Par Domenico Losurdo, L'Humanité, le 20 Novembre 2010
Texte traduit de l’italien par Marie-Ange Patrizio.
Comment expliquer la grande crise historique qui débute avec la Révolution française et qui, un quart de siècle plus tard, se conclut (provisoirement) avec le retour des Bourbons ? Friedrich Schlegel et la culture de la Restauration n’ont de cesse de dénoncer la «maladie politique» et le «fléau contagieux des peuples» qui font rage à partir de 1789...
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lunedì 29 novembre 2010
Una segnalazione da Vladimiro Giacché
Caro Domenico...
Ti invio un link ad uno scritto di orintamento troskista sulla Cina; proprio per questo i riconoscimenti che contiene sono tanto piu' interessanti [VG]:
The Chinese Economic Miracle – Triumph for Capitalism or the Planned Economy?
Jonathan Clyne, 03/11/2010, su tanit.com: towards a new international tendency
Ti invio un link ad uno scritto di orintamento troskista sulla Cina; proprio per questo i riconoscimenti che contiene sono tanto piu' interessanti [VG]:
The Chinese Economic Miracle – Triumph for Capitalism or the Planned Economy?
Jonathan Clyne, 03/11/2010, su tanit.com: towards a new international tendency
venerdì 26 novembre 2010
Domani la presentazione della non-violenza alla CdP Trionfale di Roma
Roma, 27 novembre. Presentazione del Libro "La non violenza - una storia fuori dal mito", di Domenico Losurdo (Ass. Marx XXI)*
ore 17.00 - 23.30 c/o Casa del Popolo Trionfale, Piazzale degli Eroi n.9 (fermata Metro A Cipro)
"La violenza continua ad essere in agguato persino nelle sue forme più brutali. Recentemente si poteva leggere sul «Corriere della Sera» un illustre storico israeliano evocare tranquillamente la prospettiva di «un’azione nucleare preventiva da parte di Israele» contro l’Iran. Il paradosso è che, per essere efficace, la lotta per la pace deve saper smascherare la trasformazione, promossa dall’imperialismo, della parola d’ordine della non-violenza in un’ideologia chiamata a giustificare la prevaricazione e la legge del più forte nei rapporti internazionali, e in ultima analisi la guerra." (Stralci da un intervista a Domenico Losurdo)
A SEGUIRE CENA POPOLARE DI SOTTOSCRIZIONE
L'iniziativa è co-promossa dalla Casa del Popolo Trionfale, Magazzini Popolari CasalBertone e Comunisti Uniti. Per Comunisti uniti interverrà Renato Caputo.
La controrivoluzione di fase e l’esigenza sociale e politica della ricostruzione del partito comunista
Siamo ad Urbino, con il professor Domenico Losurdo, ordinario di storia della filosofia presso l’università “Carlo Bo” di Urbino, filosofo di fama internazionale e presidente dell’associazione Marx XXI. Ci ha gentilmente concesso il suo tempo perché è fondamentale conoscere il punto di vista di un intellettuale in questo momento di congiuntura in cui siamo di fronte ad un attacco del capitale (contro l'intero mondo del lavoro, contro la democrazia, contro la Costituzione nata dalla Resistenza) che è tra i più alti e pericolosi dell'intera nostra storia repubblicana...
domenica 21 novembre 2010
Una recensione della Non-violenza
La non-violenza e le sue astratte agiografie dal «Piccolo gioco» del PRC al «Grande gioco» internazionale
di Leonardo Pegoraro, Marx XXI/Comunisti Uniti Urbino
su l’Ernesto, n° 3-4/2010
di Leonardo Pegoraro, Marx XXI/Comunisti Uniti Urbino
su l’Ernesto, n° 3-4/2010
venerdì 19 novembre 2010
lunedì 8 novembre 2010
Continua il confronto con Angela Zurzolo
Angela Zurzolo ha detto... 31 ottobre 2010 16:07
Gentile Professore,
non mi è sembrato necessario approfondire la parentesi storica nel mio post perché quel che ho ritenuto illecito è stato il procedimento formale che ha usato per la costruzione del Suo articolo, prima ancora che il dato contenutistico. Il pezzo mi è sembrato volutamente pretestuoso ed infondato nella correlazione con le affermazioni che sono state attribuite a Liu Xiaobo dalla lettura censoria deformata e di parte dell’invettiva del Morning Post.
