Lecture de Domenico Losurdo
« Le révisionnisme en histoire. Problèmes et mythes » ,1996, traduit en 2006 par Jean-Michel Goux, Albin-Michel
Lecture de Domenico Losurdo
« Staline, histoire et critique d’une légende noire », 2011
venerdì 30 marzo 2012
mercoledì 28 marzo 2012
Il 12 aprile a Parigi un dibattito sullo stalinismo tra Domenico Losurdo e Nicolas Werth
Jeudi 12 avril 2012 à 18h30
Fondation Gabriel Péri 11 rue Étienne Marcel, Pantin métro ligne 5, station Hoche
Fondation Gabriel Péri 11 rue Étienne Marcel, Pantin métro ligne 5, station Hoche
Staline et le stalinisme dans l’histoire
Une rencontre exceptionnelle avec le philosophe Domenico Losurdo et l’historien Nicolas Werth.
La rencontre sera animée par Michel Maso, directeur de la Fondation Gabriel Péri.
Entrée libre. Le nombre de places étant limité, il est recommandé de s’inscrire par mail à l’adresse : inscription@gabrielperi.fr
L’histoire enseignée dans les lycées fait désormais du XXe siècle le « siècle des totalitarismes ». Fascisme, nazisme et stalinisme seraient ainsi cousins.
Pour sortir des clichés et essayer de mieux comprendre ce qu’ont été Staline et le stalinisme dans l’histoire, la Fondation Gabriel Péri a choisi de croiser et de confronter le regard d’un philosophe, Domenico Losurdo, qui a publié récemment Staline, histoire et critique d’une légende noire, et celui d’un historien, considéré comme l’un des meilleurs spécialistes de cette période, Nicolas Werth.
martedì 27 marzo 2012
L'edizione francese de "L'ipocondria dell'impolitico"
Domenico Losurdo: Critique de l’apolitisme. La leçon de Hegel d’hier à nos jours, Editions Delga, Paris
Hegel analyse la fuite loin du monde politique comme la tendance à opposer à la médiocrité du monde réel « un monde différent, spirituel et merveilleux », la « fable d’une vie intérieure et spirituelle, qui devrait être plus élevée ». Le panorama philosophique actuel est en fait largement caractérisé par cette idéologie de l’apolitisme ; et si Hegel exhorte la philosophie à se garder de « vouloir être édifiante », cet avertissement rencontre aujourd’hui peu d’échos. Ce livre appelle au contraire l’attention sur une grande leçon largement refoulée.
Pubblicato in Spagna "Autocensura e compromesso nel pensiero politici di Kant"
Domenico Losurdo: Autocensura y compromiso en el pensamiento político de Kant, Escolar y Mayo Editores, 260 pp., 20 €
En Autocensura y compromiso en el pensamiento político de Kant (Escolar y Mayo Editores, 260 pp., 20 €), Domenico Losurdo apunta su estilete crítico hacia las acciones teórico-políticas, si se las puede decir así, de quien a muchos y de no poco renombre ha inspirado como baluarte de las esencias del reformismo liberal. Pero al contrario que Popper, Hayek y tantos otros Losurdo encuentra que Kant está más cerca de Robespierre que de Constant, y lo hace en base a dos ejes que despliega con admirable rigor y perspicacia.
En primer lugar, al explicar que, con toda su ambivalencia y ambigüedad, la tan manida negación kantiana del derecho de resistencia, lejos de representar una condena ex post de la Revolución Francesa, más bien servía para darle soporte jurídico a la consolidación del nuevo poder revolucionario. En segundo lugar, al persuadir al lector de que en el caso de Kant ha de adoptarse una clave hermenéutica que pone bajo nueva luz los textos del filósofo, la que consiste en no pasar por alto que el compromiso kantiano con las autoridades prusianas, su “doblez” o “doble moral”, exigen que el intérprete tenga en consideración las precisas técnicas de expresión lingüística en las que se incardina y se dice la intención política, que sin ser exterior al lenguaje casi nunca se nos presenta como abiertamente esclarecida.
