domenica 26 maggio 2013
domenica 19 maggio 2013
lunedì 13 maggio 2013
Giuseppe Bedeschi legge "La lotta di classe": "Domenico Losurdo ripercorre con grande maestria la genesi del concetto di lotta di classe"
Borghesia? Per niente da buttare
Giuseppe Bedeschi, Domenicale del Sole 24 Ore, 12 maggio 2013, p. 33
In una famosa lettera del 5 marzo 1852 al suo amico Weydemeyer, Karl
Marx affermava: «Per quel che mi riguarda, a me non appartiene né il
merito di aver scoperto l'esistenza delle classi nella società moderna,
né quello di aver scoperto la lotta fra di esse». Di ciò – diceva il
filosofo di Treviri – avevano parlato molto, prima di lui, con modalità
diverse, gli storici e gli economisti «borghesi». Il merito che Marx si
attribuiva era piuttosto quello di avere «dimostrato» che nel
capitalismo maturo la lotta di classe conduce necessariamente alla
dittatura del proletariato, e che questa dittatura costituisce solo il
momento di passaggio alla soppressione di tutte le classi e a una
società senza classi.
In Marx, dunque, la lotta di classe costituisce il fattore dinamico decisivo dello sviluppo storico. Nel suo ultimo libro, La lotta di classe. Una storia politica e filosofica, Domenico Losurdo – uno dei nostri maggiori studiosi di Marx e del marxismo – individua appunto nella lotta di classe la categoria centrale della teoria marxiana, in quanto essa si configura come una teoria generale del conflitto sociale. Ma, sottolinea Losurdo, per intendere adeguatamente tale teoria, occorre ricostruirla in tutta la sua complessa articolazione...
In Marx, dunque, la lotta di classe costituisce il fattore dinamico decisivo dello sviluppo storico. Nel suo ultimo libro, La lotta di classe. Una storia politica e filosofica, Domenico Losurdo – uno dei nostri maggiori studiosi di Marx e del marxismo – individua appunto nella lotta di classe la categoria centrale della teoria marxiana, in quanto essa si configura come una teoria generale del conflitto sociale. Ma, sottolinea Losurdo, per intendere adeguatamente tale teoria, occorre ricostruirla in tutta la sua complessa articolazione...
Due interviste e un intervento sulla Controstoria
Domenico Losurdo : La démocratie ? Uniquement pour «le peuple des
seigneurs»
Domenico Losurdo est un philosophe communiste italien. Solidaire l’a
rencontré juste avant une conférence sur le sujet de son dernier livre,
Contre-histoire du libéralisme. Interview en rouge vif.
29 avril 2013
Jonathan Lefèvre et Daniel Zamora su www.ptb.be
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Avez-vous voulu faire un « Livre noir du libéralisme » ?
Domenico Losurdo. Non. Des gens font la comparaison avec Le Livre noir du communisme (livre de propagande anti-communiste écrit en 1997 qui a reçu un écho retentissant avant d’être discrédité par les historiens et la moitié de ses contributeurs, NdlR). Mais cette Contre-histoire du libéralisme, à la fin, contient un paragraphe final qui parle d’héritage permanent du libéralisme. Si le Livre noir publiait une nouvelle édition avec un paragraphe final sur l’héritage permanent du communisme, là, la comparaison tiendrait..Leggi tutto
La « démocratie pour le peuple des seigneurs » entre passé et présent, Domenico Losurdo
Traduit de l'italien par Aurélien Aramini.
La « démocratie pour le peuple des seigneurs » peut facilement se transformer en une dictature pour le peuple des seigneurs.
Andrew Jackson est président des États-Unis au moment où Tocqueville fait le voyage qui aboutit à la publication de la Démocratie en Amérique. Il est vrai que ce président liquide en grande partie la discrimination censitaire des droits politiques. Mais, parallèlement à cela, nous avons affaire à un propriétaire d’esclaves qui, par ailleurs, ordonne la déportation des Peaux-Rouges (les Cherokees). Ce sont des hommes, des femmes, des vieillards, des enfants : un quart meurt déjà en cours de route. Devons-nous considérer que Jackson est un démocrate ? Les auteurs de la Déclaration d’indépendance et de la Constitution de 1787 sont également des propriétaires d’esclaves ; bref, durant trente-deux des trente-six premières années d’existence des États-Unis, la fonction de président est occupée par des propriétaires d’esclaves, souvent impliqués dans l’expropriation et la déportation des Peaux-Rouges...