Che l’occidente abbia le sue colpe per le iniquità perpetrate nel periodo storico da Lei menzionato è fuor di dubbio ma questo discorso non è correlabile con la persona di Liu Xiaobo e potrebbe facilmente fuorviare il lettore ignaro delle premesse alla Sua critica. Non si può considerare tale personaggio come “negazionista” perché non vi è nessun appiglio concreto per la costruzione di una tale accusa. Conviene forse presentarlo così al governo di Pechino per giustificarsi e semplicisticamente per ridestare nell’immaginario cinese il terrore storico per un mostro grande quanto quello che attualmente domina la Cina. Facile gioco dello spostare l’accento per impedire la domanda giusta alla gente e per ridestare il nemico proiettandolo all’esterno.
Il solo dato di fatto è che Liu Xiaobo in questo momento è il simbolo delle rivendicazioni di molteplici dissidenti che desiderano costruire in Cina un cambiamento partendo dall’interno, con il sacrificio personale. Che il cambiamento che loro rivendicano sia poi difficilmente ottenibile nel breve periodo e che perché la democrazia arrivi in Cina ci vogliano notevoli stravolgimenti, credo sia altrettanto ovvio. La pressione delle altre nazioni mi sembra sicuramente d’obbligo per aiutare e sostenere queste persone nella difesa dei diritti umani in Cina. La massa silenziosa che sta soffrendo in questo momento in Cina infatti non è meno importante di quella vittima della storia precedente. Non bisogna creare alibi. Adesso la storia ha bisogno di gente che affermi con convinzione che non può più sussistere questo presente, che abbia il coraggio di dire che l’ennesimo mostro del potere sta divorando altre vittime e che non esiste a ciò alcuna giustificazione. Se Liu Xiaobo sia il più meritorio tra i dissidenti o meno, non è più nemmeno importante. Ciò che è importante è che una verità forte quanto giusta che riguarda tutta la Cina si nasconda ora dietro il suo nome.
Che un’ideologia si possa nascondere dietro la sovrastruttura mentale di ciascuno, anche di quella di una studentessa di ventiquattro anni che si è sempre voluta tenere lontana dalle logiche politiche e di parte, è probabile. Ma esiste una differenza tra un’ideologia che si accanisce su se stessa, ricercando in se stessa le proprie conferme a discapito della verità ed un ideale. Io mi ritengo un’idealista e non un’ideologa. Anche perché un’ideologia necessita sempre di basi conoscitive ampie, specializzate, specifiche ed approfondite che io non possiedo. Una persona idealista è semplicemente una persona che riconosce le vittime e sta dalla loro parte. Sempre e comunque. Che poi in questo procedimento sistematico si vada costruendo anche un’ideologia è anche fisiologico e connaturato nella mente umana. L’aspirazione però deve rimanere sempre quella ad una verità che superi anche la disonestà del proprio meccanismo cognitivo.
Il punto rimane che è necessario usare onestà intellettuale anche all’interno della propria ideologia e continuare a tentare le strade per uscirne fuori e disancorarsene. Per questo io continuo a leggere con grande interesse anche le idee altrui. Perché però sia proficuo questo contestare e contemporaneamente contestarsi, è necessario che ciò che si scrive segua una direzione onesta e fondata che sia sempre ben aderente alla realtà dei fatti e che parta sempre da essi.