Una oportunidad única para acercarse a los planteamientos políticos del filósofo de Könisberg.
venerdì 23 marzo 2012
I "liberatori" della Siria e la pulizia etnica contro i cristiani
Siria: un’aggressione e una pulizia etnica benedette dal Premio Nobel per la Pace!
di Domenico Losurdo 23 marzo 2012
Su «La Stampa» del 22 marzo 2012 (p. 23), in un articolo dal titolo «A Homs gli islamisti cacciano i cristiani» e firmato da P. DM, si può leggere:
«Nella città siriana di Homs “è in corso una pulizia etnica dei cristiani“ a opera di membri della „Brigata Faruq“, vicina ad Al Qaeda e composta da mercenari provenienti dalla Libia e dall’Iraq. Lo afferma l’Agenzia Fides, che ha ricevuto una segnalazione dalla Chiesa ortodossa siriana. Militanti islamisti armati – afferma la nota – sono riusciti a espellere il 90 per cento dei cristiani di Homs e hanno sequestrato le loro case con la forza. Secondo fonti del Metropolita ortodosso, i militanti si sono recati casa per casa, nei quartieri di Hamidiya e Bustan al-Diwan, costringendo i cristiani alla fuga, senza dare loro la possibilità di portare con sé i propri beni».
Si tratta di informazioni ormai confermate dalle fonti più diverse: la Siria non soltanto è bersaglio di un’aggressione armata, ma di un’aggressione armata che si macchia dei crimini peggiori, compresa la «pulizia etnica», il tutto però con la benedizione dell’Occidente e del suo leader Obama, premio Nobel per la pace!
martedì 13 marzo 2012
News management multimediale, costruzione dell'ennesimo "nuovo Hitler" e preparazione della guerra
Der italienische Philosoph und Publizist Domenico Losurdo äußert sich in seinem Internetblog über »die Industrie der Entrüstung und die Kriegsvorbereitungen« im Fall Syrien
"Junge Welt" 14.03.2012
Domenico Losurdo
Industria dell’indignazione e preparativi di guerra
13 marzo 2012
13 marzo 2012
Ci risiamo. Oggi tutta la stampa cosiddetta d’informazione abbonda di particolari truculenti sui civili, sulle donne e sui bambini fatti a pezzi in Siria – così ci viene assicurato – dal regime di Bashar al Assad. Nessun dubbio è consentito, dileguata è la memoria storica. Qualcuno si ricorda di Timisoara? Qualcuno si ricorda della «rivoluzione da Cinecittà» (secondo la definizione di François Fejtö) che ha luogo nel 1989 in Romania in seguito al diffondersi della «notizia» del «genocidio» verificatosi per l’appunto in quella città? Un filosofo prestigioso (Giorgio Agamben) ha così sintetizzato gli avvenimenti:
«Per la prima volta nella storia dell’umanità, dei cadaveri appena sepolti o allineati sui tavoli delle morgues [degli obitori] sono stati dissepolti in fretta e torturati per simulare davanti alle telecamere il genocidio che doveva legittimare il nuovo regime. Ciò che tutto il mondo vedeva in diretta come la verità vera sugli schermi televisivi, era l’assoluta non-verità; e, benché la falsificazione fosse a tratti evidente, essa era tuttavia autentificata come vera dal sistema mondiale dei media, perché fosse chiaro che il vero non era ormai che un momento del movimento necessario del falso» (su ciò cfr. D. Losurdo, La non-violenza. Una storia fuori dal mito, Laterza, pp. 237-38).
E qualcuno si ricorda di quello che avviene a Racak, alla vigilia della guerra che doveva terminare con lo smembramento della Jugoslavia e con l’installazione nella regione di una poderosa base militare statunitense? Ecco come Roberto Morozzo Della Rocca ricostruisce la vicenda su una rivista prestigiosa qual è «Limes» (Supplemento al n. 1, Quaderni Speciali, 1999):
«Il massacro di Racak è raccapricciante, con mutilazioni e teste mozzate. E’ una scena ideale per suscitare lo sdegno dell’opinione pubblica internazionale. Qualcosa appare strano nelle modalità dell’eccidio. I serbi abitualmente uccidono senza procedere a mutilazioni [...] Come la guerra di Bosnia insegna, le denunce di efferatezze sui corpi, segni di torture, decapitazioni, sono una diffusa arma di propaganda [...] Forse non i serbi ma i guerriglieri albanesi hanno mutilato i corpi».
