processo di pace inscenato a copertura del permanente espansionismo sionista. Ecco perché a un certo punto Washington e Tel Aviv hanno deciso di puntare sui militari, i quali ultimi però mostrano crescente insofferenza e forse cominciano a essere tentati dal nasserismo. Se c’è qualcosa che in Egitto tiene oggi unita una società così profondamente lacerata è l’odio contro l’imperialismo USA, che ha provocato la catastrofe già vista.
Come devono comportarsi in Egitto le forze anti-imperialiste? Non sarebbe corretto trinciare giudizi su una realtà di cui non si ha una conoscenza approfondita. Per quanto riguarda il Medio Oriente nel suo complesso, una cosa però mi sembra certa. Le forze anti-imperialiste saranno costrette a lottare contro la lacerazione e la devastazione della stessa società civile provocate dagli USA, dall’UE e da Israele. Non sarebbe corretto né sul piano analitico né su quello politico bollare quali fasciste le forze che in Egitto e in Medio Oriente sono influenzate dalla religione e dallo stesso fondamentalismo. Chi cerca il fascismo deve guardare in primo luogo alla Casa Bianca. Tra fascismo e imperialismo c’è un nesso strettissimo: è una lezione che nel Novecento il movimento comunista ha appreso solo dopo un tortuoso processo di apprendimento e che oggi non deve essere dimenticata.

Domenico Losurdo