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Andrew Jackson est président des États-Unis au moment où Tocqueville fait le voyage qui aboutit à la publication de la Démocratie en Amérique. Il est vrai que ce président liquide en grande partie la discrimination censitaire des droits politiques. Mais, parallèlement à cela, nous avons affaire à un propriétaire d’esclaves qui, par ailleurs, ordonne la déportation des Peaux-Rouges (les Cherokees). Ce sont des hommes, des femmes, des vieillards, des enfants : un quart meurt déjà en cours de route. Devons-nous considérer que Jackson est un démocrate ? Les auteurs de la Déclaration d’indépendance et de la Constitution de 1787 sont également des propriétaires d’esclaves ; bref, durant trente-deux des trente-six premières années d’existence des États-Unis, la fonction de président est occupée par des propriétaires d’esclaves, souvent impliqués dans l’expropriation et la déportation des Peaux-Rouges...
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Démystifier le libéralisme
"Politis" n° 1251, 2-8 mai 2013, par Olivier Doubre

mercoledì 1 maggio 2013
Un'intervista sulla Lotta di classe

Lotta di classe, lotte di classe
Incontro con Domenico Losurdo
di Bruno Settis
e Sebastiano
Taccola -
Abbiamo incontrato Domenico Losurdo nell’occasione della presentazione a Pisa del suo libro La lotta di classe. Una storia politica e filosofica, Laterza 2013. Docente a Urbino di storia della filosofia e del pensiero politico, vicino all’area del Partito dei Comunisti Italiani ed alla tradizione marxista-leninista, Losurdo si è fatto conoscere nel mondo con le opere che hanno presentato documentatissime “controstorie” dell’ideologia dominante. Qui infatti Losurdo prende di mira le agiografie salottiere di Habermas e Dahrendorf e cerca le radici della lotta di classe nel pensiero di Hegel e Marx – e, quel che abbiamo voluto discutere, il suo futuro nel grande scontro geopolitico globale che oppone il gigante cinese all’impero americano.
Ormai da più parti c’è stato un “ritorno a Marx” da tutti più o meno conclamato. Anche lei nel suo libro sottolinea questo fenomeno e scrive: “ai nostri giorni i magnati del capitale e della finanza si sentono costretti talvolta a rileggersi Marx, di prima o di seconda mano” (p. 362). In effetti il numero di intellettuali, filosofi, sociologi sedicenti marxisti , alcuni dei quali discretamente popolari (come Zizek), sta progressivamente aumentando. Recentemente, addirittura sul Time si è potuto leggere un articolo che parla della vendetta di Marx e del ritorno della lotta di classe. Scavando un po’ più a fondo, però, questo ritorno a Marx appare un po’ confuso: non tutti pongono la stessa attenzione sugli stessi concetti; alcuni, ad es., arrivano a definirsi marxisti semplicemente perché attribuiscono nel nostro mondo un ruolo determinante, oltre che dominante, all’economia. Come bisogna considerare allora questa ripresa di Marx? Come un orizzonte fruttuoso che permette l’apertura di interessanti prospettive filosofiche e politiche, oppure come una prosecuzione di quella sterilizzazione del marxismo che Lukàcs denunciava nella sua Ontologia dell’essere sociale?
L’interesse per Marx si comprende molto bene. Dinanzi ad una crisi economica che infuria non sono molti gli autori che possono spiegare questa crisi. Anzi, per diverso tempo nel mondo capitalista si era detto anche che era stata superata anche l’analisi marxiana della crisi e che ormai il capitalismo era immunizzato dal fenomeno della crisi indagato da Marx. Non c’è dubbio che ci sono i tentativi di sterilizzazione di Marx, però ci troviamo in una situazione diversa rispetto a quella analizzata da Lukàcs, nel senso che nei tempi in cui parlava Lukàcs bene o male c’era una cultura marxista abbastanza ampia e diffusa, oggi invece no. Allora io credo di poter dire che, per un verso, questo interesse per Marx è senza dubbio positivo...
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