Il dileguare della memoria storica è funzionale alla preparazione della guerra. Obama e i suoi alleati hanno fretta di scatenare i loro bombardieri e di riservare anche al presidente siriano il destino di linciaggio, tortura e morte già inflitto a Gheddafi.
E i quotidiani di «informazione»? Sul «Corriere della Sera» del 13 marzo si può leggere in prima pagina: «Orrore, presidente Bashar al Assad! Orrore!». L’autore dell’articolo (Antonio Ferrari) farebbe bene a leggere l’articolo di un suo collega (Alex de Waal), pubblicato sull’«International Herald Tribune» del 10-11 marzo: Quali sono le conseguenze dei continui appelli all’intervento militare? «Nei ribelli ciò provoca un perverso incentivo a scalare (escalate) la violenza etnica in modo da provocare una risposta militare internazionale». Naturalmente, questo è per l’appunto l’obiettivo perseguito dalle cancellerie occidentali e in primo luogo dall’inquilino della Casa Bianca, imbaldanzito nel suo cinismo dal conseguimento del Premio Nobel per la Pace. Ma coloro, giornalisti e no, che sono realmente interessati a evitare spargimenti di sangue, farebbero bene a riflettere: le grida isteriche a favore della guerra umanitaria contribuiscono a provocare quei massacri che pure esse pretendono di condannare!
Indústria da Indignação e Preparativos de Guerra
traduzione portoghese di João Carlos Graça
traduzione portoghese di João Carlos Graça
Lá vamos nós outra vez. Hoje toda a imprensa dita de informação abunda em detalhes truculentos sobre civis, sobre as mulheres e os bebés feitos em pedaços na Síria ― assim no-lo asseguram ― pelo regime de Bashar al Assad. Nenhuma dúvida permitida, procede-se à dissolução da memória histórica. Alguém se recorda de Timisoara? Alguém se lembra da “revolução da Cinecittà” (segundo a definição de François Fejtö) que tem lugar na Roménia a seguir à difusão da “notícia” sobre o “genocídio” verificado por encomenda naquela cidade? Um filósofo prestigiado (Giorgio Agamben) sintetizou assim os acontecimentos:
“Pela primeira vez na história da humanidade, cadáveres recém-sepultados ou alinhados nas mesas das morgues foram desenterrados à pressa de forma a simular frente às câmaras televisivas o genocídio que era suposto legitimar o novo regime. Aquilo que toda a gente via em directo como a verdade verdadeira nos monitores de televisão era a absoluta não-verdade; e, se bem que a falsificação fosse por vezes evidente, era todavia autenticada como verdadeira pelo sistema mundial dos media, para que ficasse claro que o verdadeiro já não era mais do que um momento do necessáriomovimento do falso”(acerca disto, cf. D. Losurdo, La non-violenza. Una storia fuori dal mito, Laterza, pp. 237-38).
E alguém se lembra do que acontece em Racak, no início da guerra que viria a culminar com a desmembramento da Jugoslávia e a instalação nessa região duma poderosa base militar norte-americana? Eis como Roberto Morozzo Della Rocca reconstrói os eventos numa revista prestigiosa como é a «Limes» (Suplemento ao nº 1, Cadernos Especiais, 1999):
“O massacre de Racak é horrorizante, com mutilações e cabeças cortadas. É uma cena ideal para suscitar a indignação da opinião pública internacional. Há qualquer coisa estanha nesta modalidade de massacre. O sérvios normalmente matam sem proceder a mutilações (...). Como a guerra da Bósnia ensina, as denúncias de maus tratos infligidos a corpos, os sinais de tortura, as decapitações, são uma arma difusa de propaganda (...). Talvez não tenham sido os sérvios que mutilaram os corpos, mas os guerrilheiros albaneses”.
O esbatimento da memória histórica é função da preparação da guerra. Obama e os seus aliados têm pressa em desencadear os bombardeamentos e impor ao presidente sírio o destino de linchamento, tortura e morte já infligido a Khadaffi.