Cordialmente, Az
Gentile Angela Zurzolo,
ciò che le ho rimproverato nella mia precedente risposta non è la disonestà intellettuale ma il dogmatsmo, e la sua replica non fa che confermare la mia critica. Lei celebra la sua «onestà intellettuale», accusando indirettamente l’interlocutore di disonestà; lei si dichiara ispirata solo dall’amore dell’«ideale» e della verità e si contrappone all’interlocutore, secondo lei mosso da «un’ideologia che si accanisce su se stessa, ricercando in se stessa le proprie conferme a discapito della verità». Ecco, il dogmatismo è proprio questo: è l’atteggiamento di chi attribuisce a se stesso eccellenti intenzioni, negandole invece all’interlocutore o all’avversario. Il dogmatismo è sul piano scientifico quello che il fariseismo è sul piano morale. Si può essere dogmatici (e farisaici) anche a 24 anni: non sempre ci si rende conto che la realtà storico politica è così complessa da poter suscitare risposte radicalmente contrastanti, nonostante che a ispirarle sia il comune amore dell’«ideale» e della verità". E’ più facile allor cadere nel manicheismo. Lei non ha dubbi su chi sia il «mostro» (che ovviamente risiede a Pechino) e su chi siano le «vittime» e i difensori delle vittime. Ma facciamo un confronto tra Hu Jintato e Bush jr. (che hanno esercitato il potere per un periodo di tempo pressocché eguale). Il primo ha contribuito a portare avanti una politica che, per riconoscimento unanime, ha strappato centinaia di milioni di cinesi dalla fame e dalla morte per inedia, garantendo loro un diritto alla vita di cui essi non godevano più a partire dalla metà dell’Ottocento, a partire cioè dalle guerre dell’oppio scatenate dall’Occidente. Per quanto riguarda il secondo, mi concentro su uno o due punti, lasciando pure da parte l’orrore di Guantanamo e altri particolari non propriamente edificanti: agitando due menzogne clamorose (il possesso di armi di distruzione di massa da parte di Saddam e la sua partecipazione agli attentati dell’11 settembre), nel 2003 Bush jr. ha scatenato la guerra contro l’Irak, e l’ha scatenata senza ottenere l’approvazione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu e quindi calpestando le regole della democrazia nei rapporti internazionali. I risultati sono stati e sono devastanti: decine di migliaia di morti; milioni di profughi; immiserimento generale a causa dei bombardamenti e della distruzione delle infrastrutture; un numero imprecisato di «vittime» torturate a Abu Ghraib e successivamente in prigioni gestite dagli irakeni ma controllate dagli Usa. E per quanto tempo ancora a Falluja i bambini continueranno a nascere col corpo deformato in conseguenza del ricorso statunitense ad armi vietate dalle convenzion internazionali? E non è tutto. La distruzione di ricchezza sociale provocata dalla politica di guerra di Bush jr. si fa sentire oggi anche sulla popolazione americana, che vede drasticamente peggiorare le sue considizioni materiali di vita, proprio mentre esse migliorano sensibilmente nel paese governato da «mostri».
Ma concentriamo pure l’attenzione esclusivamente sulla libertà di espressione. Anche in Occidente si può essere condannati per reati di opinione, come dimostra la sorte inflitta ai «negazionisti» (che però non suscitano la sua compassione, nonostante che lei dichiari di essere «sempre e comunque» dalla parte delle «vittime»). Tuttavia, non ho difficoltà a riconoscere che nel complesso in Cina la libertà d’espressione è meno garantita che nel territorio metropolitano degli Usa. (Dico «territorio metropolitano» a ragion veduta: nel 1999 Clinton non ha avuto esitazioni a bombardare la sede della televisione jugoslava e dunque ad assassinare i giornalisti che vi lavoravano).
Sennonché, proprio i classici del liberalismo ci hanno insegnato una verità essenziale: la sicurezza è la condizione essenziale perché possano fiorire la libertà di espressione e di associazione e il governo della legge. Negli anni ’50 Washington ha più volte minacciato il ricorso alla guerra nucleare contro la Repubblica Popolare di Cina; ancora oggi cerca di intimidirla con provocatorie manovre delle sue portaerei e delle sue navi da guerra e con una politica di accerchiamento militare.
Tutto ciò può produrre solo il contrario di quello che i dirigenti statunitensi dicono di voler perseguire. Piuttosto che mettere in dubbio l’onestà intellettuale di chi non la pensa come lei, la mia interlocutrice farebbe bene a chiedersi se col suo comportamento concreto non finisca col contribuire anche lei a rendere più difficile la realizzazione degli ideali che le stanno tanto a cuore.
Domenico Losurdo
Domenico Losurdo al convegno di "Historical Materialism" su Crisis and Critique
Seventh Historical Materialism annual conference
Crisis and Critique
11-14 November 2010 at SOAS and ULU, London, WC1
Giovedì 11 novembre, h. 15.45, University of London Union, Malet StreetDomenico Losurdo: Non-Violence: A History without Myth
Il programma completo
Crisis and Critique
11-14 November 2010 at SOAS and ULU, London, WC1
Giovedì 11 novembre, h. 15.45, University of London Union, Malet StreetDomenico Losurdo: Non-Violence: A History without Myth
Il programma completo
domenica 7 novembre 2010
La guerra civile sovietica. Una risposta a un compagno
Compagno Losurdo,
sono uno studente comunista di Milano di 22 anni.
Mi piacerebbe sapere da lei se si può sfatare l'accusa di Chruscev contenuta nel Rapporto segreto secondo cui durante le grandi purghe dei 139 membri del Comitato Centrale 98 furono arrestati e fucilati.