E os quotidianos de “informação”? No “Corriere della Sera” de 13 de Março pode ler-se na primeira página: “Horror, presidente Bashar al Assad! Horror!”. Ao autor do artigo (Antonio Ferrari) faria bem ler o artigo de um colega seu (Alex de Waal), publicado no “International Herald Tribune” de 10-11 de Março. Quais as consequências dos contínuos apelos à intervenção militar? “Nos rebeldes provoca um perverso incentivo à escalada da violência étnica, de modo a provocar uma resposta militar internacional”.
Como é óbvio, este é precisamente o objectivo visado pelas chancelarias ocidentais, inquilino da Casa Branca à frente, embalado no seu cinismo pela obtenção do Prémio Nobel da Paz. Mas os outros, jornalistas ou não, que estão realmente interessados em evitar o derramamento de sangue, fariam bem em reflectir: os gritos histéricos a favor da guerra humanitária contribuem para provocar os mesmíssimos massacres que todavia aqueles declaram pretender condenar!Domenico Losurdo
Industrie de l’indignation et préparatifs de guerre
trad. fr. di Aymeric Monville
Nous y revoilà. Aujourd’hui toute la prétendue presse d’information ne parle plus que des civils, femmes et enfants massacrés en Syrie – nous assure-t-on – par le régime de Bachar al Assad. Aucun doute n’est permis : la mémoire historique s’est effacée. Se souvient-on encore de Timisoara ? De la « révolution de Hollywood » (selon la définition de François Fejtö) qui eut lieu en 1989 en Roumanie suite à l’annonce de la « nouvelle » du « génocide » qui se serait produit dans cette ville ? Un philosophe de renom (Giorgio Agamben) a résumé les faits de la façon suivante :
« Pour la première fois dans l’histoire de l’humanité, des cadavres qu’on venait d’enterrer ou encore allongés sur les tables des morgues ont été déterrés à la hâte et torturés pour simuler devant les caméras le génocide qui devait légitimer le nouveau régime. Ce que tout le monde voyait en direct comme la vérité vraie sur les écrans de télévision, était en réalité un absolu mensonge ; bien que la falsification ait été parfois évidente, elle était pourtant authentifiée comme vraie par le système mondial des médias, pour qu’il soit certain que le vrai n’était désormais qu’un moment du mouvement nécessaire du faux » (à ce sujet cf. D. Losurdo, La non-violence. Une histoire loin du mythe (en italien), Laterza, pp. 237-38).
Se rappelle-t-on également ce qui est arrivé à Racak, à la veille de la guerre qui devait se clore par le démembrement de la Yougoslavie et l’installation dans la région d’une puissante base militaire états-unienne ? Voyons comment Roberto Morozzo Della Rocca reconstruit les événements dans les colonnes d’une revue prestigieuse comme « Limes » (Supplément au n. 1, cahiers spéciaux, 1999):
«Le massacre de Racak est particulièrement horrible, avec ses mutilations et ses têtes coupées. C’est une scène idéale pour susciter l’indignation de l’opinion publique internationale. Quelque chose d’étrange apparaît dans les modalités du massacre. Les Serbes habituellement tuent sans procéder à des mutilations […] Comme la guerre de Bosnie le montre, les dénonciations de cruautés, de signes de torture, de décapitation, sont une arme de propagande répandue […] Ce ne sont peut-être pas les Serbes mais les guérilléros albanais qui ont mutilé ces corps. »
L’effacement de la mémoire historique sert à la préparation de la guerre. Obama et ses alliés ont hâte de déclencher leurs bombardiers et d’infliger au président syrien le destin déjà infligé à Kadhafi (lynchage, torture, puis la mort).
Et les quotidiens d’ “information”? Dans le Corriere della Sera du 13 mars, on peut lire en première page : « Horreur, président Bachar al Assad ! Horreur ! ». L’auteur de l’article (Antonio Ferrari) ferait bien de lire l’article d’un de ses collègues (Alex de Waal), publié dans le International Herald Tribune du 10 au 11 mars : Quelles sont les conséquences des appels répétés à l’intervention militaire ? « Chez les rebelles, ces appels provoquent une incitation perverse à renforcer (escalate) la violence ethnique de façon à provoquer une riposte militaire internationale ». Bien entendu, c’est justement l’objectif poursuivi par les chancelleries occidentales et en premier lieu par le locataire de la Maison blanche, drapé cyniquement dans son costume de Prix Nobel de la paix. Mais ceux qui, journalistes ou pas, ont réellement intérêt à éviter les effusions de sang, feraient bien de réfléchir : les cris d’hystérie en faveur de la guerre humanitaire tendent à provoquer ces massacres qu’ils prétendent pourtant condamner !
Industrie de l’indignation et préparatifs de guerre
trad. fr. di Aymeric Monville
Nous y revoilà. Aujourd’hui toute la prétendue presse d’information ne parle plus que des civils, femmes et enfants massacrés en Syrie – nous assure-t-on – par le régime de Bachar al Assad. Aucun doute n’est permis : la mémoire historique s’est effacée. Se souvient-on encore de Timisoara ? De la « révolution de Hollywood » (selon la définition de François Fejtö) qui eut lieu en 1989 en Roumanie suite à l’annonce de la « nouvelle » du « génocide » qui se serait produit dans cette ville ? Un philosophe de renom (Giorgio Agamben) a résumé les faits de la façon suivante :
« Pour la première fois dans l’histoire de l’humanité, des cadavres qu’on venait d’enterrer ou encore allongés sur les tables des morgues ont été déterrés à la hâte et torturés pour simuler devant les caméras le génocide qui devait légitimer le nouveau régime. Ce que tout le monde voyait en direct comme la vérité vraie sur les écrans de télévision, était en réalité un absolu mensonge ; bien que la falsification ait été parfois évidente, elle était pourtant authentifiée comme vraie par le système mondial des médias, pour qu’il soit certain que le vrai n’était désormais qu’un moment du mouvement nécessaire du faux » (à ce sujet cf. D. Losurdo, La non-violence. Une histoire loin du mythe (en italien), Laterza, pp. 237-38).
Se rappelle-t-on également ce qui est arrivé à Racak, à la veille de la guerre qui devait se clore par le démembrement de la Yougoslavie et l’installation dans la région d’une puissante base militaire états-unienne ? Voyons comment Roberto Morozzo Della Rocca reconstruit les événements dans les colonnes d’une revue prestigieuse comme « Limes » (Supplément au n. 1, cahiers spéciaux, 1999):
«Le massacre de Racak est particulièrement horrible, avec ses mutilations et ses têtes coupées. C’est une scène idéale pour susciter l’indignation de l’opinion publique internationale. Quelque chose d’étrange apparaît dans les modalités du massacre. Les Serbes habituellement tuent sans procéder à des mutilations […] Comme la guerre de Bosnie le montre, les dénonciations de cruautés, de signes de torture, de décapitation, sont une arme de propagande répandue […] Ce ne sont peut-être pas les Serbes mais les guérilléros albanais qui ont mutilé ces corps. »
L’effacement de la mémoire historique sert à la préparation de la guerre. Obama et ses alliés ont hâte de déclencher leurs bombardiers et d’infliger au président syrien le destin déjà infligé à Kadhafi (lynchage, torture, puis la mort).
Et les quotidiens d’ “information”? Dans le Corriere della Sera du 13 mars, on peut lire en première page : « Horreur, président Bachar al Assad ! Horreur ! ». L’auteur de l’article (Antonio Ferrari) ferait bien de lire l’article d’un de ses collègues (Alex de Waal), publié dans le International Herald Tribune du 10 au 11 mars : Quelles sont les conséquences des appels répétés à l’intervention militaire ? « Chez les rebelles, ces appels provoquent une incitation perverse à renforcer (escalate) la violence ethnique de façon à provoquer une riposte militaire internationale ». Bien entendu, c’est justement l’objectif poursuivi par les chancelleries occidentales et en premier lieu par le locataire de la Maison blanche, drapé cyniquement dans son costume de Prix Nobel de la paix. Mais ceux qui, journalistes ou pas, ont réellement intérêt à éviter les effusions de sang, feraient bien de réfléchir : les cris d’hystérie en faveur de la guerre humanitaire tendent à provoquer ces massacres qu’ils prétendent pourtant condamner !