Poi ultimamente ho anche sentito un altro cavallo di battaglia anticomunista: ossia quello dei comunisti tedeschi che Stalin consegnò ha Hitler. In proposito ho letto recentemente il testo della Bauber Neuman. Mi piacerebbe sapere da lei documentariamente se si possono sfatare sia le accuse di Chruscev sia il cavallo di battaglia della Neuman sui comunisti tedeschi che Stalin consegnò a Hitler.
Un saluto a pugno chiuso
Mario, 29 ottobre 2010 12:21
Se anche in casi del genere la cautela è d’obbligo, devo dire che sul secondo punto non sono sufficientemente documentato, Per quanto riguarda il primo punto, il problema va posto diversamente:
come è avvenuto che lo scontro politico all’interno del gruppo dirigente bolscevico sia sfociato in una guerra civile senza esclusione di colpi da una parte e dall’altra? A rispondere a questo interrogativo è impegnato tutto il secondo capitolo del mio libro su Stalin.
Si tratta in effetti di una guerra civile. Trotskij non si limita a salutare con calore l’attentato che costa la vita a Kirov, il più stretto collaboratore di Stalin. C’è di più: Trotskij bolla Stalin come uno zar e un Nicola II redivivo e persno come uno strumento di Hitler; e dunque gl oppositori avevano non solo il diritto ma anche il dovere di far ricorso a tutti i mezzi (compresa la lotta armata) per porre fine a questa situazione. Paradossalmente, gli odierni «trotskisti» sono i peggiori denigratori di Trotskij allorché dipingono lui e i suoi seguaci come agnelli, anzi come pecore, che senza opporre resistenza si lasciano portare docilmente al macello dal macellaio insediato al Cremlino!
Domenico Losurdo
sono uno studente comunista di Milano di 22 anni.
Mi piacerebbe sapere da lei se si può sfatare l'accusa di Chruscev contenuta nel Rapporto segreto secondo cui durante le grandi purghe dei 139 membri del Comitato Centrale 98 furono arrestati e fucilati.
Poi ultimamente ho anche sentito un altro cavallo di battaglia anticomunista: ossia quello dei comunisti tedeschi che Stalin consegnò ha Hitler. In proposito ho letto recentemente il testo della Bauber Neuman. Mi piacerebbe sapere da lei documentariamente se si possono sfatare sia le accuse di Chruscev sia il cavallo di battaglia della Neuman sui comunisti tedeschi che Stalin consegnò a Hitler.
Un saluto a pugno chiuso
Mario, 29 ottobre 2010 12:21
Se anche in casi del genere la cautela è d’obbligo, devo dire che sul secondo punto non sono sufficientemente documentato, Per quanto riguarda il primo punto, il problema va posto diversamente:
come è avvenuto che lo scontro politico all’interno del gruppo dirigente bolscevico sia sfociato in una guerra civile senza esclusione di colpi da una parte e dall’altra? A rispondere a questo interrogativo è impegnato tutto il secondo capitolo del mio libro su Stalin.
Si tratta in effetti di una guerra civile. Trotskij non si limita a salutare con calore l’attentato che costa la vita a Kirov, il più stretto collaboratore di Stalin. C’è di più: Trotskij bolla Stalin come uno zar e un Nicola II redivivo e persno come uno strumento di Hitler; e dunque gl oppositori avevano non solo il diritto ma anche il dovere di far ricorso a tutti i mezzi (compresa la lotta armata) per porre fine a questa situazione. Paradossalmente, gli odierni «trotskisti» sono i peggiori denigratori di Trotskij allorché dipingono lui e i suoi seguaci come agnelli, anzi come pecore, che senza opporre resistenza si lasciano portare docilmente al macello dal macellaio insediato al Cremlino!
Domenico Losurdo
venerdì 5 novembre 2010
L'intervento di Domenico Losurdo al convegno di Urbino su Carl Schmitt
Urbino, 21 ottobre 2010
Aula Magna Rettorato, Palazzo Bonaventura, Via Saffi, 2
Facoltà di Sociologia - Facoltà di Scienze della Formazione
Dipartimenti DiSSPI e DipSum
Tavola rotonda: Il nomos e il nuovo ordine europeo
Parte prima
Parte seconda
Aula Magna Rettorato, Palazzo Bonaventura, Via Saffi, 2
Facoltà di Sociologia - Facoltà di Scienze della Formazione
Dipartimenti DiSSPI e DipSum
Tavola rotonda: Il nomos e il nuovo ordine europeo
Parte prima
Parte seconda
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