lunedì 12 marzo 2012
sabato 10 marzo 2012
«Feedom Call». APPELLO INTERNAZIONALE PER LA MARCIA MONDIALE PER GERUSALEMME
Rispondiamo all’appello dei palestinesi
Il prossimo 30 marzo si svolgerà la più grande iniziativa del 2012 di solidarietà con la Resistenza del popolo palestinese: la Marcia Globale su Gerusalemme. Qui sotto l’Appello. Nei prossimi giorni forniremo ulteriori dettagli tenendo aggiornati i nostri lettori. Assieme ad altri compagni stiamo cercando di dare vita ad un Comitato italiano per la Marcia, affinché la delegazione italiana sia la più ampia.
«Dall'occupazione sionista del 78% della Palestina nel 1948, fino alla successiva occupazione di Gerusalemme e del resto della Palestina nel 1967, siamo stati testimoni degli sforzi crescenti per giudaizzare Gerusalemme e per colonizzare la Palestina. Questi crimini contro l'umanità sono fatti sotto la protezione politica e il pieno sostegno delle amministrazioni nordamericane, ed eseguiti grazie al potere di veto degli USA alle Nazioni Unite.
Lo scopo dei sionisti è quello di intimidire i residenti palestinesi di Gerusalemme e del resto della Palestina, ciò attraverso atti di terrorismo di stato, pressioni economiche, restrizioni legali, fino all'espulsione diretta.
La città santa di Gerusalemme è chiamata erroneamente da Netanyahu e dagli altri leader sionisti "la capitale eterna di Israele", i quali affermano chiaramente che “Gerusalemme non è negoziabile”. Queste dichiarazioni e le azioni dei sionisti sono assolutamente incompatibili con tutte le risoluzioni delle Nazioni Unite su Gerusalemme e contrarie ai principi del diritto internazionale.
La posizione predominante di Israele, a livello politico, militare e religioso, è quello che gli dà il diritto di occupare tutta la Palestina storica. La "soluzione finale" come previsto dai sionisti è quella di completare la pulizia etnica di tutti i palestinesi dalla Palestina storica, quindi l'attuazione di un sistema di apartheid.
E tuttavia, Gerusalemme è il nostro patrimonio comune e universale, oltre ad essere venerata dai seguaci di tutte le religioni monoteiste. Questa straordinaria e antichissima città è anche considerata patrimonio di tutta l'umanità.
La città di Gerusalemme è sempre stata un faro di emancipazione e di speranza per gli oppressi. Essa ha simboleggiato l'unità e l'uguaglianza di tutti gli esseri umani e del messaggio di amore, misericordia e compassione. Milioni di persone che amano Gerusalemme sono preoccupate per la sicurezza e l’incolumità della moschea di Al-Aqsa, della Cupola della Roccia, della Chiesa del Santo Sepolcro e degli altri luoghi sacri, minacciati dal progetto sionista di cambiare e smantellare la composizione di Gerusalemme, distruggendo l'identità araba e islamica, stravolgendo così il carattere della città.
Gerusalemme e tutta la Palestina devono essere liberate, redente e ristrutturate come luoghi di libertà e di convivenza accessibili a tutti i cittadini del mondo, quali che siano le loro tradizioni religiose e culturali.
Come parte di questo movimento e su invito dei palestinesi, abbiamo deciso di organizzare una Marcia Globale su Gerusalemme (GMJ nel suo acronimo in inglese) volta a denunciare la minaccia mortale che patiscono Gerusalemme e tutta la Palestina per mano dei sionisti, contribuendo così ad avvicinare il giorno della liberazione.
Il 30 marzo 2012, provenendo da tutti i continenti, ci incontreremo lungo i confini palestinesi con l'Egitto, Giordania, Siria e Libano, unendoci con le delegazioni provenienti da paesi di tutto il mondo, dando così vita ad una marcia pacifica verso la Palestina.
Chiediamo pertanto a tutte le persone sensibili di unirsi a noi».
Il Comitato internazionale della Marcia Mondiale a Gerusalemme
Per adesioni: globalmarch@tiscali.it
mercoledì 7 marzo 2012
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